ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

La Guerra dei Cent'Anni

di Ornella Mariani
La Battaglia di Crecy

Nel 1337, mentre in Sicilia si spegneva il Re Federico III d’Aragona cui succedeva il figlio Pietro II e mentre Benedetto XII tentava di spostare l’isola nell’orbita degli Angioini napoletani, l’Inghilterra e la Francia affilavano le armi per il lungo conflitto detto Guerra dei Cent’Anni.

Politiche e dinastiche, le tensioni erano maturate fin dal 1314 quando, morto Filippo IV, al trono francese si erano avvicendati i figli Luigi X, Filippo V e Carlo IV, tutti privi di discendenza maschile. Estinta la linea capetingia, un’Assemblea di Baroni e Vescovi aveva conferito la tiara a Filippo VI di Valois escludendo dalla successione Isabella, figlia dello stesso Filippo IV; moglie del Signore d’Aquitania e Re d’Inghilterra Edoardo II e madre di Edoardo III.

Al fine di contenere l’espansionismo della Corona d’oltreManica, il Sovrano eletto non tardò a confiscare il Ducato al Feudatario inglese che per reazione, a Gand nel gennaio del 1340, si proclamò vero e legittimo Re di Francia per via materna; aggredì la dominante monarchia europea; fomentò le rivolte di Fiandra e Bretagna, cui la Filippo intendeva imporre un più solido vincolo di vassallaggio.

Nessuno immaginò che quella contesa, riguardante non il trono ma proprio la sovranità aquitana, si protraesse fra alterne vicende per ben centosedici anni causando ad entrambi i belligeranti la deriva economica e sociale e producendo eventi epocali: la decadenza del Medio Evo; l’utilizzo di nuove dinamiche militari; l’impiego di armi che archiviarono la tradizione degli eserciti organizzati su base feudale e sulla forza d'urto della Cavalleria pesante; la formazione delle coscienze nazionali.

Interrotta da brevi tregue e da due periodi di pace della rispettiva durata di nove e ventisei anni, la grande guerra si distinse in tre fasi: Edoardiana, dal 1337 al 1360; Carolina, dal 1369 al 1389; Lancaster, dal 1415 al 1429 con strascici estesi a tutto il 1453.

La Guerra edoardiana

La prima fase del conflitto riguardò la composizione delle alleanze: se Edoardo III d'Inghilterra si garantì quella di Giovanni di Montfort, in lotta con Carlo di Blois per la Signoria bretone, i Francesi, ancorata una flotta a Sluys, ricorsero al blocco navale; razziarono le coste nemiche; sostennero l’indipendentismo scozzese; condizionarono il traffico di merci d’importazione: vino aquitano e sale bretone; sospesero il commercio della lana.

Più delle altre, questa circostanza causò gravi pregiudizi all’economia inglese e all’industria tessile dei sodali fiamminghi, insorti sotto la guida di Jacob van Artevelde. Fatto arrestare il Conte di Fiandra Luigi di Nevers, costui dette vita ad una libera Repubblica e, riconosciutane la sovranità ad Edoardo III, gli fornì un’armata navale utile alla celebre vittoria de l'Ecluse del 24 giugno del 1340.

Clemente VI intervenne scomunicando la ribelle regione della quale la Francia riprese possesso il 25 settembre successivo, in esito alla Tregua di Esplechin.

Nel 1343 Edoardo III sbarcò a Brest; devastò Caen; tentò l’assedio di Ruen e, in assenza del suo alleato Giovanni di Montfort, catturato a Nantes, concluse un accordo con Carlo di Blois unico pretendente al trono bretone. In coincidenza dell’invasione inglese e dell’attacco scozzese all’Inghilterra, il 24 luglio del 1345 l’Artevelde fu assassinato; nel 1346 Davide II di Scozia fu sconfitto e catturato nella Battaglia di Neville’s Cross; il 26 agosto dello stesso anno  la Francia fu vittima di una catastrofe epocale: la Battaglia di Crécy nella quale trovarono la morte Luigi di Nevers, Giovanni di Lussemburgo Re di Boemia e quattromila uomini.

Il Re anglosassone sfruttò gli eventi per prendere Calais e renderla base logistica delle attività militari sul continente.

Le umilianti condizioni della tregua e la Peste Nera del 1348 fece tacere le armi per sette anni, ma la legittimazione divina del potere e del prestigio dei Valois s’era incrinata malgrado Filippo VI avesse acquisito il Delfinato. Egli stesso,peraltro, fu stroncato dal morbo nella cornice di pesanti tensioni sociali; del tracollo dell’economia; dell’imponente inflazione; della crisi di Commercio e Artigianato; delle scorrerie di banditi nelle campagne non difese dalla Nobiltà feudale.

Succedutogli al trono Giovanni II il Buono, appesantendo la difficile situazione irrompeva sull’ aggrovigliato scenario politico Carlo di Navarra detto il Malvagio che, nipote di Luigi X e figlio di Giovanna cui nel 1328 era stato negato il diritto alla successione, ritenendosi comunque legittimo erede, si alleò col Principe Nero e fece assassinare il favorito Carlo de la Cerda.

Per non infrangere la precaria tregua con gli Inglesi, il Sovrano franco fu obbligato ad accettare il Trattato di Mantes del 22 febbraio del 1354: il Navarrese acquisiva i feudi di Pont-Audemer, Beaumont-le-Roger, Breteuil, Conches, Orbec, Valognes, Coutances e Carentan, rinunciando ad ogni pretesa sulla Champagne. Tuttavia, ancora mirando al titolo di Re, si accordò anche con Giovanni di Gand, terzogenito di Edoardo III.

Il 28 dicembre del 1355, sempre più allarmato, Giovanni II chiese per la difesa nazionale il reclutamento di trentamila unità agli Stati Generali. Resi diffidenti dalla deriva della Finanza pubblica, costoro subordinarono l’assenso alla istituzione di una tassa sul sale la cui riscossione doveva delegarsi ad Esattori di loro fiducia e a dieci Deputati. In quella concitata situazione, puntando a destabilizzare la già vacillante corona, Carlo il Malvagio ingenerò nel Delfino Carlo V il sospetto che il padre intendesse diseredarlo: il 5 aprile del 1356 costui convocò a Rouen i Signori della Normandia ostili al nuovo tributo ma il Re, pronto a liquidare il complotto e a vendicare l’assassinio di Carlo de la Cerda, ordinò l’arresto del rivale e la decapitazione del suo seguito. Gran parte della Nobiltà normanna insorse; rinnegò l'omaggio e si dichiarò vassalla dell’Inghilterra: Edoardo sfruttò l’occasione per rompere la tregua ed invadere la Francia al principio dell’estate, mentre suo figlio Edoardo di Woodstock, soffocata una rivolta nel Chester e già designato Luogotenente di Guascogna, dopo feroci incursioni nelle Contee di Julliac, Armagnac, Astarac e Carcassonne veniva incalzato dalla Cavalleria pesante francese sotto Poitiers: era il 19 settembre del 1356.

La defezione improvvisa del Duca d’Orléans ribaltò le sorti della battaglia e, sfumata la vittoria, Giovanni fu sconfitto e catturato col figlio Filippo. Nel gennaio del 1358, a fronte del rischio che il Delfino fosse travolto dalla precaria condizione del Paese e dal consolidamento politico di Carlo il Malvagio, dalla prigionìa egli trattò il proprio rilascio accettando le condizioni del Primo Trattato di Londra: l’Inghilterra incassava il dominio dell’Aquitania ed un tributo di quattro milioni di scudi, senza alcuna formale rinuncia al trono di una Nazione ormai in ginocchio.

