ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Donazione della Santa Spina

di Associazione Pro Loco Montone

La Donazione della Santa Spina è un insieme di eventi storico-culturali, che vede, nella settimana dei festeggiamenti, i tre rioni di Montone, Porta del Borgo, Porta del Monte e Porta del Verziere, affrontarsi lanciandosi sfide, riproducendo scene di vita medioevali e cimentandosi nel tiro con l’arco, al fine di aggiudicarsi il palio e la Castellana che rievoca Margherita Malatesta di Rimini, moglie del Conte Carlo che governava in sua assenza la città di Montone. Come in ogni sfida che si rispetti, le prove danno diritto a punteggi che in alcuni casi restano segreti fino alla penultima giornata, e questo fa sì che la tensione salga al massimo perché in ognuno dei tre rioni resta viva la speranza di conquistare il palio e la Castellana.

E’ possibile, durante il giorno imbattersi nelle fasi di preparazione dei vari rioni, trovarsi in mezzo all’ambiente caotico e frenetico che accompagna l’allestimento delle scenografie, l’organizzazione delle comparse, per poi ritrovarsi a tarda sera in un luogo del tutto irriconoscibile e quasi irreale. È sempre grazie alla capacità e all’esperienza dei rionali, che con mano sapiente ormai da anni allestiscono le caratteristiche taverne rionali, che è possibile immergersi totalmente nell’atmosfera suggestiva e riscoprire suoni e sapori antichi.

Rione di Porta del Monte

Venendo a Montone durante la festa della Donazione della Santa Spina ed entrando da sud-est si può riconoscere il rione di Porta del Monte dal giallo e verde delle bandiere che adornano i vicoli di questa parte dell’antico castello. Il rione, nella sua dimensione più antica, si identifica  con quella che era la parte del castello in cui risiedevano i notabili del luogo. In essa, infatti si trovano ancora le dimore delle famiglie più nobili del tempo, che con alterne vicende si sono contese, favorite di volta in volta da alleanze diverse, la signoria sul paese. Non distanti tra loro si trovano, la rocca di Braccio Fortebracci  e la dimora della famiglia degli Olivi. Le famiglie, a capo quindi delle fazioni contrapposte, guelfa e ghibellina, risiedevano non distanti tra loro, separate solo dalla chiesa di Santa Maria. Col passare degli anni l’odio andò mitigandosi e si pensa che ciò fu dovuto anche alle nozze che si celebrarono tra Lucia figlia di Oddone Fortebracci e Vanni degli Olivi, come una nostrana trama di sheakspeariana memoria. Al Monte si ama pensare che le vie siano ancora animate dallo spirito di quei nobili che si contesero, un tempo, Montone, o che vi sia ancora traccia del loro ardimento, in qualche parte, più o meno remota, dell’animo di coloro che ora vi risiedono.

Alla magnificenza della nobiltà che, tra il XIV e XV secolo, abitava le vie del Monte, sono ispirati i costumi, modelli realizzati sulla base di rigorose ricerche storiche cui si accompagna il gusto e una costante attenzione al bello: preziosi broccati, e velluti dai caldi colori assumono, grazie alle mani di raffinati realizzatori, le fogge del tempo.

Un ambiente rustico, ricavato al piano terreno di un antico monastero, ospita la Locanda del Monte, un infernale braciere è l’elemento attorno al quale gira la cucina. Mani avvezze al calore munite di luciferini forchettoni cucinano le carni, mani più delicate e sapienti, dalle quali traspira un’antica maestria, elaborano pietanze dai sapori forti ed antichi.

Rione di Porta del Borgo

Il Rione trae il suo nome dall’omonima porta. Questa rappresenta l’accesso principale della città, introducendo chi l’attraversa direttamente nella piazza. Esso, completamente esposto a nord, costituisce la zona più antica e suggestiva di Montone. Due ampie gradinate conducono alla Chiesa di S. Francesco e al convento, ora museo comunale, che custodisce nel suo interno i tesori d’arte più preziosi della città. La torre civica e la chiesa di S. Francesco, con le loro austere figure, si ergono fiere sui vicoli sottostanti. Antica sede delle guarnigioni armate, in sintonia con l’Umbria intera, il Borgo manifesta i due volti antitetici del medioevo umbro, l’aria permeata di profonda spiritualità e di spietate lotte fratricide: terra di santi e di soldati ... i cui pregi e ... talora difetti sono stati quasi geneticamente ereditati da coloro che respirano quest’aria. Le possenti mura che circondano il Borgo ben si confanno all’orgoglio e allo spirito indomito di chi lo abita. Il sentimento di appartenenza è così forte, che un buon gruppo di volontari dedica il proprio tempo libero alla sartoria, alla taverna e allo studio e realizzazione degli spettacoli che sono il fulcro della festa.

