ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Il Miracolo Eucaristico di Lanciano

di Nicoletta Camilla Travaglini

L'Ostia.Carne

Lanciano è un bellissimo paese abruzzese nell’entroterra di Chieti, non lontano dal mare Adriatico, che si situa in una posizione molto favorevole in quanto il suo terreno estremamente fertile ha permesso, fin dai tempi antichi, un ottimo sviluppo dell’agricoltura.  Le strette viuzze del centro storico, chiamata “Lanciano Vecchia”, i vicoli angusti, i meravigliosi palazzi , i portali così riccamente scolpiti, la magnificenza delle numerosi chiese fanno pensare ad un passato glorioso e splendido.

Questo angolo d’Abruzzo durante il medioevo rappresentava un importante raccordo tratturale tra la montagna ed il mare, tra il centro ed il sud,  in quanto  era attraversato dal Tratturo Magno, che collegava L’Aquila a Foggia; a tal proposito si racconta che nel punto in cui oggi sorge la chiesa celestiniana di Santo Spirito c’era una fontana che serviva per dissetare i viandanti che passavano di qui, essa aveva una targa con la scritta “Q. Cassius Longinus Sua Pec. F.”.

Un antica leggenda narra che Lanciano fu costruita da Solima compagno di Enea e fondatore anche di Sulmona, che diede, a questo piccolo villaggio, il nome di suo fratello Anxa, disperso durante la fuga da Troia.  Anxa o Anxanon divenne in breve tempo la capitale dei Frentani, potente popolo italico. Nel medioevo al nome Axanon venne aggiunto l’articolo così da diventare Lanxanon e da qui il nome Lanciano.

Molti autori latini come: Plinio, Varrone e Livio  hanno parlato di Lanciano e delle sue fiere così importanti da richiamare molta gente anche da zone limitrofe. Lo splendore della capitale dei Frentani non si oscurò neanche durante il medioevo, ma fu nel rinascimento che essa raggiunse l’apice e anche se la polvere del tempo ha appannato un po’ la sua fama  Lanciano celebra, ancora oggi, il suo magnifico passato attraverso fastose tradizioni  e rappresentazioni a cominciare dal Mastrogiurato per finire al “Lutto Rappresentato”, celebrazione che si svolge durante la Settimana Santa.

Si narra, inoltre che la chiesa di Santo Spirito  edificata per volere di Papa Celestino V, fu utilizzata dal medesimo, come riparo per sfuggire alle guardie del suo successore, che lo inseguivano e da qui poi si spostò a Vasto, dove provò ad imbarcarsi per la Grecia ma, sorpreso da una violenta procella si dovette consegnare ai suoi carcerieri. In ricordo di tale evento in questa chiesa è stata ritrovata una teca grigia contenente  le reliquie del Santo Papa che oggi sono esposte presso il museo Diocesano di Lanciano.

Si dice che il toponimo  “Lanciano” derivi dalla corruzione del nome del soldato  romano, Cassio Longino,  che colpì con la sua lancia il costato di Gesù moribondo e secondo alcune fonti il nome “Longino”, infatti,  significa “L’uomo con la lancia”. Secondo altri pare che la parola Lanciano derivi dalla lancia d’oro donata da Pipino nel 788 ai lancianesi per la loro fedeltà, e pare che la medesima fosse appartenuta a Costantino.

La vita di Cassio Longino presenta dei lati oscuri, a cominciare dalla sua leggendaria lancia, potente talismano, insieme al Graal, la coppa, secondo, la leggenda, dove fu raccolto il sangue di Cristo che sgorgava dalla ferita del costato, che incantò anche Hilter, facendone una vera e propria ossessione, nonché simbolo del suo impero del male, per finire ai Vasi Sacri, misteriose reliquie, custodite a Mantova.

In alcune leggende medioevali abruzzesi si dice che Cassio Longino era figlio di aristocratici lancianesi e vice  di Ponzio Pilato, anche lui abruzzese, per di più, suo collaboratore in  Palestina. Durante il processo che portò alla condanna a morte di Gesù, Longino ebbe l’incarico di seguire da vicino le sorti del prigioniero. Egli, fu molto scrupoloso nel suo incarico, rimanendo accanto a lui, anche durante l’agonia della crocifissione e infliggendogli, forse, il colpo fatale.  A tal proposito, si narra che alcune gocce di sangue, misto ad acqua zampillarono dalla ferita, il liquido purpureo scivolò lungo la lancia fino a toccare le mani del soldato, che portò, inavvertitamente, sugli occhi che guarirono improvvisamente da stabismo; dopo un primo momento di stupore raccolse una manciata di terra e sangue e la nascose. 

