ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Il culto dei santi nel Mezzogiorno d'Italia: le fonti agiografiche su Marina (Margherita) d'Antiochia e Nicola di Myra

di Raffaela Tortorelli

Matteo da Gualdo

Madonna col Bambino in trono tra i Santi Francesco, Bernardino, Margherita d'Antiochia, Caterina d'Alessandria (Trittico di Santa Margherita, 1482)

(estratto dalla tesi di dottorato di ricerca in “Storia del Cristianesimo e delle Chiese"). Titolo della tesi: "Aree cultuali e cicli agiografici della civiltà rupestre. I casi di S. Margherita e S. Nicola di Mottola (Taranto)". - parte seconda

Il culto dei santi nel Mezzogiorno d'Italia: le fonti agiografiche su Marina (Margherita) d'Antiochia e Nicola di Myra

Il tratto fondamentale che connota la letteratura agiografica[1] è la volontà di edificazione morale e di esemplarità spirituale. È noto che lo studio critico del culto dei santi, delle loro vite, delle leggende, traslazioni e miracoli, tramandato attraverso l’attività di numerosi scriptoria medievali, abbia conferito all’agiografia uno specifico statuto epistemologico.

La letteratura agiografica della cristianità medievale si rivolge con maggior interesse alla comprensione delle azioni–modello del santo–eroe (virtù e miracoli), all’identificazione e riproduzione di alcuni topoi conferendo una particolare attenzione alla morte del santo intesa come dies natalis e alla storia del suo culto[2].

La più completa manifestazione dell’autocoscienza cristiana espressa dai testi agiografici è rappresentata per il Mezzogiorno d’Italia dal modello eremitico.

Da questo stadio dell’evoluzione delle tematiche agiografiche, prenderà l’avvio la copiosa serie di Vite di santi, spesso commissionate agli stessi monaci, in particolar modo nei secoli XI e XII, molte delle quali mettono in risalto, attraverso la vicenda terrena del santo, l’ideale di ascesi monastica, conquistato con il distacco dal mondo[3], l’esercizio delle pratiche penitenziali, la solitudine dell’eremo.

Per la Puglia, l’elemento religioso, in specie quello monastico, è il principale fattore di dinamica culturale.

Gli exempla delle Vitae dei santi, scritte nell’XI–XII secolo – periodo della massima fioritura della civiltà rupestre in provincia di Taranto – costituiranno anche per gli storiografi normanni e particolarmente cassinesi, un punto di riferimento fondamentale.

La permanenza in molte di queste aree geografiche, specialmente in Puglia, di un culto greco, da un lato, e la scarsa omogeneità socio–politica dei secoli IX e X, dall’altra, non rendono facile un discorso agiografico di tipo unitario così come non consentono lo sviluppo di una vasta e qualificante produzione letteraria[4].


[1] Fra le principali e più diffuse metodologie della ricerca agiografica resta quella fissata dalla più che tricentenaria Scuola bollandista, che pur sempre preoccupata di accertare la storicità dei testi agiografici, negli ultimi tempi, ha conosciuto approfondimenti e conferme. Già il Delehaye in particolare, si era accorto di come la storia del culto di un santo rappresenti anche una validissima spia per l’indagine sull’ambiente a lui contestuale. Il luogo di nascita del santo, i paesi in cui è vissuto, i suoi itinerari, soprattutto il luogo in cui muore, fanno parte della sua storia, quelli che il bollandista chiama loca sanctorum, ossia le dedicazioni e le consacrazioni di alcune chiese, fondazioni operate dagli stessi santi, essi rappresentano la testimonianza dell’abitudine medioevale ad usare vocables de saints per designare oratori, altari e presbiteri. H. Delehaye, Loca Sanctorum, in «Analecta Bollandiana», 48 (1930), pp. 5-6.

[2] C. Leonardi, L’agiografia latina dal Tardoantico all’Altomedioevo, in La cultura in Italia fra Tardo Antico e Alto Medioevo. Stato e prospettiva delle ricerche, Roma 1980, p. 6

[3] G. Vinay, Altomedioevo Latino, conversazioni e non, Napoli 1978, p. 11; cfr., Leonardi, L’agiografia latina dal Tardoantico all’Altomedioevo,op. cit., p. 645-648;

[4] Falkenhausen, La dominazione bizantina nell’Italia meridionale dal IX all’XI secolo, op. cit., pp.16-22; si veda anche Falkenhausen,  I monasteri greci dell’Italia meridionale e della Sicilia dopo l’avvento dei Normanni: continuità e mutamenti, in  AA.VV., Il passaggio dal dominio bizantino allo stato normanno nell’Italia meridionale, op. cit. pp. 205-207.

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Raffaela Tortorelli

Laureata in lettere indirizzo moderno, tesi in storia medievale sotto la direzione scientifica del prof. Cosimo Damiano Fonseca, uno dei più grandi storici del Medioevo, dottorato di ricerca in storia del cristianesimo e delle chiese-agiografia: fonti e metodi. Assistente parlamentare (Camera dei Deputati). Autrice e co-curatrice della miscellanea storica: "Omnia religione moventur. Culti, carismi ed istituzioni ecclesiastiche: Studi in onore di Cosimo Damiano Fonseca" (Congedo editore, 2006) e autrice di Mezzogiorno medievale e popolamento rupestre pugliese: aree e luoghi di culto, pubblicato con la Società Internazionale per lo Studio dell'Adriatico nell'Età Medievale.

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