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La Svizzera Pesciatina

Foto e testi di Patrizio Rossi

Pieve romanica di Castelvecchio


La Svizzera pesciatina è una caratteristica zona toscana che si estende sull'Appennino Tosco-Emiliano. Occupa gran parte dell'area montana del comune di Pescia, oltre ad alcune zone marginali del comune di Piteglio, in provincia di Pistoia. La pubblicistica locale fa arbitrariamente risalire il suo nome al ginevrino Jean Charles Leonard Simonde de Sismondi, che avrebbe riconosciuto nella zona una somiglianza con i monti della sua terra natale. La Svizzera pesciatina si estende su una superficie di circa 50 km quadrati su un territorio prevalentemente montuoso, bagnato dal fiume più importante dell'area della Valdinievole, la Pescia di Pescia. La zona più elevata si divide in due valli, la Val di Forfora dove scorre uno dei rami del fiume e la Val di Torbola dove scorre l'altro ramo del fiume; i due rami si uniscono vicino al paese di Ponte di Sorana. Fanno parte della Svizzera Pesciatina dieci caratteristici paesi, frazioni del comune di Pescia, chiamati anche le dieci castella. Essi sono, da nord verso sud:

Pontito
Stiappa
Castelvecchio
San Quirico
Vellano
Sorana
Aramo
Fibbialla
Medicina
Pietrabuona

Queste località posseggono tutte uno schema ben definito: sono esposte a sud, sono protette da mura (in molti casi andate distrutte) e da una torre di avvistamento che nel tempo ha visto mutare la sua funzione in residenza o in torre campanaria. Sono stati talvolta considerati parte della Svizzera pesciatina i paesi di Lanciole e Calamecca, facenti parte del comune di Piteglio. I paesi della Svizzera pesciatina, un tempo popolati, sono andati incontro a un progressivo spopolamento negli ultimi tre decenni (ad eccezione di Pietrabuona, Sorana e San Quirico), ed è presente il rischio che alcuni di loro si trasformino in paesi-fantasma. L'attuale popolazione si attesta su un migliaio di individui. Nonostante ciò, le castella sono meta di un flusso turistico assai consistente durante la stagione estiva, arrivando anche a superare di tre volte il numero degli abitanti permanenti.

La Svizzera Pesciatina, una preziosa area della Toscana, un luogo privilegiato di arte e cultura, dove il particolare connubio tra la natura e il paesaggio, i fattori e gli elementi storici e artistici coniugati in un dialogo critico e dinamico tra presente e futuro, ha generato un territorio unico nel suo genere, ricco di potenzialità, talvolta sottovalutate, e di scorci che solo il tempo ha saputo plasmare.
La “Svizzera Pesciatina”, dimostra con la sua integrità ed autenticità un esempio irripetibile tra i paesaggi culturali in Europa ed è uno dei primi casi, dove un paesaggio culturale viene nominato e descritto come un territorio testimone della storia d'interazione tra l'uomo e la natura.
Attraverso queste valutazioni troviamo oggi la nostra identità, il nostro ancoraggio culturale e lo stimolo orientativo per operare con lo sviluppo sostenibile dell'ambiente e del territorio, migliorando la qualità della vita, con uno sguardo proiettato al futuro.
L'UNESCO, riconosce ai luoghi dove si percepisce la sinergia tra il lavoro della natura e quella dell'uomo lo status di Patrimonio Mondiale dell'Umanità e L‘ONLUS “Progetto Terraviva” intende, a prescindere della candidatura o meno della “Svizzera Pesciatina” alla World Hertiage List, portare a compimento, in accordo con il Comune di Pescia e la Regione Toscana, un lavoro di valorizzazione e promozione di un territorio a cui e strettamente legata, con la consapevolezza che un territorio e una tradizione unica creano un patrimonio unico.

La Svizzera Pesciatina nel sito del Comune di Pescia.

