home

entra nel sito
eventi
novità
chi siamo
statuto
progetti
personaggi
contributi
convenzioni
segnalazioni
adesioni
mailing list
forum
video
link
Blog

MedioEvo Weblog

Italia Medievale

Libreria Medievale

Arte Medievale

Musica Medievale

Espana Medieval

Europa Medievale
Milano Medievale

Platea Medievale

Polonia Medievale
Galleria Medievale
Poesia Medievale
Siti Medievali
Racconti Medievali
Blog Eventi
Medioevo in Libreria
Premio Italia Medievale
Pisa 1063 A.D.
Terre Viscontee
Premi

© Premio Italia Medievale

© Philobiblon, Premio Letterario Italia Medievale
Concorso ACIM
Canali Video Acim
YouTube
Vimeo
LiveStream
WorldTV
Dailymotion
VodPod
Weoh
ACIM

Medioevo in Tavola

La felpa, la t-shirt e la borsa dell'Acim
Sostienici
Viaggia con noi nell'Italia medievale
Come with us across medieval Italy
Italia Medievale Bookshop

MENU Fotolia
La storia plurisecolare della piccolissima repubblica di Cospaia
Testo di Claudio Martinotti Doria
 
 

 

Come dovrebbero ormai sapere i pochi lettori, che spero siano affezionati alla rubrica se non al suo autore, sono particolarmente appassionato alla storia locale, soprattutto quella marginale e trascurata dalla storiografia ufficiale, e pressoché sconosciuta agli storici accademici, i cui contenuti sarebbero andati persi se non fosse per la caparbietà e passione di ricercatori locali. Ancor più se caratterizzata da aspetti antesignani autonomistici e atipici.
La storia di cui vi voglio accennare è simile per certi versi a quella del Principato di Seborga et similia: se rammentate tale contesto, si tratta di località nelle quali alcuni storici del luogo sono convinti che la comunità avrebbe diritto all’autonomia, in quanto storicamente nei vari passaggi di possesso giurisdizionale, generalmente in seguito a trattati di pace stipulati tra i belligeranti, in alcuni documenti ci si è dimenticati di elencarla e quindi mancando la formalizzazione permarrebbe lo status precedente, che nel caso di Seborga era appunto di principato indipendente sotto la protezione papale
La storia di Cospaia, di cui sono pronto a scommettere nessuno ha mai sentito nominare, è analoga a Seborga, solo che non si è trattato di errore e/o omissione di elencazione nei documenti ma di un errore cartografico nel tracciamento dei confini e di riporto nel trattato del 1441 tra lo Stato della Chiesa e quello della Repubblica di Firenze (poi divenuto Granducato di Toscana), per cui involontariamente si è creata un’enclave, una specie di zona franca o terra di nessuno.
Un bel rompicapo storico giuridico e diplomatico ma anche un’ottima occasione da sfruttare per i suoi abitanti che prontamente si dichiararono indipendenti costituendo una microscopica repubblica con poche centinaia di abitanti (si stima non oltre 350). Le privilegiate condizioni di autonomia e libertà di scelta, non essendo sottomessi da leggi e pressione fiscale di alcun genere, favorirono rapidamente i commerci e la libera iniziativa imprenditoriale, per cui i cospaiesi si dedicarono per primi alla coltivazione del tabacco (in tempi più recenti probabilmente avrebbero scelto la Cannabis Indica o Sativa), motivo per il quale sono famosi ancora oggi. L’indipendenza durò circa quattro secoli, fino al 1826 quando si sottomisero volontariamente allo Stato della Chiesa.
Cospaia (attualmente è una delle cinque frazioni del comune di San Giustino in provincia di Perugia, proprio al confine con la Toscana, contiguo alla città toscana di San Sepolcro cui è storicamente legata da molti secoli costituendo in pratica un unico agglomerato urbano), è stata considerata per quattro secoli la repubblica più piccola del mondo, molto più piccola anche della vicina San Marino.
Il trattato del 1441 cui ho fatto riferimento avvenne tra il pontefice Eugenio IV ed i Medici Signori di Firenze cui cedette il territorio di Borgo San Sepolcro come pegno per garantire la restituzione di una forte somma prestata da Cosimo dei Medici. Come a volte avviene in queste circostanze, ogni parte non fidandosi dell’altra lavorò per conto proprio, ognuna istituendo una commissione di tecnici fidati per tracciare i nuovi confini, senza alcun coordinamento reciproco e verifica con la gente del posto. Una circostanza beffarda e paradossale, il fatto cioè che il piccolo borgo collinare di Cospaia fosse circondato da due ruscelli con lo stesso nome privo di fantasia e specifiche identificative, cioè Rio, ed ogni commissione prese come riferimento di confine un Rio diverso, quello più prossimo al loro confine, fece involontariamente in modo che il territorio collinare di Cospaia, complessivamente di circa 330 ettari, cioè di 3,3 kmq, e composto da circa un centinaio di focolari (o fuochi, cioè famiglie), rimase fuori da entrambe le loro cartografie e si trovò di fatto privo di giurisdizioni statali e signorie cui sottomettersi.