I costumi realizzati secondo procedimenti antichi, ci mostrano gli uomini e le donne del XV secolo, con fogge che segnano il passaggio dal medioevo all’età moderna.

La taverna: situata a ridosso della piazza occupa l’intera via Gherardi, sotto i suoi bianchi tendaggi, fino a notte alta, è possibile gustare pietanze della trazione popolare umbra e piatti dal gusto antico tratti dagli antichi ricettari medievali. Quartier generale del rione nei giorni caldi, la taverna è il luogo dove “i prodi soldati del borgo” ritemprano l’animo e la mente. Qui l’animo si disseta alla fonte delle diatribe, che immancabilmente nascono durante gli agoni, e il fisico si rinfranca davanti ad un buon boccale di vino e ad una zuppa calda. E’ il luogo dove i viaggiatori posson trovare il giusto ristoro, vivere appieno il clima della sfida, e penetrare l’aria impregnata di medioevo lontano.

Rione di Porta del Verziere

Arrivando a Montone la vista si apre sulle mura inespugnabili e poderose del paese, impreziosite dall’arco della Porta del Verziere. La porta si apre verso sud, il significato del suo nome è legato alla principale attività dei suoi antichi abitanti che producevano “verzure”. Questa porta è l’ingresso dell’antica via carraia, l’unica strada del castello sufficientemente larga da consentire il passaggio dei carri che dalla campagna rifornivano il borgo di prodotti d’ogni genere. Salendo la carraia, alla sommità giungiamo alla guardiola il luogo di controllo. Attraverso un secondo arco ci si trova immersi nel borgo, e la via principale ci conduce alla piazza, cuore di Montone. Il rione di Porta del Verziere è caratterizzato da una fitta rete di vicoli e viuzze strette e suggestive come le “scalacce”: una scalinata di 79 gradini, poco illuminata, nascosta,  discreta; o ampie terrazze sulle mura.

Opere degli studiosi e delle mani d’oro delle sarte, che con pazienza certosina cuciono perla su perla, i costumi danno vita a ad una folta schiera di personaggi diversi e coloriti, che mostrano la variegata umanità del XV secolo.

Se da via Roma si segue la luce delle fiaccole, il vocio allegro, gli aromi stuzzicanti, si giunge all’Osteria del Verziere. Nascosta agli occhi dei più, l’osteria offre la vista sulle imponenti sagome della chiesa di S. Francesco e della torre civica. L’ambiente caldo e familiare, i piatti saporiti ed invitanti della tradizione, e della storia, accolgono il viandante nelle calde sere di agosto, senza dimenticare un bicchiere di buon vino orgoglio della cantina, della campagna e allegria degli osti.

La Sacra Spina

Le sacre spine sono il simbolo estremo della passione di Gesù Cristo, segno di una regalità autentica, paradossale rispetto a quelle umane. La storia della corona di Cristo è densa di suggestioni. Il ritrovamento delle reliquie della passione è attribuito Sant’Elena madre dell’imperatore Costantino, la quale durante un pellegrinaggio sul Golgotha, rinvenne la croce e i chiodi della crocefissione. La corona di spine sembrerebbe non far parte del ritrovamento. Tuttavia le prime spine di cui si ha notizia sono quelle donate  da S. Elena nel 323  Roma, provenienti da Gerusalemme dove la corona restò certamente fino al IV secolo, presenza confermata da S. Paolino da Nola. Fino al 1200, le notizie sono frammentarie e non sempre attendibili. Nel 1204 la corona di Cristo era venerata a Costantinopoli nella cappella di Santa Maria del Faro. Da questo momento la reliquia divenne oggetto di trattative e scambio. Nella cristianità del XIII secolo, grande manifestazione di devozione, e fonte di grande prestigio è il possesso di reliquie, pertanto la corsa al collezionismo da parte di re, stati, città, creò un vero e proprio mercato capace di far lievitare i prezzi di quelle più rare e, cosa di non minor conto, capace di favorire le falsificazioni. L’imperatore di Costantinopoli, Baldovino II,  per far fronte alle spese di guerra, ottenne un prestito dai veneziani offrendo in pegno la Corona di spine, alla scadenza del pegno Luigi IX di Francia, il re santo, offrì a Baldovino II il riscatto per la Corona che in questo modo sarebbe stata trasportata in Francia. I veneziani non accettarono di buon grado l’idea di essersi fatti sfuggire di mano una tale insigne reliquia e dopo lunghe trattative  ottennero che la Corona fosse trasportata a Venezia, perché la città godesse dei benefici, seppur temporanei, della sua presenza: la protezione, i favori, il prestigio. Trasportata infine a Parigi, in una solenne processione penitenziale, il re a piedi nudi e vestito da penitente consegna la Corona al all’arcivescovo. A glorioso reliquiario San Luigi fece erigere, nel 1248,  la Sainte-Chapelle, e non perse l’occasione di associare la gloria del re al quella di Dio.

