Halloween: la connessione celtica, dal mito alla tradizione

di Ariella Uliano.

La notte di Samhain (in antico irlandese ‘fine dell’estate’) rappresentava per le antiche popolazioni celtiche del Nord Europa la vigilia dell’Inverno e dell’Anno Nuovo. Il concetto di misurazione del tempo celtico presupponeva che ‘l’oscurità precedesse la luce’, di conseguenza il calendario celtico pre-Cristiano misurava l’inizio dell’anno a partire dall’inizio dell’inverno (il calendario celtico più antico conosciuto è rappresentato da alcune tavole di bronzo dissotterrate a Coligny in Francia nel 1897 e databili intorno al I secolo d.C. Esse contengono informazioni dettagliate su come i Celti dividevano l’anno).

L’anno era diviso principalmente in due metà: la metà oscura e quella luminosa. L’inizio della metà oscura veniva celebrato con il festival di Samhain la notte fra il 31 Ottobre e il 1° Novembre mentre quello della metà luminosa con il festival di Beltaine la notte fra il 30 Aprile e il 1° Maggio (10-11 Novembre e 14-15 Maggio in parti della Scozia). I Celti inoltre calcolavano l’inizio e la fine di un nuovo giorno da tramonto a tramonto e quindi le celebrazioni iniziavano la sera precedente il giorno di festa. Altri momenti importanti nel calendario celtico erano i solstizio invernale e quello estivo e le due notti che li precedevano, cioè la notte di Mezzo Inverno e quella di Mezza Estate (Midwinter e Midsummer Night, quest’ultima resa famosa in letteratura da William Shakespeare nel suo ‘Sogno’).

Tuttavia la notte di Samhain, il Capodanno celtico, era percepita come la più potente. Sospesa tra le due metà dell’anno essa sembrava anche sospesa nel tempo, nel momento in cui i confini tra il naturale e il soprannaturale si dissolvevano ed era possibile comunicare con gli spiriti immortali dell’Altromondo o Mondo Sotterraneo.
Nel I secolo a.C., Giulio Cesare scrisse a proposito delle popolazioni Galliche che una divinità della Morte e del Freddo invernale veniva celebrata in questo momento dell’anno; egli la chiamò Dis Pater. Nella mitologia romana infatti Dis era il Mondo Sotterraneo o Regno dei Morti, dal quale il primo antenato emerse e al quale tutti i suoi discendenti avrebbero fatto ritorno. Altre fonti antiche riportano che i Celti credevano che tutta l’energia, la vita e la morte, il passato e il futuro abitassero in un Mondo Sotterraneo (Underworld/Otherworld) di cui si parla anche nei manoscritti medievali Irlandesi e Gallesi, nelle leggende e nel folklore Irlandese, Scozzese, Gallese e Bretone.

È possibile che Samhain sia stato il momento dell’anno in cui gli antichi Celti cercavano di comunicare con gli spiriti dei loro antenati e dei familiari defunti. Il professor Geoff Doel dell’Università del Kent a questo proposito dice: “Si credeva che il mondo degli spiriti e degli antenati potesse avere effetto in modo benefico e non sul mondo dei viventi. Quindi era importante tenersi in contatto con gli antenati e mantenere buoni rapporti tra i due mondi”.

Nel folklore irlandese e bretone troviamo tracce di questa cultura: “Sia in Irlanda che in Bretagna esiste ancora la credenza che l’anima ritorni dopo la morte a visitare i luoghi che ha conosciuto durante la vita terrena. La stanza non deve essere spolverata o spazzata per evitare di cacciar fuori l’anima…gli spiriti possono essere sentiti mentre si occupano delle loro mansioni ordinarie quotidiane…non bisogna parlare con loro o interferire con i loro movimenti, e qualsiasi passaggio attraverso la casa o la fattoria che loro solitamente usavano non deve mai essere chiuso altrimenti…si indispettiranno sicuramente”. (Folklore of the British Isles, Hull, p.246) Ancora oggi del cibo viene lasciato a disposizione dei ‘visitatori’ all’esterno di ogni casa, in modo che dopo essersi rifocillati essi possano tornare soddisfatti e indisturbati da dove sono venuti, senza causare troppi danni.

