Lomello

Lomello Immagini e testo di Luca Palumbo

Sono stato a Lomello innumerevoli volte. Attratto inizialmente dal castello, ed in seguito dalla sua meravigliosa Basilica Maggiore , intitolata a Santa Maria . Il rango di Basilica Maggiore gli si addice alla perfezione, perché questo edificio è, artisticamente e storicamente, di primaria importanza. Mi permetto una piccola riflessione su questo luogo. E’ stato il primo di una sterminata serie di siti storici che ho visitato da quando ho iniziato seriamente ad interessarmi alla storia medievale. E ancora oggi, dopo diversi anni, ricordo bene la sensazione che ho provato ascoltando la guida che mi dava una prima infarinatura sulla Basilica. Basilica che si incontra “cercandola”. Arrivando a Lomello e lasciando la vettura nel parcheggio antistante il castello, non la si vede. Bisogna incamminarsi per il vialetto che costeggia il castello, percorre qualche decina di metri per arrivare allo spiazzo che accede al Battistero ed al fianco destro della chiesa, nella zona absidale. Camminando sullo stesso vialetto per altre (poche) decine di metri, costeggiando uno strano muretto dalla muratura irregolare, si arriva alla facciata di Santa Maria Maggiore. Quello che ne resta. Ma andiamo per ordine. Il muretto che abbiamo appena costeggiato è ciò che resta della muratura di un castrum che qui era edificato in epoca romana. Ad osservare bene, fra gli altri tipi di mattoni, è possibile notare dei mattoni sesquipedali. Un occhio attento potrebbe anche arrivare a notare alcune “insenature” in questi mattoni. Spiegherò più avanti di cosa si tratta. La facciata è il prosieguo del muretto appena costeggiato. Bisognerebbe fermarsi un secondo ad osservarla, perché ha molto da dire. E’ parzialmente crollata, ed il campanile che la sormonta non c’entra nulla con il resto. Bisognerebbe, almeno con l’immaginazione, eliminarlo. Ne rimarrebbe una facciata irregolare, ma già con più senso. In alto si vedono le tracce delle arcatelle che la adornavano, e proseguendo (sempre con l’immaginazione) il loro percorso, si può intuirne l’originale forma. I mattoni, anche se nella loro eterogenia di disposizione, seguono, in realtà un certo ordine. Si noterà che, poco sopra la porta di ingresso, vi è una sorta di gradino e, li, cambia la muratura. Ecco, li dove c’è il gradino finisce il muro originario romano del castrum, su cui la facciata poggia. Il resto della parete è un susseguirsi di tegole, e mattoni vari, a tratti disposti a “spina di pesce”, o come dicevano i Romani, Opus Spicatum. Materiale certamente di recupero proveniente dagli edifici precedenti. Entriamo. La prima sezione (tre campate) è incredibilmente affascinante anche per un occhio non allenato. Ricordo perfettamente la sensazione provata la prima volta, senza sapere nulla su questa chiesa. Se osserviamo la parete di controfacciata, si possono notare due aperture rettangolari, una accanto all’altra. Dietro quelle fessure c’era (e c’è) l’antico camminamento delle guardie di ronda. Ancora una prova dell’origine romano-militare di questo edificio. Questa prima zona, con colonne e pareti parzialmente crollate, sono ciò che resta, probabilmente, dopo il terremoto del 1117. L’epicentro di questo sisma era a Verona, ma fu così forte da far crollare almeno in parte anche questo edificio. Rimaniamo ancora ad osservare più nel dettaglio questa sorta di Nartece a cielo aperto. Girovagando fra i mattoni, è possibile notare ancora i grandi sesquipedali (da un piede e mezzo), i mattoni più grandi fra quelli realizzati dai romani. Li avevamo notati anche nel muretto esterno, con quelle curiose “insenature”, che è possibile cercare e trovare anche adesso. Rimando la spiegazione al museo degli stucchi. Tra un poco. Entriamo in chiesa. L’aula ha una pianta a croce latina, con tre navate. Le colonne, gli