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Estate: tra giostre e tornei, è "boom" Medioevo nei borghi della penisola

Testo di Mariachiara Ricciuti

Palii e rievocazioni riportano a galla la dimensione ludica dei ‘secoli bui’

Roma, 28 ago.(Adnkronos) - Tra squilli di trombe e rulli di tamburi, il Medioevo torna a rivivere negli antichi borghi della nostra penisola, che ogni estate si animano con eventi e rievocazioni dal sapore antico. Manifestazioni che vantano un lungo passato e che crescono di anno in anno, tanto che ormai non c’è regione che non abbia la propria giostra di cavalieri o la propria rievocazione in costume. Solo nel mese di agosto, ad esempio, se ne contano oltre 60, dal nord al sud del Paese, quasi sempre tra le cornici suggestive di piccoli borghi di provincia.

In barba a una tradizione storiografica che lo etichetta come periodo ‘dei secoli bui’, paradossalmente il Medioevo ritorna a galla nella sua dimensione più ludica e festosa, quella delle giostre, dei tornei, dei palii, dei cantastorie e dei giullari. Una vera e propria manìa, quella per la tradizione medievale, che in queste occasioni di festa viene recuperata sin nei minimi dettagli: dagli abiti alle armature, dalle bardature dei cavalli, fino ai regolamenti delle giostre e alle pietanze dei banchetti.

Il medievale torna ad affascinare appassionati e semplici curiosi, che specie durante il periodo estivo si affollano nelle piazze italiane per assitere a rievocazioni, parate e giostre cavalleresche. Prendono vita, così, pezzi di storia che altrimenti si perderebbero nella memoria o resterebbero tra le pagine ingiallite di vecchi volumi impolverati. E che invece, pieni di fascino, tornano a rivivere nei tessuti degli abiti confezionati da abili artigiani per le sfilate in costume, o nei tintinnìi di spade, lance e corazze che riproducono fedelmente le pesanti armature di un tempo, o nei gioielli e nelle pietre portate al collo dalle dame che procedono lentamente nelle parate.

L’Italia ricorda così la sua storia passata, i suoi protagonisti, i suoi eroi, le battaglie, le vittorie e le disfatte. Come la ‘Disfida di Barletta’, nella provincia di Bari, durante la quale ogni anno si rievoca l’episodio della guerra tra francesi e spagnoli, nel febbraio del 1503, a cui parteciparono, e vinsero, anche gli italiani e il valoroso Ettore Fieramosca.

O la ‘Quintana’ di Ascoli Piceno, che in un’antica giostra militare ripropone le scorrerie saracene del IX secolo. Proprio le battaglie contro i saraceni, infatti, sono uno degli episodi più celebrati, a conferma che il grido ‘mamma ‘li turchi’ doveva levarsi spesso attraverso tutta la penisola. Da Piazza Armerina, comune in provincia di Enna, dove ogni anno durante il ‘Palio dei Normanni’, si rievoca l’impresa di Ruggero d’Altavilla, detto il Guiscardo, fino al piccolo paese nel chietino, Tollo, dove ogni anno, all’ombra della torre medievale, si rievoca la battaglia contro i Turchi a colpi di bucce di cocomero e spaghetti in faccia.

E ancora, la ‘Giostra del Saracino’ ad Arezzo, dove durante un esercizio di addestramento militare si simula lo scontro tra un cavaliere e il suo nemico, il Saracino appunto. Ancora storia anche a Contigliano, in provincia di Rieti, dove ogni anno nell’ ‘Assalto al castello’ si rievoca la conquista da parte di Vitellozzo Vitelli del castello di Contigliano avvenuta nel 1501. Per l’occasione i sei rioni del paese simulano l’attacco alla Porta dei Santi con un ariete lungo sette metri e pesante trenta chilogrammi.

