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Nella città medievale italiana: la cittadinanza o le cittadinanze
di Mario Ascheri

Ambrogio Lorenzetti: Effetti del buon governo in città (1338-40)
Affresco Palazzo Pubblico, Siena

N.d.R.: Questo saggio è pubblicato sul n° 16/2011 di Initium. Revista Catalana d'Història del Dret qui riproposto per gentile concessione dell'autore e della rivista che ringraziamo sentitamente.

La questione della cittadinanza è di grande attualità, e da più parti si vorrebbero lumi anche partendo dalla storia, ma si tratta di un tema in realtà di ben difficile approccio anche per lo storico.
In primo luogo perché quando guardiamo al passato medievale non possiamo non essere condizionati sia dalle categorie storico-giuridiche moderne, sia dalle categorie che ci danno le fonti stesse del passato.
La «cittadinanza» ha per noi un significato che risulta da un'esperienza politico-costituzionale densissima, quella degli ultimi due secoli e mezzo, per cui il cittadino è «naturalmente» connotato dal possesso di diritti pubblici/politici oltreché civili nei confronti di uno Stato ben caratterizzato. Ma questa distinzione è essa stessa frutto della storia, naturalmente, ed è stata concettualizzata tardivamente.
La cittadinanza moderna degli storici della nostra tradizione, poi, è nata connessa allo Stato nazionale, quello che per i nostri storici è lo Stato tout court, per cui è difficile pensarla per ordinamenti non unitari e centralizzati come gli Stati grosso modo federali.
E' difficile pensare a situazioni in cui c'è una cittadinanza «divisa», per così dire, quasi a strati, in base ai vari ordinamenti ai quali contemporaneamente si può anche appartenere, e lo diviene ancor di più quando questi ordinamenti sono in crisi e/o in fase di transizione verso nuove forme costitutive, come è l'Unione europea oggi o com'erano le città nel nostro Medioevo.
Il mondo odierno con la sua complessità ci aiuta però, paradossalmente, a penetrare retrospettivamente in quel mondo. Oggi - al di là della cittadinanza nazionale formalmente prevalente, quella dalla quale anche è più facile essere condizionati in mille occasioni - ci sono in realtà più cittadinanze coesistenti e intrecciantisi, a ben vedere, ed esse sono 1) spazialmente differenziate (europea, nazionale, regionale, provinciale, locale), e, 2), settorialmente differenziate: quella per categorie.

Leggi il contributo intero qui sotto:



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Web www.italiamedievale.org

Mario Ascheri

(Ventimiglia, 7 febbraio 1944) è uno storico italiano.
Attualmente insegna Storia del diritto medievale e moderno nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma Tre.
È nel direttivo di molte riviste storiche italiane (come l'Archivio storico italiano, dove nel 2008 compara una discussione tra tre storici sul suo volume sulla città-Stato) e straniere. È uno specialista di storia della giustizia e della giurisprudenza medievale e moderna, oltreché dei Comuni italiani, largamente noto all'estero per i suoi lavori specialistici sui 'consilia' e i manoscritti giuridici basso-medievali; recentemente ha pubblicato lavori più generali su alcune categorie storiografiche (consuetudine, giurisdizione, oligarchia ecc.)
Pubblicazioni:
"Siena nel rinascimento: istituzioni e sistema politico" (Siena 1985, il Leccio)
"Tribunali, giuristi e istituzioni. Dal Medioevo all'età moderna" (Bologna 1989, nuova ed. 1970, il Mulino)
"Diritto medievale e moderno" (Rimini 1991, Maggioli)
"Istituzioni medievali"(Bologna 1994, il Mulino II ed. 1999)
"Siena nella storia" (Cinisello Balsamo 2001, Silvana ed.)
"La città-Stato. Le radici del repubblicanesimo e del municipalismo italiani" (Bologna 2006, il Mulino)
"Introduzione storica al diritto medievale" (Torino 2007, Giappichelli)
"Introduzione storica al diritto moderno e contemporaneo" (Torino 2008, II ed. riv., Giappichelli)
"Il Costituto del Comune di Siena in volgare (1309-1310). Un episodio di storia della giustizia?'" (Firenze 2009, Aska)
"Siena nel primo Rinascimento dal dominio milanese a papa Pio II" (Siena 2010, Pascal)
"Giuristi e istituzioni dal medioevo all'età moderna (secoli XI-XVII)" (Keip, Stockstadt 2009).






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