Il regno di Sicilia fu, nel '200, uno dei più importanti d'Europa e, grazie agli interessi molteplici di Federico II° di Svevia (1194/1250) la vita culturale della corte spaziò su un vastissimo orizzonte, da Oriente ad Occidente, dal mediterraneo alla Germania. A lui doveva sembrare molto naturale tutto ciò, a lui che era nato sotto una tenda in mezzo ad una piazza a Jesi, ma che era figlio di una principessa siciliana d'origine normanna e di un tedesco che, per di più, si erano sposati a Milano: e, come spesso accade quando gèni così diversi fra loro concorrono a formare un individuo, il frutto di quell'unione fu una persona straordinaria.
Non è questo il luogo per narrare di lui diffusamente, ma non possiamo fare a meno di evidenziare che la sua corte fu una delle più ricche d'Europa e, forse, anche gli splendori gastronomici di un mondo così multiforme ed internazionale saranno stati ben degni del loro signore.
Di essi pochissimo ci rimane, solo tre ricette, contenute in un trattato di cucina scritto cento anni dopo la scomparsa dell'imperatore: le "FRICTELLE IMPERIALI MAGNIFICHE", la "TORTA DE FAVE DI RE MANFREDO", e la "TORTA MANFREDA".
Se la prima allude (forse) a Federico, le altre due sono sicuramente ispirate ai gusti personali di Manfredi, figlio naturale dell'imperatore e di Bianca Lancia, acerrimo nemico del Papato, sconfitto dagli Angioini nel 1266 a Benevento.
L'imperatore amava molto questo suo figlio, che molto gli somigliava da un punto di vista intellettuale: poco dopo la morte del padre, Manfredi riprese in mano il trattato sulla falconerìa che Federico aveva lasciato incompiuto, e mise a punto una revisione dei primi due libri, dove numerose aggiunte sono segnalate sotto il suo nome, cioè con REX, oppure REX MANFREDUS. E poichè la tavola dell'imperatore e dei suoi famigliari non era solamente un susseguirsi di vivande deliziose, ma anche una vera e propria esposizione di vasellame prezioso, possiamo immaginarla servita "in gala", su un piatto d'argento, questa TORTA MANFREDA BONA.
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a cura di Giovanna Motta
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Per la pasta:300 gr.di farina bianca=180 gr.di burro (o lardo disciolto)
mezzo bicchiere d'acqua
un pizzico di sale
Per il ripieno: 200 gr.di petto di pollo arrosto
150 gr.di fegatini di pollo fritti nel lardo
80 gr.di pancetta
3 uova
Sale e pepe nero
Burro q.b.
Tagliate a dadini il petto di pollo e la pancetta e friggeteli nel burro. A parte, su una spianatoia, mescolate la farina con il sale, disponetela a fontana, nel centro mettete il burro ammorbidito (o il lardo disciolto),e impastate, aggiungendo l'acqua necessaria per ottenere un impasto morbido. Formate una palla, avvolgetela in un tovagliolo e lasciatela riposare in luogo fresco per un'ora. Col mattarello stendete la pasta, e con la sfoglia ottenuta (non troppo sottile!) foderate il fondo ed i bordi di uno stampo imburrato. Bucherellate qua e la la pasta, e distribuitevi sopra il misto di pollo, pancetta e fegatini preventivamente ben mescolato. In una terrina sbattete le uova, conditele con un pizzico di sale e pepe nero, e versatele sopra al composto delle carni. Mettete in forno caldo e fate cuocere per 30/35 minuti. Servitela con un contorno di lattuga e, se potete, con vino di Castel Del Monte.
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