home

entra nel sito
eventi
novità
chi siamo
statuto
progetti
personaggi
contributi
convenzioni
segnalazioni
adesioni
mailing list
forum
video
link
Blog

MedioEvo Weblog

Italia Medievale

Libreria Medievale

Fototeca

Arte Medievale

Musica Medievale

Espana Medieval

Europa Medievale

Platea Medievale

Polonia Medievale
Galleria Medievale
Poesia Medievale
Siti Medievali
Racconti Medievali
Blog Eventi
Medioevo in Libreria
Premio Italia Medievale
Pisa 1063 A.D.
Terre Viscontee
Partner
Eubia

Rievocare

Castelli Toscani
Premi

© Premio Italia Medievale

© Philobiblon, Premio Letterario Italia Medievale
Concorso ACIM
Canali Video Acim
YouTube
Vimeo
LiveStream
WorldTV
Dailymotion
VodPod
Weoh
ACIM

Medioevo in Tavola

La felpa, le t-shirts, il cuscino e la borsa dell'Acim
Sostienici
Viaggia con noi nell'Italia medievale
Come with us across medieval Italy
Italia Medievale Bookshop
La Carola Inglese nella Storia e nella Tradizione.. tra il Sacro e il Profano
di Ariella Uliano
Sappiamo che fare musica e danzare rappresentavano due aspetti molto importanti degli antichi rituali e delle cerimonie magiche e a carattere stagionale che i nostri avi praticavano durante l'anno in Europa in epoca pre-cristiana e oltre.
Siamo anche a conoscenza del fatto che la musica veniva memorizzata e trasmessa oralmente di generazione in generazione, da madre a figlio, da un maestro al suo allievo o da personaggi itineranti.
A parte poche eccezioni, le testimonianze più antiche di musica annotata giunte fino a noi sono databili intorno all' VIII secolo D.C. e si tratta di manoscritti stilati da monaci.
La Carola è un tipo di canzone che viene oggi prevalentemente associata in Inghilterra alle festività natalizie anche grazie all'enorme successo del romanzo di Charles Dickens A Christmas Carol pubblicato nel dicembre del 1843; essa esprime un momento di comunione, pace e armonia con il prossimo e il desiderio di prenderci cura di coloro meno fortunati di noi.
Detto ciò, vale la pena di approfondire l'analisi della storia di questa forma musicale e letteraria, poichè potrebbe aiutarci a capire qualche interessante aspetto del modo di fare musica in passato, e a scoprire in quale modo la carola sia riuscita dopo varie peripezie e trasformazioni a giungere fino a noi, sia in forma scritta che attraverso la tradizione orale.
L'origine etimologica della parola inglese Carol è rintracciabile nel francese antico Carole, termine probabilmente derivato dal latino Choraula, canzone corale e Choraules, musicista che accompagnava la choraula a sua volta dal greco Khoraulos, un suonatore di flauto che accompagnava il Khoros, cioè una danza corale in cerchio ballata durante i festivals religiosi nella Grecia arcaica (e probabilmente lo spazio entro il quale veniva danzata) e l'origine del Teatro Attico. (The Oxford Book of Carols, Percy Dearmer, London University Press 1967)
Le tragedie descritte da Aristotele (384-322 A.C.) ebbero origine nel canto del 'coro' cioè il gruppo di cantanti-danzatori ai festivals religiosi in onore di Dionisio, e nella narrazione epica dei grandi miti greci ad opera di un narratore che era anche il leader della danza del coro. Questa forma d'arte rituale in Grecia divenne tragedia e quindi teatro nel momento in cui il leader del coro/narratore/leader della danza assunse il ruolo di protagonista della storia mitica narrata, divenne 'attore' e indossò una maschera. In seguito vennero aggiunti altri attori che limitarono ulteriormente la funzione del coro, il quale commentava l'azione degli attori o vi traeva conclusioni e morali.
Le danze in cerchio sono considerate la forma più antica di danza europea. Esse venivano danzate intorno ad un punto focale centrale, un oggetto sacro quale: una pietra, un altare, un albero, una sorgente, un fuoco.
La danza a catena sembra fosse già conosciuta presso la civiltà Minoica Cretese intorno al 1400 A.C. Omero (IX-VIII secolo A.C.) la cita nel diciottesimo libro del poema epico l'Iliade, dove viene menzionata in connessione all'Elmo di Achille.
