ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALIA MEDIEVALE

Dedicato ai Variaghi

di Aldo C. Marturano
Le guardie variaghe

All’organizzazione di tipo mafioso apparsa in Terra Russa nel primo Medioevo

Quando si parla di Variaghi di solito si pensa, quasi naturalmente!, al Mar Baltico e alla Russia ed è sicuramente giusto immaginare queste persone, questi uomini, cercare un loro modo di vita nella zona del Grande Nord di cui è parte la grande Pianura Russa, che a me sta a cuore più di altre nel mio studio. Tuttavia erroneamente, a mio avviso, li si associa con i Vichinghi e quindi con i Rus’. Continuo infatti a leggere etichette e didascalie per i Variaghi come Vichinghi dell’Est e simili. Non è solo una questione di termini errati, ma una questione di nostri atteggiamenti differenziati verso questi uomini di tanti secoli fa a secondo che venissero dalle coste norvegesi, e quindi portassero con sé un certo tipo di spirito di avventura, o che venissero invece da quelle svedesi arrivando da queste parti forse con minore impeto.

Nell’articolo che qui segue cercherò di chiarire proprio questi punti.

Prima di tutto è molto probabile che i cosiddetti Variaghi si muovessero nel Baltico qualche decennio prima dei cosiddetti Vichinghi nel Mare del Nord perché lungo l’entroterra baltico orientale si trovano molti siti in cui le commistioni culturali fra genti locali e gli scandinavi in cui sono riconoscibili tracce “sicure” dei Variaghi risalgono ad epoche alquanto più antiche rispetto alle prime scorrerie dei Vichinghi registrate in Occidente e questo è già un importante spartiacque. Se poi ci rifacciamo ai documenti che nominano i Rus o Ros risaliamo addirittura a epoche remote rispetto alla nascita della prima organizzazione statale russa… ma questa parte del discorso la tralascerò.

Prendiamo allora una carta della Scandinavia e mettiamocela sotto gli occhi. Se teniamo presente che nei tempi passati essa era considerata un’isola circondata dal Mare Oceano (cioè la si vedeva situata ai margini della Fine del Mondo, secondo le concezioni degli antichi geografi) possiamo subito accorgerci che, data una ragione per lasciare le proprie terre e cercarne delle altre lontane, per quanto riguarda i norvegesi recarsi nelle Terre Russe avrebbe significato dover fare un giro vizioso tutt’intorno alle loro coste fino a Capo Nord. Un’impresa certamente “spaventosa” poiché sarebbe stata condotta con le navi nelle acque dell’Oceano, mitico Mare della Morte, che i norvegesi medievali popolavano di mostri e di vortici mortali (il Maelstrom, ad es., se ricordate Edgar Allan Poe!) e perciò col timore permanente di esserne inghiottiti o di cadere nel baratro! Sappiamo dalle saghe islandesi che malgrado ciò ci fu chi lo fece, entrò nell’odierno Mar Bianco e saccheggiò un tempio dei Finni lì viventi, ma fu una di quelle imprese isolate e non reiterate! Un’alternativa “norvegese” che evitava l’Oceano poteva essere quella di passare le montagne che dividono le coste svedesi da quelle norvegesi (le cosiddette Alpi Scandinave) per portarsi sulle coste baltiche dove però ci sarebbero state delle difficoltà perché si entrava in terre non proprie!

Alla fine l’impresa era invece più facile e più semplice per gli svedesi e già lo si può immaginare dalla carta che abbiamo aperta davanti a noi…

Detto questo, dobbiamo chiederci: Che cosa poteva spingere queste genti a migrare proprio ora, a lasciare le coste di casa propria per andare in terra straniera proprio in questi anni (VIII-IX sec. d.C.)? Così impostata la questione però in realtà è falsata, se non si corregge l’impostazione di fondo: Non bisogna assolutamente pensare a migrazioni di interi popoli come quelli germanici verso l’Impero Romano riversatisi nei secoli anteriori nel continente alla ricerca di nuove terre da sfruttare!

Non c’è prova, dopo la vera e massiccia migrazione dei Goti partiti dalle stesse lande nel II sec. d.C., di spostamenti esodali nelle epoche successive. Nel caso dei Goti abbiamo addirittura uno storico del VI sec. (531 d.C.) Jordanes o Jornandes, vescovo di Crotone, che scrisse raccogliendo le tradizioni orali (che allora si conservavano molto bene negli anziani) nella sua famosa opera Gesta dei Goti. Qui si trovano non solo gli itinerari seguiti da questi svedesi, le necessità di lasciare la terra avita, ma anche i nomi delle genti con i quali vennero a contatto durante il loro peregrinare accompagnati talvolta da descrizioni anche puntuali sui costumi, sulle lingue di popoli che appaiono la prima volta nella storia europea del Grande Nord.

In questa opera unica e preziosissima si racconta come un fosco mattino nella Terra dei Goti si raccolsero a concione le famiglie dei maggiorenti per discutere di una situazione che ormai stava diventando invivibile: La comunità si era talmente accresciuta che la precarietà della locale agricoltura e delle altre risorse di cibo disponibili non permetteva più di nutrire a sufficienza tutti. Si decise allora di dividere il popolo in tre gruppi e poi di tirare a sorte quale di questi avrebbe lasciato la patria per sempre. Ciò avveniva nel 150 d.C. Il gruppo scelto dalla sorte dunque lascia le coste svedesi più o meno dalle parti dove si trova oggi Stoccolma e si dirige verso sudest. Il primo fiume che incontra è la Vistola che viene percorsa tutta contro corrente. Siccome è utile riferirsi a quest’opera, ne riporto qui di seguito come indicazione ulteriore qualche rigo:

Nel Nord nei flutti salati del Mare Oceano c’è una grande isola: La Scandinavia. Ha la forma di una foglia di albero di limone con i lati frastagliati, distesa per il lungo e chiusa in se stessa. Pomponio Mela informa che essa si trova sul Kattegat dove infatti il Mar Oceano arriva con le sue onde. La parte anteriore (orientale) è proprio davanti alla foce della Vistola che nasce nei Monti della Sarmazia e arrivato in vista della Scandinavia si divide in tre rami e si versa nell’Oceano (qui c’è una qualche confusione con il fiume Elba) dividendo la Germania dalla Scizia.  L’isola scandinava ad Oriente ha un grande lago (è il Malaren) …. e in Occidente è bagnata da un mare immenso che la tocca fin nel nord e non è navigabile…”

La geografia che illustra la penetrazione dei Goti attraverso terre oggi polacche è abbastanza chiara. La spedizione ebbe successo e il nome dei Goti si sparse per tutta l’Europa e la fama dell’impresa fu tale che ritornò nel nord fissandosi nelle tradizioni locali come la realizzazione di un grande sogno.

Fu un’impresa molto importante poiché suggeriva a chi ne avesse voglia nei secoli successivi di intraprenderla ancora una volta. Secondo me, è quasi sicuro che di qui nacque quel desiderio di volgersi a sud dove c’è ricchezza (nel medioevo intesa come ricche coltivazioni e abbondanza di cibo) e il calore del sole che ti avvolge per tutto l’anno, dove  ci sono città bellissime etc. etc. Anzi! Se per i Goti di Ermanarico la meta ultima era Roma in Italia, in seguito essa divenne Roma Nova o Secunda ossia Costantinopoli, la mitica città che le genti del nord chiamavano semplicemente la Città Grande (Mikla Gardha)riconoscendola, come tutti d’altronde, come la più grande città del mondo!

Per i nostri Variaghi, sebbene le condizioni incontrate dai primi Goti (loro antenati) nel nuovo ambiente fossero molto cambiate nel VIII-IX sec. d.C., le sollecitazioni che li spingono verso le coste baltiche meridionali e orientali sono più o meno le stesse, ma diverse da quelle che muovono i loro congeneri delle coste norvegesi. So bene che è difficile distinguere Norvegesi dagli Svedesi in base a costumi e lingua ancora oggi, ma siccome il nome di Vichinghi o, rispettivamente, di Variaghi è stato loro attribuito da altri non scandinavi, penso che per lo storico sia importante distinguere bene i termini per poter poi ricostruire le rispettive mosse condotte, queste sì!, con prospettive molto diverse. Il danese J. Brønsted ad esempio mette tutti in un fascio e così la misteriosa città di Volin sull’Oder diventa anch’essa “vichinga”. Alla stessa stregua bisognerebbe allora fare con Björkö in Svezia o no?

Faccio un’ipotesi. In Norvegia arrivano informazioni sugli insediamenti dei monaci irlandesi (visto che furono loro a colonizzare per primi le coste della lontana Islanda) che fanno tappa nei fiordi sulle loro abbazie, sui loro conventi organizzati con villaggi annessi lungo le coste francesi e inglesi e sulle isole che sono più a occidente (Hibernia, da dove essi stessi provengono, fra le altre innumerevoli isole scozzesi) situate in mezzo “all’innavigabile” mare Oceano! Attireranno certamente l’attenzione di questa parte della Scandinavia e provocheranno le imprese vichinghe…

La notizia invece dell’esistenza di un’altra Roma nel sud situata più ad oriente e della sua magnificenza, secondo me, è più attraente per gli svedesi perché probabilmente questi si sentono più vicini ad essa geograficamente. Giungerà persino notizia che ci sia la possibilità di essere ingaggiati a far da scorta armata a convogli commerciali oppure ad essere guardie a re ed imperatori o ancora a far da truppa speciale nelle spedizioni guerresche dell’Impero Romano ed essere molto ben pagati.

Non solo! Verso sud si trovano altre città enormi appartenenti ai saraceni che sono non meno ricche e non meno belle di quella dei cristiani e tutto questo è ben documentato!

Dove trovare un mondo migliore per vivere invece di restare a penare in questo duro e precario nord? Come un qualsiasi avventuriero che ha deciso di dare una svolta alla sua vita, il Variago cerca una vita migliore e, siccome l’unica cosa che sa far meglio (anche per ragioni di dimensioni corporee, vista la selezione dei giovani fatta prima di ammetterli nelle bande in partenza) è la guerra o meglio detto, l’arte di combattere nel corpo a corpo, decide di formare un gruppo di intenzionati come lui e partire… Le loro armi sono le migliori, importate dal Regno Franco dove, a quei tempi, c’erano fior di maestri nella lavorazione dell’acciaio (le lame di Damasco si diffonderanno invece più tardi). Dunque è deciso…

Se osserviamo bene il Mar Baltico esso è un mare interno piccolissimo in confronto al Mediterraneo, ma è pienissimo di isole, quasi da paragonarlo con l’Egeo per la sua facile traversabilità passando da un’isola all’altra! Muoversi da una costa all’altra è agevolissimo e molto semplice e non c’è neppur bisogno di navi attrezzate per le tempeste “oceaniche” del Mare del Nord o per lunghe traversate. Le navi vichinghe dunque qui sono assolutamente superflue! A poche miglia dalla costa abitata (probabilmente partendo dallo Uppland dove oggi c’è Uppsala) c’è subito la grande isola di Gotland. Poco oltre, cabotando verso nordest, c’è già la costa della Curlandia e le isole che chiudono il Golfo di Riga e ancora qualche miglio più avanti si entra nel Golfo di Finlandia per giungere alle isolette che sbarrano oggi ancora il porto di San Pietroburgo. Questa è la geografia del Baltico meridionale ed è inutile credere a quei documentari o a quelle storie di Vichinghi che viaggiano in queste acque su enormi e pittoresche navi. Un qualsiasi svedese alla ricerca di avventure non aveva difficoltà ad approdare sulle coste baltiche di fronte a lui come si fa ancora oggi con le popolarissime barche a vela, senza dover necessariamente essere attrezzato con mezzi marittimi enormi e costosi… Se aveva fortuna poi, si stabiliva sull’approdo più favorevole, si rifaceva una vita sposando una ragazza figlia dei locali e la sua vita si concludeva lì. Di tanto in tanto sarebbe anche tornato in patria dai suoi, proprio in vista del facile viaggio di andata e ritorno e, allo stesso tempo, avrebbe raccontato nel suo giro di amicizie le esperienze fatte in quelle terre che ora erano la sua nuova patria. Anche questo è documentato nelle saghe…

