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Santa Maria delle Grazie: la basilica più antica di Grado

testo e foto di Marco Corrias
 
 

Santa Maria delle Grazie a Grado

 

 

Se il duomo di Grado è estremamente complesso e rimangono molti interrogativi per la sua completa lettura e interpretazione, proprio a causa dei numerosi accertamenti che sono stati eseguiti e documentati, la chiesa di S. Maria è passata dalla veste barocca allo stato attuale attraverso gli scavi archeologici del 1920, 1925 e 27 con conseguenti restauri.
S. Maria è l’unico edificio paleocristiano di Grado che conservi l’orientamento delle costruzioni romane; questo fatto accrediterebbe la tradizione che la indica come la chiesa più antica della città, collegandola all’operato di Cromazio alla fine del IV secolo. Ma nell’aspetto con cui attualmente si presenta è riferibile alla seconda metà del VI secolo, proprio come il Duomo: la stessa partitura a lesene; le grandi finestre, le paraste interne dell’ordine superiore; il portico, ora non più esistente ma indicato nella pavimentazione del sagrato; i mosaici.
Si differenzia invece dal Duomo per lo sviluppo ascensionale, accentuato dalla notevole altezza dell’abside e della navata centrale.
L’interesse di questo edificio è nella planimetria: l’ambito rettangolare di metri 20 x 12 include un abside interna, secondo uno schema detto “siriaco”, proprio per la presenza, in Siria, di molte chiesa di questo tipo.
Molto felice è la struttura di raccordo tra l’abside interna e il muro perimetrale, e il suo collegamento con la volta a botte della prothesis.
La chiesa è divisa in tre navate da cinque coppie di colonne di spoglio con capitelli di varia età, di cui alcuni sono teodosiani come quelli del Duomo, altri vanno da quello ionico classico a quello bizantino a paniere che ha diretti confronti con Ravenna e Costantinopoli.
La recinzione presbiteriale.
Alla fase precedente invece appartiene il mosaico della navata destra.
Dagli scavi si è scoperto che nella sua fase primitiva la chiesa era suddivisa in pilastri anziché in colonne: prima fase dalla quale sono stati riciclati 12 pilastri con capitelli – imposta a base quadrata, conservati nel lapidario presso il Duomo.
Alla metà del Vi secolo è attribuita la sistemazione del banco presbiteriale con cattedra e pavimentazione a tarsie marmoree e a mosaico.
La basilica di Santa Maria delle Grazie è una delle due basiliche paleocristiane di Grado. Si affaccia sul Campo dei Patriarchi, nel centro storico della città, a pochi passi dal Battistero e dalla Basilica di Sant'Eufemia, mentre i resti di una terza basilica (la Basilica della Corte) sono visibili a poca distanza, ai limiti del castrum romano.
La basilica è stata costruita alla fine del VI secolo per volontà del Patriarca Elia, che negli stessi anni completò la costruzione della Basilica di Sant'Eufemia e avviò i lavori per la prima chiesa di Barbana.
La chiesa venne edificata sul sito di una precedente basilica paleocristiana risalente alla prima metà del V secolo, forse voluta dal vescovo Cromazio.
I due stadi della costruzione risultano evidenti nell'interno, che i restauri dell'architetto Alessandro Rimini nel 1924 hanno ripristinato a due livelli. L'altare e la navata centrale sorgono al livello della basilica eliana, mentre la navata destra e parte dell'abside, coperte da mosaici decorativi con motivi geometrici ed epigrafi, risalgono alla prima edificazione e sono posizionate circa un metro più in basso.
La basilica ha curiosamente una base quadrata sia nella pianta che nell'alzato. L'interno è scandito da tre navate separate da due file di cinque colonne marmoree di provenienza diversa. Di particolare interesse l'altare, l'acquasantiera e la statua lignea della Madonna delle Grazie, tradizionale meta devozionale della popolazione gradese.
L'architettura della basilica è caratterizzata dal forte slancio verticale della navata centrale. La facciata in pietra e mattoni ha tre porte ed è ingentilita da una trifora.
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie, di architettura paleocristiana, si affaccia sul Campo dei Patriarchi vicino alla Basilica di Sant'Eufemia, nel centro storico di Grado . Risalente all'incirca al V secolo, riedificata nel VI secolo, si possono notare le due fasi costruttive ammirando i mosaici pavimentali, disposti su doppio livello. Tra le varie raffigurazioni, si possono notare gli unici pesci raffigurati a Grado.
All'interno del Santuario si possono ammirare l'altare, l'acquasantiera e la statua lignea della Madonna delle Grazie, meta religiosa della popolazione gradese.
La basilica ha una struttura quadrata, l'interno è suddiviso in tre navate separate da due file di cinque colonne in marmo di diversa provenienza, l'architettura è caratterizzata dalla forma slanciata verticale della navata centrale.
La Basilica di Santa Maria delle Grazie è una delle due basiliche paleocristiane di Grado. Si affaccia sul Campo dei Patriarchi, nel centro storico della città, a pochi passi dal Battistero e dalla Basilica di Sant'Eufemia, mentre i resti di una terza basilica (la Basilica della Corte) sono visibili a poca distanza, ai limiti del castrum romano. 
Storia
La basilica è stata costruita alla fine del VI secolo per volontà del Patriarca Elia, che negli stessi anni completò la costruzione della Basilica di Sant'Eufemia e avviò i lavori per la prima chiesa di Barbana.
La chiesa venne edificata sul sito una precedente basilica paleocristiana risalente alla prima metà del V secolo, forse voluta dal vescovo Cromazio.
I due stadi della costruzione risultano evidenti nell'interno, che i restauri hanno ripristinato a due livelli. L'altare e la navata centrale sorgono al livello della basilica eliana, mentre la navata destra e parte dell'abside, coperti da mosaici decorativi con motivi geometrici ed epigrafi, risalgono alla prima edificazione e sono posizionati circa un metro più in basso.         
Descrizione
La basilica ha curiosamente una base quadrata sia nella pianta che nell'alzato. L'interno è scandito da tre navate separate da due file di cinque colonne marmoree di provenienza diversa. Di particolare interesse l'altare, l'acquasantiera e la statua lignea della Madonna delle Grazie, tradizionale meta devozionale della popolazione gradese.
L'architettura della basilica è caratterizzata dal forte slancio verticale della navata centrale. La facciata in pietra e mattoni ha tre porte ed è ingentilita da una trifora.

