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Il Tribunale dell'Inquisizione

di Eleonora Bartorelli e Fabrizio Bacolla
 
 

 

Inizialmente nell'area piemontese medievale il concetto di strega e la presenza del diavolo sono molto incerti, le autorità si limitano a perseguire le fattucchiere e le praticone di paese. L'epidemia delle streghe è un fenomeno sconosciuto, si parla molto di magia, ma il Tribunale dell'Inquisizione non ravvisa ancora questioni di possessione diabolica e presenze eretiche. I primi casi sono di magia: nel 1292 una Pasqueta di Villafranca è condannata a pagare una multa di quaranta soldi "quia faciebat sortilegia in visione stellarum". Altri casi di condanne pecuniarie per sortilegio sono segnalati a Pinerolo ed a Vigone. Ma l'Inquisizione arriverà a non guardare in faccia nessuno. I Templari, è noto, sul finire del secolo XIII erano riusciti a dar vita ad un poderoso organismo bancario. Esercitavano il cambio, facevano prestiti, esigevano tributi a nome dei Governi. La loro immensa ricchezza causò il rilassamento dei costumi, suscitò cupidigie di principi specialmente di quelli debitori e contribuì insieme all'apparato di segretezza che circondava la loro attività, a malfamarli nell'opinione pubblica. Filippo il Bello, re di Francia, antagonista di Bonifacio VIII, organizzatore dell'attentato di Anagni, autore di una bolla falsa (Scire te volumus), depredatore di ebrei, di lombardi (si trattava di banchieri lombardi, ossia astigiani, perseguitati, ai quali il re era debitore di fortissime somme) e caorsini, tentò di approfittarne per rifornire il suo erario esausto. Ripudiò i debiti ingenti contratti con i Templari, si arricchì sequestrando i loro beni, li diffamò come autori di nefandi delitti contro la religione e la morale ed infine nell'ottobre del 1307 li fece imprigionare, torturare e processare.
Clemente V (Bertrand de Goth, arcivescovo di Bordeaux) papa francese ed avignonese, troppo debole e succube di fronte all'energia spregiudicata del Sovrano, come assolse i colpevoli dell'attentato di Anagni, così soppresse l'Ordine dei Templari con la bolla "Vox in deserto", dopo il tragico processo durato dal 1307 al 1312, e quasi tutte le mansioni ed i suoi beni in Piemonte passarono ai Gerosolimitani. Ciò non toglie però che il lato esoterico dell'Ordine era in effetti una realtà. Ricordiamo la presenza in Piemonte, e proprio nel Monferrato, dove le Crociate furono particolarmente sentite ed i rapporti con la Palestina continui per un secolo, la fioritura di sette eterodosse quali i Manichei ed i Catari in Alba ed a Calliano (AT), tanto che nel 1030 l'arcivescovo di Milano Eriberto, tentò invano di ricondurli al Cattolicesimo e vennero annientati col ferro e col fuoco in una specie di crociata dei Signori della regione, sebbene principale tra gli eretici fosse la contessa del luogo, forse la vecchia moglie di Gerardo di Calliano. Il cronista Rodolfo Glabro narra come "precipua mulier" di Monforte d'Alba (la "comitissa" di Landolfo Seniore, l'altro cronista) si recò a far visita in un castello vicino ad un "miles" di nome Ugo e Gandolfo dando il nome di Gerardo al capo degli eretici. Se pensiamo che i successivi signori di Monforte discendono probabilmente da una figlia del conte Oberto di Alba, come quelli che posseggono il Colombero, stato già di lui, non è forse troppo ardita la congettura che la "precipua mulier" fosse la vecchia Berta, vedova di Gerardo di Calliano, detta "comitissa" perché figlia di un conte e Gerardo "primo fra gli eretici" il suo terzogenito.
