La battaglia di Parabiago

La battaglia di Parabiago di Archivio Monferrato

La genesi

Si è calcolato che tra il 1320 e il 1360 furono attivi in Italia circa settecento capi di cavalieri tedeschi, aventi complessivamente ai loro ordini almeno diecimila armati. Un altro gruppo di tedeschi costituì il nerbo della compagnia che essi stessi denominarono, dall’abbazia della Colomba dove nel 1334 avevano fissato la loro base operativa (nei dintorni di Piacenza), i Cavalieri della Colomba. Anche in questo caso l’intenzione originaria della compagnia era quella di condurre una campagna di saccheggi entro un’area ristretta. Poi le possibilità della compagnia si allargarono quando Perugia, impegnata in una guerra locale contro Arezzo, si offrì di assumerla al proprio servizio. I Cavalieri acconsentirono all’offerta, attraversarono la Toscana, ricacciarono l’esercito aretino, cogliendo nel frattempo l’occasione per saccheggiare due piccole città della zona. Bastarono questi loro successi militari per bene impressionare gli arruolatori fiorentini di truppe mercenarie: essi assoldarono 350 uomini della Compagnia al servizio di Firenze e bastò questo fatto a far perdere alla Compagnia unità e forza. Le compagnie di cui si è fatto cenno fino a questo punto non si possono seriamente qualificare come entità militari di gran peso. Invece quella che ebbe a formarsi nel 1339 con i veterani smobilitati della guerra contro i Della Scala risultò qualcosa di molto più serio. Il riferimento è alla Compagnia di San Giorgio (la prima così denominata nel Trecento), che fu formata da un altro Visconti, esiliato da Milano, Lodrisio. Egli riuscì a raccogliere attorno a sé 2.500 cavalieri e 1.000 fanti (molti dei quali erano svizzeri) e li condusse attraverso la Lombardia fino alle porte di Milano. Al suo fianco come comandanti vi erano due nobili tedeschi che avrebbero poi avuto un ruolo chiave nella storia delle compagnie: Conrad di Landau e Werner di Urslingen. L’obiettivo di Lodrisio Visconti era chiaro: sottrarre Milano ai cugini Azzo e Luchino; ed in effetti la comparsa della sua compagnia dovette insinuare nei suoi cugini ben più che un fremito di preoccupazione, tanto che Luchino radunò in tutta fretta dei mercenari e mise in campo la milizia milanese.

La battaglia

La Compagnia di San Giorgio fece un lungo giro portandosi nella parte nord-occidentale del Milanese e a Parabìago mosse all’attacco dell’avanguardia dell’esercito di Milano. Era febbraio e faceva tremendamente freddo; un’alta coltre di neve ricopriva il terreno e i soldati milanesi, che venivano dalla città, erano stanchi del cammino. La Compagnia sgominò l’avanguardia e ricacciò la truppa milanese verso la città, ma Luchino Visconti, sopraggiunto, riordinò i suoi e gettò nella mischia tutte le sue forze. La battaglia di Parabiago fu una delle più aspre e cruente che fossero allora combattute. Le forze milanesi, di molto superiori numericamente, furono quasi fatte a pezzi dalla tremenda forza d’urto della Compagnia e lo stesso Luchino fu disarcionato, fatto prigioniero e legato ad un albero. Ma in quel momento un esule bolognese, Ettore da Panigo, giunse da Milano con settecento cavalieri; la comparsa di questi rinforzi rovesciò la situazione: la Compagnia di San Giorgio fu sgominata e Lodrisio fu catturato; sul terreno entrambe le parti lasciarono più di quattromila morti. Le conseguenze Lodrisio venne poi catturato nelle campagne e su ordine di Azzone fu rinchiuso nelle prigioni di San Colombano al Lambro, fino al 1349, quando dopo la morte di Azzone e Luchino, venne liberato dal magnanimo fratello, l’Arcivescovo Giovanni Visconti. Uno dei suoi alleati, Calcino Tornielli, venne cacciato da Novara, che divenne feudo visconteo.

Il presente articolo è tratto dal Centro di Documentazione storico digitale Archivio Monferrato.

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