ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Notai. Scrivere documenti nell'Italia medievale.

Recensione di Lorenzo Calabrese



Attilio Bartoli Langeli, Notai. Scrivere documenti nell’Italia medievale, Viella, Roma 2006, pp 272, 14 ill. b/n, ISBN-10: 88-8334-201-1  ISBN-13: 978-88-8334-201 [1] www.viella.it/Edizioni/LibriViella/LibriViella_56.htm

Nel e per il medioevo italiano la figura del notaio è straordinariamente pervasiva, e in misura tale che si potrebbe arrischiare un parallelismo con la capillarità della presenza degli esponenti del clero. Nessun atto pubblico, o anche “privato” che abbia necessità tuttavia di assumere valore probatorio e dispositivo nei confronti di singoli e della comunità, sembra poter prescindere dall’ufficio del notaio [2], le stesse cancellerie variamente istituzionalizzate ancora ricorrono alla professionalità del notaio quando, ancora in fase embrionale, non si affidino completamente a questi [3].

Nonostante l’onnipresenza del notaio nella società, questi come figura privata rimane sfuggente salvo non assurga a diversa fama in altri ambiti che non siano quelli strettamente professionali: lo stesso Bartoli Langeli cita Brunetto Latini, Rolandino Passeggeri, e si potrebbero aggiungere Pier delle Vigne, Iacopo da Lentini e altri ancora.

Singolarmente il “notaio è i suoi documenti” [4], tanto da rendere sussidiario un inquadramento prosopografico specifico [5].

Analogamente i saggi di Bartoli Langeli ora raccolti nella edizione Viella: il richiamo, suggestivo, nei titoli dei singoli capitoli a nomi di singoli notai non si pone nella linea della indagine biografica, piuttosto i notai richiamati, o meglio l’analisi delle loro documentazione, è modo per analizzare diacronicamente l’evolversi del rapporto tra professionista, la società e le istituzioni: dall’“antico” Gaidilapu al tardo Massarello si copre un arco cronologico di sei secoli.

Pregio di questi saggi è appunto l’acuta e minuta valutazione degli elementi documentari che esprimono tale rapporto unita anche ad una precisa critica che evidenzia il procedere della interpretazione storiografica di fenomeni che potrebbero apparire esauriti o di convenzioni / convizioni radicate: così lo spessore culturale dei primi notai, come il procedere della acquisizione della publica fides, il rapporto tra notai e istituzioni comunali.

Un secondo aspetto che rende particolarmente interessante l’edizione è la capacità dell’Autore di esemplificare straordinariamente un metodo di indagine e di ecdotica documentaria, una vera “questione di metodo” parafrasando un celebre saggio di Pratesi [6], dove anche aspetti apparentemente minori come il taglio della pergamena sulla quale è rogato il documento, e parrebbe di essere al limite di una “archeologia” del documento, così come l’uso di numeri arabi in Raniero, tra le prime attestazioni in tal senso, o la disposizione di formule risultano per essere significanti e significative ai fini della interpretazione non soltanto intrinseca del documento, ma soprattutto della dinamica sociale e istituzionale della quale il notai è partecipe e interprete.

Note:

[1] questo intervento è ospitato anche in www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=317
[2] Naturalmente la generalizzazione è sempre eccessiva: una eccezione è eventualmente il documento testamentario olografo
[3] Un riferimento possibile è alla “cancelleria” viscontea, stante anche l’ambiguità istituzionale dell’affermazione politica dei Visconti su Milano, cfr. Maria Franca Baroni, La cancelleria e gli atti cancellereschi dei Visconti, signori di Milano dal 1277 al 1447, in Munchener Beitrage, Munchen 1984, pp 455-483, e Ead., La formazione della cancelleria viscontea (da Ottone a Gian Galeazzo), in «Studi di Storia medievale e Diplomatica» 2 (1977), pp 97-191; posteriormente, sempre in ambito visconteo, sul ruolo dei notaio nell’apparato di “governo” si veda Federica Cengarle, Immagine di potere e prassi di governo. La politica feudale di Filippo Maria Visconti, Viella, Roma 2006.
[4] Bartoli Langeli, Notai, cit. p 9.
[5] sempre per Milano era detto in corso di stampa ancora nel 2004 il Repertorio dei notai della curia arcivescovile di Milano (secc. XIV-XV), a cura di Giorgio Chittolini e Cristina Belloni, ove dei notai della curia si fornisce sistematicamente un breve profilo; vale ancora la precedente avvertenza: la generalizzazione copre necessariamente eccezioni di puntuali studi prosopografici.
[6] Alessandro Pratesi, Una questione di metodo: l’edizione delle fonti documentarie, in «Rassegna degli Archivi di Stato», XVII/3 (1957), pp 312-333.

© 2003-2006 Associazione Culturale Italia Medievale