|
Raccogliendo l’invito della gentilissima dottoressa Serpico, con questo articolo si vuole iniziare una trattazione su vari aspetti dell’interscambio storico e culturale avuto dai cosiddetti popoli delle steppe (Unni, Avari, Bulgari, Turchi, Peceneghi, Cumani, Tatari, ecc.) nel medioevo con gli “Europei” in generale e con gli Italiani in particolare, cercando di evidenziare come, fin dall’apparire degli Unni, vi sia stata una presenza costante, a volte evidente, il più delle volte misconosciuta, delle società dei nomadi guerrieri nel processo storico europeo, non escludendo quello occidentale.
Convenzionalmente il punto di passaggio tra l’età antica ed il medioevo europeo è proprio determinato, come si vedrà, dalle azioni degli eredi “politici” di Attila.
Ed è proprio con loro che si andrà ad incominciare questo viaggio che vede protagonisti (e capita raramente!) lo specchio negativo per eccellenza dell’Europa, i nomadi guerrieri, considerati non soltanto come elementi distruttivi o perniciosi e quindi estranei, ma storicamente (e quindi razionalmente).
Giuseppe Cossuto Ph.D. (http://digilander.iol.it/cossuto)
|