Qualche accenno chiarificatore sui Templari

Affreschi nella controfacciata di San Bevignate: scontro a Nablus

Qualche accenno chiarificatore sui Templari  di Claudio Martinotti Doria

L’ultima volta che ho scritto un lungo articolo o un breve saggio divulgativo sui Templari è stato nell’inverno-primavera del 2010, quando su richiesta dell’editore astigiano Lorenzo Fornaca composi un paio di capitoli del corposo volume “Monferrato, Splendido patrimonio”, dedicandomi in particolare alle tracce della loro presenza in Monferrato e quanto il marchesato degli aleramici abbia interagito con il più famoso Ordine Cavalleresco della Storia.
Ordine che sarebbe più corretto definire “religioso militare”, ma ormai nell’uso linguistico comune è prevalso il riferimento all’aspetto cavalleresco, nonostante che dal punto di vista organizzativo e strutturale i cavalieri fossero solo una minoranza, essendo l’ordine composto soprattutto da fratelli laici (fratres o conversi, che si occupavano di tutte le necessità pratiche e della conduzione delle aziende agricole), sergenti (aiutanti di campo e scudieri) e cappellani sacerdoti.
Pertanto se alcuni lettori fossero interessati allo specifico argomento li rimando alla lettura dell’apposito capitolo del libro citato, il cui contenuto è sempre valido ed attuale per quanto connesso al Monferrato.
In questo lungo lasso di tempo mi sono limitato a pubblicare soltanto brevi articoli sui loro costumi, usanze, rituali, e per demistificare e sfrondare alcuni dei troppi abusi ed alterazioni che si continuano a pubblicare e pronunciare su di essi.
Questa apparentemente prolungata scarsa produttività sui Templari, nonostante il mio decennale interesse per la loro storia, è da attribuirsi al fatto che anche un cultore di storia come il sottoscritto, non ha il tempo materiale per stare appresso a tutto ciò che viene pubblicato (mi pervengono anche le opere di storici locali che, conoscendomi, mi inviano le loro pubblicazioni), e siccome, come scrivo spesso, la storia non è affatto statica ma in continua evoluzione, ci si deve aggiornare prima di scrivere qualcosa in merito ad argomenti sui quali la bibliografia è ormai immensa, come nel caso dei Templari. E mi riferisco solo alle pubblicazioni di autori credibili, cultori autorevoli, accademici, ricercatori qualificati, come ad esempio la più recente sull’argomento, intitolata: “I Templari, grandezza e caduta della Militia Christi” Editore: Vita e Pensiero, scritto da una ventina di storici accademici, che non ho ancora avuto modo di consultare.
Premetto pertanto che non sono del tutto aggiornato, non avendo avuto il tempo ne il modo di acquisire e leggere tutto quanto sia stato pubblicato sull’argomento negli ultimi sette anni, ed i contributi credetemi sono stati tanti.
Sull’Ordine del Tempio (pauperes commilitones Christi salomonici Templi” – Poveri Compagni d’armi di Cristo e del Tempio di Salomone), meglio conosciuti con il più riduttivo “Templari” e che in seguito indicherò solo come “l’Ordine”, si è scritto, elaborato, speculato e mostrato anche troppo, una sovrapproduzione e sovraesposizione che ha quasi esasperato gli animi, anche dei più interessati ed appassionati, essendo divenuto da alcuni decenni argomento alla moda ed, in quanto tale, abusato, distorto ed adattato alle esigenze spettacolaristiche e di consumismo turistico culturale tendente ad appagare perlopiù velleità vanagloriose, emotività puerili ed istanze superficiali.
Lo scopo del presente articolo non è pertanto tecnico, cioè non miro a riferire i dati storici sull’Ordine che sono ormai reperibili ovunque, anche in rete, ma a definire i concetti e le teorie più accreditate, individuando alcune scorrettezze ed abusi e cercare di fare chiarezza sulle origini di certi fenomeni moderni di mistificazione, manipolazione e riproposizione della storia dell’Ordine, che non sempre avvengono in buona fede e per ingenuità, superficialità e sprovvedutezza, tipica di alcuni appassionati, ma a volte per opportunismo, vanità e lucro.
