È a Firenze la più antica immagine della Spada nella Roccia?

di Lorenzo Pecchioni.

Localizzata nei pressi di Firenze quella che potrebbe essere la più antica immagine pittorica di San Galgano, passata incredibilmente inosservata a tanti appassionati della “Spada nella roccia”.

Quando informazioni culturali che dovrebbero essere ormai assodate e alla portata di chiunque ricerchi su un dato argomento, si rivelano invece in modo casuale ed eccezionale, tanto da aver l’impressione d’esser innanzi ad una sorta di scoop, allora è possibile che “ci sia qualcosa che non torna”.

Probabilmente, stiamo vivendo una fase di profonda decadenza. Un’infinità d’informazioni e di prospettive intellettive, si perdono ad una velocità incredibile nel marasma delle infinite specificità, nella mancanza oggettiva di collegamenti istituzionali, ma soprattutto simbolici. Così, la percezione stessa che abbiamo della Storia, risulta sempre più corrotta e frammentaria.

Tali problematiche si manifestano, forse, nell’immagine attuale di luoghi eccezionali come l’Abbazia di Settimo (nei pressi di Firenze). Questa incantevole Abbazia, accerchiata ahimè dalla zona industriale di Scandicci, è spesso esclusa dagli itinerari turistici. Un peccato, per un’istituzione che ha concorso tangibilmente alla Storia di Firenze, ospitando cluniacensi, cistercensi, vallombrosani, custodendo le gesta di personaggi suggestivi come San Gualberto, Pietro Igneo, i Conti Cadolingi; addirittura allevando, per un periodo, i simboli stessi della potenza della città: il Leoni di Firenze.

E proprio a Badia a Settimo, siamo venuti a contatto con quello che, con il passare dei giorni, si è rivelato come un non-scoop. In altre parole, abbiamo “scoperto” qualcosa che quasi nessuno sembra conoscere, ma che in realtà è già stato registrato nel “mondo della carta e degli archivi” (cioè delle pubblicazioni storico-filologiche specialistiche).

Infatti, sebben sia risaputo che Settimo, nel suo periodo cistercense, dipendesse dall’Abbazia di San Galgano, a tanti di coloro che si sono occupati della “questione Galgano” è sfuggito che, proprio a Settimo, sia tutt’oggi conservata un’antica immagine del “Santo della spada nella roccia”. La quale potrebbe rivelarsi addirittura come la più antica immagine pittorica del cavaliere di Chiusdino.

Questa “mancanza” indica forse l’assenza, in molti appassionati (io per primo!), di una visione davvero completa e coerente dell’argomento in questione. E dir che a proposito di Galgano è stato veramente scritto di tutto, sulla scia di un fascino che ha colpito, nel profondo, studiosi professionisti e dilettanti. Le immagini di Galgano e della Spada sono state elencate in molte pubblicazioni; dagli affreschi, alle sculture, fino ai fotogrammi dei film Disney o i fumetti…eppure, quasi ovunque, manca l’icona di Settimo.

Proviamo quindi ad analizzare, per quel che ci compete, la sequenza dei fatti storici.

Galgano di Chiusdino è morto sul Montesiepi nel 1181. Ma le iconografie che ci sono giunte, non sono più antiche del secolo successivo.

Alla fine XIII secolo sono datati un Pastorale contenente una figurina scultorea di Galgano, e l’importante Reliquiario della Sacra testa, una struttura di carattere gotico realizzata da Pace di Valentino e conservata al Museo dell’Opera del Duomo di Siena. Nei bassorilevi del reliquiario, appare la quasi totalità del registro iconografico di San Galgano: la confissione della spada, la visita dei parenti, la lotta con il demonio; immagini narrate dalle “rarefatte” biografie del XIII secolo, e messe in scena con ottima regia.

L’iconografia che più ci interessa è quella della confissione della Spada: Galgano appare vicino al suo cavallo e all’arma, già inserita nella cima del monte. La sua mano è poggiata sull’elsa, a conclusione del gesto simbolico.

In seguito, nel corso del XIV secolo, a narrare la vicenda di Galgano sono i pittori Andrea di Bartolo, Giovanni di Paolo e Ambrogio Lorenzetti. I dipinti del Lorenzetti a Montesiepi, che sono datati alla prima metà del XIV secolo, risultano coevi ad una tavoletta del Registro della Biccherna di Siena, datata al 1320. Nella tavoletta, rappresentante la confissione della spada, la posa di Galgano è più o meno la stessa tenuta nel Reliquiario della Sacra Testa, sebben maggiormente rigida e inespressiva.

Veniamo dunque alla Badia a Settimo.

I monaci cistercensi giunsero all’Abbazia nel 1236, quando questa, dopo un periodo di decadenza e malagestione, venne affidata all’Ordine fondato da San Bernardo. Le fonti testimoniano che, entro la fine del XIII secolo, i cistercensi alzarono il pavimento della navata e realizzarono un nuovo tetto. Le capriate di questa copertura sono ancora le stesse, tutt’oggi visibili con le loro numerose decorazioni, ricche di curiosità iconografiche.

E’ proprio da questo tetto che, in tempi recenti, è stata recuperata l’icona in questione, tuttora esposta nella navata destra della chiesa in attesa di un’ulteriore sistemazione.