Molte di queste manifestazione si muovono sulle orme di antichi personaggi storici, re, regine e cavalieri. Come Federico Barbarossa, le cui imprese sono evocate nel Palio di Legnano, nella battaglia di Carcano, vicino Milano o nel Palio di Baradello, nel comasco. Molte rievocazioni lungo tutto l’Appennino tosco emiliano, invece, sono dedicate a Matilde di Canossa e alla sua storia. Vanno forte anche i pontefici, figure centrali in tutto il Medioevo, a partire da Celestino V, ricordato nella ‘Perdonanza’ de L’Aquila.

Battaglie, conquiste, assalti, ma anche giostre e tornei a ricordo del valore e dell’abilità degli eroi di un tempo. A partire dal Palio di Siena, la più nota manifestazione medievale italiana, fino a quello di Legnano, alla Giostra di Sulmona, e alla ‘Sartiglia’ di Oristano, l’ultima corsa all’anello che si corre in Sardegna. Ma c’è anche il ‘Torneo delle chiavi’ a Lucera, in provincia di Foggia, dove ogni anno nell’arena del suggestivo Anfiteatro romano si svolgono antiche prove di forza e di abilità, come il tiro alla fune, il tiro con la balestra, il tiro con l’arco, la lotta con i bastoni, la corsa con le giare, la quintana, l’albero della cuccagna.

E ancora, a Geraci, in provincia di Palermo, dove ogni anno si svolge la ‘Giostra dei Ventimiglia’, con sfilate in costumi d’epoca del XIV secolo, giochi cavallereschi, esibizioni di falchi in simulazione di caccia, cucina medievale, musica e rappresentazioni teatrali, esibizioni di cavalli d’alta scuola. Le manifestazioni medievali, insomma, si moltiplicano e contemporaneamente cambiano volto, passando da una dimensione più popolare e folcloristica, a una più culturale, dove l’intento non è più solo quello di divertirsi, ma anche di conoscere e recuperare ogni aspetto di quel lontano passato.

“Il Medioevo - spiega all’ADNKRONOS il responsabile eventi dell’Associazione Culturale Italia Medievale (Acim), Maurizio Calì - è un fenomeno che oggi si rincorre sempre più, rinato in passato con ‘Il nome della rosa’, poi con il Giubileo, la moda dei templari, il codice Da Vinci, e un’attenzione crescente anche da parte del cinema”. Attenzione che oggi viene anche da parte del mondo accademico, restìo invece, fino a poco tempo fa, a prendere in considerazione il fenomeno delle tradizionali manifestazioni di paese.

“Al tradizionale Palio di Legnano - ricorda ancora Calì - quest’anno è seguito un convegno con due importanti storici, Aldo Settia dell’Università di Pavia, massimo esperto italiano di battaglie medievali, e Giancarlo Andenna della ‘Cattolica’ di Milano, esperto di storia medievale”. Intorno alle manifestazioni medievali, insomma, iniziano a svilupparsi mostre, conferenze, dibattiti che riportano al centro dell’attenzione soprattutto la vita e le tradizioni dell’epoca, ricostruite nei più piccoli dettagli con un’accuratezza a dir poco sorprendente.

Così nelle rievocazioni, al fianco di dame e cavalieri, ora compare ogni sorta di artigiano intento nella sua arte, così come lo scrivano, il cantastorie e il cerusico con tutti i suoi ferri del mestiere, il medico che in epoca medievale svolgeva anche il ruolo di barbiere. La Compagnia di Chiaravalle, ad esempio, ogni anno mette in scena l’estrazione della freccia dalla gamba di un cavaliere ferito, eseguita esattamente con i metodi degli antichi dottori medievali.

Nelle celebri ‘Giornate medievali’ di San Marino per un’intera settimana si vive ‘alla medievale’; A Monteriggioni, nei giorni della rievocazione medievale viene addirittura tolta la luce all’intero borgo e gli abitanti del luogo partecipano vivendo esattamente come se fossero nelll’anno mille, disagi compresi.

