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Strumenti scrittori: la penna d'oca*

di ScriptaVana

1. Premessa

Il presente contributo nasce in risposta alla esigenza di fornire indicazioni di metodo e di tecnica nell’ambito della ricostruzione storica.

Si sostanzia di due componenti interdipendenti: l’esperienza empirica e il richiamo a fonti edite.

Per queste ultime si è volutamente posto un limite cronologico al ricorso: non si farà cenno alla sviluppata trattatistica in materia posteriore la metà del secolo XVI, privilegiando una contiguità cronologica con il periodo convenzionalmente definito “medioevale”.

Stante le premesse e i limiti enunciati, questo intervento non intende avere alcuna pretesa normativa e di esaustività, ma rimane proposta per il confronto di esperienze difformi e auspicio di base per un confronto.

2. La tipologia delle penne

Malgrado asseverative affermazioni sulla limitazione dell’ambito di utilizzo della penna d’oca [1] è certo che questo fosse un comune strumento scrittorio anche e soprattutto per la produzione libraria: già Isidoro di Siviglia (560 ca.-636) la enumera tra gli strumenti dello “scriba” [2], nuovamente, e non da ultimo, è citata nella dotazione personale del monaco certosino nella redazione delle Consuetudines Cartusiae stilata da Guigo, quinto priore della Certosa di Grenoble (1127-1128): « Ad scribendum vero, scriptorium, pennas, cretam, pumices duos, cornua duo, scalpellum unum …» [3].

Convenzionalmente si parla di “penne d’oca” in senso estensivo per indicare lo strumento scrittorio ricavato dal piumaggio di uccelli: sicuramente è il tipo più comune e di facile reperibilità stante l’allevamento di oche domestiche in epoca medioevale, ma si hanno indicazioni d’uso delle penne di cigno, di airone, di “grotto marino” particolarmente apprezzate per l’ampio diametro del fusto e per la durezza [4].

Una sperimentazione condotta con le penne caudali di pavone ha dato esiti mediocri, risultando queste eccessivamente flessibili con l’usura e al taglio, diversamente con penne di falco per quanto di dimensioni non ottimali a fini scrittorî [5].

Eccellenti risultati si conseguono con l’impiego della penna di tacchino, ove un eccesso di rigore filologico non ne impedisca l’uso: unico difetto lamentabile è una minore lunghezza del fusto utilizzabile per la scrittura, mediamente questo è circa la metà rispetto alla penna d’oca.

Appare evidente come, prima ancora che la provenienza della penna, sia condizionante la dimensione della stessa, per questo motivo l’utilizzo è limitato alle sole penne remiganti dei volatili, le quali offrono la migliore combinazione tra lunghezza, diametro e resistenza del fusto: mediamente una remigante d’oca ha lunghezza di circa 40 cm per un diametro di 6-7 mm

                                                                         

Fig. 01

3. La “rappresentazione” della penna

È immagine comune quella del copista o amanuense al lavoro con una penna d’oca completa di barbe, immagine in realtà mediata in maggior misura da una iconografia romantica e dalla vulgata cinematografica.

In massima parte le penne venivano private in toto delle barbe, ammissibile al più la permanenza di un pennacchio sommitale.

Nella rassegna iconografica seguente si intende offrire una panoramica diacronica, necessariamente parziale,

In realtà l’iconografia coeva presenta diverse soluzioni, in parte contraddittorie: il Vangelo di Lindisfarne risalente al primo ventennio del secolo VIII offre una raffigurazione degli apostoli Luca e Matteo nell’atto di scrivere con penne prive di barbe [6].
Figg. 02-03

L’apparato delle barbule è invece conservato, sia pure in modo ridotto, nella raffigurazione di san Matteo nel cosiddetto “Evangeliario di Ebbone” del secolo IX [7].

Fig. 04

Una celebre miniatura di un manoscritto del De Civitate Dei risalente al primo quarto del secolo XII raffigura il copista Ildeberto: sia la penna posta dietro l’orecchio che la coppia sullo scrittoio presentano il pennacchio [8].

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Fig. 05

Nel 1170 il copista Isidoro si ritrae invece impugnando una penna perfettamente priva di barbe [9].

