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La Basilica di San Piero a Grado: inattesa scoperta del litorale pisano

di Marco Corrias
 
 

Frammenti classici ed altomedievali murati sul fianco sinistro

 

 

L’intitolazione di San Piero a Grado è legata al culto del presunto sbarco del primo apostolo sul suolo italico: secondo un’antica vulgata, documentata già dall’età longobarda e carolingia (VIII – IX sec.), prima d’intraprendere il suo viaggio per Roma Pietro sarebbe sbarcato proprio in quest’area dalla Siria nel 42 – 44 d. C.
Il complesso, d’aspetto romanico (XI – XII sec.), presenta un’ampia struttura basilicale conclusa sul lato est da tre absidi, di cui una maggiore, su cui si si aprono cinque monofore strombate.
Al livello del suolo il perimetro è cinto da zoccolatura e in alto da un sottogronda provvisto di coppie di archetti ciechi, su mensole provviste di losanghe e oculi: elementi tipici della tradizione decorativa romanico-pisana. Murati tra le pareti, risaltano ben sessantaquattro bacini in ceramica invetriata dei secoli X – XI di produzione egizia, tunisina e moresca: tra di essi spiccano pezzi rarissimi per datazione, soggetto e tecnica esecutiva.
Al posto della facciata, sul lato ovest fu aggiunta, un’ampia ulteriore abside singola:  motivo per cui la basilica, a due absidi e senza una vera facciata, potrebbe rimarcare il carattere martiriale del luogo di culto.
All’interno, la struttura basilicale si articola su tre navate: la centrale, più ampia e alta, presenta un sistema sorretto da capriate a lignee. Le colonne, in marmo e granito, sono di origini e misure diverse: il reimpiego dei capitelli corinzi da monumenti classici è palese.
San Piero a Grado conserva anche tracce architettoniche preesistenti: i resti di una villa romana e di una chiesa triabsidata del IV secolo, su cui furono erette fondamenta alto medievali, ne fanno uno dei luoghi di culto più antichi situati nell’area pisana.
Nell’area della navata occidentale sorge un’edicola gotica, che evidenzia e protegge l’altare petrino. Nella seconda metà del XII secolo fu costruito un campanile a pianta quadrata, distrutto nel 1944 dalle truppe tedesche: il rapporto estetico e sociale con il territorio e con la sua comunità ha portato al desiderio di ricostruire la torre campanaria, da condursi con attenta cura filologica nel disegno e nella scelta dei materiali: atto di coraggio a cui città come Pavia hanno rinunciato da tempo.
Il periodo di massimo splendore dell’edificio maturò tra la metà del XIII e del XIV secolo. Tale centralità fu favorita dalla sua posizione lungo la strada che la univa al porto di Pisa, punto nevralgico dei pellegrinaggi, dove facevano capo rotte sia verso il Mediterraneo nord-occidentale che attraverso la Francia meridionale, conducevano a Santiago de Compostela: indizio dell’importanza della chiesa è testimoniato dall’esistenza di un istituto annesso, composto da 25 eremiti “cellati” per svolgervi funzioni di aiuto e assistenza.
Benedetto Gaetani, fautore della politica di papa Bonifacio VIII Caetani con il quale vantava una presunta parentela, nei mesi seguenti l’indizione del primo Giubileo del 1300 trattenne per sé tutte le offerte elargite alla basilica, invece di dividerle con l’arcivescovo. Fu allora che commissionò a Deodato Orlandi un prezioso ciclo d’affreschi: Deodato, pittore lucchese ma di formazione pisana, aveva già lavorato in cattedrale per la realizzazione del catino absidale, come collaboratore di Cimabue. Il suo ciclo è distribuito su tre ordini: quello inferiore, destinato ai papi con i rispettivi nomi; quello mediano, con scene tratte dalle Vite di Pietro; La Città Celeste, nel registro superiore, con angeli affacciati alle monofore.
La potenza economica e militare di Pisa e del suo contado, dopo la conquista aragonese della Sardegna (1324 – 6) si era però già avviata verso un inesorabile declino fatto di povertà e malaria, decurtazioni architettoniche e altari barocchi privi di valore.

Visita anche la pagina di San Piero a Grado nel portale Italia nell'Arte Medievale.

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Marco Corrias

Mi chiamo Marco Corrias e sono nato a Milano. Dopo la maturità scientifica ho frequentato la facoltà di Giurisprudenza, poi abbandonata per dedicarmi alla mia vera passione: la storia dell'arte. Mi sono iscritto alla facoltà di Scienze dei Beni Culturali con indirizzo storico-artistico presso l'Università di Pavia, dove mi sono laureato. Ho poi deciso di proseguire gli studi specializzandomi in Storia dell'Arte medievale, questa volta a Genova. Alla fine del biennio, mi sono laureato con una votazione di 110 con lode, presentando una tesi sull'architettura romanica nell'area del Verbano e dell'alto Ticino tra XI e XII secolo. Nel maggio 2013 ho superato le prove del concorso indetto dalla Provincia di Pavia per l'abilitazione alla professione di guida turistica, ottenendo il relativo tesserino. Dallo scorso ottobre scrivo sui siti d'informazione indipendente Milanofree.it e Paviafree.it. Nel novembre scorso ho vinto il premio letterario Philobiblon, indetto da Italia Medievale, con il racconto "Il destino di Gregorio Magno": capitolo XXI, tratto dal mio primo romanzo della trilogia "I signori di Langobardìa: "Opus barbarica", auto pubblicato su www.ilmiolibro.it e in attesa di pubblicazione (da parte di case editrici). Attualmente frequento il corso di Specializzazione biennale in Beni Storico Artistici presso l'Università Cattolica di Milano. Ho un'ottima padronanza della lingua inglese; nel corso degli anni ho coltivato la passione per la fotografia, in particolare di monumenti, ma anche di natura (soprattutto alberi, fiori, insetti e funghi), favorita dai numerosi viaggi che ho intrapreso in Italia e all'estero: a tal proposito ho creato una pagina facebook culturale chiamata Medioevo Monumentale che mi sta dando parecchi soddisfazioni.
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