Associazione Culturale Italia Medievale

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La cattedrale di Saint-Julien a Le Mans

di Paolo Gravina *


E’ un edificio emblematico, che sintetizza, nella sua struttura, il passaggio dal romanico al gotico avvenuto in Francia nella seconda metà dell’Undicesimo secolo. Le prime notizie relative all’edificio risalgono al V secolo d. C., quando la cattedrale era dedicata alla Vergine e ai santi martiri milanesi Gervasio e Protasio; tuttavia, secondo gli Atti dei Vescovi, stilati dal vescovo Aldrico nel IX sec. D. C., dopo il trasferimento in cattedrale del corpo di San Giuliano, primo vescovo della città ed evangelizzatore del Maine, l’attuale dedica s’impose a poco a poco. Tale evento portò alla ricostruzione delle navate e alla realizzazione di un deambulatorio a cappelle radiali, aggiunto al coro allo scopo di facilitare l’accesso alle reliquie. L’aspetto attuale della cattedrale è frutto delle diverse fasi costruttive susseguitesi tra l’Undicesimo e il Quindicesimo secolo. Dell’antica basilica paleocristiana, e delle successive strutture merovinge e carolinge, soppiantate dall’attuale edificio,  non sopravvive più alcuna traccia. L’edificio è costituito da un corpo longitudinale romanico a tre navate, e da un’abside gotica, con coro e doppio deambulatorio coronati da tredici cappelle radiali. La diffusione della riforma gregoriana nella contea del Maine (di cui Le Mans è capitale), portò ad una radicale ricostruzione dell’edificio sacro, iniziata, con ogni probabilità, dopo il 1065. Nel 1081 fu portata a compimento la costruzione del vecchio coro romanico. L’attività costruttiva proseguì in seguito sotto il vescovo Hoel (1085 – 1096), che edificò il transetto e le torri. La costruzione delle navate fu portata a termine dal successore di Hoel, Ildeberto di Lavardin (1096 – 1126), che affidò la direzione del cantiere al monaco Jean, proveniente dall’abbazia di Vendome. Proprio in questa cattedrale, nel 1093, quando era ancora in costruzione, il pontefice francese Urbano II, invitò i feudatari del Maine a partecipare alla Prima Crociata. Nel 1120, Ildeberto consacrò la cattedrale alla presenza di Folco, conte dell’Anjou e del Maine. Nel 1128, in questa cattedrale Goffredo V il Bello[1] detto “Plantageneto”, per l’abitudine di decorare i suoi cappelli con rametti di ginestra, capostipite della stirpe dei Plantageneti, futura dinastia regnante in Gran Bretagna, sposò Margherita, figlia di Guglielmo il Conquistatore, ed erede della corona inglese. Da questa unione nacque, in seguito, Enrico I, futuro re d’Inghilterra, battezzato in questa cattedrale. Nel 1134 e nel 1137, due gravi incendi distrussero la cattedrale; ne seguì una nuova fase costruttiva, che portò alla ricostruzione delle navate, e alla sostituzione del vecchio tetto a capriate lignee con volte in muratura a crociera di pianta quadrata, tipiche della regione. Il corpo longitudinale si presenta, al suo interno, suddiviso in tre navate da due file di pilastri polistili alternati a colonne. Le ghiere delle finestre aperte sulla navata centrale presentano una decorazione a zig – zag simile a quella che caratterizza altre chiese romaniche della Francia nord – occidentale, come Notre – Dame La Grand a Poitiers. Le volte della navata centrale sono alte circa 24 metri.

L’influenza artistica e culturale della riforma gregoriana, che ebbe come fulcro l’abbazia di Cluny, è evidente soprattutto nella facciata, che presenta elementi propri dell’architettura romanica cluniacense, come i contrafforti con terminazione a cappuccio. Le mura perimetrali esterne, scandite da una successione di archi rampanti a sezione rettangolare, presentano una serie di testine scolpite in marmo, collocate a ridosso degli spioventi inferiori, la cui fisionomia, talvolta rozza, talaltra raffinata, rivela la presenza, nel cantiere, di una ricca bottega di lapicidi che, negli esempi migliori, esprime notevoli qualità espressive e formali.

Degno di nota è il portale principale (detto “La Pierre au Lait”), aperto non in facciata, ma sul fianco settentrionale dell’edificio. Realizzato nel XII secolo, preceduto da un protiro a colonne, e contrassegnato da una forte strombatura, il portale è ornato da figure di profeti che alludono alla vita umana prima della nascita di Cristo. Le figure degli apostoli Pietro e Paolo, scolpite sugli stipiti e rese riconoscibili dai rispettivi simboli e dalle aureole, alludono alla vita umana dopo la nascita di Cristo. Nel timpano compare, invece, l’immagine di Cristo nella mandorla apocalittica, circondato dai simboli dei quattro Evangelisti: Marco (il leone alato), Matteo (l’angelo), Luca (il bue), e Giovanni (l’aquila). La decorazione plastica del portale rivela, nel suo complesso, le grandi capacità esecutive ed espressive proprie della scultura romanica francese più matura; basti notare la squisita definizione dei panneggi nelle singole figure.