Nella Francia aristocratica del XII e XIII secolo esisteva la Chanson à caroler, una canzone in lingua volgare scritta e composta per essere sia cantata che danzata. Le liriche di queste chansons erano strutturate con una parte corale cantata da tutti i danzatori, la quale anticipava e seguiva una serie di strofe uniformi cantate da un solista che fungeva anche da guida nella danza. Le strofe venivano chiamate stanzas dal latino stare e stantes a significare 'stare fermi in piedi' e 'coloro che stanno fermi in piedi'.
La chanson à caroler veniva cantata e danzata stando in cerchio tenendosi per mano: quando il leader-solista cantava le stanzas gli altri partecipanti si fermavano in ascolto, quando subentrava il ritornello (che generalmente esprimeva un sommario di ciò che veniva comunicato nelle stanzas dal solista) tutti i partecipanti ricominciavano a cantare e a danzare.
In Inghilterra questo tipo di canzone-danza composta di stanzas e burden (ritornello) in cui il burden esprimeva il passaggio da una situazione statica ad una di movimento, era conosciuta già nel secolo XI, subito dopo la conquista del territorio inglese ad opera dei Normanni francofoni.
In molti passaggi letterari così come in alcuni codici miniati medievali, la forma essenziale della carola è rappresentata da una catena di danzatori-cantanti. Questa può formare una linea o può essere chiusa in un cerchio e la direzione del movimento è sempre verso sinistra, seguendo l'apparente movimento del sole intorno alla terra. Solo il leader doveva conoscere tutte le strofe del canto ed è possibile che molte venissero improvvisate per far durare la danza il più a lungo possibile.
Il musicista e ricercatore Martin Best è del parere che la funzione del burden nella carola sia stata quella di permettere a tutti di esprimere un comune accordo su alcuni importanti princípi, quali ad esempio: “l'amore deve essere sincero...la vita è dura...la gelosia è sbagliata..., essi possono essere visti come dei proverbi che servono a cementare una comunità così come a legare i danzatori del gruppo”. (Martin Best, 1995) Secondo il folclorista inglese A. L. Lloyd, le stesse chansons à caroler di fattura aristocratica francese altro non erano che materiale folk 'risistemato'. Esse erano “originariamente composizioni associate ai riti cerimoniali pagani dell'anno agricolo con le referenze alla fertilità 'ammorbidite' in allusioni amorose per adattarsi a gusti più sofisticati”. (Folksong in England, Lawrence and Wishart, London 1967)
In Italia le carole erano solitamente a carattere gioioso. Boccaccio ci dice che i giovani e le giovani danzavano ogni giorno dopo i pasti e che un membro della compagnia conduceva la danza. Boccaccio descrive le danze usando i termini 'danzare-ballare' in congiunzione con 'cantare-carolare'.
Una struttura simile a quella della carola (strofe e ritornello) si trova anche nel reyenlied tedesco, nella ballada provenzale e nella ballata italiana. Quest'ultima fu la forma favorita dai frati francescani che la utilizzarono come struttura base nella composizione delle laude. (B.B. ritornello, a a a b stanza. The Medieval Latin and Romance Lyric to A.D. 1300, F. Brittain, second ed. Cambridge 1951)
La carola, sia in ambito popolare che aristocratico, non ebbe carattere religioso cristiano fino almeno alla fine del XIV secolo quando le alte autorità della Chiesa di Roma iniziarono a non vedere di buon occhio le carole cantate e danzate in cerchio: esse erano legate ad un passato pagano e tenevano la gente ancorata ai vecchi dei. Un religioso del 1300 scrisse: “Proprio come la mucca che guida le altre nei campi porta una campana al collo, così la donna che canta e conduce il coro (inteso come chorus) porta la campanella del diavolo intorno al collo”. In un altro esempio troviamo: “Il coro è un cerchio al cui interno c'è il diavolo e tutti girano verso sinistra”. (The Ballads, M.J.C. Hodgart, M.A., Hutchinson University Library, London 1962)
Una leggenda giunta fino a noi su un manoscritto del XIV secolo racconta che una comitiva di festaioli un natale venne a danzare nel cortile della chiesa (a questo proposito va notato che spesso le chiese vennero costruite in luoghi precedentemente usati dalla gente per le celebrazioni pagane, quindi anche in tempi cristiani il cortile della chiesa rimase per molto tempo un luogo favorito per questo tipo di ritrovi), i giovani si unirono per mano ed iniziarono una 'corolla' (ghirlanda, cerchio, anello, danza in cerchio). Il prete li maledisse e le loro mani restarono legate per un anno durante il quale dovettero continuare a ballare.
