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La "Torre Matilde" di Viareggio
di Michelle Pardini
La "Torre Matilde" di Viareggio

La Torre di Viareggio fu edificata per proteggere i magazzini delle merci e lo scalo portuale, facilmente esposti alle irruzioni dei corsari barbareschi.
Dopo aver ascoltato la relazione di una commissione incaricata di studiare il problema, il 5 giugno 1534, venne decretata
l'edificazione della torre, nei pressi della foce. E' quella che sorge ancora oggi isolata e severa, sul fianco della piazza del Vecchio Mercato ed è intorno a questa torre che sorgerà il futuro centro abitato.
La maggior parte del materiale per la costruzione della torre fu ricavata dalla demolizione del procinto dell'antico castello, che in tempi più lontani, aveva resistito agli assalti dei nemici, ma che si avviava alla definitiva rovina.
L'opera di edificazione fu portata a termine in sette anni.
I lavori del fortilizio erano appena terminati quando la piccola comunità di Viareggio fu testimone di un memorabile avvenimento:
l'11 settembre 1541, l'imperatore Carlo V, dovendosi incontrare a Lucca con Papa Paolo III, salpato da Genova, sbarcò a Viareggio, mentre le navi del seguito stavano ancorate al largo della spiaggia.
Carlo V volle esprimere il suo compiacimento alle autorità lucchesi per l'accoglienza riservata alla sua persona. Mentre i rappresentanti della Repubblica, Giacomo Arnolfini e Francesco Cenami, porgevano all'imperatore gli omaggi del Senato e del popolo lucchese, dalla nuova torre le artiglierie sparavano a salve per salutare l'illustre ospite.
Il giorno dopo, il 12 settembre, nella cattedrale di San Martino a Lucca, ebbero inizio i colloqui tra Papa e imperatore che vertevano su due problemi di grande interesse per la cristianità: la spedizione contro Algeri, che Carlo V si accingeva a compiere, e la convocazione dell'atteso Concilio generale per la riforma della Chiesa.
Carlo V ripartì da Lucca il 18 settembre.
Dalla torre si sparavano colpi a salve, come segno di saluto, ma anche di avvertimento.
La guarnigione di stanza a Viareggio si componeva di sei uomini destinati alla guardia della torre.
Si trattava in genere di militari indisciplinati e colpevoli d'insubordinazione, costretti per punizione a presidiare Viareggio ed a subire il pericolo della malaria.
Agli inizi del 1700, il continuo avanzare della spiaggia aveva lasciato la torre cinquecentesca abbastanza lontana dalla riva del mare. Un largo tratto di spiaggia era rimasto scoperto e indifeso e la torre fu utilizzata come carcere.
Di solito venivano mandati a Viareggio piccoli gruppi di galeotti che, appena giunti, erano rinchiusi in una cella della torre, in attesa dei velieri genovesi.
Nel 1749, a qualcuno balenò l'idea di rinchiudere i galeotti nell'antico castello di Viareggio per destinarli a vari lavori di pubblica utilità, ma la proposta non ebbe seguito.
Ma ecco che la Repubblica di Venezia chiese a Lucca un certo numero di forzati per le proprie galere, cosicchè la prima "infunata" di galeotti partì alla volta della Serenissima il 2 giugno 1753.
Il bargello ed una compagnia di sbirri accompagnarono i forzati fin sui navigli veneti. A quella spedizione ne seguirono altre, più o meno numerose, e tale infamia durò praticamente fino al 1801, anno in cui la nuova Repubblica lucchese instaurata da Napoleone poneva fine, per sempre, alla pena del remo. Rinchiusi in un primo tempo nella fortezza di Castiglione, i galeotti vennero successivamente tradotti nella torre di Viareggio, che ospitò quei detenuti fino a che Lucca, nel 1847, non entrò a far parte del Granducato di Toscana.
Insieme ai galeotti venivano tradotti nella torre di Viareggio anche i condannati alla pena di confino o di lavoro forzato.
Oggigiorno, nelle rare volte che rimane aperta al pubblico, è sede di mostre ed eventi culturali di vario genere.

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http://michellecestmoi.wordpress.com.


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