Concorso Italia Medievale 2004 - Immagine 22 - Empoli: la Collegiata di Sant'Andrea

La Collegiata di Empoli
Empoli appare nei documenti fin dal sec. VIII come castello, ma la città si andò formando dopo il 1119 intorno alla pieve di Sant’Andrea. Il centro è tuttora costituito da piazza Farinata degli Uberti su cui si affacciano i più importanti edifici storici della città: il Palazzo Ghibellino, sede del Museo di Paleontologia e dell’Archivio Storico, e il Palazzo Pretorio, già sede del Comune. Ma l’edificio di gran lunga più degno di nota, sia per antichità che per importanza, è la Collegiata di Sant’Andrea, la cui costruzione risale al 1093. La facciata a marmi bicromi segna il limite occidentale della diffusione sul territorio dell’aristocratico linguaggio architettonico del romanico fiorentino.

Tra le chiese di Empoli, la Collegiata emerge per antichità e importanza e da essa proviene il nucleo più cospicuo delle opere che formano attualmente la raccolta dell'attiguo Museo. Anche se le notizie più antiche sulla Collegiata risalgono ad un documento del 780, la costruzione della chiesa attuale deve risalire al 1093, data iscritta sulla trabeazione della facciata. Quest'ultima, aggiunta probabilmente a conclusione della costruzione dell'edificio, non prima della metà del XII secolo, è l'unico esempio di "esportazione" sul territorio dell'aristocratico linguaggio architettonico del romanico fiorentino.

Sia la facciata che l'interno della chiesa hanno subìto, al pari della facciata, profonde modifiche nel corso dei secoli. La trasformazione più radicale - che ha conferito alla chiesa l'aspetto attuale - fu operata nel Settecento dall'architetto Ruggeri che sopraelevò l'interno, sopprimendo la partizione in tre navate. Fra il 1802 e il 1803 fu invece modificato sostanzialmente l'originario prospetto a salienti, che divenne a capanna con l'aggiunta di due ali marmoree sopra gli spioventi, con il conseguente sollevamento e ampliamento del timpano. La Collegiata conserva al suo interno opere d'arte notevoli fra cui si segnala, sull'altar maggiore (1785) di Zanobi del Rosso, il trittico di Lorenzo di Bicci raffigurante La Madonna in trono fra i Santi Martino, Andrea, Agata e Giovanni Battista. Attualmente ha funzione di sagrestia la Cappella di San Lorenzo, già prima sede del Museo, dove erano raccolte le sculture e le robbiane all'epoca dell'ordinamento Carocci. La Collegiata possiede inoltre un cospicuo nucleo di oggetti liturgici (calici, croci, reliquiari, paramenti), databili fra il XVI e il XIX secolo. Si segnalano infine dieci importanti codici miniati dei secoli XIII, XIV, XV e XVI che, dopo un soggiorno fiorentino durato quasi mezzo secolo, si sono ricongiunti al resto del patrimonio del quale fanno parte nel maggio del 1993.

Nelle immagini (dall'alto in basso)
1. Facciata della Collegiata di Sant'Andrea
2. Veduta della paizza e della collegiata dall'alto
3. Francesco Bottici e Antonio Rossellino Tabernacolo di San Sebastiano Museo della Collegiata (particolare)
Il Museo della Collegiata di Empoli, uno dei più antichi musei ecclesiastici, nacque sullo sfondo dei moti risorgimentali tesi a realizzare l'unità d'Italia. Nel 1859 fu concessa la prima elargizione di Lit 5040 all'Opera di Sant'Andrea dal Governo Provvisorio Toscano, il cui ministro degli Affari Esteri era l'empolese Vincenzo Salvagnoli. La prima sede del Museo, già realizzato nell'anno successivo, fu la Cappella di San Lorenzo, attigua alla chiesa. Le opere catalogate erano in numero di cinquantaquattro, provenienti dalla Collegiata, da chiese soppresse e da donazioni di privati. Alla fine degli anni Ottanta dell'Ottocento il pittore Vincenzo Lami riuscì ad acquisire un altro ambiente per la sistemazione delle opere d'arte la cui esposizione fu aperta al pubblico. Ordinatore della raccolta, nella sua prima sistemazione scientifica, fu l'ispettore della Soprintendenza Guido Carocci che dispose i dipinti in ordine cronologico, creando una sezione speciale per le sculture e terrecotte, con un'ampia vetrina per i codici miniati. L'incremento delle opere alla fine degli anni Trenta del nostro secolo suggerì il trasferimento delle raccolte negli ambienti della Propositura, affidando a Piero Sampaolesi il nuovo progetto museale. La guerra non solo interruppe tale realizzazione, ma provocò danni ingenti alla Collegiata e ad alcune opere. Nel dopoguerra l'opera di ricostruzione fu intensa. Nel 1956 si riaprì il Museo, strutturato da Guido Morozzi e ordinato da Umberto Baldini. Tale allestimento era ispirato a criteri di godibilità estetica, evidenziando i valori artistici delle opere esposte. Nello stesso periodo la raccolta del Museo venne incrementata con l'ingresso di alcuni capolavori come i due Santi del Pontormo e l'Annunciazione di Bernardo Rossellino. Al 1990 risale infine l'ultimo ordinamento del Museo, a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Firenze. Oltre ad eliminare gli stress climatici che nuocevano alle opere d'arte, lasciando inalterata la struttura architettonica del Museo, tale allestimento ha inteso rispettare il nucleo storico della collezione ricollocando nelle sedi originarie opere pervenute più di recente come i Santi del Pontormo e i capolavori della chiesa di Santo Stefano degli Agostiniani. Le opere sono sistemate secondo un ordinamento didattico-scientifico. Dal suggestivo Battistero, dove sono riuniti tutti gli affreschi custoditi nel Museo (tra i quali il capolavoro di Masolino raffigurante il Cristo in pietà) e per cui fu scolpito anche l'imponente fonte battesimale attribuito a Bernardo Rossellino, si passa nella seconda sala destinata alle sculture. La Pinacoteca è allestita al piano superiore, dove i dipinti sono disposti cronologicamente. La terza sala riunisce le opere più antiche, dal polittico dell'anonimo artista pistoiese denominato Maestro del 1336 agli interessanti prodotti delle botteghe fiorentine, operose tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Nella quarta sala sono esposte le opere già pienamente quattrocentesche, con autentici capolavori come i due trittici di Lorenzo Monaco e la piccola Maestà di Filippo Lippi. Nella quinta sala, accanto al Tabernacolo di San Sebastiano di Francesco Botticini e Antonio Rossellino, sono riunite tutte le opere dei Botticini, la cui bottega fu attiva fino ai primi decenni del Cinquecento. Nel salone, dominato dal Tabernacolo del Sacramento di Francesco e Raffaello Botticini, seguono infine le altre opere tardoquattrocentesche, cinquecentesche e quelle già seicentesche. Il percorso del Museo si conclude nella parte superiore del chiostro dove sono esposte alcune robbiane già sistemate nell'allestimento del 1956.
2004 © by Associazione Culturale Italia Medievale