Questo lungo contatto con le dottrine cristiane e il miracolo a di cui fu testimone lo portarono a convertirsi alla nuova religione e così, dopo la morte di Gesù, si congedò dal esercito, prese i suoi averi consistenti nella lancia, nella spugna imbevuta di aceto e nella terra mista al sangue di Gesù e andò via. In alcune leggende si narra che egli si fermò a Mantova dove oggi si possono vedere i cosiddetti “Vasi Sacri” contenenti il Sangue Divino, altre tradizioni  affermano che  egli fosse tornato alla sua natia Lanciano, pare senza i suoi averi,  dove iniziò a fare proseliti. Sia Pilato sia al Sinedrio la cosa non fu gradita e così fu emesso un mandato di cattura nei confronti di Longino che raggiunto da alcuni assassini, fu giustiziato e la sua testa fu portata a Gerusalemme come monito per scoraggiare eventuali seguaci ed imitatori. I lancianesi, commossi dal atto di devozione del centurione, edificarono su un antico tempio di Marte una chiesa dedicata a San Longino o secondo altre fonti Legonzio e Domiziano.

Nel VIII secolo, questa chiesetta paleocristiana, fu testimone di un avvenimento ultraterreno; quando nel 750 d.C. circa, nel corso della “guerra” iconoclasta, vi  fu un notevole flusso migratorio di monaci greci verso l’Italia e un gruppo di questi, giunti a Lanciano come profughi, diventarono custodi della chiesa di San Longino. Narra la leggenda che uno di essi per l’esattezza un monaco Brasiliano, nutrendo serie perplessità sul mistero dell’Eucaristia durante una  funzione religiosa e dopo aver fatto la doppia consacrazione, l’ostia che recava nella  sua mano divenne  Carne  viva e il vino si coagulò in grumi di sangue.

Tale prodigio che viene descritto da una lapide del 1636, ebbe da subito ampia eco presso i fedeli e non solo; per questo motivo che la chiesa fu ceduta ai più potenti benedettini dell’Abbazia di San Giovanni in Venere. Successivamente il vescovo di Chieti fece dono di questo luogo di culto ai Frati Conventuali Minori dell’ ordine di San Francesco.  Era il 1258 quando i frati  iniziarono a costruire un nuovo complesso ecclesiastico sulle rovine di quello precedente, dedicato a San Francesco d’Assisi fondatore dell’ordine.

L’ostia miracolosa fu riposta in una cofanetto di avorio argenteo, conservato nel sacello di  destra dell’altare maggiore e per paura di qualche gesto sacrilego, fu murato in una piccola e buia cappella la cui unica testimonianza è una stretta ed alta monofora gotica.

Dopo essere state riportate alla luce nel 1636 tale reliquia fu  messa per ben 300 anni, dietro una grata cubica, chiusa da due piccole porte di legno con quattro chiavi diverse, all’interno della Cappella della Famiglia Valsecca, dove ancora oggi si può leggere l’epigrafe commemorativa, oltre che rimanere affascinati dalla grande “ Pala” settecentesca che decora  la cappella nella quale si vede un prete che regge in mano un ostia sovrastato da una ieratica figura del Cristo e alle sue spalle alcuni fedeli dallo sguardo stupito che guardano la particola, mentre un anziano personaggio fa capolino da dietro una colonna scura,  spostando lo sguardo si posso ammirare gli affreschi che decorano la navata destra che raffigurano Giuditta ed Oloferne, Ester al cospetto di Assuero, Rachele al pozzo, Sant’ Antonio abate e San Giovanni Battista vestito di pelle e con un mantello rosso.

Nel 1700 il sangue raggrumato venne posto in un’ampolla di cristallo e l’Ostia in un ostensorio argento a raggira sorretto da  due angeli che sono posti a lato dell’ampolla ed è in ostensione dal 1902  su un monumento marmoreo al centro dell’abside della chiesa barocca del complesso ecclesiastico di San Francesco.