Carlo V convocò gli Stati Generali: individuata in quell’assise la possibilità di instaurare un regime parlamentare, il Prevôt dei Mercanti parigini Étienne Marcel si alleò col partito del Navarrese e del Vescovo di Laon Robert le Coq, imponendo l’istituzione di un Comitato di ottanta membri in appoggio alle proprie pretese. L’Assemblea designò il Delfino Luogotenente del Regno, affiancandogli un Consiglio di Tutela composto da dodici rappresentanti per Ordine: essi pretesero subito il processo dei Consiglieri reali, colpevoli della inflazione e del mancato rilascio del Malvagio.

Consapevole di non potersi opporre alla svolta di regime di Marcel e Le Coq, l’inesperto Viceré sciolse gli Stati Generali; fuggì da Parigi e, sollevando una dura levata di scudi popolare, il 10 dicembre ordinò un nuovo corso monetario; ma l’Assemblea nel febbraio del 1357 lo costrinse a revocare il provvedimento ed a subire la Commissione di controllo sull'Erario, il licenziamento dei vecchi Amministratori ed il subentro del nominato organismo di vigilanza al Consiglio Reale.

In definitiva: la Grande Ordinanza, in esito alla quale Carlo di Navarra fu liberato da Giovanni di Piquigny e calorosamente accolto a Parigi il 29 novembre del 1357.

Il Delfino dovette accettare la riconciliazione e rendergli i beni confiscati; ma l’indebolimento della Monarchia e la conseguita posizione di forza del rivale, ora esigente anche la consegna della Champagne, indussero Giovanni a rinegoziare la propria liberazione e a revocare ogni disposizione adottata dagli Stati Generali, riconvocati il 13 gennaio del 1358 dal Consiglio di Tutela gestito dal Marcel.

Imposte con violenza le riforme, costui galvanizzò i Borghesi e, sorretto da una folla invasata, il 22 febbraio irruppe nel palazzo reale; fece massacrare i Marescialli di Champagne e di Normandia Giovanni di Conflans e Roberto di Clermont; costrinse l’inesperto Carlo V a rinnovare l’Ordinanza e ad indossare il berretto rosso e blu simbolo del Comune, e scatenò una orrenda caccia all'uomo, nel corso della quale fu assassinato anche l’Avvocato generale Reanud d’Acy.

Il Delfino riunì gli Stati Generali a Compiègne e, ottenuta la condanna di Marcel, assunse ufficialmente il titolo di Reggente del Regno: in quella veste, ordinò l’assedio di Parigi.

Ma il peggio doveva ancora arrivare.

A fine maggio del 1358 esplose la Grande Jacquerie: danneggiati dall’aumento delle rendite signorili in un momento in cui il prezzo del grano era al minimo, i contadini insorsero contro i Grandi Feudatari che, con l’appoggio di Carlo il Malvagio, in giugno li massacrarono a Meux.

Quella orrenda stagione di sangue si concluse il 30 giugno, quando Carlo rientrò a Parigi ed i Lealisti assassinarono Marcel.

La guerra civile avvantaggiò gli Inglesi che rilanciarono il prezzo del rilascio di Giovanni, esigendo la metà del territorio francese.

A fronte del rifiuto degli Stati Generali ad accettare l’umiliante trattato, Edoardo III sbarcò a Calais nel 1359 e marciò su Reims. Tuttavia, impreparato all’assedio e costretto ad arretrare, ritornò in patria risolvendo l’impresa in un clamoroso fallimento.

In quelle condizioni, l’8 maggio del 1360, le parti sottoscrissero la Tregua di Brétigny-Calais fondata su tali clausole: la sospensione delle ostilità; un riscatto milionario per la scarcerazione del Re; il rilascio dell’Ambasciatore Bonabes IV di Rougé e Derval; la sovranità inglese su Calais, Aquitania, Guascogna, Ponthieu, Contea di Guines, Poitou, Angoumois, Périgord, Bigorre, Agenais, Limoges, Saintonge, Rouergue, Quércy e Contea di Gaure previa rinuncia ai Ducati di Normandia e Turenna, alle Contee del Maine e dell’Anjou, a Bretagna e Fiandre e a future rivendicazioni successorie. Con ulteriori perdite francesi, infine, si concluse anche la guerra di successione bretone: Carlo di Blois e Bertrand du Guesclin furono battuti ad Auray da Giovanni Chandos e Giovanni IV cui, col Trattato di Guérande, fu attribuita la Signoria della regione, mentre gli Inglesi assumevano il controllo di Brest.

Il loro possesso di un buon terzo del territorio franco fu consolidato dalle nozze del Duca di Bretagna con una sorella del Principe Nero: la prima fase dell’annoso conflitto s’era conclusa ma la Francia, anche col sostegno della flotta castigliana, avviò la sua rimonta pur non potendo sottrarsi alla occupazione inglese di Parigi e delle zone limitrofe.

La Guerra carolina

L’8 aprile del 1364 Giovanni II era morto in cattività a Londra, ove era tornato per senso dell’ onore quando il figlio Luigi d'Angiò, lasciato a garanzia degli accordi di pace, s’era dato alla fuga. Cinta la tiara il 19 maggio a Reims contro le azioni di disturbo dell’irriducibile Carlo il Malvagio che, escluso nel 1361 dalla successione al Ducato di Borgogna attribuito a Filippo II l’Ardito, fu sconfitto nella Battaglia di Cocherel del 1363 da Bertrand du Guesclin, Carlo V raccolse una amara eredità: lacerazioni sociali; crisi economica appesantita dai pesanti costi della guerra; Jacquerie; possesso di un terzo della Francia da parte degli Inglesi, fomentatori delle rivolte contadine ed autonomiste.

Liquidato il banditismo imperversante nelle campagne; assunte le difese di don Enrico di Trastamare contro il fratellastro Pietro il Crudele, battuto a Cocherel il 16 maggio del 1364; pacificata la Francia; rafforzata la Monarchia con la diminuzione delle imposte; esaltato dal diffondersi di un forte sentimento nazionale; consapevole della perdita di prestigio dinastico e persuaso che solo le armi avrebbero potuto  recuperare le terre perdute, il Sovrano riconsiderò i termini del trattato di pace: la cessione dei possedimenti francesi era stata subordinata alla formale rinuncia ad ulteriori rivendicazioni al trono da parte di Edoardo III: l’inapplicazione del Trattato di Brétigny; la neutralità del Sacro Imperatore Carlo IV; l’amicizia con la Castiglia; il sostegno di Urbano V; l’appoggio delle Fiandre la cui Signora Margherita, lungi dal contrarre le programmate nozze con Aymondo di Cambridge, sposò Flippo l’Ardito; le relazioni col Sovrano di Scozia David Bruce, col Re di Danimarca, con Owen del Galles e col Conte d'Armagnac indussero Carlo, nel 1369, ad esigere pretestuosamente dal Principe Nero l’omaggio dovutogli quale Feudatario d’Aquitania.

Dopo quel prevedibile rifiuto, dichiarata nulla la tregua, i belligeranti posero mani alle armi.

Le sorti del conflitto volsero a favore della Francia grazie alla strategia militare elaborata da Bertrand du Guesclin: non lo scontro di campo, ma lo sciopero delle armi, ovvero la guerra di logoramento. L’innovazione spiazzò gli Inglesi che, perdute Poitiers e Bergerac e subìto l’annientamento della flotta a La Rochelle il 22 giugno del 1372 per la provvida azione di Enrico di Trastamare, nel 1380 mantenevano solo Calais, Cherbourg, Brest, Bordeaux e Bayonne.

Tuttavia, proprio quando la rivendicazione d’indipendenza delle Fiandre, oberate da un pesante sistema fiscale, appannava il trionfo francese rendendo indifferibile una soluzione alle ostilità e proprio quando l’Inghilterra s’avviava verso le rivolte rurali, Carlo si spegneva.

Era il 16 settembre del 1380. Qualche mese più tardi, a margine di un immane bagno di sangue, John Wycliffe pubblicò il saggio Servants & Lords, a sostegno delle vittime e contro l’ Aristocrazia.

In quel clima, la trasformazione dell’Aquitania in un Principato subordinato alla Francia, ma governato da Riccardo II, avrebbe potuto dirimere il conflitto?