Fig. 06

Nell’Opuscolo De Fortuna miniato intorno all’anno 1240 da Matteo Paris, Socrate è rappresentato nell’atto di scrivere con una penna parimenti priva di barbe [10].

Fig. 07

In un contesto diverso rispetto a quello della miniatura la persistenza della duplicità della raffigurazione di penne con pennacchio e completamente prive di barbe si può osservare negli affreschi, datati 1352, di Tommaso da Modena a Treviso con i ritratti dei cardinali Ugo di Billon e Ugo di Provenza [11].

Figg. 08-09

Un secolo più tardi, il “Maestro di Segovia” raffigura san Girolamo nello studio intento a scrivere con una penna priva di barbe [12].

Fig. 10

Analogamente, e pressoché contemporaneamente, Michael Pacher, dipinge un sant’Ambrogio in un atto canonico nella raffigurazione di copisti: la penna è ancora una volta prive di barbe [13].

Fig. 11

Da ultimo esempio, la “Madonna del Magnificat” di Sandro Botticelli, presenta il dettaglio di una penna con conservazione parziale dell’apparato di barbe, pur decurtate nella loro naturale lunghezza [14].

Fig. 12

4. La terminologia

Appare opportuno in prima istanza definire un vocabolario comune che possa essere di aiuto nella esposizione della tecnica di lavorazione.

In questo caso si è privilegiata come fonte uno strumento assunto a riferimento degli studi codicologici su un piano internazionale: si tratta del Vocabulaire Codicologique. Répertoire méthodique des termes français relatifs aux manuscrits avec leurs équivalents en anglais, italien, espagnol, a c. di D. Muzerelle [15].

A: fusto, B: becco, B1, B2: sponda, C: scanalatura, D: pennacchio, E: taglio, F: punta mozza, G: fenditura, H: barba / barbula

Fig. 13

Naturalmente diversa, e lungi dall’essere univocamente codificata, la terminologia offerta in un trattato di Ludovico degli Arrighi [16].

a: tondo della penna, b: canaletto, c: curvità, d: primo taglio, e’: secondi tagli, f: vomero, g: sguinzo, h: punta temperata

Fig. 14

5. La lavorazione

Le note seguenti derivano dalla esperienza empirica, a conforto di questa si può fare riferimento al testo di M. Zennaro [17] che ha il pregio di una esemplare chiarezza pur difettando della citazione di eventuali fonti: di alcune di queste si darà conto nella appendice documentaria a seguito. 

Fig. 15 - eliminazione delle “barbe” o “barbule” (“sbarbatura”), si impugna la penna per la sua estremità, è sufficiente incidere alla base le prime barbe per poi poterle strappare manualmente.

Fig. 15

Figg. 16, 17 - riduzione della lunghezza della penna: si consideri che l’ iniziale lunghezza di circa 40 cm rende la penna poco pratica all’uso; conservazione del “pennacchio”.

Figg. 16-17

Fig. 18 - prima di procedere col troncare l’estremità della penna è bene impugnare questa per valutare quale sia il punto più agevole per reggerla tra le dita: il taglio verrà operato all’opposto del punto in cui indice e pollice si incontrano, questa avvertenza serve ad evitare che il primo taglio risulti fuori asse rispetto all’angolo di scrittura che è più congeniale; l’eventuale errore si può correggere successivamente, ma con perdita di parti di penna utilizzabili.

Fig. 18

Diverse e contraddittorie anche le indicazioni sull’utilizzo delle penne delle ali destra e sinistra: la naturale curvatura della penna è valutata in funzione dell’atto scrittorio e della sua “comodità”; così le penne di ala destra possono essere favorite da un copista destroso, l’opposto per un mancino stando a Ludovico degli Arrighi, il contrario per Giovantonio Tagliente [18].

Fig. 19 - il primo taglio del “fusto”, opportunamente inclinato per facilitare la penetrazione della lama del coltello e la successiva “tempratura” per immersione in sabbia calda.

Fig. 19

Figg. 20, 21 - l’estrazione della cartilagine interna: questa operazione è necessaria se si volesse procedere alla tempratura; nel caso la penna fosse già pronta per essiccazione naturale, l’estrazione della cartilagine interna può essere fatta a posteriori nel momento in cui si asporta parzialmente metà del diametro del fusto (vd. figg. 23-25).