archi, l’allineamento delle colonne ed i due archi che sovrastano l’altare. Tutto è “storto”, irregolare, disallineato. Se alziamo lo sguardo, ad osservare i cassettoni che compongono il soffitto, salta all’occhio subito che i “cassettoni” non sono quadrati, ma rombi. Sulla parete di destra è appesa la planimetria della chiesa. L’irregolarità della pianta è evidenziata. Le motivazioni potrebbero essere molte. Per quanto riguarda il disallineamento delle colonne, potrebbe essere che queste poggiano su precedenti elementi, e ne seguono l’andamento. C’è chi sostiene che la pianta della chiesa voglia riproporre la posizione del Cristo sulla Croce, con il capo leggermente inclinato. Anche gli archi sono davvero irregolari. L’arco di trionfo è tutto tranne un semicerchio. Essenziale notare due cose. L’embrionale divisione in campate, che è fra le primissime esperienze in Italia, con tre archi trasversali, alleggeriti da due bifore ciascuno, e le volte a crociera che arricchiscono le due navate laterali. Questo è il primo caso in Italia, in cui compaiono le volte a crociera. E anche osservando gli archetti trasversali nelle due navate, si nota che, se all’altezza dell’altare sono a sesto acuto, man mano che si prosegue verso la facciata, sempre più evidentemente prendono la forma gotica dell’arco a sesto acuto. Osservando le pareti si può notare come la spina di pesce sia presente e anche frequente. E’ un tipo di muratura molto antico, utilizzato, nei luoghi sacri fino all’VIII-IX secolo, ma di origine romana. La disposizione a spina di pesce, conferiva all’edificio una maggior resistenza sismica. Suppongo fosse più elaborata, come disposizione, e , di conseguenza, più costosa. Ecco perché, credo, venne poi abbandonata, a favore di altre disposizioni. Continuiamo ad osservare le pareti. Ci avviciniamo al presbiterio, nella navata centrale, sulla parete che sormonta il transetto di destra , è presente un rilievo in stucco. E anche sull’arco di trionfo è possibile osservarne un altro, un po’ più piccolo. Appena dietro l’altare, invece, c’è la scala che porta alla cripta. La cripta è spoglia, buia e umida. Con ogni probabilità è molto più vecchia del resto dell’edificio e c’è chi sostiene che sia ciò che resta dell’antica Basilica in cui si sono sposati Teodolinda (Regna dei Longobardi) e Agilulfo, Duca di Torino. In effetti il pavimento della cripta è alla stessa altezza di quello del Battistero, che si trova a destra della Basilica. Il Battistero ha 300 anni in più della Basilica,ma, vista la sua storia, direi che li porta anche fin troppo bene. Realizzato nell’VIII secolo, è un bell’esempio di edificio longobardo. Esternamente è praticamente integro. Ha una forma a croce greca, sormontato da un tiburio ottagonale. All’interno la pianta risulta essere ottagonale, con quattro nicchie, in una delle quali sono sopravvissuti ai secoli alcuni lacerti di affreschi, che riportano figure geometriche decorate ma si vedono anche due piedi ed una mano. E’ facile intuire che, a sormontare le figure geometriche, vi fossero degli individui. Arduo, invece, cercare di capire chi fossero. Il fonte battesimale, che riporta tracce evidenti di decorazioni (e scritte in latino), ha la pianta esagonale, ed è certamente antecedente rispetto all’edificio che lo ospita (probabilmente ha origini tardoantiche). E possibile osservare, anche qui, la presenza di mattoni sesquipedali romani e anche una lastra in marmo, epigrafata. Quasi certamente un elemento di reimpiego. Eccoci giunti, finalmente al museo degli stucchi. Prima di entrare, però, è interessante osservare i due grossi mattoni in terracotta appesi alla parete, Uno dei due è epigrafato. L’altro è un “semplice” ma maestoso mattone sesquipedale, con la sua impronta per le dita, Come si può intuire, osservandolo, era un mattone molto pesante, e , per agevolarne lo