La Nazione pianse il suo Re cui successe il figlio sotto Reggenza dei Duchi d'Anjou, Borgogna, Orléans e Berry; l’insurrezione fiandrina fu stroncata a Roosebeke da Filippo II di Borgogna nel 1382; la Monarchia fu investita da un magico momento di splendore. Tuttavia, nel 1385, uscito dalla minorità, Carlo VI fu aggredito da crisi di instabilità prodromiche del definitivo squilibrio manifestatosi nel 1392, quando i due maggiori Feudatari del Regno: Luigi d’Orléans e Giovanni senza Paura si contesero il controllo del Regno avviando la sanguinosa faida fra Armagnacchi e Borgognoni.

La seconda fase della Guerra dei Cent’Anni si era comunque conclusa.

La fase dei Lancaster

Nel 1392, la pazzia di Carlo VI fu causa della guerra per la successione tra Filippo di Borgogna e Luigi d’Orléans: la Francia fu travolta da una feroce guerra civile e nel 1410, il vuoto di potere degenerò nella più spietata contrapposizione fra Borgognoni e Armagnacchi per la supremazia assoluta in Francia e per il trono di Napoli.

Nel 1413 il macellaio Caboche, profittando del disimpegno istituzionale, animò una violenta rivolta strumentalizzata da Giovanni senza Paura: fu instaurato un governo contro il quale Borghesia cittadina e Nobiltà reclutarono feroci mercenari, avendone ragione.

In Inghilterra, intanto, morto Riccardo ed estinta la dinastia plantageneta, era asceso al trono il primo dei Lancaster: Enrico IV che, per l’età avanzata, aveva governato solo nella tregua della Fase carolina. Alla sua morte, lo scettro era passato al primogenito Enrico V.

Parallelamente, in Francia Filippo II di Borgogna aveva sostituiro l’ormai delirante Carlo VI, spianando la via all'erede legittimo Carlo VII.

Profittando del disordine sociale, Enrico V varcò la Manica e il 25 ottobre del 1415 annientò i Francesi nella Battaglia di Anzincourt, presentandosi alla Storia come il regista della tremenda débacle della Prima Linea francese e della conquista di Parigi: occupata l'intera parte settentrionale del Regno, gli Armagnacchi furono costretti a scendere a patti e ad accettare le nozze di Enrico e Caterina, figlia di Carlo VI di Valois, col Trattato di Troyes del 21 maggio del 1420. In quello stesso anno, Giovanni senza Paura veniva assassinato a Montereau e gli succedeva il figlio Filippo III il Buono.

Enrico V aveva di fatto conquistato l’intera Francia a Nord della Loira e veniva riconosciuto da Carlo VI come erede e Reggente del trono francese, con esclusione del suo stesso figlio Carlo VII che, sprezzante della decisione, continuò la guerra contro i nemici pronti ad occupare il Sud.

Il 31 ottobre ed il 31 agosto del 1422, deceduti rispettivamente Carlo VI ed Enrico V, all’età di soli sei mesi e nel rispetto delle clausole sancite a Troyes, Enrico VI fu incoronato Re d’Inghilterra e di Francia, mentre il legittimo e diseredato erede veniva proclamato Sovrano col nome di Carlo VII dai suoi partigiani.

In definitiva, la Francia aveva due Re.

L’assurda situazione si trascinò fra alterne vicende fino al 1429 quando, per una banale vicenda commerciale, esplose la celebre Guerra delle aringhe.

Si trattò di un’azione militare condotta a Rouvray il 12 febbraio del 1429: il contesto della battaglia fu un tentativo da parte delle forze francesi guidate dal Conte di Clermont Carlo di Borbone e dal Connestabile di Scozia sir John Stewart di Darnley di dirottare una colonna di rifornimenti destinati agli Inglesi impegnati dall’ottobre precedente nell’assedio di Orléans, città/simbolo degli Armagnacchi.

Il convoglio era guidato da sir John Falstoff ed era ricco di barili di aringhe a sostituzione della carne, essendo prossima la Quaresima: l’Artiglieria francese bombardò pesantemente e gli Inglesi risposero colpendo le retrovie ed i fianchi scozzesi: fra i caduti ci fu sir John Stewart; tra i feriti, Jean de Dunois, noto come il Bastardo di Orléans. Rifulsero in quella circostanza gli Arcieri di Falstaff: la conquista di Parigi era ormai scontata.

Fu in quel contesto che s’inserì la discussa figura di Jeanne d’Arc che l’8 maggio del 1429 liberò la città e guidò i vittoriosi attacchi di Jargeau, Beaugency, Patay e Châlons sur Marne: Carlo entrò in Reims e il 17 luglio successivo vi fu incoronato ufficialmente col nome di Carlo VII

Tuttavia il Paese seguitava ad avere due Sovrani: uno francese, spodestato dal padre pazzo; l'altro inglese con diritti ricevuti dal medesimo pazzo: fu la Poucelle d’Orléans a stimolare la riscossa e a concorrere al recupero dell’indipendenza nazionale.

All’inizio del 1430 però, a sua insaputa e malgrado i vari successi, Carlo sciolse l’esercito ed avviò trattative segrete col nemico. Ella, intanto, dopo un disperato attacco ai Borgognoni, a Compiègne, fu catturata.

Era il 24 maggio: trattenuta fino a novembre, fu poi venduta agli inglesi per diecimila scudi; deportata a Rouen; contattata dall’implacabile Vescovo e Conte di Beauvais Pierre Cauchon: costui istruì il processo per eresia, col preciso intento di screditarne i trionfi ottenuti col maleficio di Satana. Il 30 maggio del 1430, la giovane contadina affrontò il rogo.

Nel settembre del 1435 Carlo VII si riconciliò con i Borgognoni, riconoscendogli l’autonomia: era pronto per la riconquista di Parigi, impresa che gli guadagnò l’appellativo di Vittorioso. Nel 1438 iniziò grandi riforme politiche, economiche e militari; entrò in conflitto con la Chiesa; promulgò la Prammatica Sanzione; istituì la Chiesa Gallicana; affermò la superiorità del Clero francese nei confronti del Papato; affidò ai Capitoli l'elezione di Vescovi e Abati. Nel 1453 combatté la Battaglia di Castillon: la Francia riprese il controllo di Normandia e Aquitania.

A centosedici anni dal suo inizio, la Guerra dei Cent’Anni, combattuta per solo prestigio, poiché né un Re inglese né un Re francese avrebbe mai accettato una condizione di inferiorità, si era finalmente conclusa.

Cenni sui Protagonisti

Edoardo III d'Inghilterra

Fu uno dei più importanti Sovrani inglesi della stagione medievale: figlio di Isabella di Francia e di Edoardo II il Plantageneto; nato a Windsor il 23 novembre del 1312; infeudato della Contea di Chester nel 1320 e del Ducato d’Aquitania nel 1325; sposato a Filippa di Hainaut, regnò per cinquant’anni a partire dal 13 gennaio del 1327, quando il Parlamento ordinò l’arresto del folle Edoardo II, assassinato nel castello di Berkley. Per quattro anni, tuttavia, il governo fu retto dalla madre e dal suo amante Roger Mortimer di Wigmore: nel 1330, a fronte della loro scandalosa condotta e a margine della disgraziata spedizione contro Robert Bruce, Edoardo III fece confinare in convento l’una e decapitare l’altro con l’accusa di tradimento.

Presto affrontò l’esigenza di imporre la propria influenza sulla Scozia che, indipendente in virtù del Trattato di Northampton del 1328, era agitata da forti contrasti sul territorio: Bruce era morto nel 1329; l’eredità del figlio David era stata contrastata dalle Baronie; Edward Baliol, con lo scontro di Dupplin Moor, si era impadronito del trono ma, entrato in conflitto con la Nobiltà, esigeva protezione: Edoardo intervenne in suo appoggio nella Battaglia di Halidon Hill ma, dopo anni di sangue, l’usurpato riprese il seggio grazie al supporto francese.