Figg. 20-21

Fig. 22 - aspetto e dimensioni della penna d’oca, priva di pennacchio, pronta per la tempratura.

Fig. 22

Sulla pratica e funzionalità della tempratura a caldo le fonti sono discordi e mediamente tarde: la tecnica della immersione preventiva in soluzione di acqua e aceto, finalizzata alla sgrassatura della penna, e la successiva tempratura in sabbia rovente è data accertata da Zennaro [19], una tecnica simile, ma con impiego di cenere, è citata in un trattato di Giovanni Battista Palatino (1540) [20]; più semplicemente Gabriel Altadell raccomanda di strofinare la penna con un panno di lana per eliminare grasso e impurità [21].

Alternative pratiche sono la tempratura su fiamma di candela, che tuttavia pone qualche problema alla uniformità della stessa, o l’essiccazione naturale.

Figg. 23, 24, 25 - effettuata la tempratura si procede alla asportazione della metà del diametro del fusto per una lunghezza di circa 2 cm.

Figg. 23-24

Fig. 25

Fig. 26 - l’aspetto della penna in questa prima fase di lavorazione del “becco”: il taglio obliquo iniziale, e metà del diametro del cannello parzialmente asportato.

Fig. 26

Le successive fasi del taglio del becco sono in funzione del tipo di scrittura che si intende esercitare: in una estrema banalizzazione si assumerà che le scritture “documentarie”, ovvero notarili, cancelleresche, “mercantesche”, necessitano di una punta tonda in quanto non caratterizzate da un forte rapporto chiaroscurale del tratteggio; diversamente le scritture “librarie”, tipi “gotico”, beneventano, onciale, maiuscola insulare, con le vistose eccezioni per tipi di carolina e precaroline, richiedono una becco mozzo per la realizzazione di quel rapporto tra tratto pieno e sottile che le caratterizza.

Fig. 27 – lavorazione del becco: troncato ad angolo acuto destinato a scritture documentarie, necessita di un successivo intervento di arrotondamento dell’estremità.

Fig. 27

Figg. 28, 29, 30, 31 - lavorazione del becco per penna destinata a scritture librarie.

Figg. 28-29

Figg. 30-31

Figg. 32 - lavorazione a “punta mozza”: l’estremità viene troncata perpendicolarmente al fusto.

Fig. 32

Figg. 33, 34 - i lati del becco vengono nuovamente rastremati.

Figg. 33-34

Fig. 35 - la “scalanatura” a gradino che si osserva è funzionale ad evitare che si possa creare una bolla d’aria nel fusto nel caso di eccessiva immersione della punta nel calamaio, bolla d’aria che potrebbe comportare il repentino rilascio dell’intero carico di inchiostro una volta appoggiata la punta alla superficie scrittoria, in alternativa a tale forma, attestata in epoca tarda, conviene praticare una scanalatura caratterizzata da angolo acuto e elevata profondità: il modello è ben esemplificato nella precedente fig. 06.

Fig. 35

Figg. 36-37 – fenditura: si pratica una incisione al centro della punta semplicemente appoggiando e premendo l’estremità del coltello all’interno di questa creando così due “sponde” possibilmente di uguale ampiezza, di seguito si pratica un taglio angolato (solo per penne da scrittura libraria) che consente un minore sforzo della mano durante la scrittura, da tenere presente: maggiore è l’angolatura, superiore sarà la grandezza (“modulo”) del tracciato delle lettere. In ogni caso, oltre una certa angolatura diventa impossibile appoggiare correttamente la punta della penna alla superficie scrittoria. Naturalmente la fenditura si pratica anche nelle penne per scritture documentarie.

Figg. 36-37

Fig. 38 - da ultimo, per garantire il corretto allineamento delle due sponde la punta mozza deve essere ulteriormente tagliata “a scalpello” sul lato esterno del cannello e troncata perpendicolarmente alla estremità, questa avvertenza permette di ottenere una punta perfettamente regolare, in caso contrario il tracciato dell’inchiostro sarà imperfetto [22].

