home

entra nel sito
eventi
novità
chi siamo
statuto
progetti
personaggi
contributi
convenzioni
segnalazioni
adesioni
mailing list
forum
video
link
Blog

MedioEvo Weblog

Italia Medievale

Libreria Medievale

Fototeca

Arte Medievale

Musica Medievale

Espana Medieval

Europa Medievale

Platea Medievale

Polonia Medievale
Galleria Medievale
Poesia Medievale
Siti Medievali
Racconti Medievali
Blog Eventi
Medioevo in Libreria
Premio Italia Medievale
Pisa 1063 A.D.
Terre Viscontee
Partner
Eubia

Rievocare

Castelli Toscani
Premi

© Premio Italia Medievale

© Philobiblon, Premio Letterario Italia Medievale
Concorso ACIM
Canali Video Acim
YouTube
Vimeo
LiveStream
WorldTV
Dailymotion
VodPod
Weoh
ACIM

Medioevo in Tavola

La felpa, le t-shirts, il cuscino e la borsa dell'Acim
Sostienici
Viaggia con noi nell'Italia medievale
Come with us across medieval Italy
Italia Medievale Bookshop
Una nuova ipotesi storica sulla Sindone
di Marco Imberciadori

Ostensione dell'11 maggio 1578

Una nuova ipotesi storica sulla Sindone
L'uomo rappresentato sul Telo potrebbe essere un eremita toscano del XIV° secolo