Quindi non ho alcuna pretesa di esaustività storiografica ma semplicemente desidero chiarire alcune circostanze, interpretazioni e convinzioni errate.
Inizio col collocare la datazione storica delle origini dell’Ordine tra il 1118-20 per iniziativa prevalente di un nobile della Champagne Ugo “de Paganis”, riportato anche “Payns” o “Payens”, che non era quindi italiano come sostenuto da alcuni recenti teorie modaiole e patriottarde che vorrebbero collocare nella nostra penisola le origini di molti personaggi ed eventi storici medievali.
Stessa incertezza la si possiede sul numero iniziale dei cavalieri al seguito di Ugo de Paganis, dai dieci ai venti, chi riporta il numero esatto o anche la data esatta di fondazione deve avere doti ESP o ha la facoltà di viaggiare nel tempo. Anche sulla denominazione, dobbiamo ricordare che sono gli storici e gli studiosi che attribuiscono le “etichette” a posteriori, un Homo di Cro-Magnon non sapeva di esserlo, così come un templare non sapeva di essere tale, almeno inizialmente, perché tra loro si chiamavano solo “pauperes milites Christi” e come tali pronunciavano i tre voti monastici di povertà, castità ed obbedienza.
Anche altre affermazioni date per certe da certa cultura modaiola approssimativa ed assertiva, andrebbero riviste con una maggiore dose di prudenza. Come il fatto che la Regola (regula) dell’Ordine l’abbia sicuramente scritta il cistercense Bernardo di Clairvaux, è un’ipotesi che non significa certezza assoluta, in quanto è assai più probabile che l’abbia semplicemente revisionata ed avallata. Mentre è certo che Bernardo abbia accettato di integrare la regula e sostenere l’Ordine scrivendo negli anni tra il 1129 ed il 1136 il trattato De laude novae militiae ad Milites Templi che lodava e legittimava l’Ordine introducendo molto abilmente il nuovo concetto di malicidio anziché omicidio, per giustificare il fatto che dei monaci fossero armati e potessero utilizzare le armi in battaglia contro gli infedeli. Questione che all’epoca destava parecchie perplessità, rimostranze ed opposizioni.
Altra asserzione che andrebbe rivista è il simbolo dell’Ordine, che è ormai convinzione popolare fosse la croce patente rossa, che lo fosse fin dalle origini e che fosse di loro esclusiva pertinenza. In realtà nessuno sa esattamente quante e quali fossero le croci utilizzate nei primi decenni dell’Ordine, che in ogni caso fu concessa loro solo con la bolla Omne datum optimum nel marzo del 1139, quasi vent’anni dopo la fondazione dell’Ordine. Probabilmente la croce dei Templari inizialmente era del tutto simile a quella di tutti i crociati, ma di color rosso vermiglio.
Sulla croce quindi non si hanno le stesse certezze che si possiedono sul beauceant o baussant, scritto anche in altri modi (potrebbe derivare dal termine provenzale balzan, cioé balzana), che era lo stendardo bipartito dei Templari, in due sezioni simmetriche, bianco sopra con croce rossa al centro e nero sotto, che potrebbe simboleggiare la divisione in due dei ranghi dell’organizzazione templare ma anche le due caratteristiche connotative dell’Ordine, monacale e guerriero.
Da rivedere con maggiore prudenza è la facile attribuzione all’Ordine del Tempio di molte strutture immobiliari, soprattutto chiese e cappelle e qualsiasi edificio che avesse pianta ottagonale o la forma in proporzione della basilica del Santo Sepolcro, o addirittura solo perché riporta su qualche superficie una croce patente, impostazione approssimativa frutto soprattutto delle influenze mitologico-esoteriche massoniche del settecento ed ottocento protrattesi fino ai giorni nostri.
In realtà le cose non stanno così, e sono veramente pochi gli edifici storicamente certamente attribuibili ai Templari come edificazione e possesso (considerando che ben pochi sono sopravvissuti fino ai giorni nostri), disponendo le chiese e cappelle templari perlopiù di una semplice pianta rettangolare a navata unica con volta a botte con abside semicircolare, a volte senza, perlopiù prive di qualsiasi orpello ma a volte affrescate (soprattutto negli ultimi decenni dell’Ordine quando il rispetto delle regole originarie stava scemando), come nella chiesa di Bevignate a Perugia.
