ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Medioevo oggi. Riflessioni
di Fulvia Serpico

Questo contributo è un estratto della conferenza "Medioevo oggi. Medioevo raccontato" che si è tenuta all'Aquisgrana Caffè Letterario di Roma sabato 14 giugno 2008. Un grazie particolare al dott. Marcello Ravesi per la collaborazione e alla dott.ssa Fulvia Serpico che ha organizzato l'iniziativa.


Si può parlare di “Medioevo oggi” partendo  da diversi punti di vista. Ogni chiave di lettura può sviscerare un aspetto particolare di questo argomento, dipende solo dal tipo di descrizione che vogliamo darne. E soprattutto dall’interrogativo di partenza.

Esiste il medioevo cinematografico, il medioevo storico, artistico, letterario. Si tratta di tanti insiemi che comprendono a loro volta sotto-insiemi. Ad esempio, esiste il cinema storico oppure fantasy; così come esiste una letteratura medievale storica e una attuale, dove i dati storici si trasformano e ritornano sotto altre vesti. Si riduce tutto al binomio storia=memoria.

Ci si può interrogare su quanto conti la consapevolezza storica nella ricerca di cosa effettivamente è rimasto del “medioevo e del medievale” nella realtà di oggi. E ci si può interrogare anche su come e per chi la storiografia, lo studio e la conoscenza delle fonti, abbiano effettivamente costruito l’edificio di questa conoscenza.

Come direbbe Jacques Le Goff, il Medioevo forse è contenuto in un vero e proprio “immaginario medievale” a cui è possibile attribuire anche un’importanza storica. Bisogna riflettere sulla parola “immaginario” perché è un termine che può comprenderne mille altri: l’immaginario è rappresentazione, simbolo, ideologia. Così come possono esistere tanti immaginari: l’immaginario del quotidiano, del sogno, quello urbano, scientifico,geografico. E a ciascuna categoria si associa un’immagine. L’immaginario geografico medievale, ad esempio, è occupato per il Medioevo dall’Oriente (dai paradisi esotici dell’India); quello urbano dalle due città antagoniste come Babilonia e Gerusalemme.[1] E queste sono immagini concrete. Quelle più attuali e forse meno concrete sono da ricercarsi in ciò che il cinema e la letteratura contemporanea hanno riprodotto di quei secoli. Il medioevo spesso oggi corrisponde ai templari, alle crociate, ai cavalieri erranti e alla spada nella roccia, castelli diroccati e monaci senza volto, papi buoni e inquisitori. E anche questo è un immaginario. Pertanto, due sono i livelli di intepretazione da cui partire:

- la “visibililità” del Medioevo: cioè ciò che vediamo intorno

- la coscienza del Medioevo: ciò che percepiamo

Per colmare la frattura tra ciò che è oggi e ciò che effettivamente è il medioevo nella storia è per necessario servirsi della storiografia e degli studi sull’evoluzione concettuale di questa epoca.

Il medioevo si tinge di immaginario sin dal XIV secolo; e forse dobbiamo proprio a Petrarca (il primo a parlare negativamente di un medium tempus tra Antichità classica e un inizio di una possibile epoca moderna) l’inizio di una periodizzazione, di un abbozzo storiografico. Affrontare questa tematica da un punto di vista scientifico non è semplice. Mentre l’attività di ricerca erudita e scientifica progredisce, nell’insieme della società, l’immaginario del Medioevo oscilla tra un Medioevo demonizzato e uno idealizzato.

La storia è il passato che vive e rivive nel presente; e il medioevo di oggi, spesso sembra qualcosa di concreto.

Feste, rievocazioni, ambientazioni, ricostruzioni più o meno filologiche, palii, archeologia sperimentale, medioevo in internet: tutto questo è medioevo oggi. Ma il limite delle tante riproduzioni e interpretazioni è da ricercare a mio avviso nel modo in cui certi messaggi nel passato sono giunti nel presente. Il prof. Claudio Leonardi, direbbe che “l’attuale voglia di medioevo si manifesta nei modi più diversi secondo gli schemi e gli stereotipi che la pubblica opinione trova più immediatamente e facilmente utilizzabili. Questa voglia non è effimera né passeggera. Perché esprime un desiderio collettivo più profondo, quello di trovare una radice comune per potere riferire ad essa l’insieme dell’esperienza contemporanea”[2]. Trovare una radice, insomma. Che sia politica, religiosa, culturale. Ma questo è pur sempre il parere di uno storico specialista.