Sull'uomo della Sindone e sul Sacro Telo si sono sprecate ogni genere di ipotesi senza che restasse immutato il fascino della reliquia, senza che né gli esami scientifici più intransigenti, né le fantasie più eccentriche riuscissero ad intaccarla. Dopo che sono stati tirati in ballo Leonardo Da Vinci, Giotto, i Templari e Jaques De Molay, senza contare le ipotesi su fantasiose radiazioni di varia natura (non meno improbabili del miracolo stesso attribuito all'immagine sul telo) aggiungere un'altra soluzione non può considerarsi un peccato mortale.
In realtà molte ipotesi possono ancora essere fatte sul famoso sudario. Se si prende ad esempio la datazione effettuata con l'esame del "carbonio 14" nel 1988, sicuramente la più accreditata poiché eseguita contemporaneamente da tre prestigiosi istituti (Zurigo, Oxford e Tucson), e dalla quale emerse con un verdetto unanime che il telo è da considerarsi risalente ad un periodo compreso tra il 1200 e il 1300, resta ancora da appurare in primis il modo con cui l'immagine è stata impressa, e non ultimo a chi appartengano le sembianze dell'individuo tardo-medievale che appare sulla reliquia.
Per quanto riguarda le modalità, molte possibili tecniche sono state ipotizzate; tralasciando le meno verificabili, tra cui si possono annoverare il miracolo e le radiazioni di varia provenienza, molti esperimenti sono stati effettuati nell'arco degli ultimi decenni, alcuni dei quali con risultati pregevoli, come l'utilizzo di particolari pigmenti o lo shock termico sul tessuto. Sebbene gli esami effettuati non abbiano saputo individuare con certezza la tecnica utilizzata, tutti gli esperimenti più plausibili hanno utilizzato modalità riproducibili nel periodo di datazione della Sindone, confermando la possibilità della natura artificiosa del telo. A proposito invece dell'uomo impresso nel sudario, il mistero rimane e ci si può solo addentrare nella fitta foresta delle supposizioni.
Credo anzitutto sia il caso di mettere da parte le teorie più inflazionate (nessuna delle quali realmente degne di credito), come quella secondo cui la Sindone potrebbe essere l'ennesimo autoritratto di Leonardo Da Vinci, il che sarebbe un buon viatico per svelare sia l'autore sia l'ingegno occorso per produrre un tale manufatto. Più recente è la teoria secondo cui sia stato Giotto a "dipingere" l'immagine, anche se quest'ultima ha ricevuto molte obiezioni, ed è stata quasi da subito screditata.
Che il telo rappresenti l'immagine "classica" di Cristo è indubbio quanto vago, dal momento che nei secoli l'iconografia, pur mantenendo alcuni tratti caratteristici (la barba ad esempio), ha subito le mutazioni introdotte dai costumi dell'epoca, senza contare il fatto che la definizione di un immagine "realistica" del Cristo rimane appannaggio dell'immaginario collettivo senza alcun raffronto storico plausibile. Resta il fatto che un uomo del periodo medievale, complice il periodo di convivenza forzata (neanche troppo alla fine) dei cavalieri in Terra Santa con le popolazioni mediorientali, non doveva essere dissimile da quella che poteva essere la rappresentazione di Gesù al tempo. Se si pensa in particolar modo ad un cavaliere crociato, o ancora di più ad un monaco cavaliere, come lo erano i Templari, si può ben intuire la tendenza a voler incarnare anche nelle sembianze (sempre secondo l'immaginario del tempo) la propria guida spirituale.
In realtà i teli rappresentanti il sudario di Gesù nel periodo delle Crociate, trasportati dai cavalieri e conservati nelle principali città dell'epoca furono ben più di uno, a testimonianza del fatto che in quel particolare periodo di tumulto religioso e di incertezza, occorresse placare la sete di "santità" che la popolazione pativa. Al pari di altri tipi di reliquie, anche la Sindone comparve in varie versioni e in vari luoghi, come nei casi del Sudario di Besancon, il Volto di Manoppello, il Rostro di Jaen, ed altri, ciascuno di essi venerato come l'originale sudario di Cristo, e la rappresentazione dell'immagine del Messia si fece nei decenni sempre più "audace", sfidando addirittura la compatibilità con quanto affermato nelle Sacre scritture riguardo alle modalità di deposizione del corpo. Se da principio infatti, gli esempi più rappresentativi del sudario si limitarono al velo che ne copriva il volto ( le scritture parlano di due teli distinti, uno che avvolgeva il corpo e uno sulla faccia ), come ad esempio il "velo della Veronica" o il "Mandylion", col tempo la rappresentazione del sudario prese forme più complesse, probabilmente per effettuare un "salto di qualità" rispetto all'eccessivo numero di riproduzioni che stavano già circolando.
Si arriva così a quello che oggi è riconosciuto e venerato come l'autentica Sindone (da notare che da principio i pontefici stessi dell'epoca esaltarono l'ingegno del manufatto relegandolo come tale), rappresentante in un unico telo l'immagine di Gesù, non su uno, ma su addirittura due piani prospettici. Sembra secondo le fonti storiche che sia stato Goffredo De Charny a rendere pubblica l'esistenza del telo a Lirey, nel 1353, con a seguire tutti i passaggi di proprietà e le peripezie attraverso cui adesso si trova esposto a Torino.
Se dal XIV° secolo in poi la storia della Sindone appare documentata, resta il fascino delle supposizioni riguardo al periodo (non molto lungo, ma sufficientemente oscuro) immediatamente precedente, ovvero quello riguardante, presumibilmente, la sua creazione e la sua consegna (se di consegna si trattò) nelle mani del cavaliere francese.
