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Sulle tracce delle "Dame Cortesi": appunti per una topografia delle case di piacere a Pistoia nel Medioevo
Testo e foto di Claudio Gori
 

 

Nella Pistoia medievale il pubblico bordello si trovava presso la centralissima Piazza della  Sala (1). Del fabbricato resta un disegnoconservato all’Archivio di Stato di Pistoia (2) ed è indicato come “casamento del luogo pubblico”, in “certi fondachetti” del quale le prostitute esercitavano la professione, come è documentato fin dal 1345. Le prostitute erano allo stesso tempo  reiette e volute dagli amministratori: il loro era ritenuto un servizio di utilità sociale, moralmente tollerato, perché  volto ad evitare o limitare mali ritenuti peggiori (lo stupro, l’adulterio, l’esercizio nel matrimonio di una sessualità sfrenata  e non rivolta alla procreazione,  e soprattutto la sodomia), e quindi il bordello era controllato dal Comune tramite l’Opera di Sant’Iacopo (3).
Lo statuto del Comune del 1296 (rubrica CXXVI) ordinava che in città meretrici e ruffiani potessero esercitare solo nei luoghi stabiliti.(4) Tuttavia, nei giorni di mercato era consentito alle prostitute di uscire dal loro “casamento” alla ricerca di clienti. La gabella delle meretrici era appaltata, come si dispose nel 1345, e all’appaltatore spettava scegliere il luogo ove potessero esercitare.
Nel 1456 si stabiliva il canone mensile, gli orari di apertura e chiusura (“da la campana del dì suona la matina insino a sera alle due ore di notte”), il numero delle camere (’Opera doveva provvedere a “fare et murare in detta casa insino a cinque o sei camerette”), gli obblighi del gestore (”el conduttore d’essa casa …sia tenuto receptare e dare recepto a qualunque donna volesse andare a stare in detta casa per meretricare e fare pubblicamente l’arte de le meretrice publice”) mentre il controllo era affidato all’Opera di Sant’Iacopo che avrebbe affidato al migliore offerente la gestione del postribolo.  Poichè si stabiliva che “in altro luogo non possa in fra detto tempo fare et esercitare il ministero del meretricio”, si assicurava al postribolo della Sala una sorta di esclusiva cittadina.
Una richiesta di demolizione del   fabbricato fu avanzata a fine ‘500 da “messer Niccolao Zeloni insieme con altri circumvicini” (che si impegnarono, oltre all’esecuzione dei lavori, anche al pagamento di un canone annuo) per realizzare “vicino alla Sala…una piazzetta per servire a quello che poi paresse meglio alla Comunità”. Ovviamente all’origine di tanta proclamata disponibilità  stava  il desiderio di allontanare dal luogo, nei pressi del quale lo Zeloni e i suoi “circumvicini” ragionevolmente risiedevano,  l’attività infamante.
Effettivamente nel 1595 i lavori di demolizione erano ultimati e dal 1597 nell’area libera che si era venuta a creare (la “Sala Nova”) fu trasferito  il mercato degli ortaggi: da questa destinazione commerciale le fu attribuito il nome  di “Piazza dell’Ortaggio”, che è arrivato fino ai nostri giorni (5)
Altro postribolo, documentato nella seconda metà del ‘600, era in Via dell’Amore (foto 4)  , ribattezzata nel 1911 Via Carducci  in onore del poeta che proprio in questa via, nella casa di Giovanni Procacci ( come è ricordato sulla lapide apposta sulla facciata nel 1921) aveva abitato con la famiglia dal Febbraio 1860 (6)
Ma i  frati Antoniani del vicino convento del Tau (via del Tau incrocia Via dell’Amore ora Carducci) non dovevano gradire la presenza della casa di piacere, tanto che nel 1684 chiesero “l’intervento del Granduca per far cessare lo sconcio d’una casa di prostitute …che certo Bartolomeo da Barberino conduceva, con lucro notevole, nelle immediate vicinanze della magione antoniana”.

Possibile allusione  a un luogo di piacere (ma né la documentazione disponibile né la tradizione popolare ne tramandano il ricordo) è nel nome della Via “delle Belle”, presso Piazza del Carmine, realizzata nel 1301 su richiesta appunto dei frati carmelitani per collegare in modo diretto il loro convento con la chiesa di Sant’Andrea.

Analogo  possibile riferimento alla presenza di case di tolleranza nella zona è nel toponimo  “Via del Peccato”, che nell’ ‘800 (ma il nome era usato ancora nel 1930) indicava l’attuale  Via Cavallerizza, presso la terza cerchia delle mura.

LE STUFE

Va ricordata poi l’ambigua presenza delle  “Stufe” , ambienti pubblici riscaldati per il bagno deputati  alla  pulizia del corpo ma anche ai divertimenti e a incontri di piacere:  se è vero che mancano riscontri specifici su Pistoia l’iconografia medievale in generale  ci consegna l’immagine di ampie tinozze d’acqua calda condivise dai frequentatori  con le “dame cortesi” , di cibi stuzzicanti e buon vino disposti su assi di legno poste a cavalcioni delle tinozze, e di camerette annesse destinate agli  incontri.