Il Miracolo Eucaristico di Lanciano esposto nella Chiesa di San Francesco, dopo dodici secoli, lo si può descrivere in questa maniera: l’Ostia è grande quanto  un ostia “Magna” ed è leggermente scura, in trasparenza ha il colore  della carne viva; le analisi istologiche hanno rilevato che essa è vera carne e presenta tracce di tessuto cardiaco. Il sangue  coagulato in cinque grumi, ha un colore olivastro con sfumature  giallo-ocra; gli scienziati sostengono che si tratti di sangue appartenente al gruppo sanguineo AB che è il medesimo riscontrato sulla Sindone di Torino e sulla Veronica di Manoppello, il panno con cui fu pulito il viso di Gesù durante la Passione e che oggi si trova in una chiesa bellissima fatta di mattoni policromi in provincia di Pescara, appena fuori dal centro abitato. 

Questa reliquia che ha preceduto quello di Bolsena ed in seguito alla quale la Chiesa istituì la ricorrenza del “Corpus Domini”,  ha un ottimo stato di conservazione, benché sia stato, per lungo tempo in balia di agenti atmosferici, fisici, biologici e, nei primi secoli, anche all’incuria dell’uomo. In esso si possono notare, pure, delle minuscole molliche di pane che attesterebbero la trasmutazione dell’ostia che la leggenda vuole come  un evento dovuto alla presenza del Graal all’interno della chiesa.

 Entrando in questo luogo così pregno di misticismo si viene investiti dall’aura di devozione che vi aleggia. L’ingresso della chiesa si apre su via “Roma”, una delle più antiche strade di Lanciano lastricata da sampietrini grigi che sembrano fare  da contrappunto ai gradini più chiari che portano ad un portone istoriato che illustra la vita di San Francesco.

Appena si entra si può vedere l’ostensorio argenteo che domina l’altare principale, se si rivolge lo sguardo verso l’alto si rimane estasiati dalle pitture che ornano la volta e dopo aver visitato la parte superiore di questo imponente edificio, nella parte inferiore si posso ancora ammirare le grigie mura portanti dell’antico tempio dedicato a Marte, fatti di grossi blocchi di pietra sovrapposti e naturalmente i resti della chiesa paleocristiana di San Longino, incastrati nella nuova struttura. Questo edificio sacro dedicato al Santo di Assisi, è costruito su tre livelli che rappresentano anche epoche diverse tra loro e che ricordano al visitatore che la fede e la devozione non ha barriere temporali e che essa accomuna tutti i credenti di qualsiasi credo essi professano.

Le Fonti:

Nicoletta Travaglini “Il Miracolo Eucaristico di Lanciano” in Graal Rivista Bimestrale Anno I n. 3 Maggio-Giugno 2003.
Nicoletta Travaglini: “L’Ostia divenne carne il vino sangue” in Tesori d’Abruzzo Aprile- Giugno 2008.
Giovanni Pansa  “Leggende Medioevali Abruzzesi” Adelmo Polla Editore giugno 1992.
Giovanni Pansa “ Miti, leggende e superstizioni dell’Abruzzo” Arnaldo Forni Editore Teramo Ristampa del 1924.


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Nicoletta Camilla Travaglini

È laureata in lingue straniere presso l’università di Roma Tre, è traduttrice internazionale accreditata presso l’UNESCO. Ha fatto alcune mostre fotografiche su tematiche che spaziano dalla storia alla poesia all’ecologia ed al mistero!

Ha tenuto anche diverse lezioni presso atenei sul suo modo di interpretare la fotografia paesaggistica, architettonica e visionaria della realtà!

Ha scritto e scrive per diversi giornali e riviste di taglio antropologico culturale, ha realizzato diversi laboratori, presso le scuole elementari e medie, sul Medioevo fantastico. La passione per l’archeologia l’ha portata a scrivere per alcune riviste e siti che affrontano tali tematiche ed ha collaborare con enti e musei. 

E’ stata la prima a trascrivere  diverse leggende prese dall’oralità dell’area nella quale vive ed opera.

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