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Lombardia tra giottismo e strade inedite. Lo strano caso del Maestro della Tomba Fissiraga

testo e foto di Marco Corrias
 
 

 

Una delle personalità più note, eppure più misteriose della pittura lombarda del primo ‘300 fu senz’altro l’anonimo “Maestro Della Tomba Fissiraga”, così chiamato per via del suo pregevole ciclo di affreschi, datati 1327, conservatosi presso la tomba di Antonio Fissiraga in San Francesco a Lodi.
Personalità quindi collocabile nel primo quarto del ‘300, come tanti altri artisti del suo tempo il pittore senza nome visse una carriera da “artigiano itinerante”, determinata da spostamenti a corto raggio. Quella che gli studiosi ritengono essere stata la sua prima impresa pittorica si può ancora oggi apprezzare sulle pareti del battistero romanico di Varese: città non certamente tra le maggiori del tempo, ma pur sempre agevolata da vivaci traffici mercantili. Emporio a metà strada tra Milano e il lago Maggiore, attraversata da maestranze Campionesi e frescanti di frontiera, la piccola Varese fu per certo toccata da proposte artistiche indirettamente aggiornate sulla maniera giottesca, e perciò svincolate dal modello autorevole. Se consideriamo che il gran fiorentino sarebbe giunto a Milano, presso la corte di Azzone Visconti, soltanto nel 1335, (per poi non parlare di Giusto de Menabuoi, operante presso l’abbazia milanese di Viboldone solo dal 1349), il fatto acquisisce una rilevanza da non sottovalutare.
Nell’area presbiteriale del battistero varesino si concentra una ricchissima antologia di pitture medievali eterogenee per stile, qualità e cronologia, frutto di un'accumulazione progressiva al limite della sovrapposizione: un vero palinsesto della pittura tra XIV e XV secolo in area Verbanese, celato per anni da grevi pennellate di calce, prima del recupero e della valorizzazione.
In questa sede sarà il caso di concentrarsi in particolare sul cospicuo nucleo di affreschi eseguiti sulla parete sud fino alle lunette del portale principale, da parte del Maestro della Tomba Fissiraga. Databili intorno al 1325 e disposti su più registri in moto paratattico e ancora bizantineggiante, santi e vescovi sono figure dotate di robusta plasticità e notevole espressività: ed ecco delinearsi la concreta e aneddotica parlata del maestro lombardo, fatta di precise notazioni di costume e dall’acuta resa dei dettagli. Notevoli anche i due devoti rivolti verso la Crocefissione che occupa la spalla dell'arco trionfale.
Da Varese a Lodi, troviamo l’anonimo frescante ancora all’opera, presso la bellissima chiesa dei francescani, punto di riferimento per le famiglie nobili della città che tra XIII e XIV secolo ottennero il patronato delle cappelle al suo interno.
Clamorosamente tappezzata d’affreschi votivi lungo tutte le pareti e perfino sulle colonne, ad opera di artisti locali aggiornati sulla lezione giottesca, S. Francesco raggiunge il suo apice sulla parete meridionale dell'aula: proprio qui ritroviamo operante il pittore che avrebbe preso il suo pseudonimo dal nobile lodigiano Antonio Fissiraga, grande benefattore dei Francescani, morto nel 1327.
La parete del transetto destro è occupata dal noto sepolcro, innalzato su due registri: in quello inferiore è rappresentato il funerale di Antonio Fissiraga, il cui feretro è attorniato da uno stuolo di frati francescani in preghiera; quello superiore raffigura a sinistra Maria in trono col Bambino e a destra il feudatario in ginocchio col modellino della chiesa e un Santo Vescovo e Francesco stanti.
Nel luogo che diede il soprannome al pittore, la qualità pittorica si elevò ulteriormente: Il Maestro della Tomba Fissiraga si concentrava nelle descrizioni entro spazi architettonici senz’altro appresi da Giotto, ma puntualmente smentiti dalla prospettiva fantasiosa, quasi invertita, che dà ancora l’impressione di far scivolare i protagonisti giù dai loro scranni.
Fu un artista esperto, avvezzo a valide soluzioni azzardate; effetti illusionistici volti a ricreare uno spazio architettonico più immaginario che reale, come denunciano l’ampia e quadrata seduta del trono a baldacchino e le cuspidi: finti rilievi e marmorei, istoriati con episodi cristiani (S. Giorgio e il drago), riletti in chiave puramente cavalleresca. Eppure, i tempi delle chansons de geste affrescate non erano ancora maturi!
Poi arrivò il tempo del viaggio a Milano: la mano dell’artista è stata da tempo individuata perfino nella figura del Redentore in Trono del refettorio dell’abbazia di Chiaravalle.
La storia del sublime ed eccentrico Maestro della Tomba Fissiraga però ebbe fine qui: nella capitale del ducato Sforzesco, con i miseri resti della Chiesa alla conca Fallata. Pochissimi brani pittorici superstiti, datati 1330-33 e dal modellato qualitativamente notevole, coprono qua e là la parete a destra, un tempo del tutto affrescata. L’influenza del misterioso pittore in città si sarebbe fatta ancora sentire, soprattutto in San Lorenzo, attraverso imitatori superstiti, di gusto popolare.

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Battistero di San Giovanni a VareseBattistero di San Giovanni a Varese
Battistero di San Giovanni a VareseBattistero di San Giovanni a Varese
Battistero di San Giovanni a Varese Chiesa di San Francesco a Lodi
Chiesa di San Francesco a Lodi Chiesa di San Francesco a Lodi
Chiesa di San Francesco a Lodi Chiesa di San Francesco a Lodi

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Marco Corrias

Mi chiamo Marco Corrias e sono nato a Milano. Dopo la maturità scientifica ho frequentato la facoltà di Giurisprudenza, poi abbandonata per dedicarmi alla mia vera passione: la storia dell'arte. Mi sono iscritto alla facoltà di Scienze dei Beni Culturali con indirizzo storico-artistico presso l'Università di Pavia, dove mi sono laureato. Ho poi deciso di proseguire gli studi specializzandomi in Storia dell'Arte medievale, questa volta a Genova. Alla fine del biennio, mi sono laureato con una votazione di 110 con lode, presentando una tesi sull'architettura romanica nell'area del Verbano e dell'alto Ticino tra XI e XII secolo. Nel maggio 2013 ho superato le prove del concorso indetto dalla Provincia di Pavia per l'abilitazione alla professione di guida turistica, ottenendo il relativo tesserino. Dallo scorso ottobre scrivo sui siti d'informazione indipendente Milanofree.it e Paviafree.it. Nel novembre scorso ho vinto il premio letterario Philobiblon, indetto da Italia Medievale, con il racconto "Il destino di Gregorio Magno": capitolo XXI, tratto dal mio primo romanzo della trilogia "I signori di Langobardìa: "Opus barbarica", auto pubblicato su www.ilmiolibro.it e in attesa di pubblicazione (da parte di case editrici). Attualmente frequento il corso di Specializzazione biennale in Beni Storico Artistici presso l'Università Cattolica di Milano. Ho un'ottima padronanza della lingua inglese; nel corso degli anni ho coltivato la passione per la fotografia, in particolare di monumenti, ma anche di natura (soprattutto alberi, fiori, insetti e funghi), favorita dai numerosi viaggi che ho intrapreso in Italia e all'estero: a tal proposito ho creato una pagina facebook culturale chiamata Medioevo Monumentale che mi sta dando parecchi soddisfazioni.
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