La Basilica di S. Piero a Grado
L'attuale struttura, risalente ai secolo X-XII è solo l'ultimo capitolo di un romanzo iniziato un millennio prima e, fino a circa settant'anni fa, del tutto sconosciuto se non nel suo epilogo. Un primo nucleo architettonuco sembra risalire addirittura al periodo compreso tra il I e il III secolo d.C.. Una seconda fase costruttiva si fa risalire al IV secolo, mentre nei secoli VIII-IX si costruì una seconda basilica triabsidata e il X secolo segnò la nascita della basilica così come sostanzialmente la vediamo oggi. Tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, per cause non ancora precisate, la chiesa fu accorciata quasi per un quarto della sua lunghezza: furono abbattuti i primi quattro archi e la facciata e l'edificio fu chiuso da un'abside priva di finestre e di altare in corrispondenza della navata centrale. In conseguenza di ciò, venne aperto un ampio portale sul lato nord della basilica.
Al suo interno, il patrimonio d'arte e cultura è ricchissimo. Dalle 24 colonne, tutte differenti tra loro per altezza, ai capitelli in gran parte provenienti da materiali di spoglio; dagli altari in tufo delle colline livornesi alla loggetta cinquecentesca dell'abside occidentale, dagli arredi ai cicli di affreschi del XII e XIII secolo, tutto testimonia un passato di prestigio e potenza. Una menzione particolare, infine, meritano i bacini ceramici che decoravano le murature esterne dell'edificio in numero di 222. Oggi ne restano solo 63, conservati nel Museo Nazionale di S.Matteo in Pisa, mentre dal 1976 il loro posto sulle murature della basilica è stato occupato da copie fedeli. Dell'antico campanile, distrutto nel 1994 dai nazisti, possediamo molte stampe e fotografie e oggi possiamo ammirare la ricostruzione del suo basamento.
Gli affreschi
E' possibile ipotizzare che nel sec. XIV tutta la basilica fosse ricoperta i affreschi; tracce, probabilmente dei sec. XII e XIII, è possibile rinvenire nella navata sinistra, sul pilastro destro, nelle absidi laterali: purtroppo l'inesorabile scorrere del tempo e le notevoli trasformazioni che la chiesa ha subito nel corso dei secoli ci hanno fatto perdere un patrimonio culturale di grande valore. Non altrettanto possiamo fortunatamente dire dell'imponente complesso di affreschi che decorano la navata centrale, il cui ultimo restauro fu effettuato dal lucchese Lorenzetti nel 1958/59. Questo complesso, tutt'oggi di grande effetto, è stato attribuito a Deodato Orlandi, pittore lucchese, discepolo di Bonaventura Berlinghieri, che lo avrebbe eseguito, su commissione di Benedetto Caetani, preposto della chiesa, tra il 1300 e il 1312. Gli affreschi sono divisi in tre ordini sovrapposti: il primo ordine, immediatamente al di sopra degli archi, è costituito da una serie di ritratti pontifici; nel secondo sono raffigurate in trenta riquadri le storie della vita dei santi Pietro e Paolo; nel terzo ordine si può notare un motivo ornamentale a finte finestre, alcune aperte, altre chiuse o semichiuse, dalle quali si affacciano figure angeliche in svariati atteggiamenti.
Il collonato
Estremamente vario ed eterogeneo si presenta il doppio colonnato della basilica che conta oggi 24 colonne, 12 per lato. Esse sono tutte diverse le une dalle altre per altezza (compensata da basamenti talvolta lavorati), materiale, luogo di origine. Probabilmente provengono in parte da monumenti classici pisani, ma soprattutto sono frutto di quel commercio di elementi architettonici di cui Pisa fu un centro molto attivo.
|
|
|
Le tre absidi orientali
|
|
|
|
Secondo ordine: XXIII riquadro. Morte di Nerone
|
|
|
| a sinistra: Ceramica di produzione maiorchina, inizio sec. XI - a destra: Ceramica di produzione siciliana, inizio sec. XI |
|
I bacini ceramici
|
| Una menzione particolare meritano i bacini ceramici che decoravano le pareti esterne della basilica e che raggiungevano il numero di 222, anche se oggi ne restano soltanto 63, conservati nel Museo Nazionale di San Matteo in Pisa, e sostituiti dal 1976 con copie. I documentati studi di Graziella Berti e Liana Tongiorgi sui bacini ceramici delle chiese pisane, ripresi recentemente da Antonella Del Chiaro per ciò che riguarda specificatamente San Piero a Grado, ci consentono di affermare con sufficiente certezza che, a partire dal sec. XI, si diffuse in Italia, e specialmente a Pisa, l'uso di decorare le murature esterne degli edifici di culto con bacini ceramici di produzione araba. |
|