I Templari a Bologna

I Templari a Bologna: nuove conoscenze documentali e storiche a dieci anni dall’inizio delle ricerche di Giampiero Bagni

Come scriveva Sauro Gelichi nel 1987 nel volume di presentazione degli scavi archeologici in San Domenico a Bologna che abbiamo utilizzato come possibile confronto in questa ricerca, «si arriva a un convegno come quello di oggi, e a una mostra a esso collegata, mentre si è ancora in itinere negli studi, mentre ancora tutte le informazioni ottenute, nei vari ambiti, vanno sedimentate e ponderate» (1). Ma tant’è, non si può perdere lo slancio propulsivo connaturato alle fasi “sul campo” e di “scoperta” di una ricerca complessa. Ed è quello che, infatti, facciamo oggi, esponendo i primi risultati di tutto il lavoro che sicuramente richiederà un successivo approfondimento.
In questi giorni mi è stato chiesto spesso: «Ma questa ricerca come nasce?». Per rispondere a questa domanda devo fare una digressione personale ai veri inizi di questa indagine. Era il 2006 e stavo frequentando la Scuola Superiore per l’Insegnamento Secondario, con l’amico Saverio Gaggioli, cercando di capire i metodi migliori per insegnare storia agli studenti. In una di queste esercitazioni sulle fonti archivistiche, voluta da Silvia Neri all’Archivio di Stato di Bologna sui Registri dell’Ufficio dei Memoriali, istituiti dal Comune di Bologna dal 1265 per registrare sinteticamente gli atti redatti dai notai cittadini, m’imbattei in una registrazione in cui lessi «Domus Militiae Templi» (2).
Da storico appassionato di Medioevo bolognese mi stupii della presenza nel documento dell’Ordine dei Templari: incuriosito cominciai a ricercare subito quali studi vi fossero sulla presenza dell’Ordine a Bologna. Il risultato fu sconcertante: nessuno! Solo qualche raro articolo, per esempio di Augusto Vasina (3), in cui si faceva cenno all’Ordine e in gran parte rimandi alle poche informazioni dello storico ottocentesco Giuseppe Guidicini (4).
Mi chiesi subito il perché. Le risposte che raccolsi fra gli storici furono di due tipi:
1) Alcuni studiosi di archivi e storia locale sostenevano non ci fossero fonti primarie conservate sui Templari. Ingenuamente chiesi: «ma l’atto registrato letto da me in archivio?». Risposta: un unicum su cui non si può costruire nulla.
2) Il secondo tipo di risposte ottenute fu ancora più sconcertante: si fa troppa speculazione pseudo-scientifica sul tema quindi è un terreno rischioso e non vale la pena di occuparsene.
Ma come? Non si può avere il coraggio di rischiare e svolgere uno studio scientifico a livello accademico sui luoghi e personaggi templari a Bologna? La risposta corale fu negativa.
A quel punto, da testardo quale sono, mi misi seriamente a fare ricerca sul tema negli archivi ecclesiastici e civili a Bologna, a Ravenna, in Vaticano, presso i Cavalieri di Malta a Roma e a Malta stessa, trovando comunque molto materiale e capendo peraltro che le fonti più interessanti erano in realtà le più vicine a Bologna: quelle conservate all’Archivio Diocesano dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. Ringrazio, a questo proposito, per la preziosa collaborazione il Vice- Direttore dell’Archivio, Dottor Massimo Ronchini.
Scoprii ben presto informazioni, curiosità, “misteri” e tradizioni relative all’Ordine del Tempio a Bologna e le mie ricerche incuriosirono un editore: la Bononia University Press che volle pubblicare un mio primo libro di approccio alla materia (5). Solo successivamente ci fu la possibilità di sviluppare la ricerca, anche attraverso analisi scientifiche oggettive, con la pubblicazione del secondo libro maggiormente documentato e di un documentario su Dvd (6).
Tra i tanti filoni di ricerca connessi all’Ordine del Tempio, per motivi di tempo mi limiterò a due di questi che, come detto chiaramente da Nicholas Morton, sono collegati tra loro ma uno di ampio respiro internazionale e uno più prettamente locale: la vita del templare Pietro da Bologna e i luoghi templari nella città con le ipotesi ricostruttive su dati reali.