Fig. 38

6. Appendice documentaria

6.1 Isidoro di Siviglia [2]

Instrumenta scribæ calamus et pinna. Ex his enim verba paginis infiguntur; sed calamus arboris est, pinna avis; cuius acumen in dyade dividitur, in toto corpore unitate servata, credo propter mysterium, ut in duobus apicibus Vetus et Novum Testamentum signaretur, quibus exprimitur verbi sacramentum sanguine Passionis effusum.

6.2 Cennino Cennino «El modo di saper temperar la penna per disegniare» [23]

Se ˙tti bisognia saper chome questa penna d’ocha si tempera, togli una penna ben soda e rechatela in sul diritto delle due dita della man mancha, a riverscio, e togli un temperatoio ben tagliente e gientile. E piglia, per largeza, un dito della penna per lungheza; e ˙ttagliala, tirando il temperatoio en verso te, facciendo che ˙lla tagliatura iguali e per mezza la penna, e poi riponi il temperatoio in sull’una delle sponde di questa penna, cioè in sul lato mancho che in verso te guarda, e scharnala e asottigliala in verso la punta, e l’altra sponda taglia al tondo e ˙rridurla a questa medesima punta; poi rivolgi la penna volta in giù e mettitela in sull’unghia del dito grosso della man zancha, e gientilmente, a pocho a pocho, scharna e taglia quella puntolina, e ˙ffa’ la temperatura grossa et sottile secondo che voi, o per disegniare o per iscrivere.

6.3 Anonimo sec. XV «Regule de modo scindendi pennarum»[24]

Prima, quod prima scissura debet transige ad medium penne.
Secunda, quod rostrum debet habere dimiditatem longitudinis penne scissura.
Tertia, quod ad una parte debet esse ita lata sic a balia.
Quarta, quod scissum debent esse equales.
Quinta, quod non debet directe incidi sed oblique.
Sexta, quod scissura debet habere dimiditatem tocius rostri.
Septima, quod non debet acuari directe sed oblique.
Octrua, quod debet in dorso perspicualitea incidi.
Nona, rostrum debet entrare ad lineam penne.

6.4 Gabriel Altadell «De Arte Scribendi» (ca. 1468) [21]

Sic primum igitur pennam moderandam disponas, ut antequam modereris ita panno laneo eam a crassitudine et superfluitate mundes, ut ipsam lucidam et quasi dyafanam effecisse videaris. Quam quidem pennam, cum ita disposueris ut ad ipsum moderamen faciendum apta videatur, eam manu leva suscipias ut pars moderanda calamum in pectora tua ita dirigatur ut sulcus eius sursum oculis moderantis rectissime opponatur. Deinde volvas calamum ut ipsius contraria pars que oculis opponebatur respiciat deorsum, quem calamum ita scindere incipias ut quasi per oppositum esset moderamini institutum; quod cum feceris in priorem statum iterum eundem vertas; quo facto manum ad te scindendo calamum sursum instar arculi ad te trahendo subtiliter et artificiosa disponas ut talis fiat concavitas, que medietatem calami excedere non videatur; in qua talis appareat figura circularis qualis fieri possit. Deinde a medio ipsius calami ad moderandum dispositi extremum ita parandum est, ut pro unoquoque genere licterarum atque specie eum accomodate subtiliter scindendo disponamus. Set ita scisiones faciende sunt ut ipse magis a parte exteriori videantur quam interiori, quod cum feceris in statum posteriorem iterum volvas calamum, quem tribus manus leve digites molliter tentum, ita impellendo non scindendo eum pares ut eius aciey cuspis ipsius calami sulcum, quem supera diximus, directissime respondeat; cuius forma tanta esse debet quanta aut levitas manus aut licterarum species fuerit; hoc aut magis ipsa re percipi potest quam intellectu. Cum igitur ita calamum instituerimus ut reliquas ad perfectionem scisiones capere possit, cum sit, ut sequitur, adinplendum cures. Primo illud scisiones generale faciendum est quod unicuique moderamini est accomodandum, scilicet ut a superiori parte calami tantum actenuando tollatur quanta est ipsius stitudinis calami medietas. Dimidiacio ita fieri debet ut cu mea parte unde procedat videatur servare equalitatem ut ipsa actenuacio se proclivem reddat usque ad extremum; que proclivitas talis sit ut magis concava quam convessa appareat, cuius actenuationis tanta longitudo adhibenda est quanta ipsius moderaminis est bina latitudo aut parum eo plus. Preterea ita calamum inpulsu cultri scindas et magis sursum quam deorsum scisio appareat, aliis supradictis equaliter respondens.