I Trovatori Provenzali, splendidamente accolti alla Corte di Bonifacio I di Monferrato, erano tutti "fedeli d'amore" e Catari essi stessi, esuli dalla Provenza per la sventurata crociata contro gli Albigesi. La dottrina esoterica e cabalistica era ben radicata in Piemonte dove gli inquisitori lavoravano con risultati concreti contro gli eterodossi di qualunque dottrina. Ad esempio nel maggio del 1294 a San Salvatore Monferrato, l'inquisitore frate Tommaso da Gorzano, catturava l'eretico de Morosino, ponendolo alla tortura. Ma costui fuggì e vanamente fu inseguito dagli sgherri dell'inquisitore nelle confinanti terre di Lu e di Castelletto Scazzoso. Nel 1293 sempre in San Salvatore Monferrato il nobile Guglielmo dalla Valle fu processato ed arso vivo. Nel 1300 ancora in tal centro fu la volta di certa Marca, da Lu, parimenti processata ed arsa. Nell'agosto dello stesso anno, altro arresto nella persona di Aicardo che fece la fine dei precedenti. Erano tutti costoro Patarini e Guglielmo dalla Valle apparteneva ad una delle più illustri famiglie monferrine. E' comunque fuor di dubbio che fra i vari Ordini Cavallereschi, l'Ordine dei Templari fu quello che più di ogni altro sorpassò la doppia limitazione costituita da una parte dal semplice ideale guerresco della cavalleria laica, dall'altro dall'ideale semplicemente ascetico del Cristianesimo e dei suoi Ordini monastici. Oltre tutto la sua dottrina interna aveva un carattere iniziatico. Per questa ragione esso fu in special modo preso di mira e stroncato. Quali siano pur stati i movimenti "reali" della distruzione dei Templari, hanno poca importanza. In tali casi, questi movimenti sono sempre occasionali: valgono solo a mettere in moto le forze necessarie per attuare un disegno la cui intelligenza direttrice si trova su un piano assai più profondo. Quindi per via della natura stessa dell'ideale Templare, l'Ordine "doveva" essere distrutto violentemente. Pochi furono coloro che li difesero. San Bernardo nel capitolo IV del "De Laude Novae Militiae" così li descrive: "Vivono in una grande società frugalmente, senza donne, senza figli, senza possedere nulla in proprio, nemmeno la volontà.
Usualmente essi son negletti nell'abito, coperti di polvere, col viso arso degli ardori del sole, con lo sguardo fiero e severo. All'approssimarsi della battaglia, si armano di fede di dentro, di ferro di fuori, senza ornamenti negli abiti, né gualdrappe sui cavalli. Le armi sono l'unico fregio e d'esse valgonsi con gran cuore nei maggiori pericoli, senza temere né il numero né la forza dei barbari. E' solo nel Dio degli eserciti che essi confidano e che per lui combattendo essi cercano una vittoria certa o una morte santa e onorata". Del resto l'istinto della Chiesa contro la cavalleria, usando pretesti vari, non mancò di manifestarsi anche nel riguardo di altri Ordini. Nel 1238 Gregorio IX attaccò l'Ordine di San Giovanni Gerosolimitano per abusi e presunti tradimenti ma accennando anche alla presenza di elementi "eretici". Nel 1307 i Cavalieri Teutonici furono parimenti accusati di eresia dall'arcivescovo di Riga ed a gran pena il loro Gran Maestro riuscì a salvare l'Ordine. Nel 1489 Innocenzo VIII con la bolla "Cum solerti meditatione" univa l'Ordine del Santo Sepolcro a quello di San Giovanni di Gerusalemme e di Rodi. Nel 1776 e 1777 la Santa Sede unì l'Ordine di Sant'Antonio Abate detto Viennese, all'Ordine di Malta. L'Ordine di Santa Maria Teutonica o dei Cavalieri Teutonici sorto in Palestina quasi contemporaneamente con i Templari ed i Gerosolimitani, dopo l'abbandono della Terrasanta da parte dei cristiani si trasferì a Venezia poi a Marienburg (1309) ed a Koenigsberg (1466). Dal Gran Maestro dipendevano i commendatori provinciali per la Prussia, la Germania e la Livonia. L'Ordine dominò per lungo tempo in Prussia, Estonia, Curlandia e Pomerania, malgrado l'ostilità e l'antagonismo dei Polacchi e dei Lituani. Dopo fortunose traversie l'Ordine esiste tuttora ed è un altro degli Ordini sotto la protezione della Santa Sede.
