Il Duomo e il battistero di Cremona
Il duomo è un complesso romanico con elementi gotici, rinascimentali e barocchi. Luogo di questa convivenza stilistica è la facciata principale dove è collocato il fregio marmoreo con i 'lavori agricoli" di scuola antelamica. L'interno, a tre navate, è impreziosito da ricche decorazioni. I lavori di edificazione della cattedrale iniziarono nel 1107, secondo quanto afferma la pietra di fondazione conservata nella sacrestia dei canonici; rovinata nel disastroso terremoto del 1117; ricostruita a partire dal 1129, quando tra le macerie del tempio sono ritrovate le reliquie di Sant'Imerio già prima onorevolmente custodite nella chiesa stessa, sarà terminata solamente tra il 1160 e 1170.
Il Battistero, iniziato nel 1167, riprende la tipica pianta ottagonale, richiamo simbolico al numero otto, all'ottavo giorno della risurrezione e quindi, per estensione, del Battesimo: una connessione tra teologia ed architettura suggerita in un carme di S. Ambrogio e legata poi al rito ambrosiano. All'esterno, le parti dell'edificio costruito negli anni successivi al 1167 sono leggibili nei lati che presentano l'apparecchiatura muraria in cotto: pareti lisce sulla cui superficie si aprono piccole bifore o monofore, definite da contrafforti a spigolo acuto, in tre casi scandite attraverso due sottili lesene semicircolari culminanti con piccoli capitelli cubici scantonati e concluse da un fregio di archetti pensili.
A partire dal 1553 il Battistero fu interessato da interventi di adattamento e modifica che tuttavia s'inserirono con intelligente discrezione nell'originaria struttura medievale. Essi riguardarono il rivestimento marmoreo (1553-1558) delle due fronti nord e nord-est, in linea con la riforma rinascimentale della facciata della Cattedrale alla fine del XV secolo, la parte terminale, caratterizzata dalla loggia con pilastrini e da una fascia in cotto ornata da doppi oculi "post-bramanteschi" per ogni lato; infine compresero la costruzione di una nuova copertura che duplicava l'originaria medievale, ma elevando e separando il tetto ligneo, ricoperto di lastre di rame all'esterno, dall'estradosso della volta.
Le diverse opere intraprese vedono protagonisti i "magistri" Gabriele Dattaro, Francesco Dattaro e Sebastiano Nani a cui viene affidato dai massari della Fabbrica della Cattedrale il rinnovamento del pavimento, concluso alla fine del 1561. Tra l'altro, all'interno dell'edificio, già dal 1531 Lorenzo Trotti aveva terminato il complesso del nuovo fonte battesimale, ancor oggi visibile. La "reinterpretazione" rinascimentale e manieristica dei connotati medievali coinvolge anche l'attuale ingresso, arricchito nel 1588 dal protiro di tipologia romanica, con volta a botte e colonne poggianti su leoni, realizzato da Angelo Nani, coadiuvato da Pietro Capra. L'interno del Battistero meglio testimonia la compagine architettonica medievale: pur conservando indubbi requisiti "romanici", essa presenta precorrimenti "gotici", evidenti già nella predilezione per nitide e spoglie cortine murarie. In questo senso il monumento cremonese esprime in modo esemplare l'autentico apporto dell'architettura gotica lombarda, in ordine al procedimento di cromatica smaterializzazione della parete che diventa schermo duttile e sottile.
In questo contesto si segnala la coerenza di un sistema basato su due diversi, ma coordinati, gusci murari interamente separati da una cassa di compensazione; congegno che prepara l'impostazione della cupola a otto spicchi e si conclude nella struttura a fornici impiegata nell'intervallo tra la cupola stessa e l'estradosso piramidale. Un sistema di copertura che porta a compimento aspetti tecnici e formali ampiamente esemplificati in Lombardia (tra l'altro, il tiburio di S.Michele a Pavia) almeno dal principio dell'XI secolo.
Offre poi più di uno spunto, l'analisi delle misure fondamentali e dei moduli che guidano i rapporti tra base ed alzato: le misure dell'ottagono, come il lato ed il raggio della circonferenza relativa, risultano riadoperate per le altezze dei singoli ordini; la dimensione del quadrato che include l'ottagono equivale al colmo dei prospetti esterni.
Sembra quindi riscontrabile nel progetto e nei passaggi strutturali maturati nel Battistero cremonese,la partecipazione alla poetica cistercense nel suo carattere più squisitamente e rigorosamente formale, in rapporto ai tracciati in pianta ed alzato che realizzano figure geometriche regolari. Aspetto che é ulteriormente confermato da elementi di dettaglio decorativo relativi alla forma dei capitelli aniconici, a foglie polilobate, analoghi a quelli delle chiese cittadine di S. Michele e S. Lorenzo; nel caso poi dei capitelli al culmine delle colonnine nelle bifore delle gallerie, si ritrova una forma interamente determinata da quattro foglie che avvolgono la campana, salendo fin sotto un abaco rettilineo, costante della scultura architettonica cistercense, a partire dal prototipo dell'abbazia di Fontenay (1137-1147).
Tra gli arredi dell'interno, sulla parete sud è collocato l'altare di S.Giovanni, decorato da un crocifisso già datato al sec. XVI, ma recentemente riferito al 1300; alle sue spalle, un affresco ammalorato con la Maddalena e le pie donne ai piedi di Gesù in croce e, tra le nubi, Dio creatore, variamente attribuito a pittori operanti a Cremona tra la fine del XVII e la prima metà del XVIII (R. De Longe, A. Massarotti, F. Boccaccino). La ricca ancona lignea barocca e la statua della Beata Vergine Addolorata dell'altare sul lato est, hanno richiamato lo stile di Giacomo Bertesi; vanno ancora segnalate due statue lignee, S. Filippo Neri e S. Giovanni Battista, nonché la cantoria barocca, attribuite a Giuseppe Chiari , allievo del Bertesi.
Nell'edificio sono stati collocati i frammenti musivi del cortiletto del Torrazzo, databili alla seconda metà del IV secolo: essi si distinguono per l'eleganza del disegno compositivo, caratterizzato da una serie di ottagoni collegati ad alcuni quadrati da una treccia a due nastri e arricchito da motivi decorativi, tra cui foglie d'edera nere, fiori in boccio rosa, pelte fogliate e nodi di Salomone. Costituivano complementi decorativi originari del Battistero i due picchiotti in bronzo con protomi leonine degli inizi del XII secolo (ora in Palazzo Vescovile), inseribili nell'ambito della produzione in metallo italo-settentrionale cui non sono estranei riferimenti formali alla tradizione mosana.
Allo stesso titolo, la statua originaria dell'arcangelo Gabriele, già sulla sommità del Battistero ed ora sostituita da una copia, è opera in bronzo, probabilmente di maestro lombardo, databile tra XII e XIII secolo. All'esterno, al di sopra di uno dei due speroni smussati, è poi immorsata una pregevole testa, ormai molto consunta, riconducibile all'ambito wiligelmico o nicolesco.