Ovviamente i due stati confinanti si resero presto conto dell’errore commesso, ma non vi posero rimedio, sia perché avrebbero dovuto rettificare il trattato con i rischi annessi e connessi, e sia perché nel frattempo i cospaiesi avevano già approfittato della situazione trasformando il loro borgo in un centro commerciale e finanziario (i mercanti e banchieri più avveduti vi si erano già insediati o avevano inviato loro delegati) nel quale non si pagavano pedaggi e dogana, completamente liberi da tasse, dazi, gabelle e vessazioni. Si creò pertanto una situazione simile a quella del Principato di Andorra sui Pirenei, tra la Spagna e la Francia, che fece prosperare la comunità, rendendola benestante. Ognuna delle circa cento famiglie cospaiesi dell'epoca ebbe modo di crearsi una rendita da posizione privilegiata, anche solo per il possesso di terreni e case liberi da tasse che potevano essere affittati e remunerati lautamente. E la situazione faceva comodo anche ai due stati confinanti per condurre quegli scambi ed attività che erano malviste nei loro confini, impedite dalla loro legislazione ed oppresse fiscalmente.
L'entità territoriale indipendente di Cospaia venne addirittura riconosciuta come autonoma nel 1484 con una forma di governo a repubblica (che potremmo definire “anarchica” in quanto priva di istituzioni coercitive), come ne erano esistite pochissime fino allora, tra cui appunto la già citata repubblica di San Marino e quelle marinare. Non esistevano tribunali, carceri e forze armate o di polizia, al massimo si veniva cacciati dalla comunità, che era già di per sé una condanna grave perché si perdevano tutti i privilegi che vi erano connessi.
Ogni cospaiese divenne fiero della propria autonomia e sovranità civica, che si espresse tramite un Consiglio degli Anziani e dei Capifamiglia per le competenze amministrative ed esecutive. Adottarono un vessillo simile al Baussant dei Templari, bianco e nero ma con la linea divisoria diagonale e con il motto “perpetua et firma libertas”, che era anche l'unica norma cui si attenevano, ancora leggibile nella campana e nell'architrave del portone della chiesa dell'Annunziata sede dell'omonima Confraternita dove avvenivano le riunioni.
L’attività primaria che si perpetuò per secoli, come ho già accennato, fu la coltivazione del tabacco, che divenne una loro specialità agraria che si estese a tutto l’Alto Tevere, tradizione che si è tramandata fino ai giorni nostri. I semi della pianta erano pervenuti nel 1574 al vescovo di San Sepolcro, nipote del cardinale Niccolò Tornabuoni, che fu colui che provvide a spedirgli i semi che si procurò a Parigi. Da quel momento iniziò la produzione di tabacco nel territorio di Cospaia e si diffuse a tal punto il vizio del fumo e del fiutare il tabacco che alcuni stati ne proibirono la coltivazione e alcuni papi scomunicarono chi lo produceva e ne faceva uso.
Questo atteggiamento moralmente ineccepibile e nobile nelle intenzioni cessò gradualmente ed opportunisticamente non appena i funzionari e politici locali si resero conto che potevano tassare questo nuovo vizio ed aumentare notevolmente le entrate fiscali dello stato. Anche la Chiesa pervenne lentamente a questo nuova forma di sfruttamento fiscale, in quanto Benedetto XIII nel 1724 revocò la scomunica contro coloro che facevano uso di tabacco.
Cospaia fu sempre indenne da ogni intervento liberticida, fiscale e censorio verso il tabacco, di cui divenne la capitale produttiva di tutta la penisola, e quindi l’attività produttiva e di vendita fu sempre fiorente, quasi interamente in regime di contrabbando.
Come spesso avviene in questi contesti troppo favorevoli all'accumulo di ricchezza e benessere, le circostanze degenerarono perdendo col tempo il senso della misura e dei valori autonomisti e libertari iniziali, a favore di abusi, avidità ed eccessi, in questo caso il contrabbando esasperato e le infiltrazioni delinquenziali dagli stati vicini presero il sopravvento a scapito dei veri interessi della piccola comunità.
Le pressioni della chiesa si fecero sempre più forti fino a che nel 1826 gli abitanti furono convinti a sottomettersi a condizioni abbastanza favorevoli e ritornarono sotto la giurisdizione dello Stato della Chiesa, pur dovendo accettare una forte tassazione sul tabacco, ottennero un risarcimento in monete d'argento e l’incremento della produzione, estesa sotto la supervisione dei cospaiesi, anche ai vicini borghi di San Giustino, San Sepolcro e Citerna.
Oggi chi si recasse a Cospaia, vedendo le microscopiche dimensioni del borgo mai penserebbe alla sua incredibile storia plurisecolare, se non fosse per gli storici e gli operatori turistici locali che ancora mantengono viva la conoscenza del loro straordinario passato e ne fanno un motivo di attrazione e di fierezza identitaria.