A farmi entrare nella schiera di quanti si azzardano in supposizioni in merito, e ad ispirarmi entro certo limiti, sono stati alcuni scritti recenti, dove si ipotizza il passaggio della Sindone da Firenze prima di finire nelle mani dei De Charny. Il libro in questione è "Sindone: Firenze e i misteri del Sacro Telo" di E. Baccarini (1), il cui titolo non lascia adito a troppe supposizioni, e traccia un legame diretto e logico tra la Firenze dei Templari (ormai sciolti ma, secondo l'autore, ancora misteriosamente presenti in città) e Gualtieri VI di Brienne, duca della città nel 1343, collegato con la stessa nobiltà francese a cui pervenne il telo. Gli indizi sono di tipo soprattutto genealogico, il Duca sarebbe stato imparentato con De Charny e con altri uomini che forse possedettero la Sindone, ma esiste anche un affresco che potrebbe riprodurre il passaggio del telo a Firenze (2).
Se la teoria in questione si aggiunge alle altre che hanno tentato di gettare qualche tipo di luce nell'oscurità che avvolge il periodo immediatamente antecedente la storia documentata della Sindone, occorre puntualizzare che non è tuttavia meno probabile delle altre, data la storicità dei rapporti della Firenze medievale e rinascimentale col regno di Francia, anche come tappa per il ritorno dalle Crociate attraversando la penisola italiana verso il nord dell'Europa.
Si sa inoltre che nel periodo d'interesse per la datazione del Telo, in Italia e in Toscana particolarmente, presero vita molte compagnie monastiche proprio dopo lo scioglimento dell'Ordine Templare, e a volte si riconosce un continuum dello spirito crociato legato al Santo Sepolcro (sebbene epurato del lato cavalleresco). All'interno di un tale scenario nella Toscana trecentesca, non risulta quindi improbabile il tentativo di riprodurre il miracolo del Telo, non tanto per millantarne l'autenticità, quanto per una rappresentazione rituale della passione e morte di Cristo, che tanto ha a che vedere col Sepolcro.
Veniamo dunque all'ordine dei Girolamini di Firenze e all'ipotesi da cui scaturisce questo articolo. Il fondatore di questa compagnia fu Bartolomeo di Bonone, personaggio dalla storia incerta, ma dai cui passi si è poi estesa una congregazione devota anch'essa al Santo Sepolcro, che ha dimorato sia all'interno della città di Firenze sia nelle immediate vicinanze, ricevendo donazioni e mantenendo contatti con famiglie storicamente legate all'Ordine Templare e al regno di Francia. La storia dei Girolamini è stata reinterpretata in anni recenti da R. Manetti e poi da L. Pecchioni. Manetti ha avanzato la possibilità che questo eremita avesse un passato templare, che fosse il bolognese Bartolomeo Tencanari, processato a Bologna entro il 1313 (3). Pecchioni propende invece per una provenienza pistoiese o senese.
Bartolomeo di Bonone si diede all'eremitaggio in Chianti nel 1313, sul monte di S. Michele, tra Chianti e Valdarno. In poco tempo molti uomini si legarono all'eremita, e se si pensa al periodo storico non è arduo supporre che alcuni di questi fossero fuoriusciti dall'Ordine Templare appena sciolto.
Dopo qualche anno la confraternita si appostò a Firenze, dove comprò un terreno dagli Acciaioli e si stabilì sul colle del Santo Sepolcro (Bellosguardo), intitolando la propria chiesa proprio al Santo Sepolcro, per la costruzione della quale ottennero donazioni da alcuni nobili legati un tempo ai Templari come gli stessi Acciaioli o gli Albizi.
Il legame dei girolamini col Santo Sepolcro con le sue rappresentazioni è assai pronunciato, e confermato dal fatto che, anche quando dopo la morte di Bartolomeo essi dovettero trasferirsi presso Le Campora (nella zona di Galluzzo), intitolarono al Sepolcro pure la seconda delle loro chiese, dove in seguito nascerà ufficialmente l'ordine di S. Girolamo. Questo è l'indizio di una devozione assoluta per il Santo Sepolcro di cui la Sindone è in fondo il simbolo più evidente.
Nei racconti filosofici degli eremiti del primo cristianesimo, nominati anche nelle cronache dei girolamini (4) si legge di simulazioni della discesa nel sepolcro, come rappresentazione di carattere religioso: In notturne attese, nella fame e nella sete, nel freddo e nella nudità, nei travagli, calandoti nel sepolcro con le tue mani come già morto, perchè ti appaia ogni giorno prossima la morte (5). Non è assurdo ipotizzare che si tratti, più che di metafore, di rituali reali, e che monaci come i suddetti utilizzassero in quel contesto un telo (da loro riprodotto) a testimoniare il miracolo della Sindone. Questo miracolo tramandato nei secoli era in quel periodo tornato in auge con la comparsa di numerosi teli riproducenti l'immagine di Gesù, ognuno dei quali veniva logicamente ritenuto “originale” dalla comunità che lo venerava.
Alcuni indizi a favore di ipotesi di questo genere potrebbero essere rintracciati proprio nei rituali funerari dei monasteri medievali. Al moribondo sdraiato a terra sul cilicio veniva continuamente letta la passione di Cristo da un fratello, perché potesse immedesimarsi con le sofferenze del figlio di Dio. Se riportiamo questo fatto agli eremiti più devoti al S. Sepolcro, possiamo immaginare che anche dopo la morte il loro corpo seguisse un percorso simile a quello del corpo di Gesù. Se di solito al monaco veniva abitualmente cucita la tunica addosso e così veniva sepolto, in altri casi il corpo veniva forse coperto prima della sepoltura con un sudario. Forse non a caso la veste dei Girolamini era grigia chiara (6) proprio come il sacro telo.
Forse questo tipo di monaci cercava di configurarsi all'esperienza del figlio di Dio. Questi sospetti trovano una possibile conferma imbattendosi in un affresco esistente, conservato in ciò che resta dell'antico Santo Sepolcro alle Campora.
Nell'affresco che descrive un gruppo di Girolamini vediamo distinto dagli altri quello che è probabilmente il loro padre fondatore seduto simbolicamente vicino a Sant'Antonio Abate padre dell'eremitismo. Ritengo che questa figura possa corrispondere proprio a Bartolomeo di Bononi. È guardando questa immagine che sono rimasto come folgorato: la somiglianza con l'Uomo della Sindone è impressionante!