Esiste un frammento di questa carola che dice: “Bovo cavalcò attraverso la foresta rigogliosa e portò con sè la bella Merswynda”. La strofa è seguita da un burden che precede il movimento del gruppo: “Perchè rimaniamo fermi? Perchè non ci muoviamo?”. (The Ballads, M.J.C. Hodgart, M.A., Hutchinson University Library, London 1962)
Dopo vari insuccessi, frati, religiosi riformisti, vescovi e arcivescovi di tutta Europa decisero di affrontare il problema della carola più radicalmente creando il carol religioso. Essi usarono le stesse melodie dei carols profani già conosciuti ma ne riscrissero i testi. I carols cristiani privati dell'originale elemento della danza videro un grosso sviluppo in Inghilterra soprattutto nel XV secolo, furono trascritti da religiosi e in seguito raccolti e selezionati in due principali antologie: The Early English Carols (testi di 474 carols) compilata nel 1935 da Richard Leighton Greene, e il IV volume della Musica Britannica Collection intitolato Medieval Carols, edita da John Stevens.
I carols rivisitati e corretti furono: “Un'arma della Chiesa nella sua lunga lotta contro il sopravvivere del paganesimo e l'attrazione della sua gente per il divertimento non edificante”. (R. L. Greene)
I carols più antichi sfuggiti all' intervento purificatore della Chiesa e preservati in forma scritta sono invece pochi, e consistono in qualche manoscritto conservato presso la Biblioteca dell'Università di Cambridge, le Secular Lyrics di Pr.Robbins e le Christemes Songe dalla Macro-Morality Play of Mankind di Frederick J.Furnivall e Alfred W. Pollard, edizioni The Macro Plays, E.E.T.S., 1904.
L'uso della carola come canto cristiano è anche rintracciabile in alcuni testi delle Mistery Plays. Questa forma di teatro medievale religioso (originariamente parte delle celebrazioni che si tenevano il giorno del Corpus Domini) inizialmente si svolgeva sul sagrato della chiesa e poi su dei carri mobili, sistemati in punti strategici della città. Le Plays venivano prodotte dalle corporazioni di Mercanti e Artigiani in ogni città e consistevano nella drammatizzazione di storie bibliche dalla Creazione al Giudizio Finale; esse erano rappresentate da attori-amatori ma le ambientazioni e i costumi erano ricchi e spettacolari visto che l'evento offriva alle corporazioni anche un'opportunità per mettersi in mostra e promuovere la propria categoria. Nelle Mistery Plays figuravano bellissimi angeli che cantavano ai pastori con voci celestiali e parole di ispirazione divina. Questi erano spesso giovani coristi presi a prestito dalla scuola di canto della chiesa locale, ma ovviamente anche i pastori, con il loro cantare semplice, diretto e ricco di colorature dialettali, ravvivavano e rendevano più realistiche le scene del dramma medievale. Tra i carols giunti fino a noi in associazione alle Mistery Plays abbiamo il Coventry Carol e il carol dei pastori As I outrode (Pageant of the Shearmen and Tailors, XV secolo). Il Coventry Carol veniva cantato durante la scena in cui i soldati di Erode entravano nelle case per uccidere i bambini innocenti. La melodia più antica del Coventry Carol a noi conosciuta risale però al 1591, essa contiene un burden ma non è danzabile dato il suo andamento lento e la natura triste del canto.
Un'altra forma di teatro, questa volta tradizionale e di matrice popolare, in cui comparivano i carols è conosciuta come la Mummers' Play e veniva presentata da gruppi teatrali amatoriali vestiti di costumi improvvisati e molto vivaci. Queste opere venivano messe in scena in speciali momenti dell'anno, tra cui la Dodicesima Notte (6 Gennaio), e i carols di stampo profano che le accompagnavano erano associati alle celebrazioni del Midwinter. Infatti le Mummers' Plays comprendevano anche la presentazione di una danza 'delle spade' e un dramma rituale a carattere simbolico con la presenza di un Eroe, il Rivale, il Medico, la Donzella e l'Uomo Verde (quest'ultimo identificabile con l'Albero Sacro e lo spirito della Natura). Nella storia l'eroe e il rivale lottano per la ragazza. L'eroe muore ma viene resuscitato dal medico. Queste rappresentazioni simboliche di morte e resurrezione ci ricordano che nel mondo pre-cristiano l'inverno era vissuto come una morte apparente della Natura. In questa stagione di oscurità venivano offerti doni alle divinità durante cerimonie officiate da sacerdoti, druidi o sciamani affinchè la Natura rinascesse (quindi guarisse), la luce ritornasse e l'intero ciclo della vita potesse ricominciare.