Se riusciamo ad immaginare lo scenario in epoca medievale ecco che il quadro delle attività dei Variaghi nel Baltico diventa più dettagliato e più realistico, rispetto alle fantasiose ricostruzioni di autori poco informati. Penso anche che sia chiaro a questo punto che l’attività sanguinaria (secondo il nostro modo di vedere moderno) e la necessità di scorrerie lampo come quelle intraprese dai Vichinghi non possono essere ribaltate nella stessa misura ai Variaghi! Ribadiamo che le grandi navi, i knoerrar ritrovati dagli archeologi e ricostruiti in vari musei, erano più necessarie sull’Oceano che nel Baltico e dunque non lungo i fiumi russi! Allora lasciamo i norvegesi nel loro Mare del Nord… a fare i Vichinghi!

Un altro punto mi serve qui sottolineare per non deviare il mio lettore lungo informazioni errate e fantastiche. I Variaghi non sono un popolo intero in cammino alla ricerca di una terra dove stabilirsi, ma delle bande armate ben organizzate che partono per un’impresa oltremare di saccheggio! L’impresa deve fruttare loro tanta ricchezza da poter tornare in patria a riprendersi un posto sociale nella comunità migliore di quello che hanno lasciato. La loro gente forse li ha emarginati o li ha messi fuori legge o comunque non ha loro offerto altra possibilità che darsi all’avventura in mare. Sono dei corsari ancora senza alcuna idea di abbandonare la loro attività di predoni armati per trasformarsi in mercanti, sebbene poi oserei dire che li possiamo vedere come i precursori sia della “legale” dell’Hansa germanica sia degli “illegali” Vitalienbrüder di qualche secolo dopo che batteranno le loro stesse rotte! Ciò non contraddice il fatto che altri loro congeneri si possano trovare invece come sedentari integrati nelle realtà straniere, perché in realtà il termine Variaghi io penso si riferisse solitamente agli armati che andavano verso il Baltico più remoto orientale e non a quegli svedesi che abitavano le coste o vivevano qualche città delle Terre Russe “pacificamente” o di alte Terre Slave del Baltico. Secondo la mia lettura, le Cronache Russe errano (sono state scritte quasi 700 anni dopo questi supposti avvenimenti!), nell’elencare i Variaghi fra i “popoli” del Baltico.

Dico questo perché mi pare di poter distinguere nella nomenclatura fissatasi qui nel nord i due tipi di nuovi arrivati svedesi ossia i Variaghi dai Kolbjaghi.

Kolbiag è un termine che compare tardi (XI sec. in Michele Attaliate, bizantino, e XVI sec. nelle Cronache Russe) per un portapacchi, un trasportatore, un traghettatore o insomma una specie di postino o guida che sa dove andare, se gli affidate qualcosa, ma... straniero e svedese nella zona di Polozk e di Pskov! Il termine ha un’etimologia norrena (la lingua degli scandinavi in cui sono scritte le saghe islandesi e antenata del moderno svedese e delle due lingue norvegesi ancora in uso) nella parola kylfingr che indica uno che usa la pertica o il bastone (per appoggiarsi, per comandare, per indicare), dunque più pittorescamente uno sperticatore (più avanti capiremo il perché della mia interpretazione)! Questa funzione è molto importante per chi voglia viaggiare lungo i numerosi corsi d’acqua della Pianura Russa. Infatti chi naviga contro corrente, se non conosce la strada per giungere al luogo prefisso, corre il rischio di imboccare ad una confluenza la corrente sbagliata! Quindi una guida che conosca bene l’itinerario, man mano che ci si addentra nel folto, è importantissima. La guida poi deve non solo conoscere il luogo, ma saper anche parlare le lingue dei nativi che si incontreranno per accordarsi con loro, avere informazioni aggiornate perché le correnti possono aver cambiato corso o alveo etc. Insomma in altre parole: deve essere uno che vive nella zona o che si presenta come persona affidabile in una terra straniera. Dagli storici contemporanei (XIII-XVI sec.) sappiamo (ma si fa così ancor oggi in tutto il mondo) che il costume dei locali, una volta fattisi abbordare, era di dare informazioni sbagliate agli stranieri curiosi (aspettandosi sempre guai dagli intrusi) non conosciuti proprio per deviarli e tenerli lontani dai propri villaggi nascosti nella foresta. Ecco dunque che dobbiamo immaginare il Kolbjago mettersi a capo (ben pagato!) della carovana di barche variaghe per guidarle lungo un percorso scelto.

Vediamo allora come si organizzano i Variaghi quando danno inizio alla loro avventura.

