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Moda medievale

di Giovanna Barbieri

Donne:

La maggior parte dell’abbigliamento femminile e maschile dal X al XII secolo proveniva dalla lavorazione della lana. I vestiti femminili erano lunghi, comodi, non scollati, usualmente non impreziositi con perle o pietre preziose. Il commercio in quel periodo non era ben sviluppato e tutti i capi venivano prodotti dalle moglie, madri, figlie all’interno del gineceo. Le maniche erano staccabili, non esistendo cerniere, velcro o bottoni queste venivano collegate al vestito tramite laccetti. Spesso non potendo cambiarsi d’abito le dame sceglievano di variare solo le maniche, dando all’abito un aspetto nuovo. Nel 1300 l’attività di tessitura viene in parte demandata ad artigiani, i quali iniziano ad arricchirsi. Dall’Oriente i mercanti iniziarono ad importare sete e broccati, molto costosi e ovviamente acquistati solo dai ricchi mercati. Per i più poveri restava il lino e la qualità più bassa della lana. A Firenze sontuosi mantelli di lana bordati di pelliccia, ricamati a filo d’oro oppure argento venivano indossati dai ricchi mercanti e banchieri, le dame iniziarono a portare cinture di tessuti preziosi intessute di perle ecc. La moda virò verso i capelli biondi, tenuti fermi da reticelle intessute di perle, o pietre preziose, e la pelle bianco lattea con fronte alta. Le donne dovevano essere slanciate, flessuose e sottili. Queste caratteristiche non nell’Impero Germanico ma nelle più grandi città mercantili. Quante dame potevano rispettare questi canoni? A mio avviso molto poche considerando che la comune donna italiana ha pelle non chiarissima e capelli castano scuro. Dame e castellane, sfoggiavano spesso anelli e braccialetti in oro e pietre preziose, spille, ciondoli e collane che oggi rappresentano dei veri capolavori. L’orafo era un ottimo artigiano e conosceva i significati di ogni pietra e colore Il comune di Firenze stabilì a un certo punto anche delle regole e tasse da rispettare se si desiderava indossare certi monili, per esempio fu vietato portare in capo corone d’oro e argento oppure indossare un abito che strascicasse per terra più di un braccio, ovviamente la maggior parte dei ricchi mercanti, banchieri e artigiani che producevano articoli costosi d’abbigliamento preferirono pagare le tasse. Le loro mogli, coperte di perle, monili, tessuti preziosi, potevano così sfilare per le vie dirette alle messe o feste, la dimostrazione del loro status borghese. Arti, professioni e mestieri adottavano colori propri. Gli uomini di legge, gli studiosi, i notai e gli avvocati prediligevano il nero, i medici il viola, i cavalieri lo scarlatto. L’azzurro era considerato un colore sacro (il manto di Maria) e simbolo di alta nobiltà e non era permesso indossarlo. Il resto della popolazione, contadini, poveri artigiani, ordini religiosi mendicanti utilizzavano colori della terra. Il verde, marrone, grigio non erano difficili da ottenere e non costosi.

Uomini:

Per gli uomini non c’era una vera e propria moda, sostanzialmente indossavano brache, calze, camicie, tuniche, mantello, cappuccio, cintura di cuoio, scarsella di pelle. Per quanto riguarda le brache, erano un indumento tipicamente maschile, di tela grezza, indossate “a pelle” , cioè come copertura per le pudenda (le parti intime). Sopra di queste si allacciavano le calze, una per gamba, almeno fino al XIV secolo, spesso di lana o panno pesante dotate di piede, cioè una soletta di cuoio senza scarpe. Ovviamente i cacciatori e guerrieri avevano un abbigliamento diverso e più idoneo all’attività che svolgevano. I castellani, mercanti, banchieri si distinguevano indossando capi pregiati (mantelli e tuniche) ornati di pellicce o ricamati a filo d’oro o argento.

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Giovanna Barbieri

Giovanna Barbieri nasce a Verona il 15/01/1974 e risiede ad Arbizzano di Valpolicella, comune di Negrar, Verona.

Nel 2001 consegue la laurea in Scienze Politiche, indirizzo economico-internazionale. Dal 2002 ai giorni nostri lavora come contabile e impiegata amministrativa.

Nel 2007 inizia la collaborazione con l’associazione culturale senza scopo di lucro “Rohirrim”, recentemente con Progetto Babele e il sito internet Sguardo sul Medioevo.

È autrice del blog Il Mondo di Giovanna. Storie del basso e alto Medioevo.