clicca sulle immagini per ingrandirle

Ricordiamo che Bononi morì nel 1335 e che quindi la teoria è compatibile con gli esami condotti sulla Sindone che la datano al 1260-1350. Gli studi più recenti non negano la possibilità che il frate al momento del decesso avesse circa 40 anni come l'Uomo della Sindone (7).
Esiste qualche legame anche solo da un punto di vista iconografico tra i Girolamini e la Sacra Sindone?
E. Baccarini ha sostenuto che la Sindone sarebbe stata conservata a Firenze; si trovava forse nel Santo Sepolcro dei Girolamini, costruito grazie all'appoggio dei neo-templari Acciaioli che nel 1343 furono tra i principali alleati del francese Gualtieri di Brienne? Il successivo litigio tra il Duca e il Vescovo Acciaioli potrebbe essere legato alla scomparsa del telo? Ma altri dati potrebbero avvicinare la Sindone alla Toscana (8).
L'Uomo della Sindone ebbe gli occhi chiusi con delle monete. Questa usanza non esisteva in Palestina, ma esisteva in Toscana viva fino a epoche recenti. Nello stesso modo, il tipo di tessitura della Sindone non esisteva nella giudea dell'antichità ed è invece esistente nel medioevo europeo, probabilmente anche in Toscana .
E ancora sulla Sindone sono stati trovati pollini di "macchia mediterranea" spesso non chiaramente specificati (la loro scoperta è stata a volte messa in dubbio). Dove se non in Toscana si trova questa “macchia”?
Per concludere, una delle scritte presenti sul telo ha catturato la mia curiosità, quel misterioso IBER - IB che, volendo considerare le I come segni di interpunizione, potrebbe stare per BARtolomeo di Bonone.
Si tratta per ora di congetture o poco più ma credo esistano tracce interessanti.
Come il fatto che di Bartolomeo Bononi non si conosca bene il luogo della sepoltura, contrariamente ai successivi priori della compagnia del Santo Sepolcro i cui resti furono tumulati nella chiesa di Le Campora. Questo sembra quasi suggerire che la reliquia più rappresentativa del padre dell'ordine potesse essere proprio il telo usato dai monaci per le loro rappresentazioni rituali, trafugato insieme al corpo, o ceduto a qualche mercante simoniaco in un periodo precedente di decadenza del monastero. Proprio nel 1343 i girolamini erano ridotti di numero e in difficoltà per la necessità di abbandonare la sede di Bellosguardo infestata dalla peste…(9)
Solo studi più approfonditi condotti da esperti sindonologi potrebbero perfezionare quella che per ora resta solo un'ipotesi curiosa….