Nel calendario cristiano dal X secolo in poi, Samhain divenne la festa d’Ognissanti, in inglese All Saints o All Hallows intesa come la festa di tutte le anime sante o sacre, e quindi Halloween (Hallows’ Eve) cioè la vigilia di All Hallows. Mentre la festa in onore delle anime di tutti i defunti nel mondo cristiano si celebra il 2 Novembre.
Un altro momento importante delle celebrazioni di Samhain era l’accensione di fuochi/falò sulle cime delle colline nella campagna circostante i villaggi. Il fuoco rappresentava la luce o energia vitale nel momento dell’anno in cui le forze dell’oscurità e della morte sembravano prendere il sopravvento. I falò servivano anche a proteggere i mortali dalle forze soprannaturali che abitavano il mondo degli spiriti e dei morti, o a guidare le anime durante il loro vagabondare. L’usanza più recente di svuotare delle grosse rape (o delle zucche) ad Halloween per incidervi volti grotteschi e illuminarle dall’interno con una candela è una rivisitazione di antiche cerimonie legate al fuoco e al culto dei morti. Queste ‘lanterne’ in un passato più recente venivano trasportate durante la notte infilate su dei pali, oppure venivano appese con dei fili ai cancelli, come forma di protezione. Infatti in alcune parti dell’Irlanda, Samhain era anche conosciuto come Mischief Night o Confusion (Notte degli Scherzi o Confusione) poichè i Celti temevano che il loro mondo potesse esser sconvolto o capovolto dai poteri dell’oscurità, e quindi gettato nel caos.

Questa è l’origine della tradizione di fare scherzi alla gente, ai vicini di casa, ai conoscenti, agli amici e…ai nemici ad Halloween, a rappresentare le attività di spiriti dedicati a portare confusione nel mondo dei mortali (in America e in Inghilterra oggi l’usanza si chiama ‘Trick or Treat’). Un’ interessante figura che dal medioevo ad oggi è spesso associata alla festa di Halloween è quella della strega (in inglese witch/wizard, dal sassone wicce/wicca, cioè saggia/saggio o sapiente corrispondente al latino saga), spesso rappresentata come una donna vecchia, brutta e quindi ‘cattiva’. Tuttavia, nella mitologia celtica pre-cristiana non esistevano divinità completamente malevolenti o negative, così come non esisteva il concetto di Inferno. Dei e Dee rappresentavano entrambi gli aspetti creativo e distruttivo dell’energia all’opera. Le dee in particolare incorporavano le forze della Terra Sacra in quanto i Celti assorbirono il concetto di una potente Dea Madre o Dea della Terra dalle popolazioni indigene di cultura matriarcale abitanti le terre in cui emigrarono o dove fiorì la loro civiltà.

Altre divinità femminili presiedevano sorgenti, fonti, grotte e promontori, considerati luoghi di accesso all’Altromondo sotterraneo, dove tutti i poteri e le energie si fondevano e passato e futuro divenivano un’ unica entità. Inoltre il culto dell’acqua era spesso associato a terapia e profezia e quindi le dee che controllavano sorgenti, laghi e fonti erano venerate per la loro capacità di curare e di predire il futuro, la dea Sulis ad esempio era venerata presso le famose sorgenti di Bath prima e durante l’occupazione romana.
La Grande Dea (Danu per gli irlandesi) poteva apparire e venire rappresentata in miti e leggende in tre forme principali: la Madre Oscura, in inglese Old Hag/Crone (Vecchia Racchia), la Sorella/Vergine e la Dea Natura/Amante. (Stewart, R.J. Celtic Gods, Celtic Goddesses, Blanford 1990). Quindi la Grande Dea celtica nelle sembianze della Vecchia simbolizzava l’inverno celtico da Samhain a Oimelc o Imbolc (31 Gennaio/1 Febbraio, l’inizio della Primavera celtica).

A Imbolc ogni anno la Grande Vecchia si recava all’Isola della Giovinezza per bere alla sua fonte e trasformarsi nella Dea della Primavera, il cui tocco rendeva l’erba nuovamente verde e faceva sbocciare i fiori. La dea della primavera si chiamava Brigantu e rappresentava l’aspetto Sorella/Vergine della Grande Dea, essa era anche la divinità dell’ispirazione poetica e dell’artigianato/lavorazione del metallo e queste sue facoltà avevano come elemento comune il fuoco o energia vitale.

La Chiesa trasformò le divinità minori celtiche in santi e i vari aspetti della Grande Dea in diverse rappresentazioni della Madonna; Brigantu ad esempio divenne Santa Brigida di Kildare – uno dei tre santi patroni d’Irlanda. Altre 14 sante irlandesi vengono chiamate col nome della dea e posseggono alcuni dei suoi attributi, ma la santa patrona è conosciuta nella tradizione popolare come “la Maria dei Gaelici”. Non vi sono dati storici sulla sua vita ma essa era considerata ‘madre’ e modello per le vergini e, come la dea, è associata all’elemento fuoco e festeggiata il primo Febbraio mentre il 2 Febbraio si celebra la festa della Candelora (Candlemas) dedicata alla Vergine Maria.