Sulle numerosissime altre asserzioni e convinzioni diffuse sull’Ordine, soprattutto in chiave esoterica, sorvolo, perché la loro trattazione richiederebbe un prolungamento eccessivo del testo. Mi soffermo solo rapidamente sulla definizione di Gran Maestro attribuita abitualmente ai comandanti supremi dell’Ordine, come risulta da molta letteratura. In realtà erano definiti semplicemente Maestri fino alla fine del XIII secolo, solo negli ultimi anni si aggiunse l’aggettivo Gran al titolo di Maestro per distinguerli dai maestri provinciali, province templari che corrispondevano generalmente ad interi regni europei.
La sede iniziale dell’ordine rimase a Gerusalemme fino al 1187 quando i mussulmani la riconquistarono, venne quindi trasferita ad Acri finché nel 1291 subì la stessa sorte, ponendo in tal modo le basi della inevitabile decadenza e degrado dell’Ordine, avendo perso la sua motivazione e giustificazione originaria, di fronte ad un evidente fallimento della sua missione primaria, seppur non certo imputabile interamente al comportamento dell’Ordine, ma ad una sequenza complessa di eventi e scelte improvvide avvenute progressivamente nel corso dei due secoli di permanenza in Medio Oriente dei Regni Crociati.
Tra le cause primarie del fallimento annovererei l’esacerbata rivalità con gli Ospitalieri, le pessime scelte strategiche effettuate da alcuni sovrani del regno di Gerusalemme e soprattutto del Maestro (Magister) Gerardo di Ridefort, un avventuriero al servizio del conte Raimondo III di Tripoli e poi di Guido di Lusignano (che divenne re di Gerusalemme) e che venne eletto Maestro dell’Ordine del Tempio nel 1187, divenendo una vera e propria calamità per l’istituzione, una conduzione disastrosa costellata di gravi errori tattici e politici determinati dalla sua ambizione.
Sia eccedendo in provocazioni contro il Saladino, che inimicandosi la setta iniziatica sciito-ismailitica degli Assassini (il termine non indicava ancora il significato attuale da essi derivato, ma significava che erano dediti al consumo di hascish o che erano seguaci di Hasan), coi quali in precedenza i Templari avevano avuto ottimi rapporti, fino a giungere alla tragica battaglia di Hattin del 1187 in cui morirono tutti i Templari e gli Ospitalieri che vi avevano partecipato.
Battaglia alla quale sopravvisse solo Gerardo di Ridefort che in cambio della vita fece consegnare al Saladino alcuni presidi templari, rivelando pubblicamente la sua indegnità al ruolo, finché concluse la sua poco lodevole vita terrena nel 1189 durante l’assedio di San Giovanni d’Acri, altra pagina nera nella storia, l’evento più disastroso dell’epoca delle crociate.
Altre cause del fallimento della missione templare in Terrasanta sono imputabili all’incomprensione e disapprovazione da parte degli Ospitalieri e dei sovrani franchi (così erano definiti in Medio Oriente tutti gli europei) e crociati, delle strategie e tattiche diplomatiche, politico-culturali, adottate frequentemente dai Templari nei confronti dei governi, tribù e sette locali, tendenti a cogliere ogni opportunità di alleanza tra opposte fazioni, approfittando delle divisioni e rivalità interne al mondo mussulmano.
Modus operandi non apprezzato da tutto il resto del mondo crociato che avversava ogni rapporto con gli infedeli e desiderava solo combatterli (con l’eccezione solo di Federico II di Svevia, che per varie ragioni purtroppo avversava i Templari), anche se in condizioni di inferiorità, e considerava alla stregua di un tradimento e di connivenza il comportamento “diplomatico” dei Templari.
