ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Strumenti scrittorî: Thecæ calamariæ

di ScriptaVana


1) Una questione terminologica

In epoca moderna con la prevalenza del volgare sul latino si è verificato una sorta di fenomeno di sinèddoche per il quale il termine calamarium, originariamente indicante il contenitore dello strumento scrittorio calamum (ed estensivamente in seguito la penna), ha finito per essere associato al contenitore dell’inchiostro, anticamente definito atramentarium.

Pennaculum è pur esso termine adottato per indicare il contenitore, “astuccio”, delle penne: «L’insieme delle penne (a queste si aggiunge talvolta il coltello) può essere conservato entro un contenitore in cuoio (o di materiale più pregiato se destinato a personalità di rilievo) chiamato calamarium o pennaculum. Basta d’altronde anche una semplice cordicella di cuoio a tenere uniti calamaio e pennaculum, così appendibili alla cinta.» [1]

A scanso di circonvoluzioni lessicali e possibili fraintendimenti, di seguito si userà costantemente il termine “astuccio” intendendo appunto la theca ovvero il pennaculum.

2) Fonti scritte

Singolarmente paiono rare le attestazioni e relative descrizioni di astucci in testi medievali: una fonte attendibile, per quanto datata, come Wattenbach [2] richiama frequentemente testi classici latini o greci di periodo anche più tardo.

Una fonte del primo quarto del secolo XII, le Consuetudines Cartusiæ al capitolo De Utensilibus cellæ. XXVIII elencano «Ad scribendum vero, scriptorium, pennas, cretam, pumices duos, cornua duo, scalpellum unum, ad radenda pergamena, novaculas sive rasoria duo, punctorium unum, subulam unam, plumbum, regulam, postem ad reguladum, tabulas, grafium»[3].

3.1) Fonti iconografiche: una premessa tecnica

Una fonte privilegiata quanto a reperimento di informazioni almeno nell’ambito della miniatura è costituita da Mandragore, base iconographique du département des Manuscrits Biblioteca Nazionale di Francia (BNF): se vi è limite in questa fonte è la prevalenza di codici di area francese e la predilezione per i secoli “bassi” del Medioevo (secoli XV-XVI); di tale specificità si dovrà tenere implicitamente conto ove, in contesto ricostruttivo, si volesse traslare il dato informativo in diversi ambiti crono-geografici.

Più grave limite di tale risorsa è costituito da un aspetto tecnico: i link di collegamento a singole miniature risultano spesso inattivati e inattivabili.

Per ovviare a tale inconveniente si danno di seguito alcune istruzioni elementare per l’accesso alle miniature che si andranno citando o che si sono prese estensivamente in considerazione: si evita di inserire direttamente le immagini pertinenti in osservanza del diritto di copyright vigente.

Di due tra reperti e miniature non appartenenti alle collezioni della BNF e per i quali non si è trovata immagine nelle risorse web si è ricorso alla rappresentazione di massima e al tratto per mano di Cristiana “Trotula” Colzani alla quale va un doveroso ringraziamento.

Il sito Mandragore è fruibile in mandragore.bnf.fr/html/accueil.html , sulla colonna destra si selezionerà la voce “Classement thématique”, dall’elenco in caratteri maiuscoli che apparirà sulla destra si sceglierà l’area “Sciences sociales”, di seguito la sezione “culture et enseignement, vie intellectuelle...” e nuovamente in successione le voci “encrier” e “copiste” dall’elenco alfabetico relativo.

Selezionata la voce, appare l’elenco dei manoscritti nei quali è attestata la presenza iconografica dell’oggetto ricercato, tuttavia solo per alcuni codici è fruibile in rete l’immagine: converrà dunque restringere il campo di ricerca selezionando tramite il pulsante “images” posto in lato a destra.

Dalla legenda che compare in lato al centro si selezionerà la funzione “Chemin de Fer”: sulla sinistra compariranno in gruppi di dieci le illustrazioni associate ad una numerazione progressiva e agli estremi del manoscritto, selezionando l’immagine prescelta apparirà l’ingrandimento a lato.

Di seguito si fornisce l’elenco delle miniature prese in considerazione: il numero entro ( ) si riferisce al progressivo secondo la predetta funzione “Chemin de Fer”.