Una Stufa è  documentata dal ‘500 nella via che ancora oggi si chiama,  appunto,  “della Stufa”, in Porta Carratica, dietro al grande orto dei Dominicani.

Un’altra era presso l’isolato delimitato a nord  da Via del Pizzicore (denominazione significativa?) (7), a sud da Via della Pillotta (8) e a est dal  Canto al Pizzicore (9) breve vicolo che univa  le due citate strade parallele (10). L’ angolo ovest tra le due strade in un documentato del 1528  è denominato, forse non a caso, “Canto di Madonna Bionda”.

LE CONVERTITE

Nel 1334 donna Bice di messer Truffa Sigibuldi dona alcuni edifici a un gruppo di ex prostitute, che volevano condurre vita penitenziale facendo ammenda del loro passato. Il monastero di Santa Maria Maddalena, detto delle Convertite, ebbe così la sua prima sede nell’angolo  formato da  Via della Crocetta e Via del Piloto (11). Faceva parte del complesso (di cui sono ancora oggi visibili alcune delle antiche strutture), anche una piccola chiesa , significativamente dedicata a Santa Maria Maddalena (12).  Qui la comunità  rimase per più di due secoli (13). Nel 1609 l’Ordine delle Convertite , rifondato nell’ambito del l’Ordine Francescano, fu trasferito nei locali già occupati dallo  Spedale di Santo Spirito al ponte della Brana (14) che l’anno precedente  era stato soppresso.  Accanto allo spedale fu costruita una chiesa sempre intitolata a Santa Maria Maddalena.  Il convento venne chiuso nel 1810 dal governo francese che all’epoca governava la Toscana, nell’ambito della più generale politica di soppressione degli ordini religiosi.

NOTE

  1. La piazza, sulla quale  in epoca altomedievale doveva prospettare l’edificio della Curtis Domini Regis, sede del Gastaldo longobardo, si era andata sempre più caratterizzando come area commerciale, secondo una vocazione che si è mantenuta fino ai nostri giorni
  2. ASP, S.Jacopo, 382, C.8
  3. L’Opera di Sant’Iacopo era la massima istituzione cittadina con funzioni sia religiose (gestione della Cappella nel Duomo dove era conservata la reliquia Iacopea , arrivata in città da Compostella  poco dopo il 1140) sia civili (molteplici erano le funzioni pubbliche ad essa delegate dal Comune).
  4. Altrettanto veniva disposto per gruppi di persone spiacevoli alla vista, come i ciechi, che se ne dovevano stare a casa loro o negli ospizi.
  5. A metà ‘800  fu qui trasferito da Via del Lastrone il mercato del pesce,  sotto una tettoia più volte modificata nel tempo (era in cemento armato negli anni ’60 – ’70) fino alla sua definitiva demolizione intorno al 1990 circa.
  6. Il Carducci nell’ anno scolastico 1859/1860 aveva tenuto la cattedra di lingua e letteratura greca prima, poi di lettere italiane e latine al Liceo Forteguerri, frequentando il salotto della poetessa italo-irlandese Louisa Grace Bartolini.
  7. ribattezzata nel 1945 via Antonio Puccinelli dalla Giunta Comunale, che ritenne opportuno aderire all’istanza presentata dagli abitanti della zona, i quali chiedevano che venisse cambiato il nome della via proprio per il significato ambiguo e malfamato, per  il legame con ambienti e donne di malcostume, che il termine “Pizzicore” poteva lasciare intendere.
  8. ribattezzata nel 1901 Via Giuseppe Verdi
  9. ribattezzato nel 1945 “Canto alla Pillotta”. “Pillotta” o “pilota” o “pila” (vedi la spagnola “pelota”) era una palla di cuoio cinta da spago con la quale si giocava nell’ampio spazio libero allora esistente fra il Canto al Pizzicore a est e la Via del Casone a ovest, prima quindi dell’edificazione da parte dell’Opera della Madonna dell’Umiltà della fila di case davanti e dietro alle quali si formarono le odierne vie Verdi e Puccinelli.
  10. In un Campione dei Beni del 1608 conservato a Pistoia nella Biblioteca Comunale Forteguerriana (B.C.F. fondo Chiappelli) nel descrivere i confini di una casa in Cappella di Santa Maria in Torre si usa la dizione “Via al Canto al Pizzicore”.
  11. Via del Piloto costeggiava il confine Nord dell’orto del Convento degli Agostiniani di San Lorenzo.
  12. ancora officiata, sembra, nel 1765.
  13. In un Campione di Beni del 1609 conservato a Pistoia nell’Archivio di Stato (ASP, fondo San Giovanni e Zeno, 232, C.9r) viene usata, per individuare i confini di un edificio situato nella zona, la denominazione “Via dalle Convertite”, evidentemente di uso corrente all’epoca.
  14. detto  anche ponte di Bonituro o di San Leonardo, sul lato nord di Via San Marco, di fronte al’imbocco di  Via Argonauti.
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Claudio Gori

Autore di una serie di splendidi audiovisivi sull’arte medievale. Socio e collaboratore di Italia Medievale, è disponibile ad accompagnare in visite guidate per Pistoia e dintorni oppure in Toscana, quanti vogliano scoprirne il ricchissimo passato medievale.

Cell: 339 7172479

E-mail:goriclaudio@alice.it