Il XIII secolo segna una svolta nell’evoluzione architettonica dell’edifico; infatti, nel 1217, pochi anni dopo la vittoria conseguita a Bouvines, il re di Francia Filippo Augusto, desideroso di affermare, anche visivamente, il proprio predominio sulla contea del Maine da poco conquistata, su richiesta dei canonici della cattedrale, autorizzò l’abbattimento di un tratto delle antiche mura romane per l’ampliamento del coro della cattedrale. Ebbe, pertanto, inizio un’ulteriore fase costruttiva, contraddistinta da uno stile architettonico nettamente gotico. Nel 1234, la nomina a vescovo di Goffredo di Loudun, legato papale in Francia, determinò un mutamento radicale nell’evoluzione architettonica del monumento. Il nuovo vescovo affidò i lavori di costruzione e di decorazione del coro a maestranze provenienti dai cantieri delle cattedrali di Coutances e di Bayeux. Il coro è caratterizzato, al suo interno, da un triforio, che separa la fascia delle finestre dalle arcate dei deambulatori, la cui decorazione floreale rappresenta la più alta testimonianza dell’esperienza, dell’abilità e delle qualità operative di queste maestranze. L’ultima fase di costruzione del coro fu affidata ad un gruppo di maestranze capeggiate da Jean de Chelles che, in precedenza, aveva diretto il cantiere della cattedrale di Notre – Dame a Parigi. Furono proprio Jean de Chelles e la sua bottega ad importare a Le Mans, il gotico “rayonnant” che caratterizza l’abside punteggiata da archi rampanti a y rovesciata, snelli e slanciati. Le volte del coro hanno un’altezza pari a 34 metri.

La cattedrale assunse, poi, l’aspetto attuale con la ricostruzione del transetto verso la fine del Trecento; infatti, dopo le pressanti richieste dei canonici della cattedrale, che volevano adeguare l’altezza del transetto a quella del coro, Carlo VI concesse i fondi necessari alla sua riedificazione, adempiendo, in questo modo, un voto da lui fatto a San Giuliano per averlo salvato dalla pazzia nel 1392. L’elemento del transetto che maggiormente attira l’attenzione del visitatore è il grande rosone a lancette che ne orna l’estremità orientale.

Le vetrate

Le splendide vetrate della cattedrale di Le Mans coprono l’intero arco cronologico compreso tra l’Undicesimo e il Ventesimo secolo. Notevole è, soprattutto, la vetrata con “L’Ascensione di Cristo”, risalente al periodo compreso tra la fine dell’Undicesimo secolo e l’inizio di quello successivo; collocata nella navata destra, è la più antica vetrata che si conservi in un edificio ecclesiastico europeo. Nella vetrata vi sono rappresentati la Vergine e gli Apostoli, mentre assistono all’ascesa, al cielo, di Cristo (la cui figura è, purtroppo, scomparsa). I colori delle vesti, i movimenti ascensionali delle figure e il loro impeto passionale, preannunciano la linearità, l’espressività e la grazia proprie dell’arte gotica.

Tra il 1230 e il 1270 furono realizzate le vetrate del coro, con la rappresentazione dei mestieri (negozianti, fornai, cambiavalute, vignaioli ed altri ancora).

La vetrata del rosone settentrionale, realizzata nel XV secolo dopo l’edificazione del transetto, riprende un tema molto rappresentato nel Medioevo: il Credo.

La cappella della Vergine

E’ la cappella centrale del deambulatorio. Affrescati su commissione di Gontier de Baigneux, vescovo di Le Mans tra il 1367 e il 1385, quarantasette angeli musicanti decorano le vele della volta a crociera. L’ignoto artista (da alcuni identificato con Jean de Bruge, autore dell’arazzo dell’Apocalisse, nella cattedrale di Angers), sfoggia una profonda conoscenza della miniatura, come si percepisce dall’uso del rosso sullo sfondo, dai colori dei panneggi, e dai lineamenti sfumati, quasi astratti, delle figure.

BIBLIOGRAFIA

Laissez – vous la Cathédrale Saint – Julien, brochure a cura del “Service Animation du Patrimoine et Turisme Urbaine du Mans”.

www.monum.fr
infopuq.uquebec.ca/~uss1010/orgues/france/lemans.html
www.romanes.com/LeMans/
architecture.relig.free.fr/mans.htm

Le trésor de la cathédrale du Mans exposé pour la première fois au public
Le trésor de la cathédrale Saint-Julien du Mans et celui de l'hôtel-Dieu de Coëffort seront exposés pour la première fois au public les
17 et 18 septembre 2005, à l'occasion des journées du Patrimoine, a-t-on appris auprès des responsables de l'exposition.

* Paolo Gravina (1974) laureato in "Conservazione dei Beni Culturali" presso l'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa di Napoli con una tesi in Storia Medievale dal titolo "La società feudale e la cavalleria". La tesi ha avuto come tema l'evoluzione della società feudale e della cavalleria in tutta l'Europa occidentale, nei suoi vari aspetti, dalle tecniche militari fino alla letteratura cavalleresca.



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