Il Midwinter celtico era celebrato dai Druidi al solstizio d'inverno (20-21-22 dicembre).
Anche i Romani avevano un festival del mezzo inverno chiamato Saturnalia (in onore di Saturno, il dio dell'Agricoltura, dell'Età dell'Oro e dell'Abbondanza) che si celebrava fra il 17 e il 23 Dicembre. La nascita del dio Mitra, orientale in origine ma venerato a Roma e nelle provincie nel II secoloA.C., era celebrata al Solstizio d'Inverno che nel calendario Giuliano cadeva il 25 Dicembre. La data di nascita di Cristo, mai menzionata nei vangeli e mai celebrata dai primi cristiani, venne portata al 25 Dicembre dalla Chiesa di Roma nel IV secolo D.C. e introdotta in Inghilterra a Canterbury da Sant'Agostino nel 601 a sostituire lo Yule, l'antico festival degli Anglo-Sassoni in onore del dio-sole Thor.
A partire dai primi decenni del XII secolo il Natale divenne una festa importante anche nel calendario Cristiano, e le vecchie celebrazioni del Saturnalia, Yule e Midwinter si mescolarono a quelle per la nascita di Gesù.
A differenza dei carols associati alle Mistery Plays, quelli cantati ancora oggi durante le Mummers' Plays sono giunti fino a noi prevalentemente attraverso la tradizione orale ma alcuni di essi vennero anche stampati durante il 1500 su 'broadsheets' (fogli stampati su un'unica facciata) e venduti dai 'pedlars' (venditori ambulanti fra cui il più famoso fu Autolycus, immortalato da Shakespeare nel Racconto d'Inverno). Altri furono raccolti e pubblicati solo tra la fine del 1800 e gli inizi del '900 dagli studiosi e ricercatori inglesi appartenenti al Folk Music Movement e alla Folk Dance & Song Society. Questo è il caso della Wassail Song ancora oggi cantata e danzata dai Mummers. Apparentemente essa sembra celebrare il bere insieme e offrire a tutti un augurio di buona salute, implicito tra l'altro nel titolo (in antico anglosassone infatti Waes Hal, significava 'Be Whole' cioè 'sii in forma, sii in salute'). Secondo il musicologo ed esperto in tradizioni A. L. Lloyd tuttavia, nelle strofe della Wassail Song: “...le vecchie magiche invocazioni di abbondanza e fertilità sono molto evidenti. La richiesta di cibo o altro di porta in porta (tipica della tradizione dei carollers-carolanti) è importante e non fine a sé stessa poichè è semplicemente un ri-inscenare il dono di offerte sacrificali, le quali erano considerate obbligatorie se si voleva che la magia funzionasse”.
Dal punto di vista strutturale inoltre la forma tipica della carola cioè di canzone-danza con delle strofe e un burden sopravvive nella Wassail Song, o perlomeno nelle versioni a noi più conosciute.
Il carol medievale religioso e le Mistery Plays passarono di moda con l'introduzione del Protestantesimo nel 1500. È infatti del 1521 una nuova collezione di carols a carattere profano stampata e pubblicata in Inghilterra da Wynkyn de Worde, apprendista e successore a Londra dello stampatore Caxton. Essa contiene fra le altre la famosa Boar's Head Carol, ancora oggi cantata al Queen's College di Oxford mentre il piatto tradizionale natalizio contenente una testa di cinghiale viene portato in processione ai commensali.
Il cinghiale è un animale sacro in molte culture primitive in cui appare associato alle dee della fertilità. Per quanto riguarda l'Inghilterra, il cinghiale era importante fra le popolazioni Celtiche e Anglo Sassoni, benchè non risulta che in origine venisse mangiato. Il brano è composto tipicamente di varie strofe e di un burden. La processione si ferma durante il canto delle strofe e ricomincia ad avanzare nel momento del burden (la processione sembra quindi sostituire la danza).