La parola Varjag ci dà il primo indizio! Anch’essa ha un etimo norreno ossia varing/væring e significa colui che ha fatto un patto oppure colui che ha un ingaggio! I Variaghi sono perciò dei giovani scapoli presi a contratto a tempo determinato! Fanno parte di un gruppo con un capo che comanda e organizza, che sa dove andare e che cosa fare in un certo luogo dove si trova un certo bottino che, assicura, farà tornare tutti ricchi a casa. Per accedere al gruppo in partenza occorre prestare giuramento su quell’intrapresa (che non viene mai svelata nei dettagli, naturalmente) e accettare una vara! Quali sono i requisiti della scelta? Innanzitutto bisogna essere prestanti, saper maneggiare le armi e cioè spada e ascia di guerra e saper ingegnarsi a lavorare legno e il ferro quando occorra, perché qui si fa tutto da sé.

Se ci sarà da battersi ci si batterà e si potrà anche morire. Prima di partire quindi ci sarà una grande cerimonia conviviale in cui si preparerà e si mangerà tutti insieme e il patto finale sarà sancito da una solenne bevuta come è costume qui nel nord! Nel gruppo non sono ammesse donne, salvo talvolta quella del capo… Non sappiamo se i Variaghi ricorressero anche loro al berserkr nel modo di combattere, come facevano i loro congeneri Vichinghi ubriacandosi, ma sappiamo invece che erano certamente buoni bevitori e pronti a tirar fuori le armi per farsi giustizia da sé alla prima offesa ritenuta abbastanza grave. Le navi che armano, l’abbiamo già detto, non sono grandi perché ogni equipaggio non supera la quarantina di persone (anche questo lo sappiamo dalle Cronache) ed ha vela e remi. Probabilmente hanno prora doppia come il knoerr vichingo in modo da non doverle manovrare troppo laboriosamente quando si inverte il senso di navigazione dopo un approdo. Addirittura sono convinto che le si lasciasse a secco in un posto sicuro, dopo la traversata via mare e prima di addentrarsi nelle correnti fluviali, proprio perché le imbarcazioni più adeguate sono quelle che gli slavi o i finnici usavano (gli strugy) e dunque bisognava rivolgersi a loro per averne o fabbricarsene delle simili.

Dunque il tempo è arrivato, non appena il mare è libero dai ghiacci e si può salpare!

Nel IX sec. la situazione “politica” delle coste baltiche dipendeva dalle “voglie” dei Vendi (in questo etnonimo sono conglobati tutti gli slavi presenti nel bacino dell’Elba e della Vistola) che si erano attestati al nord lungo il mare dopo le grandi migrazioni germaniche verso sud (Völkerwanderungen).

Gli Slavi conserveranno un santuario nazionale ad Arkona nell’isola di Rügen e difenderanno le loro terre dagli intrusi con le armi e le imboscate fino al XII-XIII sec. Arenarsi sulle loro spiagge è perciò molto pericoloso perché si corre il rischio, mentre si fanno i tentativi di rimettere la propria barca in mare, di essere improvvisamente circondati (i Vendi sono in agguato fra gli alberi fitti presenti già a venti-trenta metri dal bagnasciuga!), spogliati letteralmente di tutto, fatti prigionieri e venduti schiavi nel sud! Dunque le coste dove si sa che ci sono i Vendi (in pratica da Lubecca-Kiel verso est) non saranno toccate e si proseguirà verso est. Se la banda si può fidare di una guida esperta che è già a bordo, magari si passa fra le isole (oggi) estoni che chiudono a nord l’enorme “lago di mare” che è il Golfo di Riga, giungendo facilmente alla foce della Dvinà (chiamata dai lettoni Daugava), altrimenti si prosegue, tenendo quelle isole a tribordo. Si giunge alla foce della Narva (fiume non lontano da Tallinn) che non è molto bene in vista dal mare, ma che porta verso il grande lago Peipus (o, come lo chiamano i russi “dei Ciudi” o “di Pskov”) e fino a Pskov. Neanche questa però è una rotta molto battuta…

Dunque si continua. Si entra nel moderno Golfo di Finlandia fino alla foce della Nevà!

Questo è un estuario molto largo e la corrente non è molto forte poiché il dislivello fra il lago Nevo (oggi Ladoga) dal quale la Nevà scaturisce e il Mar Baltico è di ca. 5 m distribuito lungo una settantina di km! Si naviga perciò agevolmente sebbene contro corrente.

Mantenendosi più o meno al centro (la Nevà è quasi diritta e i pochi affluenti sono facilmente distinguibili dalla presenza di fitti canneti) si evitano facilmente pericoli o agguati, sebbene non si sia vista un’anima viva finora! La densità abitativa nella cosiddetta Ingria (Ingermannland in norreno e Izhora in russo, è il nome della zona dove oggi è San Pietroburgo) è bassissima.

A vista dalla costa si entra nel Ladoga, si arriva ad una specie di penisola abbastanza elevata e si è alla foce del fiume Volhov. Perché ci si ferma qui? Evidentemente perché solo dopo aver doppiato questa penisola si sono scorti i fili di fumo che salgono dalle case del villaggio su palafitte sulla riva destra del fiume (noi, con i Variaghi, siamo arrivati sulla riva sinistra) dei Finni locali. Non fidandosi di approdare, i Variaghi avranno fatto sosta dove oggi si trova Ladoga, una base logistica che è ancor oggi abitata sulle rovine della vecchia stazione variaga. Ha oggi una fortezza costruita in mattoni nel XVI sec. e porta il nome di Ladoga la Vecchia (Stàraja Làdoga). Le tracce della postazione antica sono più tarde di quelle del villaggio finnico che si trova di fronte sull’altra riva e ciò ci conferma che i Finni erano presenti lì molto prima dell’arrivo degli svedesi. Anzi! Ci dice che i due gruppi vivevano separatamente e che probabilmente Ladoga era abitata solo stagionalmente dagli scandinavi, visto che non ci hanno lasciato grandi tracce indicanti un’intensa raccolta di generi alimentari o una conflittualità permanente.