Cominciamo quindi dall’indagine relativa al fratello templare bolognese Pietro, divenuto famoso perché fu a capo del collegio che difese lo stato maggiore dell’Ordine al celebre processo di Parigi, intentato dal re di Francia, Filippo IV il Bello. Iniziò tutto venerdì 13 ottobre 1307, il “venerdì nero”, come è rimasto nella tradizione popolare, con l’arresto di tutti i Templari in Francia. Il re, infatti, messo alle strette economicamente dalle guerre intraprese vide nell’Ordine del Tempio, che aveva la sua sede principale a Parigi, una possibile fonte di ricchezze. L’Ordine, infatti, con la caduta di San Giovanni d’Acri nel 1291, ultimo avamposto cristiano in Terrasanta, aveva perso parte del suo prestigio, anche grazie a una campagna denigratoria orchestrata dallo stesso re, pur mantenendo le innumerevoli proprietà in Europa che fornivano un alto reddito.
Filippo quindi avviò un processo per eresia, sodomia, malversazioni e altre svariate accuse e diede l’ordine di torturare subito i prigionieri per farli confessare. Molti sottoscrissero le confessioni volute prima che papa Clemente V nell’agosto del 1308 con la bolla Faciens misericordiam desse l’incarico alle commissioni di nomina pontificia di far svolgere i processi nelle varie diocesi. Il pontefice, infatti, di nascita francese e di carattere molto più debole di Bonifacio VIII suo predecessore, che si era lungamente opposto a Filippo, non seppe tenere testa da subito al re.
Rimase comunque centrale il processo che si svolse a Parigi, dove era detenuto lo stato maggiore dell’Ordine in vista di un concilio generale sul tema da svolgersi a Vienne. Senza scendere in ulteriori dettagli, all’avvio del processo davanti alla commissione pontificia in Parigi fu chiamato a capo del collegio difensivo un cappellano bolognese, esperto di diritto, che difese in modo efficace, nella primavera del 1310, l’Ordine denunciando l’uso smodato della tortura per ottenere confessioni standardizzate. Ciò fu possibile fino a che morì il vescovo di Sens, sotto la cui giurisdizione ricadeva la città di Parigi. Il suo successore, infatti, convocò subito un concilio locale per l’11 maggio 1310 per giudicare i Templari dimoranti in quella diocesi, in gran parte gli stessi sottoposti alla commissione pontificia che stava giudicando l’Ordine nel suo complesso. Subito il vescovo di Sens, nel primo giorno del sinodo, condannò al rogo 54 templari come relapsi, cioè chi ricade nell’eresia dopo averla abiurata, come fecero coloro che avevano ritrattato le confessioni perché rilasciate sotto tortura anche a seguito dell’efficace difesa da parte di Pietro da Bologna. Alla successiva seduta della commissione pontificia, il 18 maggio del 1310, Pietro da Bologna non si presentò. Era sparito. La difesa dell’Ordine, perdendo il suo capo, il templare più colto ed esperto di diritto, naufragò (7).
Per secoli gli storici si chiesero che fine avesse fatto Pietro: alcuni ipotizzarono che fosse morto nelle carceri di Parigi, altri storici moderni di ambiente massonico (Ramsay (8) ed altri) ipotizzarono fosse fuggito dalle carceri verso la Scozia, portando in seno ai liberi muratori scozzesi le conoscenze “segrete” dei Templari. Ma nella realtà non vi era mai stata un’indagine storica sul personaggio e le fonti a lui collegate. A questo punto mi misi a setacciare le fonti locali e internazionali, cominciando dalla National Library di Londra per verificare se vi fosse traccia del suo viaggio in Gran Bretagna. E questa verifica fu il motivo iniziale per cui proposi questo progetto di ricerca, sui Templari a Bologna e su Pietro, alla Nottingham Trent University.
Tentai di proporre lo stesso progetto all’Università di Bologna, senza trovare l’accoglienza che speravo. Sui perché potremmo aprire un lungo dibattito sul funzionamento delle università. Sta di fatto che bastò una e-mail dettagliata e un viaggio a Nottingham per far accettare il progetto a Nicholas Morton, giovane studioso degli ordini militari e religiosi con molte pubblicazioni all’attivo, alcune anche tradotte in italiano presso Il Mulino (9). Per fortuna nella città felsinea ho trovato fior di studiosi con cui si è creato un fantastico gruppo di lavoro: Paola Porta, Enrico Angiolini, Maurizio Molinari, Fabrizio Lollini, Fernando Lanzi e molti altri insigni studiosi, anche presenti quest’oggi, che ringrazio davvero molto.