6.5 Ludovico degli Arrighi Vicentino [16]

E letto che haverai la penna, & il temperatolo, prima guarderai quella parte di essa penna, che suol stare verso l’animale, la quale ha uno cataletto, che va, da onde termina il rotondo fino a la sommita di lei, e da questa parte farai uno taglio circa uno dito o poco piu sopra il principio di essa, cioe sopra quella parte, che sta fitta nel’animale, e per esso potrai trarmi la midolla de la penna, cosa che si fa agevolmente con la cima, che si taglia via da la penna, e dico che’l taglio sia de la parte del cataletto, percio che comunemente le penne non sonno dritte, ma pendono verso detta parte, benche alcune pendono anchora verso la parte dextra, e pero in questo bisogna haver cura, che la parte dextra, che lacurvitura de la penna penda alquanto verso la inforcatura del dito grosso, e de l’indice.

Hor fatto questo, con dui tagli assotigliarai l’un lato e l’altro poco di sotto dal primo taglio, facendo che la vada in punta a guisa di vomero, overo a guisa di becco di sparvieri, la quale parte tutta di sotto dal primo taglio chiameremo il vomero da la penna. E bisogna fare che detto vomero sia da l’una parte, e da l’altra equalmente tagliato, come ne lo exemplo vedi, cioe chel taglio non penda piu da la parte di dentro, che quella di fuori. E fatto questo prenderai detta penna, e ponerai il vomero di essa con la parte di dentro sopra l’ungia tua del pollice, e col coltello prendendo da la parte di fuori, e venendo in sguinzo a l’ingiu verso la punta per spacio di meza costa di coltello, o poco meno, furai la temperatura, la quale, se vorrai che geti grosso la fari piu larghetta.

6.6 Giovanantonio Tagliente «Modo di temperare la penna» [25]

Piglia tua penna et radila con la costa del temperatore, et taglia a tua discretione la mita della canna dala banda del canale, et poi co’ lo favore del tuo occhio dali rasonevole longhezza dico alla penna della temperatura dela lettera cancellarescha, et alla temperatura della lettera merchadantescha, non tanto, et che gli tagli siano eguali si da una parte como dalaltra diligentemente, & poi su la ongia del dito grosso scarna la punta della penna apoco, apoco, & poi drizza lo taglio del tuo temperatore, et taglia discretamente via la punta assai, o poco, secondo la grossezza della qualita della lettera che voi fare, et la vol esser uno poco zotta, & volendo scrivere velocemente ti bisogna con diligentia su li quattro cantoni del quadro della penna radere con lo taglio del temperatore, & poi ti bisogna fenderla uno poco accioche la penna sia piu corrente al tuo scrivere et sapi che la punta della penna merchadantescha non vole havere niente di quadro ma la vole essere tonda, et fessa, la quale tondezza farai in questo sottoscritto modo, da che poi harai temperato la penna al modo sopraditto, […] la tagliare zotta ma bene dritta, ne non gli radere la punta, ma prima con lo temperatore va tagliando, & retorzando, apoco, apoco, quello quadrato della punta della penna tanto che gli rimagni la punta ritonda senza haver quadrato alcuno, & poi radi a leggiermente in tondo & questa temperatura sera buona, & durabile, & si potrai scrivere con lei velocemente, & questo ti basta per tale ammaestramento.

La bonta della penna, vole havere cinque parte,
la prima esser grossa in suo grado,
la seconda esser dura,
la terza esser tonda
la quarta esser magra.
La quinta, esser di lala destra acio non la tengi torta in mano.
La penna di locha salvatica e molto buona, ma quella docha domesticha e asai piu migliore de tutte le altre penne.