Tuttavia, anche le carole le cui tematiche avevano subito l'influenza della cultura cristiana rimasero nella tradizione e nella cultura orale. Esse contengono ancora oggi un tocco di primitiva ma onesta incredulità popolare nei confronti di alcune storie legate al Nuovo Testamento. È questo il caso della bellissima Cherry Tree Carol (disponibile sul CD 'A.U. almost a Compilation' dal sito ufficiale www.ariella-music.co.uk), la quale invece del burden esterno contiene il refrain tipico della Ballata Tradizionale inglese (esso consiste solitamente nella ripetizione dell'ultimo verso della strofa - come nel Cherry Tree Carol, o in due versi della strofa alternati a due versi del ritornello - come in 'The Three Ravens', vedi CD dal sito di Ariella Uliano). La leggenda su cui è basata Cherry Tree Carol è narrata anche in una Mistery Play del ciclo di Coventry.
La carola in forma di danza e divisa musicalmente in strofe e ritornello ma privata dell'elemento canto rifiorì in Inghilterra in ambiti aristocratici anch'essa a partire dal XVI secolo sotto forma di Brawl (dal francese Bransle o bransler cioè danzare in cerchio 'ondeggiando' o 'oscillando' come il vento o le onde del mare, sempre prima verso sinistra e poi verso destra).
La danza in cerchio fu la manifestazione di un modo di concepire il mondo in epoca pre-cristiana, durante il Medioevo e il Rinascimento e ancora oltre nelle zone rurali. “Danzare in cerchio rappresentava il movimento dei cieli, l'unire le mani a formare una catena ricordava alla gente l'unità degli elementi, il cantare evocava la musica delle sfere, il danzare rappresentava l'oscillare degli astri nel cielo, il percorso della danza imitava la forma delle costellazioni e dei fenomeni naturali, la direzione della danza copiava l'apparente movimento del sole intorno alla terra. Il battito delle mani e dei piedi suggeriva infine il rombo del tuono. Si danzava in 'simpatia magica' con l'Universo, affinchè regnasse armonia sulla terra”. (Shirley Newton, Shakespeare's Globe Renaissance Dancers, London 2000)
In Francia, suo paese di provenienza, la bransle benchè di origine rustica, entrò a far parte dei divertimenti di corte e divenne molto popolare specialmente presso la corte di Luigi XIV.
Nell'Inghilterra puritana di Oliver Cromwell le feste religiose e non vennero cancellate dal calendario perchè considerate espressione di paganità e vennero aboliti anche il cantare, danzare, fare musica e teatro pubblicamente.
Con la Restaurazione della monarchia nel 1660, i festeggiamenti vennero riintrodotti in un clima di generale euforia e spesso di eccessi ma nel frattempo molti dei significati e contenuti originali delle antiche celebrazioni erano andati perduti.
In epoca Vittoriana il fervore dei movimenti revivalisti e riformisti religiosi nelle città portò ad una ulteriore rivisitazione dei carols religiosi. In alcuni casi nuovi testi rivestiti di un eccessivo sentimentalismo rimpiazzarono quelli vecchi e nel caso invece dei carols creati ex-novo si trattava spesso di materiale musicalmente povero. Tra gli esempi di trasposizione più riusciti e vivaci vi è l'amatissimo Ding Dong! Merrily On High, la cui melodia è una bransle di origine popolare francese introdotta in Inghilterra nel XVI secolo e danzata alla corte di Elisabetta I. Un altro caso è quello della carola primaverile Flower Carol appartenente ad una collezione del 1582 intitolata Piae Cantiones. Il testo del Flower Carol fu modificato e il brano divenne un carol invernale e natalizio intitolato Good King Wenceslas. La melodia del Flower Carol è comunque rimasta in voga anche in ambito tradizionale ed è suonata e ballata durante i festivals in varie parti dell'Inghilterra.
In Italia l'associazione della carola con il natale cristiano sembra abbia origine dalla consuetudine probabilmente introdotta da San Francesco d'Assisi (1182-1226) di installare un presepe in chiesa durante la stagione natalizia. Infatti il cantare, e in alcune parti d'Italia anche il danzare intorno al presepe, sembra sia stata pratica comune all'epoca. Vi è inoltre un legame tra musica, danza e presepe comune alla tradizione di molti paesi europei identificabile con la figura dei pastori e il loro cantare, suonare e danzare di gioia per la nascita di Gesú. Molti dei loro canti sono stati raccolti e pubblicati in varie antologie