La versione gallese della Grande Dea, conosciuta come Carridwen, aveva anche il compito di prendersi cura del Calderone Magico dell’Otherworld in cui ispirazione e conoscenza divina (quindi profezia) venivano filtrati.
Ed è forse anche a causa del fatto che: “…In Europa i poteri magici erano quasi esclusivamente nelle mani delle donne…” (Witchcraft, Encyclopaedia Britannica, II ed. XXVIII, 755) alle quali “…il popolo attribuiva una saggezza superiore…” (Tacito, a proposito delle nazioni germaniche), che furono proprio le donne, eredi della saggezza e del potere della Grande Dea, ad attirare l’odio della Chiesa, ad essere accusate di pratiche malefiche e a venire perseguitate come ‘streghe’.

Una delle accuse più tipiche era quella di praticare rituali in onore di un dio con le corna e, in questo contesto, la divinità celtica maschile che ricevette la pubblicità più negativa fu Cernunnos, il dio cornuto, signore degli animali, dio della Grande Caccia, guardiano del portale d’ingresso all’ Otherworld e colui che gestisce le forze attive della vita e della morte, della rigenerazione e della fertilità. La Chiesa lo condannò come ‘deo falsus’, dichiarando che la sua immagine fosse un’incarnazione del Diavolo. Nel 669 il nuovo Arcivescovo di Canterbury, inviato speciale del Papa in Inghilterra, promulgò una serie di leggi che proibivano le pratiche pagane fra cui quella di “trasformarsi in animale cornuto” (cioè a mascherarsi come tale). Secondo Geoff Doel: “Le streghe furono un’invenzione per tenere lontana la gente dagli dei celtici. Per i Celti c’era la magia, il magico piuttosto che il sinistro”. Le donne accusate di stregoneria venivano bruciate, impiccate o annegate ad Halloween, forse in riferimento al festival di Samhain e al regno della Vecchia Racchia.

Noto è il caso di Malkin Tower nella foresta di Pendle in Lancashire, Inghilterra, dove ogni anno nello stesso periodo si accompagnava con una cerimonia particolare l’annegamento di alcune donne accusate di stregoneria. A Balmoral, al tempo della regina Vittoria, l’effige di una vecchia donna veniva gettata sul fuoco ad Halloween e in alcune parti della Scozia sopravvive l’usanza di ‘bruciare la Vecchia Racchia’ fatta di un troncone di albero seccato e rappresentante la Grande Dea Cailleach (dal gaelico ‘vecchia donna’). In Macbeth, Shakespeare con le sue ‘weird sisters’ (donne del destino/fato) dall’aspetto di ‘hags’ (vecchiacce) che profetizzano il futuro al capo clan celtico scozzese e preparano per lui una poco appetibile pozione in un calderone ci offre un’ interpretazione, seppur distorta ma non necessariamente negativa, della Vecchia Carridwen, custode del già citato Calderone Magico dell’Altromondo. In contrasto con l’immagine della strega almeno in apparenza è quella della Fata, anch’essa spesso associata ad Halloween.

Nel volume “Minstrelsy of the Scottish Border” (raccolta di ballate e leggende tradizionali Scozzesi) il poeta e autore Romantico Walter Scott riporta che: “L’impresa di recuperare una persona rapita dalle fate era considerata un atto di prodezza di grande difficoltà e pericolo e poteva solo avere successo ad Halloween, alla grande processione annuale della Corte delle Fate” (Minstrelsy ed. Henderson II, 369). Scott aggiunge che: “Le fate della Scozia abitano gli interni di verdi colline, prevalentemente quelle di forma conica, chiamate in lingua gaelica Sighan…” (II, 352). Questa credenza è comune anche in molte parti dell’Irlanda dove si racconta che: “I cumuli di terra dove abitavano le fate (o Sidh) si aprivano ad Halloween e il Sidhe o Ospite Magico (Fairy Host) ne usciva a cavallo per errare attraverso la campagna”. Ancora nel XIX secolo alcune strade in Irlanda venivano deviate per evitare di disturbare le colline fatate.