Torniamo a Pietro. La ricerca infruttuosa in Inghilterra, anche con la consulenza di grandi esperti britannici quali Anthony Luttrell e Helen Nicholson, mi portò a concentrami sulle fonti italiane, come ad esempio la citazione del templare Pietro nell’inventario dei beni templari nel 1309 (10) (Fig. 1) e l’elenco dei Cavalieri di Malta dello storico bolognese Pasquali Alidosi (11) redatto nel 1616; poi con la verifica di questi nomi su fonti medievali, e infine col reperimento dell’immagine della tomba del templare Pietro (12), in corso di studio da parte di Paola Porta. Tutte queste e altre fonti mi hanno permesso di delineare la sua vita, pubblicata anche in breve su «La Torre della Magione» (Fig. 2), il bollettino del Comitato per Bologna Storica e Artistica (13), che ringrazio.
In conclusione tutto ciò mi portò ad avere una ragionevole certezza documentale che Pietro (Roda) da Bologna sopravvisse al processo di Parigi, forse aiutato dall’arcivescovo ravennate Rinaldo da Concorezzo, divenne Ospitaliere e morì nella sua magione bolognese, dove venne sepolto nel 1329.
Veniamo al secondo argomento: i beni templari a Bologna. Innanzitutto: da quando ebbero una sede i Poveri Cavalieri di Cristo a Bologna? Ad oggi l’ipotesi storiografica che posso avanzare è quella della creazione della casa templare a seguito del Concilio di Pisa del 1135 (14), in cui san Bernardo di Chiaravalle, cistercense redattore della Regola del Tempio, invitò i vescovi presenti – tra cui l’arcivescovo di Ravenna Gualtiero – a facilitare l’apertura di nuove case templari nei principali centri sotto la loro giurisdizione ecclesiastica, come Bologna. Cosa che avvenne infatti in altre città emiliano- romagnole già dagli anni Quaranta del XII secolo.
Inoltre proprio in quel periodo i monasteri bolognesi di Santo Stefano e di San Giovanni in Monte e l’Abbazia di Monte Armato, proprietari dei terreni nell’area tra Via Torleone e Strada Maggiore dove sorgerà la casa templare, con la creazione e l’ampliamento dei borghi cittadini fuori dalla cerchia muraria del Mille, o dei Torresotti, procedettero con la lottizzazione di tutta questa parte del quadrante est cittadino, già alla metà del XII secolo (15).
Comunque il primo e più antico documento che ho potuto reperire in cui sia esplicitamente citata la Magione bolognese è la lettera di papa Innocenzo III al clero bolognese (16), datata 1213, in cui è citato tra i destinatari il precettore della casa templare felsinea. Ad ogni modo la fonte primaria medievale coeva e certa è sicuramente l’inventario dei beni templari fatto redigere dall’Inquisizione nel marzo del 1309 (17), dopo la requisizione dei beni dell’Ordine. Ciò avvenne prima che gli stessi fossero presi in gestione dall’arcivescovo di Ravenna Rinaldo da Concorezzo durante lo svolgimento del locale processo all’Ordine tra il settembre 1309 e il luglio 1311, in cui tutti i Templari emiliano-romagnoli, evitando l’uso della tortura da parte dell’arcivescovo, vennero giudicati innocenti.
Questo inventario mi ha permesso di ricostruire l’ubicazione dei beni in città e nel contado anche confrontando e comparando i dati ottenuti con altre fonti medievali, quali ad esempio i Libri Terminorum (18) redatti nel posizionare i picchetti per tracciare la Circla, il fossato circolare per la terza cerchia di mura, in tracciatura e poi in costruzione tra il 1230 circa e il 1327. In città i Templari in totale possedevano 24 case in gran parte cuppate, cioè con le tegole sui tetti, la magione di Santa Maria del Tempio lungo Strada Maggiore con due chiese collegate, Santa Maria Maddalena e Sant’Homobono, quest’ultima lungo l’attuale via Mazzini; l’80% di questi immobili era collocato in città o nella Guardia bolognese, territorio suburbano entro le 3 miglia dalle mura (Fig. 3). A queste proprietà cittadine vanno aggiunti i terreni e le proprietà del contado, tutte nell’area di nord-est, con 303 tornature di terreno coltivate a grano, 21 a vigneto, 69 tornature a orti e 18 tenute a prato per un totale di circa 400 tornature, che considerando la tornatura dell’epoca – pari a 2.080 mq circa – fanno circa 83 ettari coltivati (Fig. 4).
Questi possedimenti producevano sia derrate sia redditi pecuniari da affitti. Molti dei prodotti erano poi conservati nel magazzino della Magione, l’ambiente in cui si svolge questo stesso convegno, e che abbiamo voluto ricostruire in 3D nel dettaglio come si presentava ad inizio del XIV secolo. L’inventario, infatti, ci riporta la presenza di grandi botti e tini per un totale di circa 24.000 litri di vino, a cui vanno aggiunti contenitori per frutti, granaglie, verdure. Nell’inventario vi erano poi suppellettili, arredi sacri, libri e stendardi, tra cui il Beaussant, lo stendardo dell’Ordine.