L’ultima opportunità di salvare quello che restava dei regni crociati in Terrasanta era rappresentato dalla proposta templare di allearsi coi mussulmani contro la comune minaccia dell’invasione mongola, proposta che venne appoggiata solo dalle repubbliche marinare italiane (Venezia, Genova e Pisa, che con una certa alternanza collaboravano con l’Ordine) con le quali i Templari intrattenevano intensi rapporti mercantili e non solo, e venne come al solito osteggiata dagli Ospitalieri e dagli altri crociati, con il risultato che i mongoli furono comunque fermati, ma subito dopo i mussulmani approfittarono delle ancor più indebolite guarnigioni crociate per sferrare l’offensiva definitiva perdendo le ultime piazzeforti di Acri e di Atlit nel 1291.
A quel punto la gloriosa storia militare dell’ordine era pressoché finita e non rimaneva loro che amministrare con la solita accortezza le loro immense ricchezze, soprattutto immobiliari e finanziarie, che derivarono loro dalle numerose donazioni, lasciti, decime, diritti funerari (i nobili pagavano per venire sepolti in chiese e cimiteri templari), donazioni pro-anima (in cambio di preghiere), esenzioni fiscali, proventi dalle ricche ed efficienti “aziende agricole” che gestivano con accuratezza, trasporti marittimi, ecc., ma soprattutto dall’esser stati in pratica i precursori delle moderne attività bancarie, con le loro lettere di cambio, l’attività creditizia ad interesse mascherato (per non contravvenire ai divieti ecclesiastici), il deposito oneroso dei beni forniti loro in custodia e protezione da parte di ricchi mercanti, nobili ed ecclesiastici d’alto rango e persino sovrani, oltre ad altri servizi finanziari innovativi per l’epoca. Erano praticamente divenuti un’antesignana potentissima multinazionale.
Dopo aver trasferito la sede da Acri a Cipro avrebbero dovuto rimanervi, arroccarsi sull’isola, come fecero più tardi gli Ospitalieri con Rodi e poi con Malta. In tal caso avrebbero avuto alte probabilità di sopravvivere come Ordine sottraendosi ai pericoli che si stavano delineando, governando un loro piccolo feudo geograficamente ben delimitato, all’interno del Regno di Cipro governato dai Lusignano, che essendo la dinastia sotto forte influenza genovese era piuttosto favorevole ai Templari. I Templari avrebbero potuto rendere inespugnabili i loro insediamenti insulari, attingendo alle fortune di cui disponevano all’epoca, fino a subentrare nel governo dell’intera isola proteggendola contro gli assalti dei mussulmani, come fecero i loro rivali Ospitalieri nelle altre isole sopracitate, giustificando in tal modo la loro stessa esistenza, che avrebbe potuto protrarsi fino ai giorni nostri (ma si sa che la storia non si fa con i se e con i ma, altrimenti ci esercitiamo nell’ucronia).
Ma Jacques de Molay non era all’altezza di Foulques de Villaret Gran Maestro degli Ospitalieri, che ne spostò saggiamente la sede a Rodi nel 1309, il quale, consapevole di quanto stava avvenendo ai Templari e dei rischi che si correvano a rimanere passivamente in attesa degli eventi, convertì l’attività dell’Ordine da prevalentemente militare a marinara e di assistenza ai poveri ed agli ammalati, continuando in tal modo a legittimare l’esistenza dell’istituzione … De Molay era certamente orgoglioso, fiero, integerrimo, e virtuoso quanto si vuole, ma non disponeva di quelle doti politico-diplomatiche, di lungimiranza e perspicacia, che sarebbero state provvide in quell’epoca tormentata e pericolosa, doti indispensabili per consentire di traghettare l’Ordine in una nuova fase, salvando almeno il salvabile.
Che l’ordine fosse sotto grave minaccia avrebbe dovuto essere evidente a chiunque ne fosse al comando. Erano infatti forti, durante il suo magistero, le pressioni per unificare l’Ordine del Tempio con quello dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (Ospitalieri), oppure a causa della loro sopraggiunta inutilità alcuni personaggi influenti ne auspicavano addirittura lo scioglimento. Sarebbe stato opportuno prevedere il peggio e prendere adeguate contromisure.
