Basilica di San Nicola di Bari
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| La basilica di san Nicola venne costruita per accogliere le spoglie del Santo che alcuni arditi mercanti baresi avevano trafugato, nel 1087, dal sepolcro di Mira, in Licia, dopo che la regione era caduta in mano turca. Le sante reliquie, trasportate a Bari, furono accolte da Elia, abate del monastero benedettino, essendo il vescovo Ursone fuori città. Costui, al suo rientro, rivendicò per la cattedrale i resti di Nicola. Per superare la controversia, Elia propose la costruzione di una nuova chiesa ed il duca Ruggiero Borsa offrì a questo scopo il cortile del Palazzo del Catapano, fino a poco tempo prima sede del governatore bizantino della città. Nel 1087 si iniziò la costruzione e si ritiene che due anni dopo la cripta fosse già ultimata. Nel 1089, infatti, Elia, nominato vescovo alla morte di Ursone, vi fece traslare la salma, alla presenza del pontefice Urbano II (1088-1099) e dei duchi normanni Ruggiero e Boemondo. I lavori, però, non proseguirono con questo ritmo visto che nel 1098 erano ancora in corso e nel 1105, alla morte di Elia, la basilica non era ancora terminata. Infatti una bolla papale del 18 novembre 1106, dichiarando la basilica soggetta direttamente alla Santa Sede, parla di "basilica aedificanda". Il cantiere venne successivamente diretto dall'abate Eustasio, sotto la cui sorveglianza venne ultimata, tra il 1105 e il 1123, la navata trasversale e fu eretto l'altare maggiore. |
| I lavori proseguirono a fasi alterne, anche per l'instabilità politica della regione e ripresero regolari solo verso la metà del secolo. Rispettata da Guglielmo I il Malo durante il sacco della città voluto per punire i baresi rei di ribellione e infedeltà, fu solennemente consacrata il 22 giugno 1197 alla presenza di Corrado, vescovo di Hildesheim. A quella data l'assetto architettonico della costruzione si presentava compiuto nella sua essenziale organicità. La facciata, che rivela la partizione interna a tre navate, è decorata con grandi archi ciechi e, alla sommità, con archetti murati di origine lombarda.: ad alleggerire questa grandiosa superficie intervengono aperture più o meno profonde che si succedono in ordine progressivo, realizzando anche una suddivisione in senso orizzontale. Le due torri laterali risalgono a differenti periodi di edificazione: quella destra è costruita sull'imbasamento di un edificio precedente alla chiesa, quella di sinistra è posteriore e venne costruita per bilanciare l'altra. Il portale della facciata è un alto esempio della scultura pugliese della seconda metà del XII secolo. La tradizione lombarda di presumibile derivazione cassinese-campana si manifesta nella pianta basilicale a croce latina: il corpo longitudinale viene diviso in tre navate ritmicamente scandite da dodici colonne, sei per lato, alternate ogni due da pilastri polistili, mentre il transetto viene imostato al di soopra della volta della cripta. Il grande ciborio che sormonta l'altare maggiore è il più antico esistente in Puglia e viene fatto risalire alla prima metà del XII secolo. Lo slendido pavimento del coro risale molto probabilmente ai tempi dell'abate Eustasio (1105-1123) e mostra caratteri orientaleggianti comuni ai mosaici pavimentali calabri. Opera di altissima qualità è la cattedra dell'abate Elia, posta dietro il ciborio e databile alla fine dell'XI secolo. La cripta, a pianta quadrilatera, viene divisa in quattro navate da eleganti colonne, costruite in marmi trari, mentre nel lato orientale si aprono tre absidi in corrispondenza di quelle della chiesa superiore. Immenso il patrimonio di opere d'arte e reliquie della basilica, imposssibile da riassumere in poche righe. Ogni forma artistica vi è rappresentata, così come tutte le epoche, con gioielli di estrema rarità e interesse, pari solo all'importanza che questo edificio ha avuto nei suoi nove secoli di vita. |
| I puntuali riferimenti, nella parte superiore, alla cultura classica e bizantina, nel traforo a motivi di petali racchiusi in una cornice liscia circondata da una fascia decorativa a girali e fiori, rivelano l'origine locale dell'ignoto artista. |
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San Nicola di Mira
Incerte e confuse le notizie sulla sua vita, nacque in Licia e morì intorno al 350 d.C. In Occidente il suo culto penetrò con Ottone II, la cui moglie Teofane era bizantina, indi si divulgò in Belgio, Olanda e resto d'Europa. Protettore dei giovani, dei prigionieri, della gente di mare, delle confraternite, San Nicola è una figura ammantata di leggenda e ricca di fascino. |
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Vista della Basilica
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Capitello della cripta
I leoni affrontati, al pari degli uccelli presenti sugli altri capitelli della cripta, sono tra le prme suggestive testimonianze del nuovo linguaggio scultoreo romanico.
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Sopra: particolare della Cattedra del vescovo Elia
I leoni che sbranano una testa umana, i telamoni schiacciati dal peso della cattedra simboleggiano, secondo il repertorio iconografico tradizionale, la malvagità del mondo, il dissidio eterno tra carne e spirito in attesa del giudizio finale. La componente lombarda di queste figure non è frutto di imitazione esterna, ma è il segno di una presenza culturale che, in quel periodo, è comune all'Europa, portata dal nord al sud tramite le vie dei pellegrinaggi. L'iscrizione che segna il passaggio dalla parte superiore a quella inferiore, celebra l'abate Elia vescovo di Bari.
Sotto: Cattedra del vescovo Elia |
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