PONTITO

Documentato per la prima volta nel secolo IX, è il castello più alto della Valleriana. La sua singolare conformazione urbana a forma di ventaglio ne fa uno dei luoghi più caratteristici della vallata. Dell'antica struttura fortificata oggi sono visibili solo alcuni resti, inglobati in costruzioni successive. La bella chiesa romanica di S.S. Andrea e Lucia, sorta in posizione dominante il borgo, è a tre navate. All'interno sono ancora ben visibili i resti dell'antica struttura. Stupendo il fonte battesimale quattrocentesco in pietra serena.
LA PIEVE
Documentata dal 980, presenta una facciata a capanna in pietra e portale rinascimentale finemente scolpito. L'interno è diviso in tre navate da una serie di colonne con capitelli del XV sec. ad eccezione di uno ornato con una testa umana, eseguito probabilmente nel XII. La chiesa conserva una fonte battesimale a immersione decorato da cornucopie e rosoni (1441-1497), ed é arricchito da un grande arco in pietra grigia scolpito con motivi vegetali e i simboli dei quattro Evangelisti (fine XV sec.). Davanti all'altare maggiore sono collocate due preziose sculture lignee raffiguranti Sant'Andrea e Santa Lucia affini alla produzione di Francesco di Valdambrino, eseguite da un ignoto artista nel primo decennio del Quattrocento.
Pontito nel Web.

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STIAPPA

Stiappa per molti secoli ha segnato il confine tra il gran ducato di Firenze e il ducato di Lucca, sempre in lotta fra loro che se lo contesero in quanto insediamento strategico. Inoltre, questo piccolo castello è stato sempre privo di elementi difensivi, avendo sfruttato nel corso dei secoli la disposizione a muraglia delle proprie case. La chiesa di S. Maria Assunta conserva opere piuttosto pregevoli: una tela tardo seicentesca di scuola emiliana, raffigurante l'Assunta, e una Madonna in trono del XVI secolo, di scuola pistoiese. Stupende le quattro colonne romaniche forse provenienti da una chiesa più antica.

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CASTELVECCHIO

Dell’antica pieve si hanno notizie fin dal IX secolo. La tradizione storiografica locale, vuole che sia una delle sette pievi che furono fondate dal Vescovo Frediano nel VI secolo. Questa chiesa battesimale ebbe un’importanza notevole in età alto-medievale, sia per la sua posizione, sia per l’ampia giurisdizione che possedeva per tutto il territorio della vallata. La struttura dell’edificio come il suo orientamento rimandano ad una tipologia di architettonica di chiara derivazione lucchese. L’abside infatti è rivolta ad est e il campanile (forse ricostruito nel XIII secolo) è ubicato a sud rispetto alla chiesa. Dell’edificio antico è rimasto poco, infatti dei rifacimenti strutturali dovuti a un crollo disastroso intorno alla metà del XIX secolo hanno seriamente modificato il suo aspetto originario. Dei lavori furono eseguiti anche intorno ai primi anni del Novecento. In questo periodo fu ricostruita la facciata secondo uno stile più vicino alla tipologia stilistica lombarda. L’interno si presenta a tre navate e conserva , a differenza delle altre pievi della vallata, la cripta sottostante il presbiterio. Spiccano per la loro bellezza i capitelli delle colonne che esibiscono una particolare ed originale forma scultorea di stile romanico. La chiesa possiede gli arredi di notevole pregio come un trittico della seconda metà del Trecento depositato nel Gabinetto di Restauro di Firenze.