La ricerca mi ha portato a indagare anche tutte le pertinenze della struttura, tra cui il canale di scolo della Magione che, benché storicamente conosciuto, fu ritrovato nell’estate 2014 da Tper nella ripavimentazione di Strada Maggiore a causa di un cedimento proprio davanti all’antica sede templare. Interpellato assieme ad Angelo Zanotti dell’associazione Bologna Sotterranea, abbiamo potuto verificare le mappe storiche delle acque bolognesi (19) e identificare il tombino della neve da cui accedere per l’esplorazione. Il canale, molto ben conservato (Fig. 5), è stato probabilmente ricavato nel periodo attorno al 1176 in cui fu regimentato meglio il canale di Savena: non era un canale per l’acqua potabile, in quanto il monastero si serviva di un pozzo in falda, tuttora esistente nel cortile dell’antica magione e anch’esso indagato, durante queste ricerche, assieme ad Anna Brini, altra socia di Bologna Sotterranea.
L’indagine è proseguita fino a oggi con il saggio archeologico compiuto da Maurizio Molinari, preceduto da uno studio dettagliato delle mappe storiche, come ad esempio la famosa mappa di Bologna del 1575, conservata negli appartamenti privati del papa in Vaticano (20). I beni erano ormai divenuti, dopo il 1314, di proprietà dei Cavalieri di san Giovanni, divenuti poi Cavalieri di Malta, che ci hanno lasciato anche dei bellissimi cabrei settecenteschi (21), molto dettagliati, dei beni della magione bolognese e in gran parte sovrapponibili ai beni templari identificati nell’inventario del 1309 (Fig. 6).
In epoca napoleonica vi fu la requisizione pubblica di questi beni ecclesiastici, poi rivenduti e acquistati tutti dalla famiglia Aldini (22): da Luigi, notaio, che farà abbattere la torre campanaria della Magione per cercarvi il “tesoro dei Templari”, e da Giovanni, fisico e nipote di Luigi Galvani, che ritenne le sale dell’antica casa templare molto adatte, dal punto di vista energetico, per i suoi esperimenti con l’elettricità. Questo studioso diventerà molto famoso quando si recherà a svolgere uno di questi esperimenti a Londra, ove si avevano minori restrizioni nell’utilizzo dei cadaveri per la ricerca medica, in particolare dei condannati a morte. Egli riuscì attraverso gli impulsi elettrici a far muovere e “respirare” la gabbia toracica di un cadavere: i giornali londinesi scrissero ampiamente di questo esperimento, rientrante nel filone appunto del galvanismo e questi articoli furono letti attentamente anche da Mary Shelley, che ne trarrà ispirazione per scrivere il suo Frankenstein, o il moderno Prometeo (23).
Tutte queste fonti archivistiche, archeologiche e scientifiche, assieme al lavoro di ricerca multidisciplinare svolto, ci hanno permesso – anche grazie ai consigli di Carlo De Angelis, che ringrazio – di azzardare una ricostruzione in 3D della Magione a metà del Duecento (Fig. 7), parte integrante del filmato 3D ricostruttivo realizzato tecnicamente da Tower and Power di Bologna (24).

Bibliografia:

  • BAGNI 2008 = G. BAGni, Pietro da Bologna: il difensore dei Templari. Le vicende, i luoghi, la storia dei templari bolognesi, Bologna 2008.
  • BAGNI 2012 = G. BAGNI, Templari a Bologna. Sulle tracce di frate Pietro, Tuscania 2012.
  • BAGNI 2014 = G. BAGNI, La vita del templare Pietro da Bologna, «La Torre della Magione», Anno XLI, n. 2 (Maggio 2014), p. 18.
  • CARDINI 2016 = F. CARDINI, et alii, Templari e templarismo: esempi medievali fra Bologna e Pistoia, «Nuèter», a. XLII, n. 84 (Dicembre 2016), pp. 369-416.
  • Chartularium Studii Bononiensis = Chartularium Studii Bononiensis, Documenti, Vol. XII, Bologna 1936, pp. 35-84.
  • GELICHI – MERLO 1987 = Archeologia medievale a Bologna: gli scavi nel convento di San Domenico, (Bologna, Museo civico archeologico, 4 aprile – 31 maggio 1987), catalogo a cura di S. GELICHI e R. MERLO, Casalecchio di Reno 1987.
  • GUIDICINI 1870 = G. GUIDICINI, Cose notabili della città di Bologna, III, Bologna 1870 (rist. anast., Sala Bolognese 1972).