(mt)
Explict
ScriptaVana

7.1 Bibliografia

Cennino Cennini, Il libro dell’arte, a c. di F. Frezzato, Neri Pozza, Vicenza 2003

Consuetudines Cartusiæ, Coutumes de chartreuse / Guigues 1; introduction, texte critique, traduction et notes par un chatreux, Les editions du Cerf, Paris 2001

D. Frioli, Gli strumenti dello scriba, in Lo spazio letterario del Medioevo, 1. Il Medioevo latino, vol. I, t. I, Salerno Editrice, Roma 1992

F. Gasparri, Enseignement et techniques de l’ecriture du Moyen-Age a la fin du XVI siecle, in «Scrittura e civiltà» 7(1983)

F.M. Gimeno Blay., Una aventura caligráfica: Gabriel Altadell y su «De Arte scribendi» (ca. 1468), in «Scrittura e civiltà», XVII (1193), pp. 203-270

Giovantonio Tagliente, Dello excellente scrivere, 1530, Nino Aragno Editore, Torino s.i.d.

Isidori Hispaniensis Episcopi, Etymologiarum sive originum libri XX

Ludovico degli Arrighi Vicentino, Il modo de temperare le penne con le varie sorti de’ littere ordinato per Ludovico Vicentino, in Roma, MDXXIII, in Ludovico degli Arrighi Vicentino, La lettera cancelleresca 1523, Nino Aragno Editore, Torino s.i.d.

C. Natati, La scrittura medievale, in «Ars Historiæ» 5 (2006) pp. 62-63

Regule de modo scindendi pennarum in «Zeitschrift fur Deutsche Philologie» 8 (1877), p. 348

Terminologia del libro manoscritto, a c. di M. Maniaci, Istituto centrale per la patologia del libro, Addenda 3, Editrice Bibliografica, Roma 1996

M. Zennaro, Calligrafia. Fondamenti e procedure, Stampa Alternativa, Roma 1997

7.2. Bibliografia su web

Il Manoscritto Medievale

http://www.ceu.hu/medstud/manual/MMM/

Isidori Hispaniensis Episcopi, Etymologiarum sive originum libri XX

http://www.thelatinlibrary.com/isidore.html

Vocabulaire Codicologique, Rèpertoire méthodique des termes français relatifs aux manuscrits avec leurs équivalents en anglais, italien, espagnol, a c. di D. Muzerelle

http://vocabulaire.irht.cnrs.fr/pages/vocab1.htm

7.3 Referenze iconografiche

Figg. 01, 15-37

Archivio privato, cortesia: architetto Cristiana “Trotula” Colzani

Figg. 02-03

http://www.enluminures-celtes.com/images/lindisfarne/st_luc.jpg

http://www.enluminures-celtes.com/images/lindisfarne/st_mathieu.jpg

Fig. 04

http://www.enluminures.culture.fr/documentation/enlumine/fr/rechguidee_00.htm

Fig. 05

http://www.ceu.hu/medstud/manual/MMM/pic16.html

Fig. 06

http://www.italicon.it/modulo.asp?M=m00232&S=4&P=5

Fig. 07

http://www.stupormundi.it/UniversiNapoli.html

Fig. 08

http://www.tg0.it/doc.php?foglio=2&doc=349, la

Fig. 09

http://www.italicon.it/museo/I230-113.htm

Fig. 10

http://www.italica.rai.it/index.php?categoria=altro&scheda=dipinto_sangerolamo

Fig. 11

http://www.mokkas.de/malerei/beruehmte-maler-pt/pacher-michael/

Fig. 12

http://www.wga.hu/frames-e.html?/html/b/botticel/22/30magnif.html

Fig. 13

http://vocabulaire.irht.cnrs.fr/pages/vocab1.htm

Fig. 14

http://www.new-renaissance.eenet.ee/fontografia-2006/pix/vicentino/vicentino-pens.jpg

Note

* questo intervento trova ospitalità in

sito_acim/contributi/contributi.html

http://www.villaggiomedievale.com/archivio.asp

[1] C. NATATI, La scrittura medievale, in «Ars Historiæ» 5 (2006) pp. 62-63

[2] Isidori Hispaniensis Episcopi, Etymologiarum sive originum libri XX, libro VI, 14, 3