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Marco Corrias

Mi chiamo Marco Corrias e sono nato a Milano. Dopo la maturità scientifica ho frequentato la facoltà di Giurisprudenza, poi abbandonata per dedicarmi alla mia vera passione: la storia dell'arte. Mi sono iscritto alla facoltà di Scienze dei Beni Culturali con indirizzo storico-artistico presso l'Università di Pavia, dove mi sono laureato. Ho poi deciso di proseguire gli studi specializzandomi in Storia dell'Arte medievale, questa volta a Genova. Alla fine del biennio, mi sono laureato con una votazione di 110 con lode, presentando una tesi sull'architettura romanica nell'area del Verbano e dell'alto Ticino tra XI e XII secolo. Nel maggio 2013 ho superato le prove del concorso indetto dalla Provincia di Pavia per l'abilitazione alla professione di guida turistica, ottenendo il relativo tesserino. Dallo scorso ottobre scrivo sui siti d'informazione indipendente Milanofree.it e Paviafree.it. Nel novembre scorso ho vinto il premio letterario Philobiblon, indetto da Italia Medievale, con il racconto "Il destino di Gregorio Magno": capitolo XXI, tratto dal mio primo romanzo della trilogia "I signori di Langobardìa: "Opus barbarica", auto pubblicato su www.ilmiolibro.it e in attesa di pubblicazione (da parte di case editrici). Attualmente frequento il corso di Specializzazione biennale in Beni Storico Artistici presso l'Università Cattolica di Milano. Ho un'ottima padronanza della lingua inglese; nel corso degli anni ho coltivato la passione per la fotografia, in particolare di monumenti, ma anche di natura (soprattutto alberi, fiori, insetti e funghi), favorita dai numerosi viaggi che ho intrapreso in Italia e all'estero: a tal proposito ho creato una pagina facebook culturale chiamata Medioevo Monumentale che mi sta dando parecchi soddisfazioni.
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