Parallelamente maturava un clima di belligeranza proprio con la Francia, per ragioni territoriali e dinastiche: l’alleanza di Filippo VI di Valois con i Nazionalisti scozzesi; l’incoraggiamento inglese delle tensioni antifrancesi delle città fiamminghe e la sovranità sul Ducato di Guascogna avevano inasprito i rapporti.

Già nel 1328, in occasione della morte di Carlo IV, per la prima volta Edoardo aveva accampato pretese, opportunamente respinte, sulla successione. Nel 1337 si era poi recato a Coblenza, stringendovi un patto di solidarietà con l’Imperatore Ludovico il Bavaro. Nel 1338, forte del sodalizio, decise di invadere la Francia: respingendo la decisione degli Stati Generali che, per la morte dei legittimi discendenti avevano confermato la Legge salica e assegnato la tiara a Filippo VI di Valois, egli pretese di far valere i suoi maggiori diritti ereditari quale figlio di Isabella e nipote di Filippo IV. Proclamatosi a Gand titolare anche di quella corona, iniziò la campagna di conquista; il 24 giugno del 1340 conseguì a Sluys una brillante vittoria navale ed aprì un secondo fronte di guerra per il controllo del Ducato di Bretagna.

La disfatta dell’economia inglese, messa in ginocchio dalle spese di guerra, ed il fallimento anche delle Banche fiorentine dei Bardi e dei Peruzzi, non gli impedì di celebrare i suoi trionfi; di riprendere le ostilità nel 1345; di conseguire notevoli successi in Guascogna, Normandia e Ponthieu, ove si distinse nella Battaglia di Crécy; di insediarsi a Calais; di condurre nuove incursioni in Scozia ove, nella Battaglia di Neville’s Cross, prese prigioniero David Bruce.

Nell’ottobre del 1347 rientrò in Inghilterra ed istituì l’Ordine della Giarrettiera. Il 19 settembre del 1356, suo figlio Edoardo di Woodstock riportò l’ulteriore schiacciante vittoria di Poitiers ove prese prigioniero il Re Giovanni II: quattro anni più tardi la sottoscrizione del Trattato di Calais sanciva, previa rinuncia inglese ai diritti sulla corona, il rilascio del Sovrano in cambio dell’ Aquitania, del Ponthieu e della Guascogna.

Fu l’alleanza franco/spagnola a rilanciare le sorti della Monarchia francese e a indebolire la posizione di forza dei Plantageneti che persero, dopo diversi rovesci militari, Brest, Bordeaux, Bayonne e Calais. Da quel momento la politica di Edoardo riguardò solo le questioni interne: nei confronti della Chiesa, agì limitando il potere papale col decreto Praemunire e rafforzando il prestigio della dinastia. La lotta fra potere baronale ed ecclesiastico fu durissima: la diressero Edoardo di Woodstock da una parte e Giovanni di Gaunt dall’altra, mentre Edoardo III si spegneva.

Era il 21 giugno del 1377.

Giovanni di Gaunt

Nacque nella belga Gand il 6 marzo del 1340 e si spense il 3 febbraio del 1399, quartogenito di Edoardo III. Sposato a Bianca di Lancaster nel 1359, si distinse col fratello Edoardo di Woodstock a Najera nel 1367 e a Limoges nel 1370. Nominato Governatore dell'Aquitania, nel 1372 sposò in seconde nozze Costanza, figlia di Pietro di Castiglia, proclamandosi Re. Unitosi alla spedizione militare contro La Rochelle, condusse un’incursione da Calais a Bordeaux prima di partecipare ai negoziati per la Tregua di Bruges.

I fallimenti militari inglesi tra il 1369 ed il 1370 gli consentirono di ottenere dal Parlamento la sostituzione di ministri ecclesiastici con Laici di sua fiducia che, rivelatisi inetti e corrotti, lo resero assai impopolare.

Nel 1376 la morte del Principe Nero, che lo aveva fortemente censurato per questa vicenda, rilanciò la sua immagine ma l'anno successivo suo nipote Riccardo II gli revocò titoli e i privilegi escludendolo dalla vita politica. Giovanni, allora, si dette all’impegno militare guidando  un rovinoso attacco a saint-Malo nel 1378 e negoziando una tregua con la Francia ed una con la Scozia. Malgrado i frequenti insuccessi militari, si legò saldamente al Sovrano, ottenendone un forte esercito che riaffermasse le sue pretese sulla Castiglia.

Con l'aiuto dei Portoghesi nel 1386 conquistò la Galizia; ma un’epidemia di peste, aggiunta alla ostilità dei Castigliani, lo indussero a riconoscere la sovranità di Giovanni I, cui concesse la mano della figlia Caterina.

Duca di Aquitania nel 1390, Giovanni di Gand curò i negoziati con la Francia fra il 1392 ed il 1394 parallelamente soffocando la ribellione del Cheshire e dando il suo assenso perfino all' esilio pronunciato da Riccardo II in danno del proprio figlio Enrico IV.

Riccardo II

Riccardo II nacque a Bordeaux il 6 gennaio del 1367 e si spense il 14 febbraio del 1400. Era figlio di Edoardo il Principe Nero e di Joan Contessa di Kent: nel 1376 l’improvviso decesso del padre e nel 1377 quello del nonno Edoardo III lo portarono decenne al trono.

Lo zio Giovanni di Gaunt regnò per suo conto nei primi anni, ma egli venne alla ribalta nel 1381 quando, ancorché solo quattordicenne, a fronte della rivolta dei contadini, offrì a Wat Tyler e agli altri capi ribelli il perdono in cambio della resa, facendoli poi arrestare e giustiziare.

Il 22 gennaio del 1383 sposò Anna di Boemia, figlia di Elisabetta di Pomerania e del Sacro Romano Imperatore Carlo IV: ella si spense il 7 giugno del 1394 ed il 31 ottobre del 1396 egli passò a nuove nozze con Isabella di Valois, figlia di Carlo VI di Francia e di Isabella di Baviera. Da entrambe le unioni, non nacque prole.

Fin dal debutto, Riccardo estromise Tommaso de Beauchamp Conte di Warwick, Riccardo Fitzalan Conte di Arundel e Tommaso di Woodstock Duca di Gloucester a vantaggio di un ristretto clan di favoriti: in particolare Roberto de Vere Conte di Oxford  e Michele de la Pole Conte di Suffolk, elevato alla dignità comitale ed eletto Cancelliere del Regno.

L’Aristocrazia reagì formando un compatto nucleo di ostilità: i Lord Appellanti i quali, contro il pacifismo della Corona, chiesero di continuare la guerra alla Francia e pretesero, nel 1387, che il Parlamento rimuovesse gli impopolari Consiglieri del Re.

La ferma opposizione del Re scatenò una drastica reazione: essendo egli ancora minorenne, il governo fu affidato ad un Consiglio di Tutela. Per contro, egli dispose l’arresto del Conte di Arundel, leader dell’opposizione, ma le truppe guidate dal Conte di Oxford furono sopraffatte: Riccardo fu rinchiuso nella Torre di Londra e, dei suoi impopolari istigatori, otto furono giustiziati per tradimento nel 1388 e gli altri furono esiliati.

L’esperienza rese il Sovrano più cauto: reinsediato al trono, sospese la questione scozzese e nel 1396 firmò con la Francia una tregua di ventotto anni. Tuttavia, la decisione lo rese assai impopolare saldandosi alla prima spedizione in Irlanda nel 1394, quando egli aveva suggerito una politica fondata sulla comprensione delle ragioni dei ribelli, angariati dallo strapotere dei terrieri ed esigenti risarcimenti!

Mecenate e letterato, Riccardo fu strenuo assertore della tradizione della maestà: nel Dittico di Wilton, fu ritratto assieme ai santi Re Edmondo ed Edoardo il Confessore, a conferma del rispetto della istituzione e della sincera devozione religiosa.

