Abbazia di Chiaravalle
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| All'inizio del 1135, o forse già alla fine del 1134, giunge a Milano un gruppetto di Cistercensi provenienti da Clairvaux. Sono ospitati dai benedettini di S.Ambrogio. I tempi sono difficili: Milano parteggia per l'antipapa Anacleto II (? - 25 gennaio 1138) e per l'imperatore Corrado III, contro Innocenzo II (1130-1143) schierato con Lotario III. Tutte le città vicine le fanno guerra perchè alleate della parte avversa. Anima dello scisma è l'Arcivescovo Anselmo della Pusterla. Desiderosi di quiete, i milanesi lo depongono, poi non sanno che fare. Il 30 maggio 1135, Innocenzo II bandisce un Concilio a Pisa. Bernardo convince tutti, anche i maggiorenti del clero di Milano che giurano fedeltà e rientrano facendosi accompagnare da Bernardo. La città vorrebbe nominarlo vescovo poiché la sede è ancora vacante, ma Bernardo garbatamente rifiuta. Poi si reca ad inaugurare fuori Porta Romana, la prima modesta residenza costruita dai pionieri inviati qualche mese prima. Nasce così ufficialmente il 22 luglio 1135, l'abbazia di Chiaravalle, ma della chiesa primitiva nulla è rimasto. Intorno al 1150-60 viene iniziata, da est verso ovest, la costruzione dell'attuale chiesa. Nel 1196 vengono consacrati alcuni altari e, infine, il 2 maggio 1221, l'arcivescovo Enrico Settala consacra la chiesa ultimata. Anche Chiaravalle ha subito, come tutte le istituzioni religiose, la spoliazione seguita all'espropriazione dei beni da parte della Repubblica Cisalpina nel 1798, ma in più ha dovuto sopportare la distruzione totale del chiostro grande bramantesco nel 1861, per la costruzione della ferrovia Milano-Pavia-Genova che ancora oggi le corre a pochi metri di distanza. Tra il 1894 e il 1898, l'Ufficio Regionale per la Conservazione dei Monumenti riscattò l'edificio dai privati che lo abitavano e ne avevano fatto scempio ed iniziò un restauro generale del monastero, avendo particolare cura della statica. Il 1 marzo 1952, per interessamento del Cardinale Schuster, tornarono a Chiaravalle i monaci Cistercensi. La facciata della chiesa è a forma tradizionale a capanna con doppio spiovente lineare; cornice sorretta da archetti pensili a tutto sesto in cotto non incrociati e con fregi a denti di sega. Il portale duecentesco d'ingresso alla chiesa è caratterizzato dalla forte strombatura ornata con esili cordoni e piccoli capitelli di stile francese. I battenti in legno, forse del XIV secolo, portano nei riquadri quattro Santi scolpiti a marcato rilievo. La pianta interna è a croce latina con tre navate, ma nonostante la semplicità e la razionalità del piano, le maestranze si dimostrano incerte, un po' rozze nell'esecuzione, e non precise nelle misure. Si ha davvero la sensazione di trovarsi di fronte ad un'opera prima. In fondo, a che stile appartiene questa Chiesa? Non certo ad uno stile puro. Non è più romanica né tardo-romanica e non è ancora gotica, perciò essa è importante oggetto di studio per gli storici dell'architettura, ulteriore motivo del suo grande fascino per tutti. |
| Diversi gioielli d'arte sono visibili tra le sue mura, dagli affreschi dei Fiamminghi eseguiti tra la fine del '500 e i primi del '600 al coro intagliato da Carlo Garavaglia nel 1645; dalla cinquecentesca "Madonna della buona notte" di Bernardino Luini all'altare maggiore barocco del 1689; dalle tele seicentesche conservate nella sacrestia ai resti dell'affresco duecentesco raffigurante Guglielmo I da Riziolo, arcivescovo di Milano dal 14 ottobre 1230 al 27 marzo 1241. La nostra visita termina con la meravigliosa torre. Non si conosce la data precisa della sua costruzione che gli studiosi fanno risalire agi anni 1329-40. Dall'intreccio del transetto sale il robusto tiburio ottagonale che delimita e rinserra all'interno la cupola. Su di esso si eleva la torre vera e propria in due zone digradanti, pure ottagonali e di diversa altezza. Da una corona balaustrata si lancia verso il cielo la cuspide conica che raggiunge un altezza totale dal suolo di 56,28 metri, croce compresa. Bifore, trifore e quadrifore formate da 80 colonnine bianche di marmo di Candoglia impaginano le piccole pareti della torre creando un vero intarsio cromatico, con il tocco di raffinatezza finale costituito da un giro di monofore in cotto. |
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A lato: pianta della torre di Chiaravalle
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Pianta tipica di un'abbazia cistercense
1. a) chiesa
2. b) sagrestia
3. c) armarium
4. d) sala del capitolo
5. e) scala del dormitorio
6. f) auditorium
7. g) sala dei monaci
8. h) calefactorium
9. i) refettorio
10. j) cucina
11. k) refettorio dei conversi
12. l) passaggio
13. m) dispensarium
14. n) passaggio dei conversi
15. o) nartece
16. p) chiostro del mandatum
17. q) lavabo |
1. presbiterio
2. porta dei monaci
3. scala del dormitorio
4. porta dei coristi
5. coro dei monaci
6. banchi degli infermi
7. pulpito
8. coro dei conversi
9. porta dei conversi
10. pulpito per il lettore di messa
11. passavivande
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Evoluzione della pianta nelle chiese cistercensi:
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(dall'alto a sinistra):
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1. Clairvaux I
2. Clairvaux II
3. Clairvaux III
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4. Le Thoronet
5. Sémaque
6. Silvacarne |
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