Lo schiaffo di Anagni

L’arresto di Bonifacio VIII, miniatura della Nuova Cronica di Giovanni Villani

Lo schiaffo di Anagni di Gaetano Dini

Bonifacio VIII, al secolo Benedetto Caetani apparteneva alla nobile famiglia Caetani originaria di Anagni in Ciociaria, avversaria da sempre della nobile famiglia romana dei Colonna.
L’elezione al soglio papale di Bonifacio non era stata accettata dai Colonna che facevano la fronda a Roma contro il papa con due loro cardinali Colonna, sobillando persone e studiando anche come eliminare fisicamente Bonifacio.
Il punto di rottura si ha quando i Colonna nel 1297 saccheggiano con i loro armati un convoglio personale di preziosi del papa, accumulati quando era cardinale, rubando l’enorme somma di duecentomila fiorini d’oro che Bonifacio stava facendo trasportare da Anagni a Roma.
Così il papa armò il suo esercito e chiese altri soldati alle città del Lazio.
Anche importanti comuni come Firenze e Siena gli inviarono cavalieri e fanti, soprattutto balestrieri.
Con questo piccolo esercito Bonifacio procedette militarmente contro i Colonna, requisendo loro palazzi e torri a Roma e conquistando i vari paesi del Lazio dove i Colonna avevano proprietà, palazzi, case, qualche castello, terreni.
In questa personale “crociata” contro i Colonna, caddero in mano del papa paesi come Palestrina, Zagarolo, Nepi, Rubbiano, Colonna (paese da cui originava la famiglia), tutti fedeli alla famiglia Colonna.
I due cardinali appartenenti alla famiglia Colonna furono destituiti dalle loro funzioni, gli altri componenti della famiglia vennero scomunicati. Così i Colonna ormai sconfitti e privi di tutto, fuggirono dallo Stato della Chiesa trovando riparo chi in altri Stati italiani chi in Francia in attesa di potersi rifare e meditando vendetta.
Intanto Bonifacio VIII era ai ferri corti con il re di Francia Filippo il Bello per le decime che la Chiesa di Roma esigeva ai cardinali e vescovi francesi mentre il re voleva che rimanessero in Francia. Filippo il Bello era in odore di scomunica.
Nel 1303 il plenipotenziario del re di Francia Guglielmo di Nogaret, giureconsulto di fama, si trovava in Italia nel Lazio a seguire gli interessi di Filippo. Bonifacio VIII si trovava ad Anagni.
Venuto a sapere che la domenica 8 settembre il papa da Anagni avrebbe scomunicato con bolla papale Filippo il Bello, Nogaret marciò con le sue truppe verso quel paese.
A lui si era unito Giacomo Colonna detto “Sciarra” (aggettivo che all’epoca significava Facinoroso, Attaccabrighe) il più esagitato membro di quella famiglia.
Sciarra dalla Francia dove aveva riparato era tornato nel Lazio protetto dal Nogaret.
Il Nogaret aveva al suo seguito soldati francesi e mercenari, Sciarra soldati italiani e mercenari.
In tutto un migliaio di uomini.
Il 7 settembre le milizie arrivarono ad Anagni dove trovarono le porte aperte da parte di popolani loro sostenitori. Assediarono subito Palazzo Caetani sede del papa in paese, il palazzo di Pietro II nipote di Bonifacio ed il Palazzo dei Cardinali, tre nipoti del papa.
Il Palazzo dei Cardinali capitolò subito. Pietro II con i suoi due figli fece più resistenza ma alla fine dovette arrendersi.
Le milizie di Nogaret e Sciarra dopo un ultimatum di resa non accettato da Bonifacio, attaccarono in massa penetrando nel palazzo papale, prevalendo su soldati e servi a sua difesa.
Era il pomeriggio di domenica 8 settembre.
Il papa ultrasettantenne aspettò l’arrivo dei soldati nella sua camera da letto, bardato con gli ornamenti sacri, simbolo del suo potere spirituale e temporale.
Un solo cardinale era al suo fianco, il fedele Pietro di Spagna.
Arrivati il Nogaret e Sciarra Colonna con il loro seguito davanti al papa, Sciarra carico d’odio fece per avventarglisi contro ma fu trattenuto dai soldati francesi.
Comunque tutti si avvicinarono minacciosi al letto di Bonifacio, ingiuriandolo e minacciandolo senza però arrivare a nessun contatto fisico.

Palazzo papale di Anagni

Il papa fu tenuto prigioniero nel palazzo ed i soldati al seguito di Nogaret e Sciarra incominciarono a depredare tutto, sia nel palazzo papale che negli altri due palazzi, quelli di Pietro II e dei Cardinali. Arraffarono vestiti, tessuti preziosi, vettovaglie, mobilio, oro, argento.
Intanto il popolo di Anagni aveva capito cosa era successo.
Nel timore che il papa durante la sua prigionia potesse essere ucciso dagli assedianti e terrorizzati dal dover passare davanti a tutto il mondo cristiano come il paese che aveva permesso l’uccisione del papa con tutte le ritorsioni che poi ci sarebbero state, il 9 settembre dopo una pubblica assemblea il popolo si organizzò, si armò con spade, lance, coltellacci, roncole, accette, forconi, bastoni robusti e sciamò nelle strade di Anagni verso il Palazzo del Papa. Erano diverse migliaia.
Penetrarono nel palazzo vincendo subito la resistenza dei soldati al soldo di Nogaret e Colonna. Alcuni li uccisero combattendo, altri di quelli fuggirono dal palazzo buttandosi dalle finestre.
Bonifacio VIII venne liberato e portato nella piazza di Anagni dove benedisse la popolazione.
Intanto Nogaret e Colonna col loro seguito abbandonavano precipitosamente la cittadina mentre molti loro soldati venivano catturati.
Il papa rimase ad Anagni fino al 16 settembre 1303 quando partì per Roma scortato da 400 cavalieri inviati dalla potente e nobile famiglia romana degli Orsini, alleata del papa.
Comunque Bonifacio VIII, ormai vecchio, scosso e provato dai fatti avvenutigli ad Anagni, visse ancora per poco. Morì a Roma la notte tra l’11 ed il 12 ottobre 1303.

Gaetano Dini ha svolto lavoro amministrativo presso AUSL Rimini dal 1991, 10 anni di ricerche sociologiche, dal 1989 al 2017 insegnamento di Sociologia ed in seguito di Legislazione socio-sanitaria al corso infermieri (prima che diventasse corso di laurea) ed in seguito ai corsi di operatore socio-sanitario (OSS).
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