Nel 1397, deciso a liberarsi dei Lord Appellanti, ordinò l’esecuzione del Conte di Arundel e l’esilio di Warwick, mentre Gloucester moriva in prigionia: finalmente libero di esercitare il suo dispotismo, epurò quanti si opposero alla sua convinzione di essere il Principe scelto da Dio.

In assenza di prole, si ritenne che gli sarebbe stato erede il nipote Roger Mortimer, Conte di March, figlio di sua cugina Philippa di Hainaut, a sua volta unica figlia di Lionello di Anversa, terzogenito di Edoardo III. Ma, morto costui nel 1398 e divenuto successore presunto il figlio settenne Edmondo Mortimer, Riccardo temette la reazione del cugino Enrico cui aveva irrogato l’esilio nel 1399: pertanto, deceduto Giovanni di Gaunt, gli confiscò l’immenso territorio patrimoniale nel tentativo di impadronirsene e partì per l’Irlanda. Ne profittò l’esule, sbarcando in armi nello Yorkshire, con l’intenzione di rivendicare il suo: di fatto, egli prese presto il controllo di buona parte dell’Inghilterra meridionale ed orientale; recuperò i suoi beni; restaurò i Lord Appellanti; assunse la corona e ordinò la cattura di Riccardo.

Deportato nel castello di Conway; rinchiuso nella Torre di Londra e costretto ad abdicare, avanti al Parlamento, egli rinunciò alla tiara e fu oggetto di 33 capi di accusa dai quali non gli fu permesso di difendersi. Trasferito nel castello di Pontefract, vi fu assassinato forse il 17 febbraio del 1400. Cessava con lui la stirpe plantageneta ed ascendeva al trono il primo dei Lancaster: Enrico IV, il cui governo durò poco per l’anzianità e s’inserì nella tregua fra la Fase Carolina e la Fase dei Lancaster della Guerra dei Cent’Anni.

Enrico IV

Nato il 3 aprile del 1367 e morto il 20 marzo del 1413; figlio di Bianca di Lancaster e di Giovanni di Gaunt, a sua volta terzogenito ed unico sopravvissuto di Edoardo III d’Inghilterra, Enrico IV acquisì una iniziale posizione di influenza durante il Regno di Riccardo II. Tuttavia, nel 1387 i rapporti furono incrinati dalla partecipazione alla ribellione dei Lords Appellanti e si interruppero del tutto nel 1398 quando, col consenso paterno, subì la condanna a dieci anni di esilio. Nel 1399, morto Giovanni di Gaunt, Riccardo annullò tutti i documenti che rendevano il figlio titolare dell’eredità; ma Enrico, profittando dell’assenza del Sovrano, impegnato in una spedizione militare in Irlanda, tornò in Inghilterra e, con l’esiliato Arcivescovo di Canterbury Thomas Arundel, imprigionò il cugino, morto misteriosamente in detenzione; escluse dalla successione l'erede designato Roger Mortimer e si fece incoronare il 13 ottobre del 1399. Consigliato da Arundel, fu il primo Re inglese ad istituire il rogo per gli eretici per sopprimere l’attività dei Lollardi.

Enrico V d’Inghilterra

Nato a Monmouth verso il 1387 e morto a Vincennes nel 1422, primogenito di Enrico IV di Lancaster, fu designato Principe di Galles ed avviato alla carriera militare con il comando delle forze impegnate contro le rivolte gallesi del 1403.

Nel 1410 nominato Presidente del Consiglio della Corona, si distinse per l’aperta opposizione alla politica del padre e del Cancelliere Thomas Arundel.

Nel 1413, ascese al trono; mostrò energica risolutezza nella repressione dell'eresia lollarda e sventò, due anni dopo, una congiura ordita da seguaci di Edmund Mortimer, erede presunto dello spodestato Riccardo II.

Risolte le questioni interne, si dette alla politica estera alleandosi con i Borgognoni ed aprendo una nuova fase della Guerra dei Cent'anni: invase la Francia; conseguì l’epocale vittoria campale di Azincourt e frantumò l'alleanza tra i Francesi e l'Imperatore Sigismondo. Nel 1417 completò l'invasione della Normandia e assediò Parigi imponendo alla Monarchia rivale, col Trattato di Troyes del 1420, la fine del conflitto a condizioni assai umilianti, legittimate dalle nozze tra suo figlio Enrico VI e Caterina di Valois.

Nel 1421 le rivolte degli Armagnacchi lo indussero a tornare ancora sul continente; ma morì di febbri un anno dopo nei pressi di Vincennes.

Fu, in definitiva, personaggio di enorme spessore militare, diplomatico, amministrativo e politico: arbitro degli eventi europei di quegli anni, con l’Imperatore del Sacro Romano Impero pose fine allo Scisma d’Occidente favorendo l'elezione di Martino V. Durante il suo governo si affermò in Inghilterra la pace interna, sorretta da un forte potere centrale e da un Parlamento leale alla Corona.

Enrico VI

Nato a Windsor il 6 dicembre del 1421 e morto il 22 maggio del 1471, Enrico VI regnò in Inghilterra dal 1422 al 1461, con un Reggente fino al 1437 e poi dal 1470 al 1471.

Unico figlio ed erede di Enrico V, asceso al trono all’età di sei mesi, fu separato dalla madre Caterina di Valois che, quale figlia di Carlo VI di Francia, ne avrebbe influenzato l’educazione. Il 28 settembre del 1423 in suo nome, il Parlamento nominò un Consiglio di Reggenza di cui fecero parte il Duca Humphrey di Gloucester, Lord Protettore del Regno e della Chiesa fino alla maggiore età del Re; il Vescovo Henry Beaufort; il fratello Duca Giovanni di Bedford. Dal 1428, gli fu tutore il Conte di Warwick il cui padre aveva animato il dissenso alla politica di Riccardo II. Nei fatti, fu William de la Pole I Duca di Suffolk ad esercitare forte influenza su Enrico.

Ad un mese dall’ottavo compleanno nell’abbazia di Westminster il 6 novembre del 1429 e poi nella cattedrale di Nôtre Dame di Parigi il 16 dicembre del 1431, egli fu incoronato Re d’Inghilterra e Re di Francia, ma si dedicò alla politica dal 1437, anno della morte della madre. Quanto agli zii Giovanni di Bedford e Humphrey di Gloucester, l’uno morì nel 1435 e l’altro fu assassinato nel 1437 mentre i fratellastri Edmondo e Jasper Tudor, ottennero il titolo comitale.

Assunto il diretto controllo del governo, Enrico VI dette presto prova di squilibrio avallando le soverchierie dei favoriti; togliendo voce all’opposizione di Riccardo di York; lasciandosi  persuadere dal Cardinale Beaufort e da William de la Pole a rincorrere la pace con la Francia attraverso le nozze con la sedicenne Margherita d’Anjou, nipote di Carlo VII; inviando il Suffolk a negoziare l’unione che il Re franco approvò previa restituzione dei Maine e dell’Anjou.

L’accordo fu sancito col Trattato di Tours, i cui reali termini restarono segreti: il matrimonio fu officiato nel 1445; ma, quando due anni dopo la vicenda divenne pubblica ed un’ondata di risentimento si abbatté sul Suffolk, i Sovrani convocarono Humphrey Gloucester avanti al Parlamento; lo accusarono di tradimento, facendolo morire in prigionia; bandirono dalla Corte Riccardo di York mandandolo a governare l'Irlanda; gratificarono Suffok e Edmondo di Beaufort con prestigiosi incarichi.

In definitiva, l’impopolarità della coppia marciò parallela al degrado istituzionale; alla sempre più diffusa corruzione; agli innumeri omaggi elargiti ai Favoriti; al crollo finanziario della Corona; alle continue erosioni delle conquiste francesi. Pertanto, la Camera dei Comuni avviò una dura campagna contro l’inviso William de la Pole, fino ad ottenerne il bando per tradimento: durante la navigazione nella Manica, l’esule fu assassinato.