Ci si veste come veri signori medievali, si combatte come loro e, inevitabilmente, si cucina e si banchetta come loro. L’ultima moda in fatto di rievocazioni, non a caso, è proprio la cucina medievale, recuperata e reinterpretata in chiave più o meno moderna. Come ha fatto proprio l’Acim a Casertavecchia, ricostruendo un tipico banchetto di Federico II: ‘torta bona’ a base di fave e formaggio, frittata di verdura e semi di finocchio, ‘frittelle imperiali magnifiche’, uova sode con ossimello, mistura di aceto e miele, gelatina rosata, anguille di Papa Martino IV e vino a volontà, allungato con acqua, essenze e petali di rosa, cannella e chiodi di garofano. Il tutto servito in piatti di pane e mangiato rigorosamente con le mani, visto che fino al 1200 la forchetta non esisteva.

Il ‘boom’ del medievale serve anche a far tornare a nuova vita attività e tradizioni artigiane che altrimenti rischiavano di perdersi. Come quelle di sarti, fabbri e orafi che a partire da disegni e modelli ricavati dall’iconografia dei libri di storia e da antichi manoscritti riproducono fedelmente gli abiti, i gioielli e le armi di un tempo. “Fino a pochi anni fa - spiega il responsabile Acim - le armature si ordinavano all’estero tramite Internet, specie dai paesi dell’est. Oggi, invece, ‘rinascono’ artigiani che realizzano archi, frecce e balestre in legno, esattamente come si faceva un tempo”. “Lo stesso discorso - continua Maurizio Calì - vale anche per gli abiti, che prima erano forniti dalle sarterie teatrali. Ora, invece, ci sono sartorie artigianali che lavorano il lino, il cotone, la lana, che sono i tipici tessuti medievali”.

Ma da dove nasce tutta questa passione per il Medioevo? “La passione per questo periodo storico - spiega il presidente dell’Acim Maurizio Vendrame - nasce sempre da un ricerca personale, è frutto di studi e approfondimenti attraverso libri e vecchi manoscritti”.

Lui ha iniziato, ad esempio, facendo delle ricerche su antiche ricette che, poi, l’hanno fatto approdare allo studio di tutto il periodo medievale. Un suo amico, invece, vi è giunto attraverso la passione per il tiro con l’arco, che l’ha condotto fino agli arcieri medievali. “Il punto - spiega il presidente Acim - è che il Medioevo viene considerato un periodo ‘buio’, ma in realtà è qui che si fonda la nostra società moderna”. Sarà forse proprio per questo che le associazioni medievali e i gruppi di rievocazione storica sono numerosissimi e ben radicati sul territorio, e le loro ‘performance’ in costume riscuotono sempre un grande successo di pubblico.

“Non è solo un fenomeno di appassionati. - ribadisce Vendrame - Il Medioevo catalizza anche l’attenzione di molti curiosi, che vogliono sapere come si viveva in passato, come ci si vestiva, cosa si mangiava. E’ un modo, insomma, per conoscere e tornare al nostro passato”.

Gli appassionati, poi, si incontrano, si scambiano idee, suggerimenti, e scoprono, come confessa lo stesso presidente dell’Acim, che il Medioevo è ‘un mondo sempre più grande’ e che le inziative intorno possono essere infinite. L’Acim, ad esempio, ha istituito addirittura un premio da assegnare ogni anno a personalità, istituzioni e privati che si sono particolarmente distinti nella promozione e valorizzazione del patrimonio medievale del nostro paese. Ci sono poi i raduni in costume, come quello Internazionale dei Cortei storici Medievali, ideato dal Centro Studi e Ricerca Medievale di Gravina, in provincia di Bari, in collaborazione con il Consorzio Europeo Rievocazioni Storiche (Cers) e giunto quest’anno alla sua terza edizione.

(Mariachiara Ricciuti/Adnkronos)

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