La corona è oggi custodita a Notre Dame ed è un serto senza spine.

Tra il 1470 e il 1477 Carlo Fortebracci, conte di Montone, per le sue virtù militari, ereditate di certo dal padre Braccio,  combatteva la servizio della Serenissima Repubblica di Venezia, qui ricevette in dono una Spina della Corona del Cristo, la portò in dono a Montone e ne decretò la festa il Lunedì dell’Angelo. La leggenda racconta che la Spina fiorisse il Venerdì Santo emanando un dolcissimo profumo. Il richiamo della reliquia era talmente grande, i pellegrini tanto numerosi,  che nei primi anni del ‘600, per motivi di ordine pubblico, fu ordinata una seconda ostensione. Dal 1798, quando la chiesa di S. Francesco fu incendiata, la Spina nel suo prezioso reliquiario è custodita dalle suore del Convento di S. Agnese. Se ne festeggia l’ostensione il Lunedì dell’Angelo e la penultima domenica di Agosto in un clima intriso di religiosità popolare e storia.

Braccio da Montone tra storia e leggenda

Nei tempi in cui l’Italia centro-settentrionale era sottoposta alle scorrerie delle compagnie di ventura, nello stesso periodo in cui la Chiesa era contesa da tre papi, a cavallo tra il XIV e XV secolo, nacque a Montone da una famiglia annoverata tra la nobiltà perugina, Braccio Fortebracci.

A seguito delle lotte tra le fazioni che si contendevano il governo di Perugia, i Fortebracci insieme a tutti i nobili furono posti al bando. Esilio che segnò la vita di Braccio, generando in lui un insaziabile desiderio di riscatto. 

Tanta era la speranza riposta in questo figlio che il padre Oddone lo condusse, ancora in fasce, a Bologna, dove un illustre astrologo predisse il suo futuro: il bambino sarebbe diventato grande nell’armi, e la sua fine sarebbe venuta immediatamente dopo quella del suo più acerrimo nemico.

Il padre non mancò, allora, di procurargli i migliori maestri nelle lettere e nelle armi. Già a quattordici anni lo troviamo alla scuola di Alberico da Barbiano, ove si distinse al punto di suscitare l’invidia dei propri compagni e del maestro stesso.

Il desiderio di vendetta, la voglia di lavare l’onta subita dalla sua famiglia, lo riportò in Umbria e maturò il sogno di divenire, un giorno, signore di Perugia.

Iniziò così a raccogliere un grande esercito, costituito soltanto di soldati italiani, e si guadagnò la stima della città di Firenze e di uno dei tre papi che si contendevano, allora, il soglio di Pietro. Giovanni XXIII, lo nominò Capitano generale della Chiesa, e lo investì del titolo di Conte di Montone. Divenne leggendario per la sua capacità di stratega: “Braccio amato dai suoi soldati, temuto dai suoi nemici, fedelmente obbedito dai suoi sudditi… conosceva e prevedeva tutti i movimenti del nemico... pareva ch’egli tutto vedesse senza esser veduto.”

Egli basava l’azione dei suoi eserciti sulla celerità e mobilità delle ali esterne, con le quali irretiva l’avversario, con ondate d’assalti di corpi scelti di limitata entità, lanciati a rotazione contro il nemico, garantendo così continua disponibilità di forze fresche.

Finalmente il 15 luglio 1416 con la battaglia di Sant’Egidio Braccio prese Perugia e ne fu acclamato  signore pochi giorni appresso.

Nel governo della città si dimostrò ottimo amministratore, pronto a realizzare in poco tempo opere memorabili, attento e abile nei rapporti con i suoi governati e nel gestire una difficile giustizia tra spiriti di parte.