In quella precaria situazione, nel 1449, Edmondo Beaufort riaprì le ostilità in Normandia ma, nell’autunno fu respinto a Caen: in una manciata di mesi, i Francesi recuperarono l'intera regione mentre una serie di ribellioni segnava l’Inghilterra meridionale ed in particolare il Kent, ove in accordo con York si era insediato Jack Cade detto John Mortimer.

Enrico mosse verso Londra per sedare la rivolta, ma parte del suo esercito fu annientato dai ribelli a Sevenoaks: sebbene il rischio che Cade occupasse Londra fosse comunque sventato, la tensione ed il malcontento aumentarono anche per la perdita dell’Aquitania che riduceva i possedimenti continentali inglesi alla sola Calais.

Verso il 1452 Riccardo di York, invitato a rientrare dall'Irlanda, reclamò il suo posto nel Consiglio della Corona onde arginare il disagio sociale. Il partito di Corte affilò le armi quando attorno a lui, a Shrewsbury, si raccolsero numerose voci di protesta. Nel 1453 il Re accolse la sua richiesta di arresto di Edmondo di Beaufort ma poi, influenzato dalla Regina, revocò il provvedimento rafforzando il Duca ed isolando nuovamente York. In quel confuso contesto, due eventi intervennero a favore della contestata Corona: gli Inglesi riconquistarono Bordeaux e Margherita annunciò di essere incinta. L’entusiasmo, tuttavia, fu appannato dal crollo delle truppe in territorio franco e dalla conclusione della Guerra dei Cent’Anni.

Ereditando la malattia del nonno materno Carlo VI di Francia, Enrico ne divenne pazzo e per oltre un anno restò torpido e indifferente anche alla nascita dell’unico figlio Edoardo Principe di Galles. Per parte sua, nel 1454, York acquisì la solidarietà di Richard Neville Conte di Warwick e fu nominato Reggente e Protettore del Regno: la Sovrana fu confinata ed il Beaufort chiuso nella Torre di Londra poiché insistente s’era fatta la voce che il neonato fosse figlio di costui e non del Re, rinsavito nel giorno di Natale.

In definitiva, il Sovrano fu personaggio debole e privo di attitudini politiche e militari, malgrado il suo governo fosse fra i più sanguinari della storia inglese: appassionato d’arte e letteratura, promosse l'istruzione ed elargì consistenti donazioni alla Fondazione dell'Eton College ed al college di Cambridge, ma fu del tutto incapace di prevenire anche la degenerazione delle tensioni fra fazioni nella Guerra delle due Rose, al cui interno la consorte si pose referente dei Lancaster. Nel conflitto, l’Aristocrazia ostile alla Corona spalleggiò le rivendicazioni successorie degli York e, dopo una violenta contrapposizione, il 4 marzo del 1461 Enrico fu deposto dal cugino Edoardo di York, divenuto Re col nome di Edoardo IV.

Filippo VI di Valois

Figlio di Carlo di Valois; nato il 22 agosto del 1293 e morto a Nogent-le Roy nel 1350; già Conte d’Anjou, del Maine e di Valois; sposo nel 1313 di Giovanna di Borgogna dalla quale ebbe otto figli e di Bianca di Navarra in seconde nozze; cugino di Carlo IV, cui successe; Re di Francia dal 1328, disputò il trono con Edoardo III d’Inghilterra: inizialmente la Monarchia d’oltreManica gli aveva riconosciuto il titolo ma, quando egli decise di bloccare l'importazione di lana inglese nelle Fiandre, il Sovrano inglese rivendicò la corona dando inizio alla Guerra dei Cent’Anni.

Il conflitto divampò il 1° novembre del 1337 in conseguenza della mai digerita sconfitta dei Fiamminghi a Cassel nel 1328; dell’assegnazione francese della Signoria delle Fiandre al Conte Luigi di Nevers; del divieto di esportazione di lana da parte inglese; dell’insurrezione dei Fiamminghi, guidati da Giacomo von Artevelde; del riconoscimento da parte di costui della sovranità di Edoardo III; della confisca francese dei territori continentali detenuti dai rivali.

Nel 1338 Filippo VI si fece riconoscere Sovrano di Francia dall’Imperatore Ludovico il Bavaro, che lo nominò Vicario imperiale di tutte le regioni alla sinistra del Reno; tuttavia, i numerosi successi dei nemici, obbligarono il Re di Francia a sottoscrivere una tregua di sei anni; per contro, egli annesse le Contee di Champagne e Blois e la Baronia di MontPéllier.

Giovanni II il Buono

Nato nel 1319, Giovanni II ereditò dal padre Filippo VI un Regno sgangherato che gestì con estrema debolezza pur ottenendo, l’11 ottobre del 1354, dal Conte Verde Amedeo VI di Savoia la regione di Vienne o Delfinato.

Il suo governo fu agitato da Carlo il Malvagio: nipote di Luigi X, malgrado sua madre Giovanna fosse stata privata dei diritti di successione, considerandosi legittimo erede al trono di Navarra costui strinse un accordo col Principe Nero Edoardo di Woodstock e fece assassinare Carlo de la Cerda, favorito del Sovrano.

Per non incrinare la tregua con gli Inglesi, Giovanni fu costretto ad accettare il Trattato di Mantes del 22 febbraio del 1354 in virtù del quale il Navarrese, acquisendo Valognes, Breteuil,  Beaumont–le-Roger, Conches, Pont-Audemer, Orbec, Coutances e Carentan rinunciava ad ogni pretesa sulla Champagne; di fatto, invece, si accordò con Giovanni di Gaunt per spartirsi la Francia. Il 28 dicembre del 1355, l’allarmato Re convocò gli Stati Generali per reclutare un esercito utile alla difesa della Nazione e per risollevare la Finanza pubblica. Ma costoro, resi diffidenti dalla pesante svalutazione, respinsero il ricorso ad una tassa sul sale a meno che non fosse garantita loro la riscossione e l'utilizzo dei fondi; la designazione degli Ufficiali deputati a prelevare il balzello e la nomina di dieci Deputati di vigilanza sulla spesa.

La Normandia insorse: nell’intento di destabilizzare la vacillante Corona, Carlo il Malvagio si inserì nella vicenda e convinse il Delfino Carlo dell’intenzione paterna di diseredarlo. Il 5 aprile del 1356, pertanto, costui convocò a Rouen i Signori della Normandia per ordire un complotto di cui il Re fu avvertito: la collera covata dal tempo dell’assassinio di Carlo de la Cerda si placò solo con l’arresto del Navarrese e la decapitazione di tutto il suo seguito.

Durante la prigionia, tuttavia, il ribelle raccolse consensi e molta Aristocrazia normanna si dichiarò vassalla della Monarchia inglese, accusando Giovanni di avere voluto liquidare un avversario colpevole di aver solo difeso la Corona. Nel frattempo, infranta la tregua, Edoardo III invase la Francia mentre il suo primogenito Edoardo di Woodstock, soffocata una rivolta nella Contea di Chester ed investito della Luogotenenza di Guascogna, commetteva inaudite atrocità nelle Contee di Armagnac, Julliac e nella regione di Carcassonne.

La Cavalleria pesante francese lo intercettò a Poitiers ove, 19 settembre del 1356, le sorti della battaglia a lui sfavorevole si ribaltarono per la defezione delle truppe del Duca d’Orléans: Re Giovanni fu preso prigioniero.

Gli Inglesi proposero un primo Trattato di Londra, subordinando il rilascio del Sovrano al pagamento di un riscatto inaccettabile ed alla cessione dell’Aquitania, mantenendo peraltro pretese sul trono francese.