[3] Consuetudines Cartusiæ, De Utensilibus cellæ. XXVIII, 2, in Coutumes de chartreuse / Guigues 1; introduction, texte critique, traduction et notes par un chatreux, Les editions du Cerf, Paris 2001, p. 224

[4] cfr. F. Gasparri, Enseignement et techniques de l’ecriture du Moyen-Age a la fin du XVI siecle, in «Scrittura e civiltà» 7(1983), p 214, la notizia è richiamata nel più accessibile D. Frioli, Gli strumenti dello scriba, in Lo spazio letterario del Medioevo, 1. Il Medioevo latino, vol. I, t. I, Salerno Editrice, Roma 1992, p. 315

[5] ringrazio Stefano Riva della Associazione Rievocazioni Storiche di Lecco per la fornitura di penne di “Morgana, splendido esemplare di falco di Harris di sua proprietà

[6] British Library, ms Cotton, Nero D. IV, f. 25v e f. 137v

[7] Epernay, Bibliotheque Municipale, ms 0001, f. 18v

[8] Praga, Biblioteca del Capitolo Metropolitano, ms. A XXI/1. f. 153v

[9] Padova, Biblioteca Capitolare, ms. E 1, f. 85v

[10] Oxford, Bodleian Library, ms.Ashmole 304, f. 31v

[11] Treviso, Seminario Vescovile, Capitolo dei Domenicani, Chiesa di San Nicolò (1352)

[12] Maestro di Segovia, San Girolamo nello studio, 1455 ca., Madrid, Museo Lázaro

[13] Michael Pacher, Altare dei Padri della Chiesa, 1471-1475, Monaco, Alte Pinakothek

[14] Sandro Botticelli, Madonna del Magnificat, Firenze, Galleria degli Uffizi, 1480-1481

[15] il testo trova una edizione italiana a stampa come Terminologia del libro manoscritto, a c. di M. Maniaci, Istituto centrale per la patologia del libro, Addenda 3, Editrice Bibliografica, Roma 1996

[16] Ludovico degli Arrighi Vicentino, Il modo de temperare le penne con le varie sorti de’ littere ordinato per Ludovico Vicentino, in Roma, MDXXIII, in Ludovico degli Arrighi Vicentino, La lettera cancelleresca 1523, Nino Aragno Editore, Torino s.i.d., pp. 38-39, l’edizione comprende anche la più celebre La operina dello stesso Arrighi

[17] M. Zennaro, Calligrafia. Fondamenti e procedure, Stampa Alternativa, Roma 1997, pp. 83-85

[18] cfr. infra, in appendice documentaria, in Zennaro, op. cit., pp. 80-81 si ha un breve ed esaustivo quadro delle diverse interpretazioni in materia; la lezione dell’uso di penne di ala sinistra per i destrosi è sostenuta anche in Il Manoscritto Medievale consultabile in http://www.ceu.hu/medstud/manual/MMM/, cfr. sub voce penna

[19] M. Zennaro, cit., pp. 82-83

[20] cfr. F. Gasparri, cit., p 217, il trattato a cui si fa riferimento in nota 38 è Giovanni Battista Palatino, Libro nuovo d’imparare a scrivere tutte sorte lettere antiche et moderne di tutte le nationi con nuove regole, misuri et esempi, Romæ, Benedetto Gionta, 1540

[21] cfr. F.M. Gimeno Blay, Una aventura caligráfica: Gabriel Altadell y su «De Arte scribendi» (ca. 1468), in «Scrittura e civiltà», XVII (1193), pp. 203-270, il testo (pp. 251-252) è riportato di seguito in appendice documentaria

[22] il disegno è ripreso da M. Zennaro, cit., p. 84

[23] Cennino Cennini, Il libro dell’arte, a c. di F. Frezzato, Neri Pozza, Vicenza 2003, pp. 71-72

[24] cfr. F. Bech, in «Zeitschrift fur Deutsche Philologie» 8 (1877), p 348, si riporta il testo come edito, pertanto non rispondente alle esigenze ecdotiche delle moderne edizioni diplomatiche

[25] Giovantonio Tagliente, Dello excellente scrivere, 1530, Nino Aragno Editore, Torino s.i.d., pp. 39-40

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