La fine dell’Ordine, come tutti sanno, avvenne nel 1307, ma non tutti sanno che iniziò un paio di anni prima, nel 1305 quando il priore templare di Montfaucon, Esquieu de Floyran, rivolgendosi al Re d’Aragona Giacomo II mosse gravi accuse di eresia, sodomia ed idolatria nei confronti dell’Ordine affermando di poterle provare. Non venne preso sul serio dal monarca iberico ed allora il priore si rivolse al re di Francia Filippo IV detto il Bello, che covava da tempo intenzioni non certamente favorevoli nei confronti dei Templari (i motivi erano molteplici e non è questa la sede per elencarli), il quale colse al volo l’occasione mobilitando due suoi fidati consiglieri, Guglielmo di Nogaret e Guglielmo di Plainsas, con l’incarico di indagare per raccogliere le prove per accusarli e processarli.
Quindi considerando che l’inizio della pianificazione contro i Templari, che potremmo considerarla con una certa legittimazione una “congiura” ordita dal re di Francia, iniziò fin dal 1305, e l’esecuzione finale del Maestro Jacques de Molay e del Gran Precettore di Normandia Geoffrey di Charnay, avvenne il 18 marzo 1314, che come sapete furono bruciati al rogo su un isolotto della Senna di fronte ai giardini del Louvre, significa pertanto che l’eliminazione completa dell’Ordine richiese circa nove anni. Fu quindi un procedimento assai difficoltoso e complesso con molte opposizioni ed esitazioni, sospensioni e diversificazioni secondo il contesto politico e geografico, in un continuo tergiversare e palleggio di responsabilità tra la chiesa ed il sovrano.
La persecuzione dei Templari avvenne con successo solo in Francia, dove venne imbastito un vero e proprio processo politico, il primo documentato della storia medievale, seguito da ben pochi altri paesi europei e solo dopo che si estorsero con la tortura le prime confessioni di alcuni alti dignitari e soprattutto dopo che una sessantina di “scellerati e traditori”, introdotti ed accettati da poco nell’Ordine e con precedenti non propriamente edificanti (oggi diremmo con la “fedina penale sporca”), furono disposti a confermare le infamanti accuse, recitando il copione ricevuto dagli accusatori. Erano tutti di basso profilo culturale e probabilmente erano stati anche vittime di burle tipiche del nonnismo, e paradossalmente possono aver scambiato per rituali dissacratori quelle che erano iniziazioni burlesche tipiche delle istituzioni gerarchiche autonome e comunitarie.
Alcuni paesi addirittura accolsero e protessero i Templari fuggitivi o già insediatisi, creando nuovi Ordini ad hoc o inserendoli in Ordini già esistenti, come il Portogallo e la Scozia. In altri come il regno d’Aragona o a Cipro i Templari si rinchiusero nei loro castelli e fortezze e nessuno si sognò minimamente di tentare di minacciarli, essendo in questi luoghi ben organizzati militarmente e logisticamente.
In ogni caso l’esito non fu propriamente quello che Filippo il Bello auspicava, anzi potremmo definirla quasi un’operazione fallimentare per lui, essendo in molti ad aver approfittato della caduta in disgrazia dell’Ordine per appropriarsi dei suoi numerosissimi beni materiali, in particolare immobiliari, fagocitati in particolare dall’ordine degli Ospitalieri (Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme, poi divenuti Cavalieri di Rodi e di Malta), dalle varie istituzioni ecclesiastiche e dai numerosi regni europei, mentre di molti beni mobili non si seppe più nulla in quanto probabilmente i Templari fecero in tempo a spostarli mettendoli in salvo dall’avidità degli avversari e persecutori.
La data effettiva che diede inizio alla dissoluzione dell’ordine, ormai divenuta famosa è il 13 ottobre 1307 (da allora il numero 13 nella superstizione popolare venne considerato sfortunato) quando per ordine del re di Francia venne eseguito quello che si potrebbe definire il primo arresto collettivo, rastrellamento o blitz poliziesco della storia, quando i soldati francesi irruppero in tutte le Precettorie e Mansioni francesi per arrestare i Templari e confiscare i loro beni.
Dal punto di vista formale con la Bolla Papale “Vox in excelso” del 22 marzo 1312 l’Ordine venne sciolto per decisione apostolica ma senza specificare alcuna condanna, senza cioè che vi fosse un riconoscimento di colpevolezza. e con la successiva bolla “Ad providam Christi Vicarii” del 2 maggio dello stesso anno si trasferirono i beni dell’Ordine agli Ospitalieri, che li incamerarono solo in parte, per i motivi già sopra esposti.