Con il Quattrocento la caccia si fa più spietata. Appaiono le prime accuse precise: rapporti con il diavolo, veneficio, pratiche eretiche. Inizia così la psicosi della stregoneria, gli Statuti di San Giorgio Canavese, nel 1422, puniscono con una multa di 50 lire le incriminate, le quali, se non sono in grado di pagarla, caso comunissimo essendo povere, finiscono al rogo. Nelle valli di Susa e di Pinerolo stregoneria ed eresia valdese si confondono, i giudici non fanno distinzioni. Tutti gli eretici, siano mentecatti o allucinati, sono bruciati. Ad Oulx il luogo del supplizio si trova a breve distanza dal borgo, la sentenza viene eseguita in modo del tutto particolare: il condannato, più spesso una condannata in quanto la stregoneria si collega a fenomeni di isterismo cui le donne sono maggiormente soggette, invece di essere trascinato al rogo è rinchiuso in una capanna di frasche che viene incendiata. Morte in qualche modo pietosa, il reo muore prima soffocato che bruciato. Nel 1424 Jeannette Garcin, vedova di Jean Isnard di Exilles è condannata come "strega, fattucchiera, invocatrice del demonio". Cinque anni dopo è la volta di cinque chiomontini accusati di stregoneria e sortilegio, più probabilmente si trattava di eresia valdese. Sono un uomo e quattro donne, torturati, la cui sentenza riporta: "...voi foste convinti d'aver invocato i demoni dell'inferno, d'avere per loro potere tormentato le creature umane, uccidendo, avvelenando e commettendo non uno ma parecchi omicidi con i vostri malefici. Voi avete rinnegato Dio e violato le leggi divine e umane e siete incorreggibili perciò sarete legati fortemente a pali solidi sopra un rogo e sarete interamente divorati dalle fiamme affinché i vostri corpi ritornino in polvere". Nel 1430 viene bruciato a Bardonecchia un Antoine Andrè: le accuse sono sempre le stesse, elencate con cura, tra l'altro quella di essere "eretico, fattucchiere ed omicida". Anche nel suo caso c'è il dubbio che non si trattasse di uno stregone ma anch'egli di un valdese. Il processo più clamoroso, quello in cui le accuse sono più specifiche e in cui si rintracciano le credenze e le superstizioni del tempo sulla possessione diabolica, è dell'ottobre 1436.
Ormai i processi hanno assunto una fisionomia precisa: non si parla soltanto di pratiche occulte e di ciarlataneria, si introduce anche la presenza attiva del diavolo, dell'orgia blasfema ed eretica, dei rapporti carnali con il signore delle tenebre. Le accuse d'apostasia si susseguono, il delitto di aver rinnegato il battesimo e d'aver calpestato la croce è sempre presente, di tutti è forse il più grave. Tommaso Balbi, Guglielmo Celier, Antonietta e Giovanni Forneri, Bardonecchia Moti e Jeannette Bruneri, di Chiomonte, sono condannati al rogo per aver avuto contatti carnali con il diavolo, rinnegato Dio e camminato sulla croce, nonché di aver spacciato polveri magiche, ucciso alcuni bambini e preso parte al sabba. Gli incriminati sono mandati al rogo, tranne Tommaso Balbi cui è concessa la grazia di non essere bruciato, bensì annegato nelle acque della Dora per aver confessato i propri delitti ed essersene dimostrato pentito. E' da pensare che fosse il delatore e l'accusatore dei compagni. Soltanto così si può giustificare il trattamento che gli è riservato. Forse non siamo neppure lontani dal vero nell'affermare che sia stata una mente debole, se non malata. Da notare che la grazia di essere annegati o impiccati, invece che bruciati, talora era concessa in relazione al comportamento dell'imputato. Qualche volta il boia, per un senso di pietà, ma sempre con il consenso del giudice, nel legare al palo il condannato faceva intervenire un inserviente, il cosiddetto "tirapiedi", che lo strozzava per evitargli le sofferenze del fuoco. In conclusione possiamo affermare che il fenomeno delle streghe trae origine dalla torbida spiritualità di larga parte del popolo, ma è indubbio che vi furono uomini e donne, al di fuori di quelle categorie di poveri ammalati, dediti a pratiche di stregoneria per superstizione, ignoranza, miseria o per desiderio di facili guadagni. Non è del resto facile definire i contorni di un fenomeno che finì con il coinvolgere giudici, incriminati, testimoni, inquisitori e popolo. I processi si risolsero in una forma di psicosi in cui comparivano smanie ed esaltazioni religiose, presenze eretiche, isterismi personali e collettivi, dicerie e leggende, in una tragica macchinazione purtroppo inarrestabile.

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