A questo punto occorre decidere il da farsi perché il tempo stringe e, se si deve proseguire per il sud, sarà meglio affrettarsi per organizzarsi adeguatamente. Dobbiamo sempre tener presente che le visite di queste bande, in principio dovevano rispettare delle date precise per non incappare nel ghiaccio invernale o nella fanghiglia primaverile delle piste forestali e quindi se si partiva un certo giorno dalla costa svedese occorreva prevedere di tornare ad un cert’altro giorno per non rimanere bloccati dalla stagione sfavorevole. Possiamo pensare che più o meno il periodo rispettato era lo stesso del calendario marittimo dell’Hansa che, dato che non ci sono stati notevolissimi mutamenti di clima fra il IX e il XV sec. d.C., ad esempio prevedeva la chiusura dei traffici fra Novgorod la Grande sul lago Ilmen e Lubecca a San Martino (11 novembre) seguendo proprio quest’antica rotta variaga…

Novgorod la Grande oggi non è molto lontana da San Pietroburgo e si trova (ad est) sulla sponda nord del lago Ilmen proprio all’uscita dalle acque di questo lago del fiume Volhov (che ne è l’unico emissario) e che, come abbiamo visto, corre verso il Ladoga.

Qual è il legame fra la più antica repubblica europea e i nostri Variaghi? Secondo le Cronache Russe i Variaghi apparvero nei dintorni dell’area dove sorge Novgorod intorno agli inizi del IX sec. d.C. e alle loro prime apparizioni s’imposero come predoni e sfruttatori delle genti locali assoggettandole a tributo. Teniamo presente tutto questo e continuiamo con i Variaghi il viaggio nelle Terre Russe del nord.

La risalita del fiume si presenta abbastanza difficile perché la corrente ha alcune rapide e l’ultima è proprio poco prima della caduta nel lago Nevo. Il nome Ladoga (Aldeigja in norreno) deriva infatti proprio da questa situazione fluviale perché in finno-carelico con le parole Alode Jogi (di qui deriva Aldeigja) si indica il Basso Fiume. Ci siamo dunque procurata una barca di quelle che usano qui senza chiglia perché dovremo affrontare alcuni problemi di trasbordo ed è l’unico tipo d’imbarcazione agevole ad essere trascinata sul terreno. Con l’aiuto dei cavallini locali aliamo la barca sui rulli lungo la riva quando saremo alle rapide oppure con lunghe pertiche la teniamo sull’acqua al centro della corrente. Tutto questo si può fare soltanto accordandosi coi Finni locali (che le Cronache Russe chiamano genericamente Ciudi). Non è perciò plausibile che i Variaghi ricorrano all’assalto o alla distruzione dei villaggi perché così agendo non ne ricaverebbero alcunché, ma questo è già l’inizio di una filosofia della violenza dei Variaghi che in queste circostanze sono costretti ad abbandonare…

Una cosa è da notare qui, ma ci spiega anche tante altre di cui parleremo più avanti: L’itinerario che stiamo percorrendo è, per così dire in termini moderni, sperimentale! Questa rotta infatti fu inaugurata proprio dai Variaghi! Anche di questo ci sono le prove archeologiche…

Andare verso sud… ma per far che cosa? Le informazioni che i capi-spedizione variaghi hanno raccolto dicono che Costantinopoli o Baghdad sono lontane e per recarsi in quelle città occorre aver merce da scambiare e tutte le relazioni necessarie per poter percorrere senza grandi intoppi l’itinerario, abbastanza lungo e irto di punti daziari. Questa prima tratta dell’itinerario passa in una landa veramente desolata. Gli informatori però hanno una sorpresa: Risalendo il fiume si arriva al lago Ilmen (o Ilmer) che è a due passi dalle sorgenti del Volga, del Dnepr e della Dvinà! Questa è una buona notizia perché qui al nord tutti sanno che lungo questi fiumi si viaggia verso i mercati ricchissimi dell’Impero Romano o di quello Arabo! I Finni hanno informato che sulle rive del lago è un buon posto dove trovare roba perché è lì vicino il luogo dove si formano i convogli e dove arrivano anche gli slavi e gli ebrei per commerciare. Occorre portarsi perciò a quell’altezza! Il luogo a cui si fa riferimento diventerà più tardi Novgorod che non esisteva ancora alle prime venute dei Variaghi visto che è ricordata nelle Cronache Russe come città solo nell’XI sec.

Lo spazio mercato come posto di scambio c’era probabilmente da tempo intorno al lago Ilmen e potrebbe essere più o meno quello che oggi costituisce la cosiddetta Riva del Mercato di Novgorod odierna. Un po’ più a sudovest con le stesse caratteristiche c’era anche Gnjòzdovo che poi fu abbandonata e spostata qualche chilometro più in là, a Smolensk. Quando la frequentazione variaga in queste zone si fece preoccupante, deve esser successo che Kiev, non appena saputo della “nuova via” aperta nel nord, mandasse immediatamente gruppi di slavi (gli Slaveni/Sloveni) per colonizzare massicciamente la zona e metterla sotto controllo! Costoro si arrestarono dapprima sulla riva meridionale del lago Ilmen dove oggi forse lo prova la presenza della cittadina che porta il nome di Russa (oggi Staraja Russa) senza proseguire fino al lago Ladoga e presumendo che esistesse già un gruppo con nome Rus’ rimasto a Kiev.