Iconografia:

Stemma della Repubblica di Cospaia
Veduta recente del borgo di Cospaia
Antiche vedute di Cospaia
Antiche veduta di Cospaia
Piantagione di tabacco nell'Alto Tevere

Il sito della ex Repubblica di Cospaia

Bookmark and Share


Creative Commons License




Claudio Martinotti Doria

Ha pionieristicamente proposto un approccio multidisciplinare sinergico tra la Storia, la Cultura, l'Ambiente ed il Turismo di qualità, per la promozione territoriale, in particolare del Monferrato, riscoprendo e valorizzando l'identità storico culturale delle sue genti stimolandone la fierezza e l'orgoglio di appartenenza, con numerosi studi, ricerche ed articoli, in parte reperibili nel blog e nella rete. Socio sostenitore e collaboratore di molteplici associazioni di volontariato locali e nazionali, culturali, storiche ed ambientali. Studioso di Storia locale, ricercatore e divulgatore, dispone di una ricchissima biblioteca storica sul Monferrato. E' da tempo assiduo promotore della valorizzazione del Monferrato a tutti i livelli oltre che sostenitore dell'importanza dell'apporto femminile nella storia e nell'evoluzione dell'umanità. Ha fondato qualche anno fa l'ACCADEMIA AMBIENTALE DEL MONFERRATO (con un'impostazione multidisciplinare ed una estesa partnership, per approfondire soprattutto i rapporti tra Etica, Ecologia ed Economia) ed il Gruppo di Studi e Ricerche sui Templari in Monferrato.

Visita il sito/blog dell'autore:

www.cavalieredimonferrato.it