  • MANSi 1776 = J. D. MANSI, Sacrorum Conciliorum nova et amplissima collectio, XXI, Venetiis 1776.
  • MORTON 2014 = N. MORTON, Gli ordini religiosi militari, Bologna 2014.
  • OURSEL 1955 = R. OURSEL, Le procès des Templiers, Paris 1955.
  • PASQUALI ALIDOSi 1616 = G. N. PASQUALI ALIDOSI, Li cavalieri bolognesi di tutte le religioni et ordini, Bologna 1616.
  • RAMSAY 1736 = A. RAMSAY, Discours, Paris 1736.
  • SARTI – FATTORINI 1769 = M. SARTI – M FATTORINI, De claris Archigymnasii Bononiensis professoribus, t. I, vol. II, Bononiae 1769.
  • SHELLEY 1818 = M. SHELLEY, Frankestein, or the modern Prometheus, London 1818.
  • VASINA 1972 = A. VASINA, Le Crociate nel mondo emiliano-romagnolo, «Atti e memorie della Deputazione di storia patria per le province di Romagna», n. s., vol. XXIII (1972), pp. 11-44.
  • VENTICELLI 1999 = M. VENTICELLI, I libri terminorum bolognesi, in Medieval Metropolises: Proceedings of the Congress of Atlas Working Group, International Commission for the History of Towns (Bologna, 8-10 maggio 1997), Bologna 1999, pp. 223-330.
  • VINCITORI DI FOSSALTA 2012 = VINCITORI DI FOSSALTA, Templari a Bologna: sulle tracce di frate Pietro, Dvd a cura di M. RICCI, M. SERRA e G. BAGNI, Bologna 2012.

Note

  • GELICHI – Merlo 1987, p. 5.
  • Archivio di Stato di Bologna (= ASBo), Ufficio dei Memoriali, 127 (a. 1313) c. 110r.
  • VASINA 1972, pp. 11-44.
  • GUIDICINI 1870, pp. 13 e segg.
  • BAGNI, 2008
  • BAGNI 2012; VINCITORI DI FOSSALTA 2012. Uscita a stampa in corso, cfr. CARDINI 2016.
  • OURSEL 1955, p. 81.
  • RAMSAY 1736.
  • MORTON 2014.
  • Archivio Diocesano dell’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia (= ASDRa), Pergamene, n. 12575.
  • PASQUALI ALIDOSI 1616, pp. 9-10.
  • Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna, Ms. Oretti, B 114, c. 205v,
  • BAGNI 2014.
  • MANSI 1776, pp. 487-490.
  • Chartularium Studii Bononiensis.
  • SARTI – FATTORINI 1769, pp. 173-174.
  • ASDRA, Pergamene, 12575.
  • VENTICELLI 1999.
  • ASBO, B. Bonaccursi, Mappa dei canali bolognesi, Bologna 1754.
  • CITTA’ DEL VATICANO, Appartamenti privati papali, Sala Bologna, Pianta prospettica della città,
  • ASBO, Corporazioni religiose soppresse (Fondo Demaniale), Santa Maria del Tempio, 19/2098.
  • ASBO, Catasto Gregoriano, Fabbricati Bologna Città, serie I, n. 2.
  • SHELLEY, 1818.
  • Visibile in occasione della mostra Deus Vult, tenutasi presso il Museo della Beata Vergine di San Luca dal 6 febbraio al 20 marzo 2016.

G.Bagni Templari a Bologna: nuove conoscenze documentali e storiche a dieci anni dall’inizio delle ricerche, pp.45-61 in Indagini e ricerche alla Magione templare di Bologna, Atti del convegno (Bologna, 5-6 febbraio 2016), a cura di E. Angiolini, Bologna Deputazione di Storia Patria per le province di Romagna, 2017 (Documenti e studi, Vol. XLI).

Giampiero Bagni
Laureato in Archeologia con 110/110 e lode all’Università di Bologna con una tesi sulle fonti ausiliarie della Storia, ha continuato la sua attività come consulente per Rievocazioni Storiche e poi dopo aver conseguito il Diploma della Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento, come Docente di Storia e Filosofia nei Licei. Dal 2014 è impegnato in un Dottorato di Ricerca dal titolo “Templari a Bologna” presso la Nottingham TRent University. E’ autore di 2 libri e una ventina di pubblicazioni scientifiche sui Templari e le ricerche archeologiche e archivistiche connesse anche agli altri Ordini Religiosi e Militari. E’ membo della Larti e della Society for the Studies on the Crusades and the Latin East”.
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