Vi sono anche possibili collegamenti fra il culto dei morti e la credenza nelle fate nella cultura celtica. Ad esempio, nelle leggende al popolo fatato viene attribuita grande ricchezza: i loro palazzi (in Irlanda Brug/Sidh/Si) sono lussuosamente decorati in oro e argento, e i residenti con i loro ospiti vi trascorrono molto tempo danzando, suonando e consumando immensi banchetti del cibo più elaborato e delizioso. Similmente, i tumuli dove le popolazioni europee dal Neolitico fino alla tarda Età del Bronzo seppellivano i loro morti erano luoghi in cui spesso venivano nascosti grandi tesori che probabilmente dovevano accompagnare i defunti nell’Aldilà. Secondo alcuni ricercatori è possibile che i Celti, scoprendo queste grandi ricchezze all’interno dei tumuli, abbiano creduto che esse appartenessero ad esseri soprannaturali che abitavano sotto terra.

L’idea che i morti e le fate siano entrambi guardiani/custodi di tesori nascosti, è infatti ancora presente nel folklore di alcune regioni di Scozia, Irlanda, Galles e Bretagna e, in alcune tradizioni, le fate personificano gli spiriti dei morti. (Per uno studio più approfondito è possibile consultare l’opera di W.Y.Evans-Wentz The Fairy Faith in the Celtic Countries Londra 1911, inoltre fino al 1990 a Dublino era ancora attiva una società per l’Investigazione delle Fate).

Tuttavia vi è un’altra affascinante tesi che spiegherebbe il motivo per cui le fate vivrebbero all’interno di collinette (fairy mounds) dalle quali entrano ed escono ‘magicamente’. La teoria deriva dalla lettura del noto manoscritto medievale irlandese che tratta delle origini mitiche dei Celti e dei popoli che li hanno preceduti: il Libro delle Invasioni (XII secolo). Esso narra di una razza che abitava l’Irlanda prima dei Celti, durante l’Età del Bronzo; questo popolo è chiamato nel manoscritto Tuatha de’ Danann cioè genti della dea Danu, e possiede grandi tesori fra cui la spada a cui non si può sfuggire (Excalibur? Sia i popoli del Bronzo che quelli del Ferro erano abili forgiatori) e il calderone inestinguibile. I Tuatha vivevano in armonia con l’ambiente naturale e vennero considerati dai ‘nuovi arrivati’ (chiamati figli di Mil Espáine, i Celti) una razza dai poteri magici o divini.
Secondo il Libro delle Invasioni, la lotta per la conquista del territorio tra le due popolazioni cessò solo nel momento in cui esse si divisero l’Irlanda: i Mil Espáine occuparono le regioni in superficie e ai Tuatha vennero concesse le regioni ‘sotto terra’. Il leader dei Tuatha inoltre dette a ciascun capo clan un Sidh (la già citata collina fatata o tumulo). Il racconto sembrerebbe far emergere anche l’ ipotesi che le fate rappresentino il ricordo ancestrale di antiche divinità cacciate ‘underground’ o ridotte a svolgere ruoli minori o secondari a causa del susseguirsi di invasioni di nuovi popoli, culti e culture dal Continente.

A prescindere dunque dall’aspetto prettamente commerciale e talvolta frivolo legato ai moderni festeggiamenti di Halloween, alla base della celebrazione vi è quindi l’idea che le creature soprannaturali abitatrici del Mondo Sotterraneo: gli spiriti dei morti/antenati, le streghe e le vecchie racchie, le fate e le dee ‘cacciate’ dall’Altromondo possano diventare visibili o percepibili dai mortali a causa della spaccatura/transizione/sospensione nel tempo rappresentata dal Capodanno celtico e rivelarci importanti informazioni. I giochi divinatori tipici di molto folklore Europeo, anche se posticipati al periodo del Capodanno cristiano, ne sono una testimonianza. È importante, come già detto, che gli spiriti non vengano disturbati durante il loro vagabondare e che anzi si finga di non averne notata la presenza se si desidera evitare guai.

Ariella Uliano

Sono una cantante di musica antica e contemporanea, scrivo canzoni e sono autrice dei CD A.U. (almost) a Compilation, Leave Only Your Footsteps Behind, Tanto Gentile E Tanto Onesta Pare, The Wandering Spirit e So, We’ll Go No More A-Roving. A Londra svolgo ricerche nell’ambito della musica e della danza in relazione alla storia e alla letteratura inglese e italiana, e faccio parte di una compagnia di danza barocca. Per divertirmi ballo anche il Forrò brasiliano con gli amici, poi dipingo, fotografo, faccio jogging nel parco e lunghe camminate attraverso la campagna inglese. Amo preparare cenette vegetariane e macrobiotiche ma adoro il cappuccino come lo fanno i ‘barman’ in Italia! Mi piace anche molto nuotare…. soprattutto quando il mare è in burrasca! In Italia presento seminari-spettacolo su musica, letteratura e arte.

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