Il fenomeno socioculturale ma soprattutto mediatico che ruota attorno ai “Templari” ha ormai assunto dimensioni e complessità tali da divenire persino difficile da delimitare e approcciare seriamente: dal neotemplarismo mistico, religioso, truffaldino e cialtronesco, alla cinematografia, ai romanzi, all’elucubrazione fantasiosa di molti autori improvvisati, ecc., è talmente degenerato che ha indotto molti storici seri e qualificati, non solo a prendere le distanze da questo fenomeno di costume e di business, ma addirittura li ha indotti a crisi di rigetto, li ha resi prevenuti e li ha allontanati dallo studio della materia stessa, cioè dei Templari, nonostante abbiano influito, in modi non ancora completamente chiariti e compresi con consapevolezza, come nessun altra organizzazione nella Storia del Medioevo e dell’umanità in generale.
Fortunatamente lo stesso fenomeno ha indotto anche molti studiosi qualificati ad approfondire gli studi sull’Ordine producendo testi di valore ed eloquenti, fondati su ricerche mirate, scavi archeologici locali, e su nuovi documenti storici emersi negli ultimi anni, chiarendo molti aspetti che in precedenza erano ignoti, sfumati, incongrui e contraddittori.
Tali studi hanno consentito ad esempio di dissolvere le numerose leggende e dicerie sorte sui favolosi tesori dei Templari, di cui storicamente non vi è traccia, ne dell’esistenza e meno che mai di dove sarebbero stati nascosti e custoditi, così come della famosa presunta maledizione lanciata dall’ultimo Maestro Jacques de Molay mentre moriva sul rogo, e che in effetti fu suffragata dalla morte nei mesi successivi dei due protagonisti principali della loro sorte, il re Francia Filippo il Bello ed il Papa Clemente V, ma del cui pronunciamento non si ha alcuna documentazione.
A differenza di quanto si riteneva fino a poco tempo fa, il templarismo non è sorto solo in epoca napoleonica e quindi ottocentesca, ma ha origini precedenti, risalendo addirittura allo stesso secolo della loro persecuzione ed in quelli appena successivi, ad opera soprattutto di Heinrich Cornelius Agrippa di Nettesheim, alchimista, esoterista, astrologo e filosofo, che fu uno degli autori ermetici di maggior influenza nel ‘500 ed in parte anche se involontariamente e sorprendentemente dallo stesso Giordano Bruno nella seconda metà dello stesso secolo. Entrambi gli autori in alcune loro opere diedero lo spunto per le successive elaborazioni ermetiche e cabalistiche che sfociarono nel successivo pensiero dei Rosacroce, dell’Illuminismo e nella Massoneria.
Alcune di queste elaborazioni furono sostenute all’inizio del ‘700 dal duca Filippo d’Orleans, che poi divenne reggente di Francia, che indisse addirittura un’assemblea dei Templari a Versailles ricostituendone l’Ordine in funzione di una rinascita valoriale dell’aristocrazia francese, in termini di prestigio e reputazione. Queste iniziative ispirarono la nascita delle prime logge massoniche, favorite dalla fervida fantasia manipolatoria di un certo Andrew Michael Ramsey, scrittore scozzese di lingua francese intendente del principe di Turenne, che nel 1736 inventò un collegamento culturale e pseudostorico tra la massoneria e l’antico Tempio di Gerusalemme i cui segreti sarebbero stati tramandati dai cavalieri Templari che si erano appunto insediati sui luoghi gerosolimitani custodi di tali “misteri e tesori”. Era così sorto il “templarismo” combinandosi con gli aspetti misterici ed iniziatici dell’Illuminismo creando un cristianesimo rinnovato ed esoterico, intimistico e sapienziale.