Sub voce “encrier

(17) Français 51, fol. 130, Parigi 1463
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=17&M=imageseule

(18) Français 126, fol. 123, Rouen 1450
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=18&M=imageseule

(19) Français 230, fol. 156, Francia 1450-1475
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=19&M=imageseule

(20) Français 230, fol. 175v, Francia 1450-1475
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=20&M=imageseule

(21) Français 252, fol. 1v, Cognac sec XV-XVI
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=21&M=imageseule

(23) Français 287, fol. 1, Francia/Paesi Bassi 1450-1475
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=23&M=imageseule

(24) Français 598, fol. 4v, Parigi sec XV in
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=24&M=imageseule

(25) Français 598, fol. 118, Parigi sec XV in
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=25&M=imageseule

(26) Français 599, fol. 22v, Cognac, sec XV-XVI
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=26&M=imageseule

(27) Français 599, fol. 72v, Cognac, sec XV-XVI
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=27&M=imageseule

(28) Français 599, fol. 94v, Cognac, sec XV-XVI
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=28&M=imageseule

(31) Français 9087, fol. 1, Lille 1450-1475
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=31&M=imageseule

(32) Français 12575, fol. 5, Fiande 1400-1450
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=32&M=imageseule

(43) Latin 1156 B, fol. 13, Rennes 1430
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=43&M=imageseule

(44) Latin 7330, fol. 19v, Sicilia, 1225-1250
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-1&I=44&M=imageseule

Sub voce “copiste

(29) Coislin 31, fol. 68v, Istanbul sec XI
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-2&M=imageseule

(74) Français 10, fol. 585v, Parigi, sec XV in
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-2&I=74&M=imageseule

(75) Français 10, fol. 586v, Parigi, sec XV in
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-2&I=75&M=imageseule

(76) Français 10, fol. 588, Parigi, sec XV in
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-2&I=76&M=imageseule

(77) Français 10, fol. 589, Parigi, sec XV in
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-2&I=77&M=imageseule

(78) Français 10, fol. 591, Parigi, sec XV in
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-2&I=78&M=imageseule

(194) Français 231, fol. 1, Cognac, 1475-1500
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-2&I=194&M=imageseule

(206) Français 273, fol. 7, Tours 1475
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-2&I=206&M=imageseule

(229) Français 873, fol. 42v, Parigi sec XV-XVI
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-3&I=229&M=imageseule

(232) Français 873, fol. 106v, Parigi sec XV-XVI
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-3&I=232&M=imageseule

(246) Français 1584, fol. 155v, Reims 1372-1373
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-3&I=246&M=imageseule

(247) Français 1584, fol. 242, Reims 1372-1373
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-3&I=247&M=imageseule

(262) Français 9342, fol. 201v, Fiandre sec XV
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-3&I=262&M=imageseule

(360) Latin 7330, fol. 1, Sicilia, 1225-1250
visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=COMP-3&I=360&M=imageseule

3.2) Fonti iconografiche: trattatistica del secolo XVI

La difficoltà di associare a determinati strumenti al lessico tramandato nelle descrizioni degli stessi è lamentata da Gumbert [4]: nella analisi condotta sui testi di Giovanntonio Tagliente, Giovanbattista Palatino ed Eustachio Celebrino non appare alcun oggetto riconducibile ad astucci, diversamente questo è rappresentato in un trattato di un manuale notarile tedesco del 1545 [5], ove appare come contenitore cilindrico cui è collegato tramite lacci un calamaio, giusta l’indicazione di cui sopra alla nota 2.

Si potrà forse inferire un diverso interesse dei primi tre autori rispetto al manuale notarile per quanto concerne la concezione d’uso degli strumenti in funzione della professione, parendo atteggiarsi Tagliente, Palatino e Celebrino alla scrittura (calligrafia) come espressione prima artistica che funzionale.

3.3) Fonti iconografiche: archeologia e miniatura

Un primo esempio di astuccio collegato a calamaio è conservato presso lo Schnütgen-Museum di Colonia ed è datato tra i secoli IX-XI [6], l’oggetto è detto realizzato in corno.

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Un problema esegetico è rappresentato dall’eventuale e reale connessione tra “calamaio” (atramentarium) e astuccio: dall’immagine non è possibile esperire con certezza la natura del legame, certo l’ortogonalità del calamaio e l’alto baricentro fanno sospettare della statica naturale dell’oggetto.

Può essere interessante avanzare qualche ipotesi circa il vano minore dell’astuccio: stante le dimensioni potrebbe essere stato destinato a riporre piccole spugne utilizzate per correzioni volanti del testo [7].

A parziale conforto della unità dei due elementi (astuccio e calamaio) attestati nel reperto descritto, si pongono due miniature di un testo astrologico compilato in Sicilia entro la prima metà del secolo XIII: nel primo caso (cfr Mandragore, sub voce “copiste” (360) Latin 7330, fol. 1) si osserva uno scriba impugnare nella mano sinistra un oggetto rettangolare contraddistinto da un “intaglio” centrale cui è connesso il classico corno utilizzato come calamaio.

Si rimane sul piano della semplice suggestione: in primo luogo appare inconsueta la raffigurazione del corno-calamaio, il quale è solitamente rappresentato direttamente impugnato dal copista, in secondo luogo la variazione cromatica posta al centro dell’oggetto rettangolare che potrebbe far sospettare un incavo destinato alla conservazione delle penne.