negli ultimi duecento anni. Secondo James Merryweather, musicista tradizionale e ricercatore per il gruppo inglese The York Waits: “Questi noels e canti stagionali venivano cantati e suonati nelle società rurali europee allo stesso modo in cui venivano cantati i carols della tradizione inglese”. Un esempio di questo tipo in Italia è un canto tradizionale napoletano intitolato Quando nascette ninno, che veniva suonato da pastori-zampognari durante la stagione invernale-natalizia mentre scendevano dalle colline circostanti Napoli e si riversavano nelle strade della città. Le parole in dialetto descrivono la visita dei pastori al presepe. La melodia del canto venne usata dal compositore tedesco George Frideric Handel (1685-1759) nella Pastoral Symphony del Messiah (1741). Un'ulteriore rivisitazione del brano trasformò infine Quando nascette ninno in Tu scendi dalle stelle.
Tuttavia nel clima rigido, impersonale e alienante instaurato dalla Rivoluzione Industriale, i divertimenti e le celebrazioni stagionali erano un distante ricordo legato ai vecchi ritmi di vita e di lavoro della campagna. Nei nuovi centri industriali, dove il successo di un uomo era valutato in base alla quantità di ricchezza che riusciva ad accumulare, vigeva la logica del profitto e le fabbriche rimanevano aperte anche il 25 Dicembre. Fu quindi soprattutto grazie al lavoro paziente e ispirato degli studiosi Davies Gilbert e William Sandys che molte delle carole antiche e moderne rimaste ancora vive nella tradizione orale delle aree rurali del nord e dell'ovest dell'Inghilterra non andarono perdute; i due collezionisti raccolsero e pubblicarono il prezioso materiale in due volumi intitolati Some Ancient Christmas Carols (1822) e Christmas Carols, Ancient and Modern (1833).
Infine, come già accennato, con Charles Dickens la carola si riveste di nuovi significati divenendo 'Racconto di Natale' e contribuendo a riportare in auge lo spirito dei festeggiamenti legati alla stagione dell'oscurità - compreso il cantare i carols e il ballare danze di campagna - e a rinnovare e adattare ad un nuovo contesto sociale gli aspetti più profondi di queste celebrazioni. Il senso di comunità, ospitalità e condivisione caratteristico delle antiche cerimonie invernali e identificabile con bontà e carità cristiane doveva, secondo Dickens, ritrovare il suo spazio nella società. Questi valori umani universali potevano essere il punto di partenza verso una più radicale presa di coscienza e responsabilizzazione da parte delle nuove classi ricche nei confronti delle gravi problematiche legate alle trasformazioni tecnologiche ed economiche che pesavano su una larghissima fascia di popolazione e soprattutto sui bambini.
Benchè il titolo del libro di Dickens creò anche all'epoca alcune perplessità “...in quanto tecnicamente inaccurato...il tono è perfetto” (M. P. Hearn: The Annotated Christmas Carol, W. W. Norton & Company, 2004). Lo scrittore dickensiano G. K. Chesterton dice a questo proposito: “La storia canta dall'inizio alla fine come un uomo felice che sta andando a casa......è lirica ed esclamatoria fin dalle prime parole. È.....una Carola di Natale”. (Charles Dickens, London: Methuen,1906)


Bookmark and Share
Profilo Facebook di Maurizio Calì
Google
Web www.italiamedievale.org

Ariella Uliano

Sono una cantante di musica antica e contemporanea, scrivo canzoni e sono autrice dei CD A.U. (almost) a Compilation, Leave Only Your Footsteps Behind, Tanto Gentile E Tanto Onesta Pare, The Wandering Spirit e So, We’ll Go No More A-Roving.
A Londra svolgo ricerche nell’ambito della musica e della danza in relazione alla storia e alla letteratura inglese e italiana, e faccio parte di una compagnia di danza barocca. Per divertirmi ballo anche il Forrò brasiliano con gli amici, poi dipingo, fotografo, faccio jogging nel parco e lunghe camminate attraverso la campagna inglese. Amo preparare cenette vegetariane e macrobiotiche ma adoro il cappuccino come lo fanno i 'barman' in Italia! Mi piace anche molto nuotare.... soprattutto quando il mare è in burrasca!
In Italia presento seminari-spettacolo su musica, letteratura e arte.

Visita il sito di:
Ariella Uliano






© 2003-2011 Associazione Culturale Italia Medievale