Ma perché il Medioevo? Perché lo si possa epurare da certi corsi e ricorsi storici? Dalle interpretazioni positive e negative alternatesi nei diversi movimenti culturali e intellettuali dall’Umanesimo al Romanticismo? Insomma, Medioevo si, Medioevo no. E mentre si cerca una risposta, attualmente si continua a parlare di Età di Mezzo ragionando per stereotipi che sono i falsificatori della realtà, anche di quella medievale; “marginalità e stereotipia che sono dovute all’egemonia della coscienza storica ancorata alla classicità”[3]: pensiamo a termini come “barbarico”, ai “secoli bui”; oppure alle accezioni negative del termine “medioevo” ogni qual volta ci si riferisce a qualcosa di poco sviluppato o di anticostituzionale e anti-moderno.

Dunque soltanto lo storico potrebbe epurare e definire oggettivamente ciò che oggi è medievale e ciò che non lo è? Ciò che è rimasto? Ed ecco che si profila un nuovo binomio: memoria storica- coscienza storica

Lo storico Renato Bordone, invece, parlerebbe di un “Medioevo metastorico” che si adatta alle circostanze  e ai bisogni di ciascuna delle generazioni che ne hanno recepito e ne recepiscono il significato[4]. Per questo motivo, il Medioevo ha assunto presso l’opinione pubblica una fisionomia mutevole e variabile. La scelta degli elementi e delle immagini rappresentative del periodo è sempre congeniale alle necessità del momento e il successo maggiore e minore delle stesse dipende dal grado di semplificazione con il quale un concetto viene divulgato. Un esempio di “semplificazione” del Medioevo per il XXI secolo (ormai inflazionato), è da ritrovarsi  nella trasformazione di alcuni concetti. Penso alla fortuna del ciclo arturiano e della letteratura ad esso conseguente. Artù cavaliere, tavola rotonda, Parcival e il graal, graal e templari, templari- Rennes le Chateau, Codice da Vinci, Dan Brown e così via.

Dunque mi sorge un altro interrogativo: quando è il Medioevo? Grandi intellettuali hanno proposto delle risposte, seppure circoscritte a ben più ampi dibattiti politici e futuristici: da Roberto Vacca (1970, Medioevo Prossimo Venturo) a Umberto Eco (1973, Il Medioevo è già cominciato) con i quali si apriva una lettura sul futuro della tecnologia e del progresso della società (concetto di attualizzazione del passato in base ad un uso metaforico degli stereotipi. Il futuro lo si vede oscuro per una serie di motivi, pertanto arriverà un “nuovo medioevo”). Resta certo che ancora una volta, lo stimolo ad affrontare certe questioni ci arriva dalla storiografia[5]. Pertanto non bisogna mai perdere di vista le necessità per le quali si sceglie di valorizzare o meno alcuni argomenti piuttosto che altri. Ad esempio a tutti noi piace ricordare il Medioevo per i valori spirituali (penso a San Francesco e la semplicità del sentimento religioso) e quelli valori etico- morali (penso al cavaliere giusto e mitico come Orlando. Perché? Forse per l’ideale di perfezione che si innesca nel binomio: santo -cavaliere: ideale sacro (e di mito) in funzione simbolica e anche politica. Altra riflessione a proposito di politica: c’è un Medioevo di destra e di sinistra (e questa tendenza a politicizzare le storia è sempre attuale). Perché? Forse per i numerosi spunti che si vanno a ricercare nelle incredibili interpretazioni dei fatti storici. Ne consegue, visto che è di moda, che in certi ambienti giovanili di destra si plasma l’immagine di un Medioevo esoterico, misterico che diventa “etichetta” e simbolo contro la massificazione di “sinistra” che invece sceglie categorie “gotic-dark” e si lancia nell’archeologia sperimentale.

Mille anni di eventi con mille interpretazioni differenti.

E non andiamo oltre. Fermiamoci qui. Non chiediamoci cioè perché un certo romanzo storico ha successo oggi e non in un altro momento; perché il cavaliere arturiano è di moda oggi e non domani, perché negli studi storici esistono tendenze rivalutative e distruttive di certi fenomeni. E si ragiona per concetti. Esempio: il feudalesimo è interpretabile in un modo piuttosto che in un altro e non si sa di preciso quando è nato;  il sistema cavalleresco è un sistema che identifica una società aristocratica militare che piace tanto agli esoteristi; il romanzo cavalleresco è filologicamente studiato oppure no, i templari hanno successo perché, e mille altri perché. 

Chiediamoci invece perché oggi il medioevo è di moda.