La sua ambizione, tuttavia, non era ancor paga egli mirava in realtà a costruire un grande stato sovraregionale nell’Italia centrale con capitale Perugia. Un progetto di tale portata, era ovvio, non poteva piacere al nuovo e unico papa, Martino V, che vedeva progressivamente diminuire lo Stato della Chiesa. A colpi di scomunica tentò di fermare la popolarità di Braccio, e mettendo insieme un’alleanza mai vista prima, dal Regno di Napoli, al Duca d’Urbino, ai Visconti, bloccò per sempre la sua avanzata nella guerra per la conquista di L’Aquila. Qui, Braccio Fortebracci,  Principe di Capua, Conte di Montone, Signore di Perugia, Conestabile di Sicilia e Governatore degli Abruzzi, secondo le previsioni dell’astrologo, qualche giorno dopo il suo più acerrimo nemico Muzio Attendolo Sforza,  morì, il 4 giugno 1424.

La storia ci ha consegnato Braccio da Montone, quale figura poliedrica, ricca di sfumature. In lui conviveva, assieme ad un’anima guerriera e feroce tesa ad annientare il nemico grazie ad una perfetta strategia di guerra, lo spirito di un grande politico e diplomatico, di un illuminato riformatore e di un oratore finissimo e carismatico. L’invidia dei suoi contemporanei ha portato alla distruzione ed al saccheggio non solo della rocca di Montone e del palazzo di Perugia, ma anche di tutte le carte che avrebbero permesso di dare una giusta lettura di questa figura storica, che se avesse vinto la battaglia de L’Aquila, avrebbe anticipato di quattrocento anni l’unità d’Italia.

Un po’di Storia

Ogni qualvolta si nomina Montone è ormai di rito attendersi la domanda su dove si trovi questo posto e, per molti aspetti, il fatto che sia ancora un paese che conserva un “anonimato”, è una delle caratteristiche che lo rende così particolare. Una volta giunti qui, infatti, è difficile non innamorarsene: edificato sulla parte più alta di un colle che domina la confluenza dei fiumi Tevere e Carpina, Montone è un piccolo borgo medioevale, perfettamente conservato ed immutato nei secoli. Possenti mura circondano l’abitato, vie strette e tortuose,  si snodano e si alternano alle ampie scalinate che percorrono il centro, e che dire delle imponenti torri campanarie e della magnifica rocca di Braccio, i cui resti sapientemente restaurati, a seguito della distruzione compiuta  da Papa Sisto IV nel 1477, ci forniscono l’idea della sua importanza. Le origini di Montone risalgono al X sec., o almeno è solo da questo momento che si hanno notizie certe della sua esistenza. Già nel 1121 il borgo fortificato, seppur sotto il diretto controllo di Perugia, aveva la possibilità di darsi degli statuti e di amministrare la cosa pubblica attraverso i propri maggiorenti. Le vicende di Montone seguono l’alterna sorte della famiglia Fortebracci e nel XV sec. la città raggiunge il suo massimo lustro, grazie alla figura di Braccio da Montone, grande capitano di ventura, famoso per le sue abilità di stratega e per la sua spregiudicatezza politica. Il 28 agosto 1414 Montone viene elevato a contea da quel Giovanni XXIII considerato antipapa e Braccio ne ricevette l’investitura, per lui e per i suoi discendenti. Braccio da Montone è da ritenersi il protagonista di uno dei più audaci tentativi di creare, all’interno dell’Italia Centrale, uno stato indipendente dal potere dello Stato Pontificio.

Dieci anno dopo l’investitura di Braccio, Martino V, Papa riconosciuto da tutti come legittimo, ripete l’investitura a favore di Carlo, figlio di Braccio il quale muore nel 1424 nella battaglia dell’Aquila. L’avventurosa parabola di questo condottiero è stata per il piccolo abitato di Montone fonte di intensa produzione artistica grazie anche alle capacità con cui Braccio è riuscito ad intrecciare rapporti rilevanti con importanti nomi del tempo: numerosi sono stati gli artisti che hanno realizzato opere per questo piccolo paese (Fioravante Fioravanti, architetto bolognese, per la progettazione della Rocca, Antonio Alberti, pittore ferrarese, per decorare le case di Braccio e molti altri ancora).

Della Rocca, distrutta nel 1477 per volere dell’allora Papa Sisto IV, si conserva l’immagine del gonfalone che Bartolomeo Caporali dipinse nel 1482 per la chiesa di San Francesco, e che oggi è conservato nella pinacoteca attigua alla chiesa. E’ infatti Montone, uno dei rari casi in cui il museo trova posto in un insediamento francescano. La chiesa restaurata con cura, ospita quanto resta degli originari arredi, mentre gli spazi conventuali sono stati dedicati all’esposizione di opere e alle attività museali.