spostamento, quando ancora non era cotto gli veniva impressa l’impronta della mano…immagino venisse creata proprio spingendo le quattro dita che lo avrebbero poi sollevato fino in fondo, creando quindi, una sorta di maniglia. Immagino anche che se ne spostassero due alla volta. Uno per mano, in modo anche da equilibrare il peso. Piccola divagazione…sono molto affascinato da questi mattoni, e quando visito gli scavi li cerco sempre. Spesso si trovano a copertura di tombe medievali, soprattutto longobarde. E veniamo al museo degli stucchi. Che è poi il motivo per cui sono tornato a Lomello questa volta. Volevo cercare di capire chi fossero e quando furono realizzati quegli stucchi. Sono meno curati nei dettagli, ma potrebbero riportare alla memoria quelli del tempietto longobardo di Cividale del Friuli, o quelle di San Salvatore a Brescia. I 160 frammenti, ritrovati negli anni 40, sopra la volta barocca, sono stati parzialmente asportati e sono rimasti in situ solo due frammenti, che son quelli che ho menzionato prima. Osservando i vari elementi è difficile arrivare a capire che figure fossero in origine. Di sicuro uno era un guerriero, in quanto coperto da armatura. Si vede anche uno scudo. L’altra figura, che, probabilmente era racchiusa in un elemento tondo, era probabilmente un santo. In altri frammenti si vedono delle mani, una testa di animale (cane?), un fiore, ed una colonnina con capitello. Quasi tutti questi elementi portano tracce di policromia. Dal tipo di decorazione sono arrivato alla conclusione che si tratti di elementi realizzati in un periodo di poco successivo a quello longobardo. Da notare che, quasi tutti i frammenti riportano i segni delle staffe, di ferro o di canna naturale che vennero usate come sostegni per l’appensione sulla parete, Altre due osservazioni, per concludere. All’esterno della basilica,sulla facciata del transetto meridionale, sono presenti altri stucchi decorativi (frammenti). Due sono molto piccoli. Uno di questi è un fiore. Il terzo, più grande, riporta dei fiori della vita realizzati con il tipico segno dei Longobardi. V’è una croce astile e due volti di guerrieri che sembrano portare uno scudo a testa. Dal tipo di decorazione sono stato in dubbio per lungo tempo…ma penso siano longobardi ma del periodo post-carolingio. L’ultima osservazione è sulla decorazione pittorica della Basilica. Oggi quasi completamente scomparsa. Ho potuto osservare una decorazione floreale all’interno di un paio di bifore degli archi diaframma. (quelli trasversali, per intenderci, ed, in particolare, quello più vicino all’altare). Non sono un esperto, ma solo un appassionato, che, con il tempo, ha imparato a soffermarsi ad osservare i dettagli. E’ divertente provare a trarre delle conclusioni storiche, in attesa di un confronto costruttivo. Lomello è un sito di primissimo livello. Certamente vi tornerò, con la consapevolezza di trovare altri elementi da osservare ed analizzare. Qui si intreccia arte, Storia e anche qualche leggenda. Centro così importante, fin dall’epoca romana da aver dato il nome alla zona che lo circonda. La Lomellina. Terra di riso, castelli…e di Santa Maria Maggiore.

Luca Palumbo
Sono un quarantaduenne alla perenne ricerca di castelli. Artigiano nel settore delle costruzioni meccaniche, ho la mania dei castelli e li vado a cercare dappertutto. Da qualche tempo ho iniziato ad interessarmi anche ai monasteri e alle chiese di epoca medievale, ma la passione più grande è per le merlature. Altre passioni sono per la meccanica ed i vecchi transatlantici. Transatlantici e castelli hanno in comune il fatto di esser realizzati dall’unione molte di molte persone che, come diceva un mio amico, si spezzavano la schiena per metterli in piedi, quando l’abilità dell’uomo era l’unica cosa che contava.
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