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Culto cristiano e culto "pagano" di Santa Febronia di Nisibi
di Maria Stelladoro

CULTO CRISTIANO E CULTO “PAGANO” DI SANTA FEBRONIA DI NISIBI

1. INTRODUZIONE

Per quanto riguarda la risemantizzazione cristiana di culti pagani, la ricorrenza di Febronia può essere considerata un continuum dei Lupercalia, feste catartiche nell'antica Roma pagana, come attesta il fatto che anticamente la santa era celebrata a febbraio. Le fonti antiche sia quelle pagane che quelle cristiane (tra cui: Agostino, Cassio Dione, Cicerone, Dionisio d'Alicarnasso, Giovenale, Livio, Ovidio, papa Gelasio I, Plutarco, Svetonio, Valerio Massimo, Varrone e Virgilio) ci informano delle festività pagane dei Lupercalia e di quelle connesse a Giunone purificata, poi soppiantata dalla Candelora che sostituisce la purificazione della Vergine Maria a quella di Giunone sempre nel mese di Febbraio. Quindi il tema della purificazione assorbe sia culti pagani che cristiani che si intersecano a vicenda prima di vedere il trionfo della cristianità.
Anticamente, ma anche oggi in alcuni calendari, la ricorrenza di Febronia ricadeva, come si diceva, il 14 febbraio. Ciò in quanto si credeva ad una mutuazione del culto della v. e m. cristiana da preesistenti festività pagane alquanto famose sia nell'antica civiltà etrusca che a Roma e che ricorrevano nel mese di Febbraio (=Februarius deriverebbe da februare, cioè purificare). Infatti, il termine latino februarius è collegato a februa, che erano costituiti da panni o focacce di farro o fronde di un albero o qualunque altra cosa con cui fosse possibile aspergere il sangue delle vittime sacrificali (=panni), purificare le case (=focacce salate), adornare le tempie dei sacerdoti (=fronde). Legami della festività di Febronia si vogliono vedere anche con l'attuale festa di san Valentino, originariamente festa purificatoria di Giunone Februa, poi ribattezzata come festa di santa Febronia e differita al 25 giugno. Le feste Lupercalia erano celebrate il 14-15 febbraio per commemorare il ritrovamento dei gemelli sotto il fico del Palatino fino al 486, quando il futuro papa Gelasio le trasformò nella festa di san Valentino.
Non meno importanti erano le Quirinalia (=17 febbraio), ovvero le celebrazioni al dio Qurino, che altri non è che Romolo, nella sua vita dopo la morte. Al contrario del significato del suo nome (lancia) era il dio della pace e faceva parte della triade divina di Roma: Giove, Marte e Quirino.
A introdurre le due festività una lunghissima cerimonia, che iniziava con le onoranze rese alle tombe dei propri cari e con le invocazioni ai Lari, cui seguivano i Lupercali, in ricordo della lupa che aveva nutrito i due gemelli Romolo e Remo. Il fine di questa festa assai sfrenata era quello di propiziare la fecondità. Essa si strutturava in tre momenti: i Quirinali in onore del dio Quirino; i Fornaciari, in onore della dea del pane; ed infine i Terminali in onore del dio Termine, che proteggeva i confini del territorio romano. Duravano per tutto il mese di Febbraio i festeggiamenti per prepararsi a passare alla rifondazione dell'anno nuovo nel mese di Marzo.
Nelle calende di febbraio i Romani erano soliti illuminare l'Urbe per tutta la notte con fiaccole e candele, in onore della dea Februa, madre di Marte, dio della guerra, e invocavano il figlio per la vittoria contro i nemici.
Ma per i cristiani il mese di Febbraio era dedicato anche ad una festività purificatrice: la Candelora, cioè il rito di purificazione di Maria che, come tutte le donne ebree, dopo aver partorito Gesù, si sottopose al prescritto periodo di isolamento di quaranta giorni, per precauzioni igieniche e pratica religiosa.

Leggi il contributo intero qui sotto:


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Maria Stelladoro

Maria Stelladoro è docente ordinario di lettere classiche e specialista in paleografia e codicologia greca presso la Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatistica e Archivistica. Ha pure conseguito un perfezionamento in Studi Patristici e Tardo Antichi presso l'Istituto Patristico Augustiniano della Pontificia Università Lateranense e due perfezionamenti in Paleografia e Codicologia Greca e titolo equipollente al dottorato di ricerca.

Ha pubblicato saggi di agiografica siciliana greco-latina e di paleografia greco-latina su riviste specializzate (Bollettino della Badia Greca di Grottaferrata, Analecta Bollandiana di Bruxelles, Codices Manuscripti di Vienna, Hagiographica del SISMEL, Studi sull'Oriente Cristiano) e ha partecipato a Convegni Internazionali i cui Atti sono stati pubblicati in Studia Ephemeridis Augustinianum di Roma) e a progetti di ricerche pubblicate in Raccolta di Studi Internazionali su Pecia Resourcess en Médiévistiques a Saint-Denis.

Socio ordinario dell'Associazione Italiana per lo Studio dei Santi, dei Culti e dell'Agiografia promossa dal Dipartimento di Studi Storici, Geografici e Antropologici della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Roma Tre.

Di recente ha pubblicato la monografia Agata. La martire. Dalla tradizione greca manoscritta, Milano, Jaka Book, 2005. Euplo/Euplio martire. Dalla tradizione greca manoscritta, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2006. Lucia la martire, Jaca Book, 2010.

Scheda completa di Maria Stelladoro nel sito dell'Associazione Italiana per lo Studio della Santità, dei Culti e dell'Agiografia (A.I.S.S.C.A.).






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