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SAN QUIRICO

Paese di antiche origini e di notevole valore monumentale, San Quirico è uno dei castelli dell'alta Svizzera Pesciatina che meglio testimoniano dei valori storici ed ambientali della zona. Il paesaggio non si discosta da quello consueto di questi luoghi: si tratta in gran parte di castagneti e di olivi, che continuano a determinare forme e colori del paesaggio ma che hanno perso, qui come altrove, la loro funzione originaria a causa dell'abbandono dell'agricoltura. Tipica è anche la forma del borgo, con il consueto arroccamento sul colle: casomai è da notare che la chiesa ed il potente campanile non si trovano nella parte più elevata dell'abitato, ma piuttosto in basso. L'ampiezza del castello dà ancora l'idea dell'importanza che l'insediamento ebbe in epoca medievale, soprattutto per via della sua posizione di confine fra le sfere d'influenza fiorentina e lucchese. Nel catalogo delle chiese lucchesi del 1260 troviamo rammentata la chiesa di S. Quirico, insieme a quelle di Aramo, Sorana, Medicina, Lignana, Stiappa, Pontito e Lucchio ; ma il primo documento che ne parla è molto più antico e risale all'anno 880. Già questo documento attesta dell'antichità dell'insediamento di S. Quirico, pur se non ci aiuta a ricostruire la storia del castello e non ci autorizza a fare supposizioni sull'esistenza, all'epoca, di una terra murata. E' probabile che l'incastellamento sia avvenuto in un secondo momento, dato che anche altri documenti, successivi a questo, riguardano sempre la sola chiesa. In una pergamena del 980, posteriore di un secolo esatto, si menziona S. Quirico, unica fra le filiali della pieve di Arriana, a proposito di una allivellazione effettuata dall'allora pievano. Nel 1407 la chiesa, con decreto vescovile del 28 febbraio, ebbe il privilegio del fonte battesimale; nel 1519, in seguito al distaccamento dalla diocesi di Lucca del piviere di Pescia, l'assetto ecclesiastico della zona venne a mutare, e la giurisdizione dell'antica pieve di Castelvecchio, che era stata compresa nei nuovi confini pesciatini, non incluse più la chiesa di S. Quirico. L'erezione in pieve di Medicina condusse poi a qualche problema, tanto che, verso la fine del XVI secolo, il vescovo dovette intervenire personalmente. Occorsero ancora molti anni, però, perché si giungesse all'erezione di S. Quirico in pieve: il decreto, firmato dal vescovo Calchi, porta la data del 1718, ed assegnò alla nuova pieve le filiali di Stiappa e Pontito. Quanto alla vita civile, le vicende di S. Quirico sono legate alla sua posizione di confine ed alle guerre che infuriarono nella zona lungo il medioevo. In particolare, il XIV secolo fu estremamente duro per S. Quirico e per i paesi vicini; il borgo, a causa dei fatti d'arme e delle carestie, si era ridotto ad una popolazione di venti abitanti, tanto che il governo lucchese decise di esentare dalle imposte per un periodo di dieci anni coloro che fossero andati a ripopolarlo. Contesi fra Fiorentini e Lucchesi, molti castelli della Valleriana caddero sotto il dominio di Firenze ai primi del secolo. Più tardi furono recuperati da Lucca e di nuovo si trovarono al centro di contese nel secolo successivo, allo scoppio della guerra fiorentino lucchese del 1429, finché con l'atto di pace del 1442 furono riconquistati da Lucca diversi luoghi, fra i quali, oltre a Medicina, Aramo, Fibbialla, Stiappa e Pontito, figura anche S. Quirico. Fatti d'arme a carattere locale, ma non per questo meno cruenti, intanto si svolgevano fra gli abitanti di S. Quirico e quelli di Castelvecchio, a testimonianza di una rivalità e di un odio di cui ancora oggi non si sono del tutto perse le tracce.
Al 1538, secondo alcune memorie dell'archivio parrocchiale, risale la costruzione delle mura castellane, ad opera del commissario Giuseppe Totti. Sul torrione, recante lo scudo con l'arme di S. Quirico, che era costituita da un cane e dal motto 'Libertas', venne anche apposta un'iscrizione, a ricordo delle nuove fortificazioni. La giornata del 22 luglio, in cui venne respinta l'incursione fiorentina, rimase memorabile e fu dichiarata festa paesana. Di fronte a simili incidenti, che si ripeterono anche nel secolo successivo i Lucchesi provvidero a rifornire periodicamente la fortezza di armi e munizioni, ed a farla ispezionare dai propri commissari, e questo stato d'allarme continuo cessò solo verso la metà del XVIII secolo.

Il sito del Comune di San Quirico d'Orcia.

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VELLANO

Paese di cui abbiamo notizie certe fin dal X secolo. Alcuni studiosi sostengono che il paese sia di origine ligure. La pieve è rammentata in alcuni scritti del 910, fu restaurata da Carlomagno o dai Longobardi, questo ancora non è stato accertato. Il paese fu assalito nel 1281 dai Lucchesi, causandone la distruzione delle mura e delle torri, per essersi schierata con i ghibellini, così nel 1329 si unì definitivamente a Pescia aderendo alla Lega della Castella di Valdinievole. La struttura del paese è a semicerchio ed è situata su di un ripido pendio. Dal paese scendendo a valle si ritorna a Pescia.

Vellano nel web.

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SORANA

Il paese viene menzionato per la prima volta in un documento del secolo X. Durante il medioevo era uno dei castelli più inespugnabili, fino a quando nel 1364 conquistato dai fiorentini non entrò a far parte del dominio di Firenze. A causa dell'aumento della popolazione venne aggiunto un secondo cerchio difensivo mentre più tardi (nel 1376) si sviluppò un nuovo insediamento a sud del castello. Risultano ancora oggi ben visibili i resti delle antiche mura medioevali che circondavano la Rocca (un tempo detta Sovrana), nei pressi dell'attuale chiesa.La bella chiesa dei S.S. Pietro e Paolo, ad un'unica navata, conserva ben poco della struttura originaria; all'interno, pregevoli soprattutto il Crocifisso cinquecentesco e la Vergine del Rosario (attribuita a Matteo Civitali) in terracotta dipinta, della metà del secolo XVI.