In seguito, quando le la vacanza istituzionale e l’inesperienza del Delfino portarono la Francia alla guerra civile, alzarono ulteriormente il prezzo: le rivolte di Étienne Marcel, facoltoso Prevôt dei Mercanti parigini e rappresentante del Terzo Stato, teso a rovesciare la Monarchia e ad instaurare un regime parlamentare con la complicità del Vescovo di Laon Robert Le Coq e di Carlo di Navarra, del quale avanzò richiesta di liberazione; l’esplosione della Jacquerie nella quale, colpiti dall'aumento delle rendite signorili mentre il prezzo del grano era al suo minimo storico, i contadini insorsero contro i Signori già screditati dalle sconfitte di Crécy e Poitiers; l’emanazione della Grande Ordinanza (un corpo di sessantuno articoli vietavano alla Corona l’istituzione di nuove tasse senza il previo consenso assembleare; riconoscevano il diritto degli Stati Generali a riunirsi autonomamente e a nominare un Consiglio di Trentasei membri; proibivano all’Aristocrazia di lasciare il Paese senza permesso; consentivano ai ceti deboli il ricorso alle armi per difendersi dai soprusi dei Potentati) indussero la Corona d’oltreManica a gonfiare le pretese già avanzate e a proporre un secondo Trattato di Londra. Vi si reclamava anche la Normandia, benché maturasse la consapevolezza di dover rinunciare a rivendicazioni successorie.

La ratifica dell’accordo esigeva il consenso del Reggente Carlo V che riunì gli Stati Generali: quando l’Assemblea lo respinse, Edoardo III organizzò una chevauchée provocatoriamente diretta a Reims, sede delle cerimonie di incoronazione. Ma la cavalcata si risolse in un clamoroso fallimento: privo di approvvigionamenti e decimato anche da una terribile ondata di freddo, egli fu infatti costretto a reimbarcarsi dopo aver negoziato i preliminari per il futuro Trattato di Brétigny e dopo aver archiviato l’ambizione ad occupare il trono francese.

Era l’8 maggio del 1360.

Carlo il Malvagio, intanto, liberato da Giovanni di Piquigny era rientrato a Parigi: temendo che egli mirasse ad impadronirsi della Champagne, il Re prigioniero aveva rinegoziato la propria liberazione e vietato l'applicazione della Grande Ordinanza. Tuttavia, il 22 febbraio del 1358, il Navarrese aveva fatto il suo ingresso in una Parigi insanguinata e sgomenta mentre Marcel e i suoi sgherri avevano invaso il palazzo reale; massacrato i Marescialli di Champagne e di Normandia Giovanni di Conflans e Roberto di Clermont; obbligato il Delfino al rinnovo dell’ Ordinanza, costringendolo ad indossare il berretto rosso e blu, simbolo del Comune di Parigi; scatenato una terrificante caccia all'uomo, nel corso della quale era stato assassinato l'Avvocato generale Reanud d’Ac; i Feudatari avevano liquidato le masse rurali con un terrificante eccidio; Marcel era stato finito in un agguato il 30 giugno del 1358; il Delfino aveva ripreso il controllo della situazione.

Rientrato in patria, Giovanni II lasciò in ostaggio il figlio Luigi Conte d’Angiò ma, a fronte della sua evasione, per debito di lealtà tornò nelle galere inglesi e vi morì nel 1364.

Carlo di Navarra il Malvagio

Primogenito del Conte d'Évreux e della Regina Giovanna di Navarra, figlia di Luigi X di Francia, nel 1349, appena maggiorenne subentrò alla madre che abdicò in suo favore.

L’anno successivo, morto Filippo VI di Valois, egli ritenne di essere il più prossimo discendente di Filippo IV il Bello e, come tale, il legittimo pretendente al trono. Per rabbonirlo, il nuovo Re Giovanni II nel 1351 gli dette in moglie la figlia Giovanna, di soli otto anni: le nozze furono officiate nel febbraio del 1352 nel castello di Vivier; subito dopo però, l’ambizione indusse Carlo ad intavolare trattative col Sovrano d'Inghilterra Edoardo III.

La circostanza indusse il suocero ad ampliandogli i possedimenti in Normandia; ma in Avignone Carlo strinse accordi col Sovrano d’oltreManica che, nel 1355, riaprì le ostilità contro la Francia e coinvolse l’erede al trono Carlo in una congiura contro il Re: fu pertanto arrestato; subì la confisca dei beni ed ebbe decapitati molti dei suoi sostenitori.

La reazione di Edoardo III non si fece attendere: favorito dalla sorte a Poitiers, l’omonimo figlio non solo travolse l’esercito francese, ma catturò Giovanni II.

Il governo del Regno finì nelle mani dell’inesperto Delfino contro il quale agiva Étienne Marcel, ricco commerciante di tessuti e partigiano di Carlo il Malvagio. Nel 1357, con la complicità di Giovanni di Piquigny, costui evase dal castello di Arleux e raggiunse Parigi.

Il giovane Reggente fuggì, riparando a Compiègne e convocandovi gli Stati Generali. I suoi Lealisti ed i Navarresi appoggiati dagli Inglesi si dettere ad una furiosa guerriglia: in quella concitazione s’inserì la rivolta rurale detta Jacquerie. Il 28 maggio del 1358, migliaia di inferociti contadini guidati da Guglielmo Caillet, massacrarono alcuni Signori del Beauvais, imputandogli anche la sconfitta di Poitiers. Mirando a farsi riconoscere Re, col sostegno dei Grandi Feudatari Carlo di Navarra lo fece arrestare e giustiziare: il 24 di giugno, sul terreno restarono oltre ventimila rivoltosi: il Popolo parigino insorse ed il 21 luglio linciò Étienne Marcel, causa della dilagante anarchia. Il 2 agosto il Delfino riprese il controllo della situazione e, riuniti gli Stati Generali ottenne di attaccare il Malvagio e di assediare Melun. Tuttavia, poi, nel timore che egli utilizzasse i supporti inglesi, nel giugno del 1359 si riconciliò e gli si rese le sue proprietà in cambio della stessa Melun.

Nel 1361, morto Filippo di Rouvres, si riaprì la guerra di successione al Ducato di Borgogna rivendicato dal Navarrese contro la decisione di Giovanni il Buono di incamerarlo nei domini della Corona. La vicenda riattizzò i conflitti contro il nuovo Re Carlo V il Saggio e, dopo circa un anno di scontri, il 3 marzo del 1365 a Pamplona si raggiunse un altro accordo di pace. Tuttavia Carlo, pur rinunciando ad ogni pretesa sul trono di Francia, accettò di giurare fedeltà solo il 29 marzo del 1371, in cambio della sovranità su Montpéllier sancita dal Trattato di Vernon.

Le tensioni riesplosero con la contrapposizione castigliana tra Pietro I il Crudele e il fratellastro Enrico di Trastamare: il Malvagio con Edoardo il Principe Nero sostenne il primo; Carlo V appoggiò il secondo che, nel 1369, prevalso sul rivale, attaccò la Navarra imponendo poi a Carlo, nel 1373, il primo Trattato di Briones.

Nel 1378, il Conte di Foix catturò alcuni agenti del Sovrano di Navarra e dimostrò alla Corona di Francia che nel 1370, ancora nel 1372 ed infine all’inizio del 1378, costui aveva progettato di spartirsi la Francia con l'Inghilterra ed avveva organizzato un complotto per avvelenare il Re. Carlo V ne ordinò l’immediato arresto e persuase il figlio/erede Carlo il Nobile a rinnegarlo, mentre la Monarchia castigliana irrompeva armata in Navarra: perduta Montpéllier e spogliato dei feudi, col secondo ed umiliante Trattato di Briones, Carlo il Malvagio si spense in quello stesso gennaio del 1378 a causa di ustioni gravissime provocategli accidentalmente da un servo.

Gli successe il figlio Carlo il Nobile.

Carlo V il Saggio

Nato a Vincennes il 21 gennaio del 1338 e morto il 16 settembre del 1380; figlio di Giovanni II e di Bonne del Lussemburgo; sposo di Giovanna di Borbone dalla quale ebbe numerosa prole, fu il primo erede al trono francese ad usare il titolo di Delfino in esito alla acquisizione paterna del Delfinato nel 1349.

