Concorso Italia Medievale 2004 - Immagine 28 - Volterra: Duomo e Battistero

Il Duomo di Volterra
Chiusa ancora oggi nelle sue mura medievali, Volterra ha mantenuto intatto il carattere medievale delle sue strade e piazze e conserva tesori considerevoli del suo glorioso passato etrusco. La piazza del Duomo sorge proprio dietro il Palazzo dei Priori. Il Duomo, costruito nel XII secolo e modificato nel corso del XIII con accenti pisani, ha una semplice facciata con un bel portale in marmo e una loggetta cieca nel timpano. L'interno, atre navate su colonne, è coperto da un soffitto a cassettoni del '500. Nella navata centrale si trova un notevole pergameno adorno di sculture del Duecento, mentre nel braccio destro del transetto si trova una Deposizione in legno policromo della metà del XIII secolo. L'altare maggiore, nel presbiterio, è ornato da un fine ciborio in marmo opera di Mino da Fiesole (1471) a cui si devono anche i due angeli su colonne ai lati dell'altare.

Proprio di fronte al Duomo sorge il Battistero, notevole edificio romanico a pianta ottagonale, edificato tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. Un portale ornato da teste scultore si apre sul lato che fronteggia la chiesa. L'interno, semplice e suggestivo, è coperto da una cupola rerstaurata all'inizio del '500. Una splendida acquasantiera, ricavata da un cippo etrusco è parte del patrimonio del Battistero insieme al fonte battesimale raealizzato da Andrea Sansovino (1502). Nel periodo bassomedievale, Volterra fu sede di Comitato e città vescovile affermatasi con i privilegi imperiali concessi da Enrico III nel 1052, da Federico Barbarossa nel periodo tra il 1164 e il 1185 e, infine, confermati dal figlio, Enrico VI nel 1189 e nel 1194. Pressoché ereditario, il vescovato fu appannaggio della potente famiglia Pannocchieschi. Divenuto comune cosnolare e podestarile, Volterra venne insidiata da Siena, Pisa e Firenze, che nel 1254 inviò un suo podestà. A lungo la città riuscì a sfuggire all'abbraccio delle vicine, finoa quando, nel 1471, Lorenzo il Magnifico la conquistò, facendole perdere ogni autonomia.

Dedicata all’Assunta, la cattedrale fu ricostruita intorno al 1120 su una preesistente chiesa dedicata a Santa Maria. La facciata a salienti è divisa orizzontalmente da una cornice a trecce e fiori mentre verticalmente è ripartita in tre comparti da forti lesene quadrangolari di tipo lombardo. L’inserzione del portale marmoreo con la lunetta a tarsie geometriche, formato da materiale di sfoglio di epoca romana, è da riportarsi al XIII sec. quando tutta la fabbrica viene ingrandita e adornata, secondo il Vasari, da Nicola Pisano. L’interno, pur conservando nella struttura e nell’impianto la forma romanica a croce latina, a tre navate, per i continui rifacimenti avvenuti nel corso dei secoli, offre, in particolare sulla linea delle navate, un aspetto tardo-rinascimentale.

Ai primi decenni del Cinquecento si devono i disegni dei sei altari, in pietra di Montecatini, formati da un grande arco cassettonato, recante in fronte festoni di fiori e frutta con stemma o emblema. Esso poggia sopra una trabeazione classica e sopra due colonne scanalate, con capitelli con foglie di acanto e volute, impreziosite da nicchie, vasi e delfini.

Al 1580-84 nell’opera di adeguamento della fabbrica alle nuove norme liturgiche, scaturite dal Concilio di Trento e caldamente sostenute dal vescovo Serguidi, furono fatti scarpellinare e poi rivestire di stucco a Leonardo Ricciarelli, nipote di Daniele, i capitelli delle ventidue colonne che Giovampaolo Rossetti rivestì pure di stucco “di polvere di marmo e mattoni”. Fu eseguito, pure il soffitto a cassettoni, gradevole insieme da croci, rombi, ottagoni, fiorami, figure di santi e vari colori e oro, disegnato e messo in opera da Francesco Capriani, intagliato da Jacopo Pavolini da Castelfiorentino e messo a oro da Fulvo della Tuccia.

Al centro della navata è lo Spirito Santo (il Paradiso). Intorno sono i busti dei santi della chiesa volterrana: S. Ugo e S. Giusto, S. Lino Papa, S. Clemente, le SS. Attinia e Greciniana. Al centro del transetto è la Vergine Assunta in cielo con ai lati S. Vittore e S. Ottaviano. Gli stemmi dei Medici, del Serguidi e del Comune sovrastano l’arcone trionfale e una iscrizione ricorda che il grandioso soffitto è stato realizzato grazie alla munificenza del granduca, alla sollecitudine del vescovo, alla concordia dei cittadini. Fu anche ricomposto un pulpito con materiali preesistenti e pezzi nuovi, dopo che fu tolto il recinto presbiteriale, che era al centro della chiesa. Le finestre romaniche furono occluse e aperte quelle rettangolari ancora in uso.

I lavori di restauro del Duomo del 1842-43, determinarono la pittura della chiesa a finte lastre bianche e grigiastre. Tutto il pavimento fu rifatto di marmo di ambrogette bianche e nere. Il finto marmo cinquecentesco delle colonne fu colorato di granito rosa, e a spese del vescovo fu fatto anche l’attuale presbiterio, il cui disegno esclusivo è di Aristodemo Solaini.

I restauri del 1934-36 provocati da un incendio, portarono il transetto alla forma gotica, per quanto non originale, con le quattro monofore digradanti e la massa muraria a filari di tufo. Furono però abbattuti i cinquecenteschi organi.

Il Duomo
Portale
Porta dell'Arco
Acquarello di Samuel Ainsley
Arco etrusco che si apre poderoso nella cerchia di mura del IV-III secolo a.C.. Gli stipiti in blocchi di calcare tufaceo sono etruschi, mentre l'archivolto è romano. Le tre teste, etrusche, furono ricollocate dai romani.
Il Battistero di San Giovanni
La costruzione dell’attuale battistero è da riportarsi al XIII sec. anche se alcuni elementi architettonici e decorativi farebbero risalire la fabbrica ad epoca anteriore. Infatti l’interno tutto a filari di pietra volterrana è mosso da sei nicchie incassate nello spessore murario secondo una tipologia documentata nella zona intorno alla metà del XII sec. Di forma ottagonale terminante con cupola, presenta una facciata rivestita di marmi bianchi e verdi con un portale che mostra la presenza a Volterra di un maestro di cultura affine a quella di Nicola Pisano, facilmente deducibile dal capitello all’imposta dell’arco con i volti delle sfingi ridenti, emergenti dal fogliame. Le sculture della scarsella sono di Mino da Fiesole e di Alessandro Balsimelli da Settignano, mentre la tavola sull’altare rappresentante l’Ascensione al cielo è di Nicolò Cercignani che la eseguì nel 1591. L’attuale fonte battesimale è di Giovanni Vaccà (1760). Nella nicchia a destra dell’altare è conservato un fonte battesimale dove sono scolpite su cinque faccie il battesimo di Cristo, la Fede, la Giustizia, la Carità, la Speranza, eseguite in marmo bianco e in forma ottagona da Andrea Cuntucci, detto il Sansovino, nel 1502.
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