Marco Imberciadori, 2011

Note

  1. E. Baccarini, Sindone Firenze e i misteri del sacro telo, Press&Archeos, 2010.
  2. L'affresco si trova a Palazzo vecchio, intitolato La cacciata del Duca di Atene è attribuito all'Orcagna.
  3. R. Manetti, Le Madonne del parto, Polistampa, 2005.
  4. Ibidem
  5. Dalle Vitae Patrum, frase attribuita all'abate Giovanni Nano.
  6. L. Pecchioni, Zelo Dei Accensus, Press&Archeos, 2011
  7. Ibidem
  8. http://it.wikipedia.org/wiki/Sindone_di_Torino#cite_note-garla-20
  9. L. Pecchioni, cit.
The Holy Shroud: a new historical hypothesis
The man represented on the cloth might be a Tuscan heremith of the 14th century

Many different hypothesis have been put forward on the man of the Shroud and the sacred cloth, but neither the strictest scientific exams nor the oddest fancies have been able to damage or, even less, to ruin its fascination. After bothering Leonardo da Vinci, Giotto, the Templars and Jaques De Molay, or building up fantastic hypothesis about mysterious radiations of different origin ( not less improbable than the miracle itself of the image on the cloth), I assume that adding another solution cannot be considered as a mortal sin.
Actually lots of hypothesis can still be done on the famous cloth. Considering for example the carbon 14 dating made in 1988, surely the most reliable since it was carried out simultaneously by three prestigious institutes ( Zurich, Oxford and Tucson ) and whose unanimous result was that the cloth is to be considered as dating back to a period resting between 1200 and 1300, what is still to be made clear is , first, the way in which the image hs been impressed, and then the identity of the late- Medieval person appearing on the relic.
As for the procedures, many possible techniques have been supposed; leaving out the ones which are least verfiable such as the miracle and the radiations of different nature, many experiments have been carried out over the last decades, many of which with valuable results, for example the employment of particular pigments or the thermic shock on the cloth. Even if the exams have not been able to point out exactly the technique employed, all the most reliable experiments have used procedures that can be reproduced in the dating period of the Shroud, confirming the possibility of the artificial nature of the cloth. As for the man impressed on the shroud, the mystery still remains and we can do nothing else but make suppositions.
My opinion is that we must, first of all , leave out all the theories which can't be taken as reliable, such as the one according to which the shroud might be one of the countless self portraits by Leonardo da Vinci, which is an easy way to reveal both the author and the necessary skill to create such a work. According to a more recent theory, it was Giotto who painted the image. The many objections to this theory, however, have led to a sudden rejection of it.
The fact that the cloth represents Christ's “classical” image is doubtless and vague at the same time, since throughout the centuries the ichonography, even if still keeping some particular features (the beard, for instance), has undergone the changes introduced by the customs of the age, without considering the fact that the definition of a “realistic” image of Christ remains a prerogative of the common thinking with no plausible historic check. What is still on the ground is the fact that a man of the Medieval period, thanks to the forced shared life of the knights in the Holy Land with the Middle East populations, might have been not so different from a possible representation of Jesus at that time. If we think of a crusader, or even more, of a knight monk, as the Templars were, we can well understand the disposition to represent, also from a physical point of vew, their own spiritual guide.
Actually the cloths representing Jesus' shroud at the time of the Crusades kept in the main cities of the time were numerous and this is an evidence of the fact that in that particular period of religious unrest and of uncertainty, it was necessary to quieten the thirst for “holyness” felt by the population. Like other types of relics, also the Shroud appeared in different versions and in different places: the Shroud of Besancon, the Face of Manoppello, the rostra of Jean, and others, each of them worshipped as the original Christ's shroud, and the representation of the image of Jesus has become more and more “audacious” with the passing of time, even challenging what the Holy Scriptures claimed about the procedures of the deposition of Christ's body. In fact, at the beginning the most representative examples of the shroud were limited to the veil covering the face (the Scriptures talk about two different cloths, one wrapping up the body and one on the face ), such as for example the “Veronica's veil” or the “Mandylion” but, with the passing of time, the representation of the shroud took more complex forms, probably to make a “quality jump” compared to the exaggerated number of reproductions that were already spreading around.