La preferenza per la sponda meridionale del lago è spiegabile col motivo già individuato due secoli fa dallo storico S. Solovjòv e cioè che gli slavi da contadini quali erano non si spinsero oltre perché il clima non permetteva loro le coltivazioni tradizionali. Tuttavia di qui si passò sulle sponde settentrionali, forse per ragioni di sicurezza o a causa del regime molto variabile del lago che a volte invadeva i terreni sulle sponde per chilometri, e l’archeologia ci disegna la nuova città cioè Novgorod (questo è il significato del toponimo) come l’insieme di tre centri abitati vicini fra loro: Uno su un’altura, un altro oltre un piccolo affluente del Volhov e un altro ancora sulla riva opposta corrispondente alla tradizionale Riva di Santa Sofia. Dai toponimi conservatisi possiamo arguire che quello sull’altura è sicuramente slavo, quello al di là del piccolo affluente è finnico e infine il terzo è variago. Inoltre un'altra località separata, ma vicinissima a Novgorod, che porta il nome di Rjurikovo Gorodisc’ce ci avverte che è proprio qui che si stabilì Rjurik, di cui parleremo più avanti.

A partira da Novgorod si offrono due possibilità ai Variaghi: Offrirsi come scorta con ingaggio stagionale per i convogli che partono per il sud oppure rifornirsi di merci e dirigersi autonomamente sulla rotta commerciale. Per quest’ultima ipotesi ancora una volta ciò significa o scambiare quello che si ha oppure depredare con la forza quello che non si ha! La seconda soluzione potrebbe essere applicata più facilmente visto che i Variaghi sanno fare la guerra, ma è anche senza sbocco perché poi bisognerà contattare gli intermediari che  gestiscono i traffici né questi si possono sottoporli ad azioni di forza, se si vuole realizzare una vendita. Questa azione predatoria inoltre può riuscire una volta, ma non sarà più possibile una seconda volta perché tutto l’ambiente si ritorcerà ostilmente verso di loro e addirittura può essere loro preclusa la via del ritorno! E’ escluso poi che si possa proseguire armati e con intenzioni bellicose lungo i fiumi e fino al prossimo punto daziario perché qui ci si scontrerebbe con gli armati locali della Bulgaria del Volga e poi dei Cazari. Dunque ancora una volta occorre rinunciare all’atteggiamento puramente piratesco “vichingo”…

Che fare? Occorre adeguarsi all’ambiente e presentarsi come  vere e proprie “forze dell’ordine”, ma… a servizio dei capi locali! E chi sono i capi locali? Dalle notizie che abbiamo, l’élite al potere è formata dagli slavi sebbene siano gli ultimi arrivati. I loro insediamenti qui nel nord sono stabili soltanto intorno al X sec. Qui hanno cominciato da subito a tessere delle relazioni coi popoli già presenti prima di loro. In particolare i Krivici e i Dregovici si sono mescolati coi Baltici locali mentre gli Sloveni si sono commisti ai Finnici. In cambio di derrate alimentari in continuità gli slavi agricoltori ottengono i prodotti della foresta e della taigà nordica. Non ci fermeremo qui sui prodotti apprezzatissimi nei mercati del sud, ma dobbiamo ammettere che ci si accorse subito del valore delle merci qui ottenibili e della possibilità che si offriva tramite gli Slavi con i loro agganci di organizzare dei traffici commerciali molto proficui! Certamente il traffico di queste parti non era cosa nuova giacché già dai tempi di Tacito sappiamo che c’era (ad es. con ambra e avorio, quest’ultimo sia fossile dei mammut sotto il ghiaccio sia dai denti di tricheco dell’Artico).

Rivediamo allora gli itinerari e la logicità della loro esistenza.

Il primo in funzione per moltissimo tempo è quello lungo la Dvinà di Polozk. Gli slavi di Polozk, i Krivici e i Polociani, erano attestati molto all’interno rispetto alla foce del fiume che sbocca dove oggi si trova Riga e ciò si spiega con motivi sia ecologici che di spazi disponibili per la coltivazione. Infatti la lega di tribù slave della regione aveva dovuto fermarsi in una certa area perché la zona era occupata da popoli a loro affini: i Baltoslavi (da cui poi scaturiranno Lituania e Lettonia). Non ci sono tracce clamorose di conflittualità nell’archeologia locale e quindi possiamo pensare che queste genti riuscivano a convivere e a mescolarsi senza litigare. La presenza di bande variaghe a Polozk è più antica di Novgorod, ma non sembra imposta con la forza benché la città dai reperti archeologici risulti spostata nel X sec. rispetto ad un centro originario anteriore andato a fuoco. Da Polozk si risale il fiume Dvinà fino all’altezza del lago di Lepel’. Dopo aver percorso un breve volok (spartiacque dove appunto le imbarcazioni venivano tirate a secco e trascinate da una corrente all’altra sui rulli, come abbiamo accennato prima), si entra a Borisov (dove c’era la famosa pietra morenica – valun – che indicava la strada) e si è già sulla Berezinà, affluente del Dnepr, non molto lontani da Kiev.

L’altro itinerario lungo la Narva (o Néreva) segue il breve tratto di questo emissario del lago Peipus, entra nel lago, attraversa il primo bacino, poi il secondo più piccolo e inframmezzato da isole e prosegue per il terzo bacino chiamato più propriamente lago di Pskov. Di qui si entra sulla corrente del fiume Grande (Velikaja) e lo si risale fino ad un volok che lo separa dalla Dvinà per poi proseguire come detto sopra.

Da Novgorod invece si attraversava il lago Ilmen’ dirigendosi verso sudovest e si entrava in uno degli immissari, la Lovat’ e si risaliva fino a Holm. Qui c’è il volok che separa questa stazione da Toropez sulla Dvinà e si prosegue fino a Vitebsk. Di lì sul volok si passa ad Orscia e si è già sul Dnepr. Questa rotta è quella che le Cronache Russe intendono quando parlano della Via dai Variaghi ai Greci che però stranamente è nominata pochissime volte nelle Cronache rispetto a quella che seguiva il Volga, detta la Via verso i Figli di Sem

Degli itinerari appena sopra descritti quella lungo il Dnepr fu in auge finché Costantinopoli costituì il maggior mercato compratore delle merci del nord, ma poi decadde prima con la conquista della capitale dell’Impero Romano d’Oriente da parte dei Crociati nel 1204 e poi con le conquiste dei Tatari (Mongoli) della steppa ucraina.

