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Tutti casa e lavoro. La manifattura a domicilio nella Firenze del Rinascimento

di Franco Franceschi

N.d.R.: pubblicato, con il titolo Lavorare in casa nella Firenze del Rinascimento, in «I ‘Fochi’ della San Giovanni», XXXV, 2009, n. 1, pp. 3-15).

La Firenze rinascimentale era una delle capitali dell’economia mondiale e fra le città più ricche e sviluppate dell’Occidente. I fondamenti di questa prosperità risiedevano non soltanto nei successi del commercio e della banca, ma anche nell’importanza delle sue manifatture. Forte di una consolidata tradizione nella realizzazione dei panni di lana di ottima qualità, caratterizzata da una produzione non secondaria di stoffe di lino, arricchita a partire dal primo Quattrocento dallo sviluppo di una dinamica industria dei drappi di seta, la città toscana deteneva una quota rilevante del mercato internazionale dei tessuti. Decine di botteghe di lanaioli e di setaioli, cui si aggiungevano quelle dei linaioli e dei battilori (in cui si otteneva il prezioso filo destinato alla realizzazione dei drappi auroserici), punteggiavano soprattutto l’area centrale della città e il quartiere di Santo Spirito. Gestite dai mercanti- imprenditori, esse costituivano altrettanti poli organizzativi e direzionali intorno ai quali prendeva forma quella che gli studiosi hanno definito come ‘manifattura disseminata’ o ‘decentrata’, un sistema di produzione complesso, che coinvolgeva nelle sue diverse fasi centinaia di artigiani con i loro laboratori cittadini ma anche migliaia di lavoratori a domicilio dispersi sia all’interno che all’esterno delle mura urbane. E proprio a questo lavoro svolto nel chiuso delle abitazioni, ma capace di materializzarsi in prodotti di altissimo pregio destinati all’esportazione, sono dedicate queste pagine.

Nella propria abitazione, secondo le fonti fiorentine, lavoravano filatori, orditori e tessitori di lana, incannatori, orditori e talvolta torcitori e tessitori di seta, filatori d’oro per i drappi auroserici, orditori e tessitori di lino: un insieme socialmente variegato, ma, salvo rare eccezioni, fatto di uomini e soprattutto di donne la cui esistenza si svolgeva in un contesto materiale assai diverso da quello dei ceti agiati, si trattasse dei membri dell’élite economica e politica o della media borghesia delle Arti e delle professioni. Ciò vale innanzitutto proprio per la casa, e questo ci impone di mettere subito da parte le immagini degli interni delle dimore patrizie che talvolta fanno da sfondo ai lavori di cucito e di ricamo  delle giovani di buona famiglia, magari rappresentate nelle storie della Vergine o uscite dalle pagine di un libro di Ricordi: «Feci la via di casa il Rosso di Piero» – scrive nel 1477 Bernardo Machiavelli a proposito del suo confinante Del Rosso – «e domandai di lui e non ve lo trovai. Trovai la donna sua monna Agnola drento all'uscio che cuciva e con lei era la Ginevra sua figliuola che similmente cuciva...».

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Franco Franceschi

Franco Franceschi è professore di Storia medievale all’Università di Siena. Specialista di storia urbana italiana, unisce alla passione per le ricerche di prima mano, principalmente centrate sulla realtà toscana (Firenze, Siena, Arezzo), l’interesse per i quadri generali e le analisi di taglio storiografico. I suoi principali campi d’interesse sono la storia del lavoro e delle Corporazioni, la politica economica, la trasmissione dei saperi e la mentalità dei ceti produttivi durante i secoli XIII-XVI. Tra le sue pubblicazioni si segnalano i volumi Oltre il ‘Tumulto’. I lavoratori fiorentini dell’Arte della Lana fra Tre e Quattrocento (Firenze, Olschki, 1993), «…E seremo tutti ricchi». Lavoro, mobilità sociale e conflitti nelle città dell’Italia medievale (Pisa, Pacini, 2012), Le città italiane nel Medioevo. XII-XIV secolo (Bologna, Il Mulino, 2012), scritto insieme ad Ilaria Taddei.

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