We come this way to what is today considered and worshipped as the authentic Shroud (it's worth noticing that at first the popes of the age celebrated the skill of the manufact, thus giving it just the value of a manufact and nothing more), representing Jesus' image in a single cloth, not on one, but on two perspective plans. According to historical sources, it was Goffredo de Charny who made the existence of the cloth public at Lirey in 1353; through a number of conveyances and vicissitudes it is now on show in Turin.
If it's true that from the 14th century onward the history of the Shroud appears to be documented, charming suppositions are still alive regarding the immediately previous period (not very long indeed, but dark enough), that is to say the period of its probable creation and its delivery ( if it was a delivery) in the hands of the French knight.
What made me enter in the group of those who hazard suppositions on the matter, and what inspired me within certain limits, were some recent writings, where the Shroud is supposed to have passed from Florence before ending up in De Charney's hands. The book is “Shroud: Florence and the mysteries of the Sacred Cloth” by E. Baccarini (1), whose title doesn't leave room to suppositions, and traces a link which is both logical and direct between the Florence of the Templars ( officially no more a group by this time, but, according to the author, stll misteriously present in town ) and Gualtieri VI di Brienne, duke of the city in 1343, in contact with the same French nobility that received the cloth. The indications are of genealogic nature above all: it seems that the Duke was related to De Charny and to other men who seem to have possessed the Shroud, but also a fresco exists that might represent the passage of the cloth in Florence (2).
If this theory is added to the others which have tried to make some light in the darkness of the period immediately preceeding the documented history of the Shroud, t's necessary to point out that it is not however less probable than the others, given the relationships of Medieval and Renaissance Florence with the French kingdom, also as a stopover on the way back from the Crusades crossing the Italian peninsula towards northern Europe.
We also know that in the period of interest for the dating of the Shroud, in Italy and especially in Tuscany, many monastic companies were born just after the Templars Order had dissolved, and sometimes a “continuum” of the Crisade spirit bound to the Holy Sepulchre ( even if deprived of the knightly side ) can be traced out. In such a scenery in the 14th century Tuscany, it doesn't appear as improbable the attempt of reproducing the miracle of the Shroud, mostly as a ritual representation of Christ's passion and death, which is so strictly bound to the Sepulchre.
Let's come now to the order of the Girolamini in Florence and to the hypotesis which is the source of this article. The founder of this company was Bartolomeo di Bonone, a character with an uncertain history but who gave origin to a congregation that was itself devoted to the Holy Sepulchre and that dwelled both in the city of Florence and in the neighbourhood, receiving donations and keeping in touch with families historically linked to the Order of the Templars and to the French kingdom. The history of the Girolamini has been re interpreted in recent years by R. Manetti and then by L. Pecchioni. According to Manetti there is the possibility that this hermit was a Templar in his past life, that he was Bartolomeo Tencanari from Bologna, the city where he was put on trial by the year 1313 (3). On the other side, Pecchioni is inclined to believe that he was from Pistoia or from Siena.
Bartolomeo di Bonone became a hermit in the Chianti area in 1313, on San Michele mountain, between Chianti and Valdarno. In a short time, lots of men joined him and, if we consider the historical period, it's not so improbable that some of them came from the just dissolved Templar Order.
Some years later the confraternity moved to Florence, where they bought some land from the Acciaioli and settled on Holy Sepulchre hill (Bellosguardo), entitling their church, whose construction was in part financed by some noblemen once connected with the Templars like the Acciaioli or the Albizi, to the Holy Sepulchre itself.
The connection of the Girolamini with the Holy Sepulchre and its representations is very evident, and confirmed by the fact that, when after Bartolomeo's death, they had to move to Le Campora ( in Galluzzo area ), they entitled to the Sepulchre also the second of their churches, where later the order of Saint Gerolamo will be officially born. This is the indication of an absolute devotion to the Saint Sepulchre of whom the Shroud is nothing but the most evident symbol.