L’altra rotta per il sud la Via dei Figli di Sem” (perché diretta verso l’Impero Cazaro ebraico) partiva da Novgorod e, sempre percorrendo la Lovat’ e deviando prima di Vitebsk lungo il fiume Kasplija che portava a Smolensk, risaliva il Dnepr, che qui è ancora un fiume giovane vicinissimo alle sorgenti, e giungeva a Dorogobuzh dove si passa il volok con l’Ugrà che è già un affluente dell’Oka a sua volta confluente nel Volga alcuni chilometri più avanti.

Tutta questa rete (e abbiamo tralasciato gli altri possibili itinerari percorsi in caso di guerre locali o di altri problemi di percorribilità) deve essere tenuta sempre libera da impedimenti ed è proprio questo il motivo per cui il mitico knjaz (russo per principe) variago Oleg scendendo verso Kiev fonda alcune postazioni con i suoi uomini lungo questi fiumi. Ciò ci dà la prova che, dove ci sono alcuni nodi “di servizio” lungo gli itinerari, i convogli si fermano per riposare, per mangiare, per riparare o per agganciarsi ad altri gruppi prima di proseguire e che questi nodi devono essere difesi. Da chi e contro chi?

E qui s’innesta il nostro modo di vedere i Variaghi come una vera e propria mafia che io ho chiamato Mafia dell’Acqua… Le bande variaghe infatti non sono venute qui per servire o guadagnare quel che si può, ma per fare grandi imprese in cui si costruiscono grandi ricchezze e si ritorna in patria in trionfo. Sono questi gli ideali per i quali i Variaghi sono in giro e rischiano la loro vita. A questo punto però si scontrano con gl’interessi degli slavi, ultimi arrivati qui nel nord, almeno sul lago Ilmen…

D’altra parte gli Slavi non sono genti d’arme altrettanto brave quanto i Variaghi e dunque occorre trovare un modus vivendi con loro. Dalle Cronache, come abbiamo già detto, sappiamo che i Variaghi in un primo tempo avevano imposto (naturalmente con la forza) un tributo alle genti probabilmente slave e finniche della zona del Volhov e che questo regime era diventato talmente esoso (parallelamente con la crescita della domanda dei mercati del sud) che tutti si erano ribellati e avevano ricacciato i Variaghi nel loro Baltico!

Non era però avvenuta la stessa cosa a Polozk, ad esempio. Anzi! Il regime variago locale risulta qui stabile fino ai tempi di san Vladimiro e cioè fino al tardo X sec. Sembra quasi che qui ci fossero degli accordi fra le bande che venivano (non molte come possiamo immaginare) dalla Svezia (magari dalla base di Gotland dove poi si affermerà la città di Visby) sulle zone che ciascuna banda doveva “battere”. Ecco forse perché si evitavano la Dvinà di Polozk in quanto già “occupata”. Doveva esserci un accordo con l’élite slava locale…

Nella zona fra il lago Ladoga e il lago Ilmen gli slavi invece erano la classe dominante insieme coi capetti finnici e quando si accorsero che, scacciata una banda variaga, ne seguiva subito un’altra, capirono che senza una forza bene armata non si sarebbe mai riuscito a governare i vitali traffici e si decise allora di andare a Gotland, punto di concentramento delle bande svedesi, per negoziare un qualche accordo con una banda locale più forte delle altre: Che sia pure la benvenuta nella zona di Ladoga e che prenda le redini del comando militare come “terzo membro” (e dunque “ricacciabile”, se non funziona) nell’impresa commerciale slavo-finnica!

Questa è la Banda di Rjurik che si presenta non più come sfruttatore, ma come difensore dagli attacchi esterni di altre bande che eventualmente capitino da queste parti! Questa è la legittimazione del ruolo di Rjurik e dei suoi due fratelli giunti qui insieme con una ben nutrita banda di armati. Naturalmente occorre compensarlo adeguatamente. Tuttavia, ecco che ora, paventando alle popolazioni minute del luogo altri probabili e più terribili nemici in arrivo dopo di loro, la Banda di Rjurik si offre come una vera e propria organizzazione poliziesca privata: Né più né meno come si presenta la mafia siciliana a chiedere il pizzo ai commercianti!

Comunque, come abbiamo detto, non sono i soli ad essere presenti come armati e impositori di tributo lungo queste coste. Abbiamo accennato a Polozk dove, secondo lo storico del XIX sec. Belaev, c’era già la banda di un certo variago Kvillan che poi passerà il potere ad un altro variago a nome Ragnvald (in russo Rogvolod). C’è anche Turov dove domina il variago Tur (ossia Thor) e, come ci dice la Vita di Santa Olga, persino a Pleskov (oggi Pskov) c’erano i Variaghi, stavolta integrati ai balto-slavi locali. Forse è per questa ragione che uno dei fratelli di Rjurik (Sineus), non potendo entrare in quest’ultima città, si era sistemato lì vicino, a Izborsk su un’altura un po’ interna rispetto alle sponde del lago.

Il biologo australiano Jared Diamond ha chiamato il sistema di dominio basato sull’alienazione forzata dei beni altrui da parte di un’élite armata cleptocrazia quella che, secondo me, in Europa conosciamo oggi sotto il nome siciliano di mafia. Nel nostro caso dato che i Variaghi di Rjurik agiscono sulle vie d’acqua il sistema di potere istaurato da loro può ben esser chiamato la Mafia dell’Acqua!