Napoleone Bonaparte si limitò ad incoraggiare alcune di queste istanze, sia templaristiche che massoniche, in alcuni casi fusesi in un templarismo massonico, in quanto l’Imperatore dei Francesi coglieva in esse l’opportunità di favorire la nascente aristocrazia da lui stesso blasonata, assoggettandola simbolicamente tramite suggestive cerimonie, rituali, scenografie, ecc., idonee a crescerne il prestigio e l’influenza sociale. Iniziarono anche a prodursi e circolare falsi documenti storici che avvallavano l’idea di una continuità storica dell’Ordine del Tempio, che si sarebbe protratta segretamente dopo la morte dell’ultimo Maestro Jacques de Molay.
Esattamente come è avvenuto più recentemente nella seconda metà del XX secolo e l’inizio del XXI con il “neotemplarismo”, anche nell’800 si assistette ad innumerevoli liti e scissioni, falsificazioni ed imposture nella costellazione templaristica, frantumandosi in molteplici organizzazioni rivali se non addirittura ostili tra loro. Col passare del tempo furono molti i personaggi che diedero il loro contributo al templarismo ed al neotemplarismo (definirei in tal modo solo il fenomeno socioculturale sorto nella seconda metà del XX secolo), tra i quali Aleister Crowley, esoterista ed astrologo considerato il padre fondatore del moderno occultismo ed ispiratore del satanismo.
Ai giorni nostri si assiste ad una proliferazione di associazioni autoreferenziali e dalle gerarchie altisonanti e fittizie, onorificenze ed autoinvestiture, celebrazioni e rituali neotemplari, rievocazioni storiche in costume, siti turistici riscoperti con vocazione templare, riproposizioni neotemplari fantasiose ma spesso anche patetiche, convegni e conferenze indetti da presunti moderni templari e pseudo-esperti, pubblicazione di libercoli dai contenuti più stravaganti con voli pindarici e correlazioni forzate, ecc.. Una moda che perdura ormai da alcuni decenni foraggiata da approcci superficiali all’argomento ed in alcuni casi indurrebbe a sospettare anche un abuso di allucinogeni, segno ineludibile dei nostri tempi in cui prevale il disimpegno sociale e l’improvvisazione entusiastica spacciata per professionalità.
Studiare è faticoso ed essere seri ed obiettivi lo è ancor di più, richiedendo un’intera vita di studi ininterrotti, una sorta di formazione permanente.
Concludo con una riflessione elaborata dall’esperienza personale, che mi ha indotto a domandarmi quali motivazioni sottintendono ad ogni iniziativa:
di solito chi sa tace o parla poco, rivolgendosi esclusivamente a coloro che si dimostrano interessati …
chi ha ben poco o nulla da dire parla molto, con consumata affabulazione, alla ricerca di ammirazione …

ICONOGRAFIA:
Gli stati crociati nel 1135.
Baussant templare
Filippo IV il Bello
Papa Clemento V
Bernardo di Chiaravalle
Jacques de Molay
Saladino
Raffigurazione immaginaria di Foulques de Villaret
Agrippa di Nettesheim
Philippe d’Orléans
Napoleone Bonaparte
Una delle innumerevoli cerimonie neotemplari che si svolgono nelle chiese italiane

Claudio+Martinotti+Doria+con+Ola+in+bibliotecaClaudio Martinotti Doria è un creativo specializzato in progetti turistico culturali e sociali, fin dall’adolescenza impegnato nel volontariato, dispone di una sensibilità umana ed una formazione piuttosto ecclettica che lo hanno indotto ad occuparsi soprattutto di scienze umane e di frontiera applicate alla vita quotidiana, per motivare e sostenere le persone, soprattutto in difficoltà, per aiutarle tramite l’arte maieutica a riscoprire le proprie radici e le vere cause del proprio malessere, per recuperare le energie latenti e reindirizzare le potenzialità verso nuovi orientamenti e traguardi vitali, al di fuori del giogo del condizionamento massivo cui tutti siamo sottoposti, ordito da un sistema aberrante che alimenta le paure per soggiogare e sottomettere la popolazione ad un consumismo ossessivo ed autodistruttivo. Una trappola, una sorta di matrix che si fonda principalmente sulla manipolazione finanziaria delle leggi economiche ed etiche naturali e sulla gestione monopolistica del denaro disonesto (di carta). Solo la consapevolezza di essere intrappolati ed ingannati potrà consentire di ricercare la verità e la libertà.
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