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La Rocca di Calascio

di Nicoletta Camilla Travaglini

La Rocca di Calascio in provincia de L’Aquila, ubicata a 1460 metri d'altezza, rappresenta un vero e proprio “nido di aquile” ed è  tra le rocche d’altura più elevate d'Italia. Essa domina, con la sua ieratica figura,  sia la valle del Tirino che la piana di Navelli.

Costruita per controllare l’antico tratturo Aquila – Foggia; vicino al mastio vi è la chiesa di Santa Maria della Pietà, venne edificata nel XVI secolo su un’edicola votiva preesistente.Essa nasce come torre d’avvistamento intorno all’anno mille e poi su di esso che si è sviluppato il resto del castello. Fu un possedimento dei Carapelle passo sotto il dominio dei Piccolomini.

Se ci si affaccia alla finestra della chiesa quasi sempre chiusa, all’imbrunire si può vedere il fantasma del monaco che si impiccò nel 1700. Nelle notti di tempesta, invece, si può ammirare la processione di tanti monaci recanti fiaccole in mano, che dalla rocca entrano nella chiesa, non passando, però… dalla porta, bensì attraversando le mura!!!

Il suo impianto è di uso esclusivamente militare e si caratterizza per la capacità con la quale riesce a fondersi con l'impervio territorio circostante, dal quale non risulta affatto condizionato. E' evidente come la sua, sia una posizione assolutamente favorevole dal punto di vista difensivo. La struttura, in pietra bianchissima, ha una pianta quadrata: presenta agli angoli quattro torri cilindriche considerevolmente scarpate e un mastio quadrato al centro, il quale costituisce il più interno corpo militare di difesa del castello. Alla rocca si accedeva mediante un ingresso posto sul lato est, a circa 5 metri di altezza, raggiungibile dalla corte esterna sottostante mediante una scala lignea retrattile, che veniva poggiata su due mensole in pietra tuttora visibili al di sotto della soglia di ingresso.

La prima citazione di Rocca Calascio si ha in un documento del 1380, descritta come torre di avvistamento isolata, la cui originaria costruzione è da collocarsi però, intorno all'anno 1000. L'aspetto attuale è riconducibile alla fine del XV secolo quando, sotto il dominio dei Piccolomini, sono state realizzate le ultime più importanti modificazioni, consistenti nel potenziamento della fortificazione con l'aggiunta della corte e delle torri angolari attorno al mastio centrale. Efficacissimo punto di osservazione militare, permetteva di comunicare con gli altri castelli, fino alla costa adriatica, mediante l'ausilio di torce durante la notte e di specchi nelle ore diurne. Ai piedi della rocca sono presenti anche i ruderi dell'antico borgo, al quale essa è collegata con un ponte di legno. Nel 1703 un disastroso terremoto ha danneggiato sia la rocca che il borgo.

Restauri conservativi ed integrativi sono stati compiuti tra il 1986 ed il 1989. Essi sono consistiti nell'arresto del degrado strutturale e nel recupero architettonico e funzionale dell'intero fabbricato ed in particolare della torre centrale quadrata. Gli interventi di risanamento hanno permesso all'intera area di essere oggi discretamente conservata e visitabile. Rocca Calascio è anche famosa per aver ospitato, in più occasioni, grandi set cinematografici, tra cui i films "Lady Hawke" , "Il viaggio della Sposa", "Padre Pio", "Il nome della rosa", "L'orizzonte degli eventi". Per la bellezza di questi luoghi, l'industria cinematografica ha nominato tutta la zona da Rocca Calascio.

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Nicoletta Camilla Travaglini

È laureata in lingue straniere presso l’università di Roma Tre, è traduttrice internazionale accreditata presso l’UNESCO. Ha fatto alcune mostre fotografiche su tematiche che spaziano dalla storia alla poesia all’ecologia ed al mistero!

Ha tenuto anche diverse lezioni presso atenei sul suo modo di interpretare la fotografia paesaggistica, architettonica e visionaria della realtà!

Ha scritto e scrive per diversi giornali e riviste di taglio antropologico culturale, ha realizzato diversi laboratori, presso le scuole elementari e medie, sul Medioevo fantastico. La passione per l’archeologia l’ha portata a scrivere per alcune riviste e siti che affrontano tali tematiche ed ha collaborare con enti e musei. 

E’ stata la prima a trascrivere  diverse leggende prese dall’oralità dell’area nella quale vive ed opera.






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