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IL SIGNOR CONTE E' IN CUCINA
Premessa
Era un tardo pomeriggio estivo e, dopo la calura, Ferrara (e i suoi dintorni) sembravano riprendere fiato e tono di colori dopo una caldissima giornata trascorsa sotto il martello violento del sole d'agosto. Sotto il portico, sul muro esterno dell'Abbazia di San Pietro in Polesine, alla luce dei raggi sbiechi del tramonto, si poteva ancora leggere una lapide funeraria, con tanto di stemma nobiliare, che ricorda Cristoforo da Messi Sbugo, Conte Palatino, morto nel 1548. E' stato l'incontro più importante della mia estate trascorsa a cercare gli angoli più singolari e riposti della bella Emilia: quel marmo è l'unico monumento (che io sappia) che celebri la memoria d'un uomo che ha dedicato la vita alla felicità altrui, cercando però la "formula" del ben vivere fra i fornelli e la sala da pranzo..
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Cristoforo era di origine fiamminga (pare discendesse dal pittore Quentin Metsys) ed il suo ruolo, presso la corte degli Estensi, a Ferrara, era quello di capocuoco ed organizzatore dei banchetti: era, insomma, il responsabile "en titre", soprattutto nelle occasioni importanti. Suo parigrado è nientemeno che Ludovico Ariosto, anch'egli definito "offiziale" di palazzo. Nel 1533 Carlo V° gli conferì il titolo di Conte Palatino (si pensi a certe onorificenze elargite dai vari presidenti delle repubbliche più strane, oggigiorno, al personale "di palazzo" dopo gli incontri al vertice), ed egli ben si inserì nella società ferrarese. Sposò una nobildonna, fece sposare le sue tre sorelle a tre cavalieri della corte, e lasciò ai posteri un trattato, intitolato "Banchetti, composizioni di vivande et apparecchio generale", pubblicato l'anno seguente la sua morte. |
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