Questo regime dunque si imporrà e si estenderà con Oleg addirittura fino a Kiev e con Svjatoslav fino al Delta del Danubio e fino al Mar d’Azov, scompigliando il monopolio dei corsi d’acqua del Volga e del Don (sul Danubio, la sosta sarà breve) tenuto fino ad allora da altre potenze (i Cazari soprattutto) e cucendo il tutto in un grande tessuto politico tenuto insieme con la minaccia delle armi che si estende dal Mar Bianco al Mar Nero!

La Mafia dell’Acqua disseminerà le rive dei fiumi russi con i suoi forti blindati dove conserva le merci “raccolte” e soprattutto dove detiene in ostaggio i figli dei capi locali che hanno con loro rapporti permanenti! Ogni città russa sarà sempre dominata da questo forte-deposito che si allargherà e si abbellirà e si trasformerà nei vari Cremlini (secondo la mia interpretazione, per queste ragioni nel nord il Cremlino è chiamato originariamente Detinez o Deposito dei Bambini)!

Come mai i Variaghi perdono la loro identità culturale svedese? E quale etnia nasce sotto il nome di Rus’?

Secondo me (e qui sono disposto a dare la mia risposta solo alla prima domanda) le bande hanno una cultura “nazionale” bassissima ed insufficiente. Ed è logico! Sono costituite da ragazzi scapoli e incolti che sono parzialmente dei disperati reietti della loro società d’origine. Accolti poi in un consesso di gente che invece ha un senso orgoglioso della propria identità slava che rinnova ad ogni occasione possibile, assimilati attraverso matrimoni in famiglie nuove non svedesi o comunque miste, non avendo altro da offrire culturalmente che la loro abilità a predare… non possono che slavizzarsi (d’altronde imitando le altre etnie finniche e baltiche che hanno già fatto altrettanto)!

E che nome darsi poi nella nuova identità di élite al potere? Uno tutto nuovo, Rus’, che magari li identifica meglio di altri o forse inventato lì per lì o ancora affibbiato loro dai Cazari o da altri! Sono certo di non poter dire con sicurezza a quale parola originaria risalga la parola Rus’ e non voglio entrare in polemiche oziose su normannismo e antinormannismo!

© 2007 di Aldo C. Marturano

NOTA FINALE

La nostra discussione è basata su varie ricerche di vari autori che non abbiamo nominato nel testo perché altrimenti sarebbe stato un campo di battaglia di note e noticine, rimandi e inserzioni, che avrebbero distratto il lettore dal fil rouge da noi seguito. Nelle bibliografia seguente perciò chi volesse approfondire troverà i lavori che abbiamo consultato dove ci sono le analisi filologiche, storiche e archeologiche che ci hanno aiutato più di altri.

I. Belaev – Istoria Polocka ot drevneiscih vremjon do Ljublinskoi Unii, Moskvà 1872

R. Boyer – La Vita Quotidiana dei Vichinghi, Milano 1998

J. Brøndsted – I Vichinghi, Torino 1976

W. Froese – Geschichte der Ostsee, Gernsbach 2002

E.S. Galkina – Tainy Russkogo kaganata, Moskvà 2002

C. Goehrke – Russischer Alltag, die Vormoderne, Zurich 2003 

D. Ilovaiskii – Stanovlenie Rusi, Moskvà 2003 (ristampa del 1909)

A. P. Kazhdan – Vizantiiskaja Kul’tura (X-XII vekov), Moskvà 1968

V.V. Kolesov – Mir celoveka v slove Drevnei Rusi, Leningrad 1986

E. Classen – Drevneiscaja Istorija Slavjan i Slavjano-russkov, (ristampa del 1861) Moskvà 2005

D.S. Lihacjov – Russkie letopisi (XI-XVI vekov), Moskvà fino al 2006

E.A. Mel’nikova – Drevnjaja Rus’ v svete zarubezhnyh istoc’nikov, Moskvà 1999

V. Orlov – Tainy Polockogo Istorii, Minsk 1995

E. Pcelov – Rjurikovici, Istoria Dinastii, Moskvà 2003

V. B. Perhavko & J. V. Suharev – Voiteli Rusi IX-XIII vv., Moskvà 2006

R. Picchio – La Letteratura Russa Antica, Milano 1993

B. A. Rybakov – Kievskaja Rus’ i Russkie Knjazhestva, Moskvà 1993

G. Schramm – Altrusslands Anfang, Freiburg in Breisgau 2002

M. Vasmer – Etimologiceskii Slovar’ Russogo Jazyka, Moskvà 1987


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Aldo C. Marturano

Nato a Taranto, ha studiato nelle Università di Bari, poi di Pavia, infine di Amburgo, dove ha chiuso i suoi corsi di laurea in chimica industriale. Non ha mai lavorato come chimico e ha invece sfruttato le sue conoscenze linguistiche. Conosce infatti (parla e scrive correntemente) russo, inglese, tedesco, francese, spagnolo, ungherese e ne ha studiate un'altra decina che spera di portare a maggiore perfezione nel prossimo futuro. Si è diplomato in Lingua Russa all'Istituto Pusckin di Mosca dove ha avuto inizio la sua avventura nel Medioevo Russo. Lavorando sui mercati internazionali si era infatti appassionato al Medioevo, ma quando scoprì che non riusciva mai a sapere gran che su quello russo, colse l'occasione della tesi all'Istituto Pusckin e scelse di studiare un personaggio del Medioevo bielorusso, Santa Eufrosina di Polozk: di lì via via è entrato in quel mondo magico e nuovo.

Ha pubblicato il saggio storico in chiave divulgativa Olga La Russa, 2001 (che non è la sorella di Ignazio La Russa, per carità!), e poi per i ragazzi  L'ombra dei Tartari, 2002, ovvero la saga di Alessandro Nevskii.

Altre sue opere sul Medioevo russo sono visibili nel portale delle Edizioni Atena

Collabora attivamente con il portale Mondi Medievali curando la rubrica Medioevo Russo.

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