Concorso Italia Medievale 2004 - Immagine 19 - Caorle: Duomo e Campanile

Il Duomo e il Campanile di Caorle
Soprannominata la perla dell'Adriatico, Caorle deve molto della sua fama allo stupendo campanile circolare del XII secolo che, insieme all'antico duomo, testimonia un momento di splendore della città marinara. Recenti scoperte archeologiche stanno contribuendo a riscrivere le prime pagine della sua storia, che potrebbe risalire addirittura ad insediamenti protostorici dell'età del bronzo (1500 a.C.). Sede vescovile dal 579 d.C., la cittadina vede nascere la sua cattedrale nel 1038. Nel 1070 sono quasi ultimati i lavori di costruzione del campanile circolare. Nel XII secolo, secondo i cronisti dell'epoca, Caorle diviene sempre più "grande de zente et de possanza", oltre che scalo sicuro per le navi della Serenissima. Nel 1147 muore a Caorle il doge Pietro Polani(1130-1147). A questa data, il campanile si erge ormai in tutta la sua bellezza e si distingue dai pochissimi campanili cilindrici anche per la sua originale cuspide conica.
Alto 48 metri con un diametro di 6,5, è distaccato dalla chiesa di circa 5 metri e presenta una leggera pendenza verso di essa. E' costruito prevalentemente con latterizio, ad eccezione della base, dove sono stai utilizzati grossi blocchi irregolari di pietra d'Istria. Ogii nel duomo sono conservati ed esposti preziosi gioielli di varie epoche tra cui una Pala d'Oro del XIII/XIV secolo, sei tavole del XIV secolo attribuite alla scuola di Paolo Veneziano, un'Ara romana del I secolo a.C., svariati affreschi e stemmi dei vescovi. Accanto alla cattedrale sorge il Museo Liturgico, ricavato nell'antica cappella privata dei vescovi a cui si accede dai giardini della canonica, che conserva paramenti sacre e reliquie antiche, tra i quali il cranio di Santo Stefano Protomartire, reliquiari bizantini del 1200, candelabri, pissidi, ostensori, calici e croci processionali.
Giovedì Grasso a Caorle: una tradizione antica
Un'avvenimento sorprendente e non del tutto leggendario vede Caorle protagonista proprio nel cuore del XII secolo. E' l'anno 1162. Le secolari guerre tra il patriarca di Aquileia, devoto all'imperatore, e quello di Grado, devoto alla Serenissima, costrinsero la flotta veneziana e tutti gli uomini delle isole a fornire aiuto alla consorella Grado, assalita dai Padovani e dalle forze imperiali come ritorsione per l'adesione di Venezia alla Lega Lombarda. I Trevigiani, alleati del duca di Carinzia e del patriarca di Aquileia, sapendo che i Caorlotti erano impegnati a Grado, tentarono l'assedio a Caorle, pensandola priva di difese.
Le donne, rimaste sole, non si persero d'animo e, vestiti i panni maschili e armatesi di tutto punto, assalirono gli aggressori mettendoli in fuga. Al ritorno da Grado, dove insieme ai Veneziani avevano sconfittpo e catturato il patriarca di Aquileia con 12 canonici e alcuni signorotti suoi alleati, i Caorlotti informarono il doge di quanto era accaduto in città durante la loro assenza e portarono a Venezia i prigionieri, catturati dalle loro donne. Essi riscattarono le proprie vite promettendo di conferire ogni anno per duecento anni, ogni giovedì di Carnevale, un toro robusto e dodici grassi porci e pani. Nacque così la tradizione del Giovedì Grasso che accompagna ancora oggi le moderne feste carnascialesche.
2004 © by Associazione Culturale Italia Medievale