In the philosophical narrations of the hermits of the early Christianity, also mentioned in the chronicles of the Girolamini (4), we can read about simulations of the descent into the sepulchre, as a representation of religious character: In nightly waitings, in hunger and thirst, in cold and nakedness, in troubles, descending into the sepulchre with your own hands as if already dead, so that you can see every day that death is there for you to come (5). It is reasonable enough to hypotize that these are real rituals, rather than metaphors, and that the monks used in these circumstances a cloth (that tey themselves reproduced) to testfy the miracle of the Shroud. This miracle, handed down through the centuries, had in that period come back in vogue with the appearence of numerous cloths reproducing Christ's image, each of them obviously considered as “original” by the community worshipping it.
Some indications in favour of hypothesis of this kind can be traced right in the funerary rituals of the Medieval monasteries. One of the brothers kept on reading about Christ's passion to the dying man laying on the ground on the cilice, so that he could identify himself with the sufferings of God's son. If we relate this fact to the hermits who were devoted to the Saint Sepulchre, we can imagine that even after death their body followed a way which was similar to the one trodden by Christ's body. Usually a monk had his tunic sewn on and was buried this way, but in other cases the body was probably covered with a shroud before burying it . Perhaps it was not fortuitous that the clothes of the Girolamini were of a light grey (6), just like the holy shroud.
Maybe these monks were trying to assimilate themselves to God's son's experience. These suspects find a possible confirmation in an existing fresco, kept in the remains of the ancient Saint Sepulchre at Le Campora.
In this fresco representing a group of Girolamini we can see, distinct from the others, the man who probably is their founder father symbolically sitting next to Abbot Saint Anthony, the father of the hermitism. I believe that this character may be Bartolomeo di Bononi. When looking at this image I was so deeply struck: the likeness with the man of the Shroud is really impressive!
Bonomi died in 1335, so the theory is compatible with the exams made on the Shroud dating it to 1260-1350. The latest studies don't deny the possibility that, at the moment of his death, the friar was in his forties, like the man of the Shroud (7).
Is there some kind of link, even if just iconographically, between the Girolamini and the Holy Shroud?
E. Baccarini has asserted that the Shroud was kept in Florence; is it possible that it was in the Saint Sepulchre of the Girolamini, built thanks to the support of the new-templars Acciaioli who in 1343 were one of the main allied of the French Gualtieri de Brienne? The subsequent quarrel between the Duke and the Bishop Acciaioli could be connected to the disappearence of the cloth? But further details could confirm the nearness between the Shroud and Tuscany (8).
The man of the Shroud had his eyes closed by some coins. This custom didn't exist in Palestina, but it existed in Tuscany, and has been alive until recent times. Similarly, the type of weaving of the Shroud was not existing in ancient Judaea and is instead existent in Middle Ages Europe, probably also in Tuscany.
Moreover on the Shroud pollens of “Mediterranean bush” have been found, often not clearly specified (there have been some doubts on their discovery). Where, if not in Tuscany, can this “bush”be found?
Finally, one of the writings on the cloth captured my curiosity: that mysterious IBER-IB that, if we consider I as sign of interpunctuation, might stand for BARtolomeo di Bonone.
They are simple suppositions at present, but it's my belief that interesting traces do exist.
For example, Bartolomeo Bonomi's burial place is not well known, while it's known that the remains of the priors of the company of the Saint Sepulchre were buried in the church of Le Campora. This seems almost to suggest that the most representative relic of the father of the order could just be the cloth used by the monks for their ritual depictions, stolen with the body or given to some simoniac merchant in a previous period of decadence of the monastery. Right in 1343 the Girolamini were reduced in number and were undergoing difficulties owing to the need of leaving the seat of Bellosguardo infested by the plague...(9)
Only closer examinations made by experts could deepen and improve what, by now, is just a curious hypothesis.......

Marco Imberciadori, 2011

Notes
1. E. Baccarini, Sindone Firenze e i misteri del sacro telo, Press&Archeos, 2010.
2. The fresco is housed in Palazzo Vecchio, its title is “La cacciata del Duca di Atene”and is ascribed to Orcagna.
3. R. Manetti, Le Madonne del parto, Polistampa, 2005.
4. Ibidem
5. Dalle Vitae Patrum, sentence ascribed to Abbot Giovanni Nano.
6. L. Pecchioni, Zelo Dei Accensus, Press&Archeos, 2011
7. Ibidem
8. http://it.wikipedia.org/wiki/Sindone_di_Torino#cite_note-garla-20
9. L. Pecchioni, cit.



Bookmark and Share
Profilo Facebook di Maurizio Calì
Google
Web www.italiamedievale.org





© 2003-2011 Associazione Culturale Italia Medievale