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Mombello Monferrato, una storia tutta da scrivere
di Elio Cielo

 
 

 

Resti delle mura e torre merlata

Di Mombello si accenna in molti libri come la più antica residenza dei Marchesi Monferrato. Nessuno pare aver mai indagato le ragioni per cui Aleramo e suoi discendenti scelsero questa località pur disponendo di una ‘Marca’ (siamo in epoca carolingia, X sec.) che andava dal Canavese fino a tutto il Savonese. A guardare ciò che ne resta oggi parrebbe uno di quei Comuni destinati ad essere accorpati a quelli limitrofi nelle prossime riforme della burocrazia statale. Un degrado storico iniziato con l’investitura del Ducato del Monferrato (l’antica ‘Marca’ ) a Vittorio Amedeo II di Savoia (1713). Da quel momento crollano di livello le funzioni statali che vi si continuavano a svolgere da secoli : militari, tribunalizie, notariali, esattoriali, carcerarie, ospedaliere, fieristiche e persino culturali. Oggigiorno nessun testo italiano rammenta la fama storica e culturale della località, riscontrabile, invece, nei testi europei. Forse questa la ragione per cui continuano a arrivare turisti, stupefatti di non trovare alcuna indicazione in un posto dove ogni angolo, ogni stabile d’epoca cela una storia di ‘Interesse Europeo’.
Feudo demaniale (= di proprietà personale) dei Monferrato e dei loro successori fino al 1532, i Paleologi di Bisanzio, esteso su quattro o cinque degli attuali comuni limitrofi, luogo di nascita di personaggi importanti, Vicari degli imperatori di Germania sull’Italia intera, Re di Gerusalemme, Re di Tessaglia, Imperatrice di Bisanzio, capi crociati ecc., tutto nascosto più che ignorato, in paese.
Ma cosa fu l’antica Monsbelli (= il monte della guerra) prima del X secolo ? Cosa spinse la dinastia Aleramica ad insediarvisi mantenendo proprietà di famiglia per secoli?  Gli scavi archeologici degli anni ’90 in località Mulino Nuovo hanno rivelato una città romana del II sec.( circa 15ha) occupata poi da Goti e Alamanni dal V secolo.  Evidentemente un posto con funzioni di una certa rilevanza già in epoca romana, se proprio qui si svolse la resistenza dei latini ai barbari invasori (come il nome ancora ricorda), militarmente organizzati (legionari?) e fortificati a difesa di un qualcosa che ne meritasse lo sforzo. Anche il ceto Alamanno che vi ci si installò (VI sec.) dovette essere folto e dirigente, a giudicare dai reperti rinvenuti (molti in oro, non solo nell'abbigliamento femminile).  E così anche per i Franchi di Carlo Magno (IX sec.), quando vi si insediarono dopo aver sconfitto i Longobardi, come conferma la presenza dei loro dirigenti (le famiglie dei Marchesi Aleramici) che avrebbero potuto scegliere cento altri posti in una Marca larga più di 150 Km.
A ulteriore conferma della notorietà e delle antiche origini di quella che oggi chiamiamo Mombello,  stanno riaffiorando, oltre a significative centuriazioni, reperti di un altro sito romano (a occhio 6/8 ha) lungo la Strada del Vallo (non a caso profonda 3 m.) alle pendici dell’attuale capoluogo.  E se esisteva un ‘vallum’ (= fossato difensivo) era a difesa di un ‘castrum’ (= accampamento fortificato).   Anche la soprastante Chiesa di S. Sebastiano (300m in linea d’aria e 150 di dislivello) mostra  origini romane: basamento templare, tipologia dei laterizi, incisioni e una lapide dedicata alla Triade Capitolina (divinità romane imperiali invocate solo in luoghi di rango). Anche le strutture dei fabbricati limitrofi sembrerebbero testimoniare un luogo di culto piuttosto frequentato nel II-IV secolo d.c., poi distrutto dagli Alamanni nel VI sec. come dimostrava la croce ariana incisa su una delle pietre della chiesa a conferma di un ‘bellum’(=scontro bellico) vittorioso costì avvenuto.
Concludendo:  questa ricostruzione storica che va oltre i canoni ufficiali, richiamata l’attenzione sulla necessità di una valorizzazione delle vicende della Mombello medioevale (X-XVI sec), pone quesiti soprattutto sull’insediamento preesistente che si estendeva, parrebbe, su una ventina di ha tra il I e il VI sec. Una località all’altezza, ancora nel X secolo, di diventare la sede dei rappresentanti del Sacro Romano Imperatore, i marchesi Aleramici. Vi pare poco? Non sarebbe il caso che lo Stato andasse a darci un’occhiata tutelandola dai tombaroli che oggi la frequentano?

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Elio Cielo

Elio Cielo è nato a Bonn il 21.12.1953 da Cerrato prof. Teresa e Cielo Gen. Giovanni, una famiglia di militari e funzionari romani che dal II secolo risulta stanziata in Piemonte. Lapidi funerarie del II-III secolo all'Università di Torino e il libro del Promis sul Piemonte antico ne tracciano le vicende.
Liceo Scientifico conseguito presso la Scuola Navale 'F. Morosini di Venezia', imbarchi su Nave Vespucci e incrociatore S. Giorgio.
Studi universitari mai completati d'Ingegneria Chimica al Politecnico di Torino e in materia forestale all'Istituto di Scienze Agrarie.
Conseguimento nel 1976 della patente d'Installatore Ministeriale (PPTT) e fondazione della prima azienda italiana per la commercializzazione del materiale telefonico privato (1974), attività cessata nel 1998. Conferenziere specializzato in Storia della telefonia.
Da allora opero in un'azienda agricola (Agroforestale Cielo) che si occupa della produzione naturaliforme di piante micorrizzate , installazione e manutenzione tartufaie.per il Magnatum Pico Vittadini. Diplomato in 'Tecniche di Potatura delle Alberate', Membro estimatore del Centro Nazionale Studi del Tartufo di Alba (2000), Esperto Europeo di Analisi Sensoriale (2002), ho creato il primo (credo) parco per il libero addestramento di cani da tartufo.con circa 4000 piante.
Fiduciario per il Nord-Ovest dell'Associazione Nazionale Allievi Scuola Navale Morosini di Venezia. Collezionista d'arte, amante della vela e dello sci.
Due figli maschi, imprenditori nel settore Fotovoltaico e del restauro industriale.

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