Incoronato a Reims il 10 marzo del 1364, combatté vittoriosamente gli invasori e sostenuto dai valorosi Generali Duguesclin e Boucicaut contrastò anche il Re di Castiglia Pietro il Crudele.

Sotto il suo illuminato governo, che lo indicò generoso mecenate; fondatore della Biblioteca reale e progettista della Bastiglia, malgrado le cocenti disfatte la Francia recuperò gran parte dei territori perduti col Trattato di Brétigny del 1360 e accettò la Tregua di Bruges del 1375.

In conseguenza delle sconfitte subìte, Carlo V affrontò con successo due pesanti rivolte: l’una a Parigi, ove la Borghesia guidata da Étienne Marcel era insorta contro la Corona; l’altra nelle campagne, ove i contadini s’erano ribellati alle soverchierie dei Signori feudali: la Jacquerie.

Durante il suo Regno cessò anche la lunga Cattività avignonese.

Carlo VI

Carlo IV le Bien-aimé o le Fou nacque a Parigi il 3 dicembre del 1368 e si spense il 21 ottobre del 1422. Incoronato undicenne a Reims, fu sottoposto alla tutela dello zio Filippo II l’Ardito fino al 1388. Il 17 luglio del 1385 sposò Isabella di Baviera, dalla quale ebbe un primo Carlo; Giovanna; Isabella, coniugata a Riccardo II d’Inghilterra e poi a Carlo Duca d’Orléans; un’altra Giovanna, maritata a Giovanni VI Duca di Bretagna; Maria; un altro Carlo; Michela, sposa di Filippo III Duca di Borgogna; Luigi Duca d’Aquitania; Giovanni Duca di Touraine; Caterina moglie di Enrico V d’Inghilterra e poi di Owen Tudor; Carlo VII Re; Filippo.

Dall’amante Odette de Champdivers ebbe l’illegittima Margherita.

Già fra i venti ed i trent’anni, manifestò i primi sintomi di instabilità e, pertanto, il governo fu a lungo conteso fra il fratello Duca di Orléans ed il cugino Duca di Borgogna, l’uno nazionalista convinto; l’altro, sostenitore degli Inglesi. Nel 1407 il primo fu fatto assassinare dal secondo, derivandone la sanguinosa guerra tra Armagnacchi e Borgognoni.

Lo zio Filippo II assunse, così, la Reggenza mentre infuriava la Guerra dei Cent’Anni un cui primo tentativo di conciliazione era avvenuto nel 1396, quando la settenne Isabella era stata data sposa al ventinovenne Riccardo II d’Inghilterra. La pace tuttavia era stata effimera: l'antagonismo tra la famiglia reale e la casa di Borgogna avvantaggiò l’inglese Enrico V, i cui attacchi si conclusero nel 1415 con la drammatica sconfitta francese di Azincourt.

Nel 1420, totalmente incapace, Carlo VI firmò il Trattato di Troyes riconoscendovi Enrico d'Inghilterra suo successore; dandogli in moglie la figlia Caterina; cedendogli 2/3 della Nazione e dichiarando bastardo il proprio omonimo figlio.

Per ironia della sorte, proprio la sposa trasmise la malattia mentale paterna al figlio Enrico VI, la cui follìa concorse all’esplosione della Guerra delle due Rose.

Carlo VII

Sotto il governo di Carlo VII, privo dei requisiti utili a fronteggiare l’ingarbugliata situazione politica interna ed estera, entrò in scena la contadina visionaria Jeanne d’Arc, sedicente messaggera di Dio. Ella ottenne il comando dell’esercito; liberò l’assediata Orléans; favorì l’incoronazione del Re a Reims, ma concluse la sua parabola durante l’assedio di Compiègne ove fu arrestata. Trasferita a Ruen, vi fu processata e giustiziata come strega nel 1431.

Detto il Vittorioso; nato a Parigi il 22 febbraio del 1403 e morto il 22 luglio del 1461; figlio di Carlo VI e di Isabella di Baviera, regnò per trentanove anni ponendo termine alla interminabile Guerra dei Cent’Anni.

Il 21 maggio del 1420 suo padre, già folle, sottoscrisse col Re d’Inghilterra Enrico V il Trattato di Troyes accordandogli la corona francese e la mano della figlia Caterina per il figlio Enrico VI. Grazie alla frenetica attività di Jeanne d’Arc, che stimolò la rivalsa nazionale, Carlo VII cinse la corona il 17 luglio del 1429.

I 22 aprile del 1422 aveva, intanto, sposato la diciottenne Maria d’Anjou dalla quale ebbe tredici figli: Luigi XI, futuro Sovrano; Giovanni di Francia; Radegonde; Caterina, sposa di Carlo I di Borgogna; Giacomo; Jolanda, moglie di Amedeo IX di Savoia; Giovanna, coniugata con Giovanni II di Borbone; Filippo; Margherita; un’altra Giovanna; Maria; Maddalena, maritata a Gastone di Foix; Carlo.

Malgrado la numerosa prole, Carlo VII fu legato da una intensa e profonda passione ad Agnese Sore, dalla quale ebbe tre figlie illegittime.

Riconciliatosi con i Borgognoni, egli riformò l’esercito feudale con truppe permanenti e riconquistò i territori perduti, tranne Calais, cessando nel 1453 l’annoso conflitto con gli Inglesi.

Riepilogo degli eventi principali

1327:          Incoronazione di Edoardo III

1328:          Incoronazione di Filippo VI

1337:          Inizio della Guerra dei cent'anni

1346:          Battaglia di Crécy

1348/1350:  La Peste nera

1350:          Morte di Filippo VI: Giovanni II il Buono al trono francese

1356:          Battaglia di Poitiers

1358:          La Jacquerie

1360:          Pace di Brétigny

1364:          Morte di Giovanni il Buono. Al trono francese Carlo V il Saggio 

1367:          Rientro di Urbano V a Roma

1369:          Ripresa della guerra  

1370:          Morte di Urbano ad Avignone

1374/1377Negoziati di Bruges

1377:          Morte di Edoardo III; al trono inglese Riccardo II; fine della cattività avignonese

1378:          Morte di Gregorio. Urbano VI contro Clemente VII: inizio del Grande Scisma

1380:          Morte di Carlo V: al trono francese Carlo VI

1381:          Rivolte rurali inglesi

1382:          Insurrezione delle Fiandre

1392:          al trono francese Filippo l'Ardito

1399:          al trono inglese Enrico IV 

1407:          Assassinio di Luigi d’Orléans: Armagnacchi contro Borgognoni

1409:          Concilio di Pisa ed elezione di un terzo Papa

1413:          al trono inglese Enrico V

1415:          Battaglia di Azincourt

1420:          Trattato di Troyes

1422:          Morte di Carlo VI

1429:          Jeanne d’Arc; al trono francese Carlo VII 

1430:          Arresto di Jeanne d’Arc

1431:          Rogo di Jeanne d’Arc e Concilio di Basilea

1436:          Pace di Arras

1439/1444:  Concilio di Firenze: fine del Grande Scisma

1452:          Follia di Enrico VI

1453:          Battaglia di Castillon: fine della Guerra dei Cent’anni

Bibliografia:

C.Allmand: La guerra dei cent’anni: Eserciti e società alla fine del Medioevo.

J. Favier: La guerra dei cent'anni

L. Gatto: Storia universale del Medioevo

E. Garin: Medioevo e Rinascimento.


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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"
Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006)

Aprile 2007, "Profili di perle. Donne nella storia", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo).

L'11 agosto 2007 ha concluso un accordo di programma col Paleoantropologo Prof. Francesco Mallegni dell'Università di Pisa per pubblicare, assieme all'antropologo Giacomo Michelini, un gruppo di monografie in termini scientifico/storici. La prima riguarderà Enrico VII.

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