Nel dipinto, operato direttamente su legno, osserviamo, disposti in verticale, quattro santi di grande valore per i cistercensi: San Bernardo, San Benedetto, San Roberto e San Galgano. L’accostamento di Galgano a personaggi di tale fama è già di per sé un dato di rilievo, a discapito di quelle interpretazioni che vedono in Galgano solo un “santuccio” di provincia. Piuttosto, è probabile che la fama dell’eremita di Chiusdino, per un periodo, abbia goduto di un riverbero europeo.

Ma è l’iconografia a colpirci in modo particolare, e spingerci a ipotizzare d’esser innanzi alla più antica icona pittorica del Santo. Essa, infatti, nella composizione e nella sostanza, appare identica a quella del reliquiario di Pace di Valentino, con l’unica variante della specularità (1).
Osserviamo Galgano al centro, con a destra il cavallo e a sinistra il monticello della spada, entrambi costretti in uno schema narrativo tanto limitato da ridurre il gesto della confissione ad una sensibile assenza di dinamismo. Di contro, la pittura appare abbastanza immediata e “corsiva”, come s’addice a immagini da porsi a molti metri d’altezza. Altri elementi, come i cromatismi, le decorazioni di cornice, ma soprattutto la fattezza del monte della spada (2), possono ispirare ulteriori osservazioni (che rimandiamo ad altra sede).

I dati suddetti, portano a ipotizzare che l’immagine di Settimo possa esser coeva a quelle del Reliquiario e della Biccherna. Essa, addirittura, potrebbe consistere in una prima versione della medesima iconografia. Questa opinione sarebbe confermata da alcune pubblicazioni non recenti (3). Se l’ipotesi fosse dimostrata, alcuni elementi storici, storico-artistici e simbolici, potrebbero concorrere ad una valutazione della percezione della vicenda del Santo nella prima metà del XIII secolo.

Inoltre, dalle note esposte vicino al dipinto, apprendiamo che alcuni filologi, in base a percorsi d’analisi “indipendenti tra loro” (4) avrebbero recentemente datato l’immagine al XIV secolo inoltrato (piuttosto che alla fine del XIII).

Salvo ci siano sfuggiti elementi ulteriori, mi sembra praticamente certo che quella di Settimo sia per lo meno una delle più antiche immagini pittoriche rappresentanti Galgano e la sua spada. E siccome quella di Galgano è l’unica “spada nella roccia originale” esistente al mondo, non potremmo essere definitivamente smentiti se sosteniamo che la più antica immagine della Spada nella Roccia è custodita a Settimo, nei pressi Firenze.

L’esistenza di questo “reperto” è senz’altro nota a molti ricercatori, così come, probabilmente, ne è stata già studiata la valenza artistica. Ma incredibilmente, l’icona non è giunta a toccare l’immaginario della “Spada nella Roccia” ne’ la sua (spesso agguerrita) schiera d’appassionati (dai detective del mistero ai neotemplari, dalla liberomuratoria alle confraternite cattoliche, dagli autori di programmi tv agli esoteristi…), le cui pubblicazioni non offrono, o quasi, traccia di essa.

A questo punto, qualcuno si chiederà: perchè non avete fotografato il dipinto per pubblicarlo sul vostro blog? Perchè non è online? Che “scoperta” è, senza un’immagine del suo oggetto?

Appunto, come già detto, questo è un non-scoop. E il sottoscritto non è un giornalista ma, fino a prova contraria, un autore di documentari e un ricercatore indipendente.

Ovviamente, in quanto tale, sono capace d’ottenere immagini di ciò che m’interessa anche la dove sarebbe apparentemente impossibile, o semplicemente vietato, usare telecamere e macchine fotografiche. Magari con l’intenzione di pubblicare queste immagini, in un secondo momento, paventando l’esistenza di ulteriori misteriosi “fornitori”.

Ma forse, se avessi “rapito” l’immagine del “Galgano di Settimo”, alcune prospettive esistenziali che la manifestazione del simbolico, nonostante tutto, rende ancora possibile, mi sarebbero sfuggite.

Così, l’invito, per tutti gli appassionati di Galgano e della sua Spada, è quello di recarsi alla gloriosa Abbazia di Settimo, superando le industrie che la accerchiano, analizzando dettagliatamente questo dipinto (nonché le numerose opere d’arte conservate nel luogo), per porsi domande che chiamino in causa, coerentemente, l’intero sistema dell’argomento storico in questione.

Le indicazioni e le informazioni relative all’abbazia potete trovarle a questa pagina.

Lorenzo Pecchioni (Mediaframe.it)

Note
1) Forse, questo dato, rapportato ad uno studio delle modalità realizzative di sculture come quelle del Reliquiario, potrebbe portare a conclusioni significative.
2) Attorno alla sostanza, materiale o simbolica, della cima del monte e della sua “pietrosità”, si sviluppano ipotesi diverse ed avvincenti.
3) La notizia, per quanto vaga, è tratta dalle note esposte insieme al dipinto. In tal senso, credo si possa riferire direttamente all’archivio della parrocchia della Badia.
4) Sempre dalle note esposte a fianco del dipinto.

Immagini tratte da:
Castellitoscani.com
Rete.comuni-italiani.it
Enigmagalgano.blogspot.com