Oggi il medioevo è di moda.[6]

Il Medioevo romantico, il medioevo gotico, fantasy, fiabesco, eroico, esoterico, suggestivo, alternativo (e per ciascuna di queste categorie esistono diversi esempi).  Questi sono gli aggettivi che sintetizzano la moda medievale che, in quanto moda è destinata a subire trasformazioni, a finire in un dimenticatoio per poi riapparire chissà quando e perché. Allora forse sarebbe utile cercare un medioevo più “spicciolo” per raggiungere tutti i livelli della cultura quotidiana in cui si nasconde.  Tutte rivisitazioni per un continuo revival che ha preso piede, si pensa, grazie al Fenomeno Eco seguito alla pubblicazione del romanzo Il nome della Rosa, sapiente impasto di generi e sottogeneri che inaugura una serie di libri grazie ai quali il Medioevo è in Tv, negli scaffali delle librerie, nelle recensioni, nei dibattiti intellettuali[7].

Da quando ho letto il libro, e ricordandomi il “segno” suggestivo e concreto che ha lasciato nella mia formazione e nel mio immaginario, mi sono sempre domandata cosa ne pensano tutti quelli che lo hanno letto. E cosa pensano tutti quelli che leggono i romanzi medievali contemporanei.

Lo stesso Le Goff, parlando di moda medievale, ha definito il Medioevo “la nostra infanzia”, giustificando in questo modo i periodici ritorni di interesse.

È forse è proprio questa immagine suggestiva di una fanciullezza dai richiami fiabeschi che si innesca alla memoria dei più grandi come tutti gli appassionati della Terra di Mezzo, ad esempio, della saga di Tolkien e di Conan il Barbaro. La moda è moda e, indipendentemente dal perché una tendenza piace più di un’altra, credo che sia sufficiente guardarci intorno e non chiederci troppo perché il Medioevo piace così tanto.

Il binomio storia-memoria. Parte tutto da lì.  Se la memoria è un patrimonio che si tramanda, è pur vero che lo stesso patrimonio è destinato a conservarsi ed evolversi in un contesto, (quello attuale s’indende) che è un enorme contenitore. Pertanto, dobbiamo domandarci invece:  cosa può diventare la memoria storica in un grande contenitore, sotto i riflettori di media, comunicazioni multimediali, cinematografia, interpretazioni letterarie? Mi piace pensare che il medioevo  della storiografia e della ricerca scientifica, possa essere letto con una lente diversa, attuale. Mi piace pensare che esista un “medioevo contemporaneo”, che non è quello della critica storica, ma è un medioevo quotidiano, percepito, vissuto e visto attraverso una gran quantità di immagini e suggestioni.  Un medioevo che rivive attraverso percezioni individuali e, perché no, che viene interpretato. Quindi veniamo ora all’attualità.

La memoria del medioevo oggi si tramanda sotto diverse forme:

- rievocazioni storiche;

- arti e mestieri

- itinerari turistici alla scoperta di villaggi, castelli, cittadine e fortificazioni medievali

- films e teatro

- associazioni culturali presenti sul territorio italiano che si dedicano, a diverso titolo,  alla valorizzazione e divulgazione del patrimonio culturale medievale (ad esempio le sartorie storiche; gli artigiani degli antichi mestieri)

- giochi e wideogames

- il mondo virtuale

- musica.

E riflettiamo su una cosa: ognuna di queste sezioni, trova posto nella rete, in internet. E quindi ecco nascere il Medioevo on.-line. L’ultima frontiera?

Resta certo che ciascuna di queste “forme di medioevo” sono forme di comunicazioni. Oggi parliamo delle parole e della musica. Vediamo come ci aiutano a tradurre la storia in realtà tangibile.

Il prof. Massimo Oldoni apriva il convegno Il medioevo: specchio e alibi tenutosi ad Ascoli Piceno nel 1988 con una chiara presa di posizione: questo tornare di moda del Medioevo comincia a stancarci. Piuttosto bisogna raccontarlo scoprendo in esso quelle schegge di vicinanza a noi che ci rendano parlante l’esperienza di quel mondo.[8]

La consapevolezza storica che si traduce in linguaggio. Insomma, il Medioevo raccontato.

Alcuni  riferimenti bibliografici:

  • o. capitani, Medioevo. Passato prossimo., Bologna 1979
  • c. violante, Prospettive storiografiche sulla società medievale. Spigolature, Milano 1995
  • n. cantor, Inventing the Middle Ages. The lives, works and ideas of the great medievalists of the 20 century, Cambridge 1992
  • c. leonardi, Ricordi e incontri con i medievisti, Spoleto, 1996
  • u. eco, Il Medioevo è cominciato in Documenti sul nuovo Medioevo, Milano 1973
  • Medioevo oggi, Bologna 1982 (convegno del 1978 tenutosi a Santa Margherita Ligure a cura dell’Ass. dei Medievalisti italiani)
  • Il sogno del Medioevo. Il revival del Medioevo nelle culture contemporanee annata di Quaderni Medievali 21 (1986), convegno (San Gimignano 11-12 novembre 1983)
  • f. cardini,  Medievisti “di professione” e revival neomedievale. Prospettive, coincidenze, equivoci, perplessità in Il sogno del Medioevo.
  • Il medioevo. Specchio e alibi a cura di e.menestò, Ascoli Piceno, 1989 (atti del convegno 13-14 maggio 1988