Nella seconda miniatura, sempre appartenente al medesimo codice (cfr Mandragore, sub voce “encrier” (44) Latin 7330, fol. 19v), nel riquadro centrale appare una figura umana, affiancata a destra da un “marsupium” e da una “mensa”, impugnante un oggetto che, pur nella estrema stilizzazione, sembra richiamare il precedente; si ammette anche che la suggestione è rafforzata dalla collocazione della miniatura sotto la voce “encrier”, mancando nella medesima altri riferimenti a possibili “calamai”.

L’astuccio cilindrico connesso ad un calamaio tramite lacci appare in un codice datato 1372-1373 (cfr Mandragore, sub voce “copiste” (246) e (247) Français 1584, foll. 155v e 242). Tale forma appare dominante per il secolo XV; si osservi inoltre come tale oggetto compaia indifferentemente dagli ambiti scrittori: la maggior parte delle miniature poste in elenco come riferimento afferiscono alla immagine del copista/autore o estensivamente al contesto della realizzazione del testo inteso come codice, tuttavia in almeno due casi (cfr Mandragore, sub voce “encrier” (17) Français 51, fol. 130 e “copiste” (262) Latin 9342, fol. 201v) l’ambiente è quello della scrittura documentaria.

A conferma dell’uso di appendere astuccio e calamai alla cintura, si danno due miniature (cfr Mandragore, sub voce “encrier” (31) Français 9087, fol. 1 e (32) Français 12575, fol. 5) che cronologicamente coprono un arco temporale dal 1400 al 1475 circa.

Per quanto la forma dell’astuccio cilindrico unito a calamaio sia ampiamente attestata come strumento da “banco”, sono parimenti presenti astucci che palesemente non sono vocati al trasporto degli strumenti scrittorî: appaiono come contenitori dotati di due vani ed un foro cilindrico destinato probabilmente a calamaio.

Un esempio è appena visibile nella miniatura (23) Français 287, fol. 1: è collocato a destra della immagine, sotto il braccio che regge lo scrittoio su di una pedana accanto ad un coltello.

Nella forma appare simile ad una miniatura di un codice conservato presso la Biblioteca Nazionale di Russia di San Pietroburgo, di provenienza francese e datato al terzo quarto del secolo XV [8].

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Una osservazione conclusiva: necessariamente quanto esposto non ha carattere di esaustività, mancando una superiore raccolta di fonti soprattutto estesa a più coordinate geografiche e cronologiche.

In particolare manca l’osservazione di altre tipologie di fonti quali possono essere quelle pittoriche: un unico riferimento lo si pone in Domenico Ghirlandaio nel San Girolamo nel suo studio in Firenze, nella chiesa di Ognissanti datato1480 [9].

Come sempre il presente intervento vorrebbe avere più valore propositivo che risolutivo.

Note

° Il presente contributo è ospitato anche in www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=319

[1] DONATELLA FRIOLI, Gli strumenti dello scriba, in Lo spazio letterario del Medioevo 1. Il Medioevo latino, vol. I t. I, Salerno Editrice, Roma 1992, p 322; nello specifico del testo della Frioli si può lamentare l’assenza di richiami a fonti sostanzianti tale passaggio

[2] Wilhelm Wattenbach, Das Schriftwesen im Mittelalter, Leipzig, 1871, Graz 1958 (4), pp 222, 224-225

[3] Coutumes de chartreuse / Guigues 1; introduction, texte critique, traduction et notes par un chatreux, Les editions du Cerf, Paris 2001, p. 222

[4] JEAN PAUL GUMBERT, Les outils du copiste, in «Gazete du livre medieval» 32 (1998), pp 1-7

[5] rispettivamente La vera arte delo excellente scrivere de diverse varie sorti de litere..., 1530, la stampa del testo considerata è fruibile in www.irht.cnrs.fr/cipl/outils/taglient.htm, Libro nel qual s'insegna a scrivere ogni sorte lettera..., 1540 www.irht.cnrs.fr/cipl/outils/palatino.htm, Il modo di imparare scrivere lettera mercantesca, 1525 www.irht.cnrs.fr/cipl/outils/celebr.htm, Instruction wie gegen trefflichen Personen... Frankfurt, 1545 www.irht.cnrs.fr/cipl/outils/wiegegen.htm, l’oggetto in questione è identificato in figura con la lettera “K” e definito “plumier

[6] le immagini che qui si riproducono per mano di Cristiana “Trotula” Colzani sono tratte da Il Romanico. Architettura, scultura, pittura, a cura di R. Toman, Könemann, Königswinter 2004, p 376

[7] chiedendo venia per l’autoreferenzialità, si rinvia a www.villaggiomedievale.com/forum/topic.asp?TOPIC_ID=221

[8] le immagini che qui si riproducono per mano di Cristiana “Trotula” Colzani sono tratte da TAMARA VORONOVA – ANDREI STERLIGOV, Manoscritti miniati dell’Europa Occidentale dall’VIII al XVI secolo, Gulliver 1997, p 162, fig 194

[9] cfr. it.wikipedia.org/wiki/Immagine:Domenico_Ghirlandaio_-_St_Jerome_in_his_study.jpg

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