Ma torniamo alla storia, che ci permetterà di capire l’importanza che ha per i montonesi la tanto decantata Santa Spina e la Rievocazione storica ad essa legata: una tra le migliori iniziative di cui il paese dispone. Nel 1473, Carlo Fortebracci, seguendo le orme del padre, combatte al servizio della Serenissima Repubblica di Venezia e valorosamente riesce a ricacciare i Turchi in mare, ricevendo in dono una Spina della corona di Nostro Signore Gesù Cristo. Carlo invia a Montone la preziosa reliquia e decreta di essa la festa il Lunedì dell’Angelo. La leggenda narra che all’arrivo del primo drappello di soldati, le campane della città cominciassero a suonare da sole. La venerazione della Spina è stata sempre molto fervida e nel 1635, essa fu esposta in un reliquiario d’argento, finemente cesellato mentre nel 1638 ne fu disposta una seconda ostensione la penultima domenica di agosto di ogni anno. Ancora oggi, la Santa Spina, attira un gran numero di persone che decidono di immergersi in un’atmosfera che ha dell’irreale: la settimana che precede la penultima domenica di agosto, infatti, è tutta dedicata a lei.

In occasione della festa, Montone, celebra gli antichi fasti nella Contea dei Fortebracci: i Rioni in cui si divide il paese gareggiano con bandi di sfida, rappresentazioni medioevali e si cimentano nel tiro con l’arco, per aggiudicarsi il Palio ed eleggere la propria Castellana (Margherita Malatesta, moglie del Conte Carlo).

Non è facile far comprendere a parole quello che significa questa settimana per i montonesi, la storia si respira, il paese diventa un teatro naturale, il campanilismo divide i rioni e l’allegria trasuda nelle taverne sempre pronte ad offrire un gustoso piatto caldo e un buon bicchiere di vino. Il Castello Arietano rivive gli antichi splendori in un atmosfera fiabesca, si anima di notte della vita quattrocentesca… e il tempo sembra non essere mai trascorso.

In tutto questo non  si può non tenere in considerazione la tanta fatica dei volontari che nel corso degli anni sono riusciti a far ottenere a questa festa un livello qualitativo notevole: la DONAZIONE DELLA SANTA SPINA, è infatti tra i fondatori dell’Associazione Manifestazioni Storiche dell’Umbria nata nel 2001 e il continuo confronto con realtà, per molti aspetti, più grandi della nostra è senz’altro motivo di orgoglio e di stimolo costante.

Questa crescita comporta un aiuto e un impegno sempre maggiori da parte di tutti coloro che vi partecipano e di fondamentale importanza sono la collaborazione e l’unanimità di intenti.

COME GIUNGERE A MONTONE

Un paesaggio lussureggiante e l’aria limpida e salubre sono la degna cornice di questo antico borgo, ricco di storia, pregevoli opere d’arte e tradizioni immutate nei secoli. Montone è immerso nelle verdi colline dell’Umbria settentrionale conosciuta come “Alta Valle del Tevere”, a circa 40 km da Perugia e nei dintorni di Città di Castello e Umbertide.

Il collegamento principale con il resto d’Italia è costituito dalla superstrada E45 (Orte – Ravenna), che con le diramazioni di Perugia Bettole ed Arezzo si riconnette alla principale arteria nazionale: l’Autostrada del Sole. Ottime strade nazionali e provinciali la uniscono inoltre ai principali centri umbri: Perugia, Assisi, Gubbio, Foligno, Spoleto, Orvieto, Todi, Lago Trasimeno, ed alle vicine regioni Toscana, Marche e Lazio. La linea ferroviaria Ferrovia Centrale uMbra (Perugia S. Anna-Sansepolcro) che passa per Umbertide assicura un efficiente collegamento con le stazioni delle ferrovie delo stato tramite le quali si può arrivare in ogni parte d’italia. Collegamenti quotidiani con i centri vicini e con Roma e Firenze sono assicurati rispettivamente tramite autobus di line anche partono da Umbertide. L’aeroporto Internazionale dell’Umbria, situato a Sant’Egidio (km 40), effettua voli giornalieri verso Milano Malpensa ed inoltre, in particolari periodi, consente collegamenti nazionali con Olbia (Sardegna) ed internazionali con Palma de Mallorca (Spagna), Copenhagen e Billund (Danimarca).

INFO: www.montone.info – tel. 0759307019


Creative Commons License


MONTONE

12-19 AGOSTO A.D. 2007 

Rappresentazioni Medioevali
nell’Antica Contea di Braccio Fortebraccio

Associazione Pro Loco Montonese 

Con il patrocinio del Comune di Montone

Evento patrocinato da

“United Nations Educational Scientific Cultural Organization”

“Commissione Nazionale Italiana”

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© 2003-2007 Associazione Culturale Italia Medievale