Casa Vacanze a Sorana.

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ARAMO

La posizione a picco sulla valle della Pescia minore ne fa uno dei castelli più suggestivi di questa zona.Il borgo di Aramo, ricordato sin dal mille, fu teatro nel medioevo di lunghe contese tra fiorentini e lucchesi; nel 1383, dopo un lungo assedio, venne quasi completamente distrutto ed incendiato. Sono ancora visibili le tracce dell’antica cerchia muraria ed alcuni cunicoli sotterranei, usati in passato dagli abitanti in caso di assedio per uscire fuori dal borgo. La chiesa di San Frediano sorge al culmine dell’abitato. Ad una sola navata l’edificio contiene arredi sacri per lo più del Seicento e Settecento. Da visitare anche il bel oratorio della Natività di Maria: al suo interno sull’altare, un pregevole dipinto quattrocentesco a tempera su muro raffigurante la Madonna in trono.

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FIBBIALLA

La prima testimonianza di questo piccolo borgo incasellato risale agli ultimi del secolo X. Delle antiche mura difensive non sono rimasti che pochi resti, ancora oggi visibili. Nei pressi di questo castello, posto in posizione strategica, lucchesi e fiorentini si scontrarono numerose volte per poterne ottenere il controllo; alla fine Fibbialla entrò a far parte del dominio lucchese.
La chiesa di S. Michele Arcangelo, quattrocentesca, è ad una sola navata. Al suo interno vi sono alcuni dipinti del sei-settecento di notevole valore.

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MEDICINA

Ricordata fin dal X secolo, Medicina domina le due valli grazie alla sua invidiabile posizione geografica. Fu nel corso dei secoli teatro di dure battaglie fra lucchesi e fiorentini i quali cercarono con tutti i mezzi possibili di annetterla come loro possesso. Ancora oggi sono visibili alcuni resti delle antiche mura e la bella porta di questo piccolo ma suggestivo borgo. La chiesa di S. Martino conserva solo pochi resti della struttura originaria: particolarmente pregevoli la fonte battesimale della metà del secolo XVI e le due statue del Quattrocento in legno, raffiguranti entrambi la Madonna col Bambino.

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PIETRABUONA

Edificata dal vescovo di Lucca, Pietro II nei primi anni del secolo X, Pietrabuona è l’ incatevole porta della Svizzera Pesciatina. Deve il suo nome alle antiche e preziose cave di pietra serena, nei secoli passati vero e proprio tesoro naturale. Pure le numerose cartiere sviluppatesi lungo il corso del fiume Pescia sono state un glorioso vanto di tutta la regione montana e collinare.Per la sua posizione strategica, fin dal ‘300 fu oggetto di aspre contese tra pisani e fiorentini che la conquistarono definitivamente nel 1371. Oltre alla bella porta d’ingresso al castello sono ancora ben visibili dentro il borgo i resti delle mura difensive.La chiesa di S. Matteo conserva tra l’altro due pregevoli sculture lignee di scuola toscana dei primi del ‘400, raffiguranti S. Matteo e S. Colombano.
LA PIEVE
La pieve di Pietrabuona è attestata fin dal 798, ma della vetusta struttura non è rimasta nessuna traccia. Si ritiene che il primo edificio con il titolo di "Sancti Gregorii" fosse ubicato all'interno dell'originario insediamento urbano. Sell'antica struttura architettonica risalente al 1260 c.a. è rimasta una parte dei muri perimetrali e l'abside che confina con la porta del castello. Quest'ultimo elemento di unione tra l'edificio ecclesiastico e la struttura delle mura è abbastanza ricorrente nei castelli della Valdinievole. L'abside esibisce un'ornamento che rimanda a maestranze lucchesi. L'orientamento della chiesa fa comprendere che l'insediamento aveva tutt'altro assetto, forse rivolto verso Lucca che in età medioevale costituiva il centro politico e culturale di tutto il territorio.

Fattoria di Pietrabuona.

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Patrizio Rossi



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