[1] Per i riferimenti bibliografici sull’argomento cfr. Lo spazio letterario nel Medioevo. 1 Medioevo Latino, a cura di e. menestò, g. cavallo, c. leonardi, vol. IV, Roma 1997

[2] c. leonardi, Oltre il Medioevo, in Lo spazio letterario cit. p. 556

[3]  Ivi, p. 554

[4] r. bordone, Medioevo Oggi, in Lo spazio letterario cit. p. 264

[5] Per approfondire la tematica storiografica e l’importanza di alcune fondamentali tentenze sull’analisi della storia a posteriori, basta pensare agli inizi di queste: alla scuola degli Annales di Marc Bloch e a quella di Fernarnd Braudel e alle successive influenze e strumentalizzazioni di questa scuola sullo studio e l’interpretazione della storia.

[6] o. capitani, Medioevo. Passato prossimo, Bologna 1979

[7] Anche Il pendolo di Faucault (1988), Baudolino (2002). È stato scritto molto sul Nome della Rosa e l’immagine di Medioevo che dal film ne scaturisce, cfr.c. bordone, cit. p. 285

[8] m. oldoni, Approdo all’isola che non c’è: la scoperta del Medioevo in Il medioevo. Specchio e alibi a cura di e.menestò, Ascoli Piceno, 1989, pp. 15-23


Un ringraziamento particolare a Giuseppe Cossuto per il reportage fotografico della conferenza.

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Fulvia Serpico
Laureata nel 2001 presso la facoltà di Scienze Politiche, indirizzo storico, del’Università di Napoli Federico II, con una tesi in Storia Medievale dal titolo "Servitium debitum e organizzazione militare nel regno di Carlo I d’Angiò (1266- 1285) - dai registri della Cancelleria Angioina" (Relatore, Prof. Errico Cuozzo). Dal 2003 collabora alle attività didattiche e di ricerca presso cattedra di Storia Medievale dell’Istituto Univesitario Suor Orsola Benicasa di Napoli (Prof. Errico Cuozzo) partecipando ai progetti di ricerca sulla digitalizzazione delle fonti normanno-sveve (le cronache di Lupo Protospatario, Anonimo di Bari e Annales Barenses) e la Falconeria nel periodo Normanno. Dal 2003 al 2005 frequenta e conclude l’intero bienno del corso di laurea specialistica in Storia Medievale presso l’Università "Cà Foscari" di Venezia. Dal 2005 è dottoranda di ricerca in "Storia delle vie di centri e delle culture dei pellegrinaggi nel medioevo euromediterraneo" presso il dipartimento di Beni delle Arti e della Storia dell’Università di Lecce con un progetto di ricerca dal titolo: “ la devotio francescana ai luoghi santi tra XIII e XV secolo”. Ha partecipato al III corso di studi dottorali sulla “Civiltà comunale” a San Gimignano con una relazione dal titolo “I Francescani e le città del Regnum. Diffusione del Francescanesimo in ambito urbano tra XIII e XV secolo” e al X seminario di studi “Il nuovo viaggio in Terrasanta fra Basso Medioevo e prima Età Moderna” presso il Centro di Studi sul Pellegrinaggio a Montaione (FI) con una relazione dal titolo “Tra conoscenza e predicazione. I frati minori e il rinnovamento del pellegrinaggio a Gerusalemme tra XIV e XV secolo”.
Gli Interessi di ricerca si dividono in due progetti
1) I francescani in Terrasanta e in Oriente in epoca pre-custodiale. I primi insediamenti dei frati minori nei loca sacra tra attività apostolica, predicazione, assistenza ai pellegrini, "difesa" della fede, ambasciatori della Chiesa in Oriente all'epoca delle crociate. Testimonianze dalle cronache di viaggio e di pellegrinaggio di ambiente minoritico. Frati minori pellegrini e testimoni. La Gerusalemme francescana e i luoghi della passione. Teoria del pellegrinaggio francescano.
2) Diffusione e sviluppo degli insediamenti francescani nel Mediterraneo e nel Mezzogiorno dal punto di vista politico e strettamente geografico, con particolare attenzione allo studio del francescanesimo nel suo sviluppo in ambito urbano dal XIII al XV secolo.


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