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Personaggi del Medioevo in pillole


Corrado II il Salico

di Ornella Mariani

1027 Diploma con il quale l'imperatore Corrado II il Salico conferisce la Contea di Trento al  Vescovo Udalrico

Alla morte di Enrico II lo zoppo, ultimo Imperatore di casa sassone, morto nel 1024 e santificato, fu eletto Re di Germania il Duca Corrado di Franconia della tribù franco/salica, nato verso il 990.

La sua incoronazione era stata sensibilmente appoggiata dall’Episcopato tedesco, malgrado in Italia un partito di feudatari laici l’avesse contrastata, rivolgendosi prima al Re Roberto di Francia e poi al Duca Guglielmo V d’Aquitania, ad entrambi offrendo la corona italiana.

Fu l’Arcivescovo milanese Ariberto d’Intimiano a sventare il complotto, benché presto il Sovrano, duro, tenace, ambizioso e pragmatico, si emancipasse dal Clero e rivelasse le doti necessarie a consolidare la sua autorità imperiale in quell’epoca connotata da forti ragioni di instabilità: il carattere elettivo dell’incarico imperiale, non garantito da trasmissione naturale e nominalmente attribuito dal Popolo, ma di fatto subordinato all’accordo fra pochi Principi Elettori, forniva a costoro un potere di ingerenza degenerante spesso in una sostanziale ipoteca sull’esercizio del mandato.

In virtù di tali circostanze, avendo già designato il figlio Enrico III; avendo fronteggiato le insidie di potenti feudatari tedeschi e polacchi, fra cui il suo figliastro Ernesto di Svevia; avendo frenato la dirompenza di feudatari laici lombardi che, in aperta opposizione alla sua politica di ampio respiro verso la Chiesa, erano intenzionati a restaurare un Regno d’Italia indipendente, onde rafforzare la posizione regia ed assicurare la successione ereditaria, si fece incoronare assieme alla moglie Gisela il ventisei marzo del 1027 da Giovanni XIX, alla presenza di Rodolfo III di Borgogna e di Knud di Danimarca e Inghilterra.

Nel perdurare dei festeggiamenti, che degenerarono in un tremendo bagno di sangue fra notabili romani e stranieri, Corrado fu raggiunto dalla notizia di una insurrezione esplosa in Germania alla vigilia di una progettata campagna nel Mezzogiorno peninsulare.

Costretto a marce forzate verso Nord, una volta in patria, adottò la forza delle armi ed affermò la sua autorità ottenendo l’atto di sottomissione di Micislao di Polonia nel 1030; aprendo relazioni amichevoli con la Boemia; concedendo i Cinquanta benefici al Patriarca del Friuli nel 1031; conquistando con Umberto Biancamano e Bonifacio di Toscana nel 1032 la Borgogna, orfana del suo Re Rodolfo III, la Svizzera occidentale, la Savoia, il Delfinato e la Provenza. 

Proprio la spedizione borgognona assunse enorme rilievo, per l’adesione di una serie vassalli minori. In gioco c’era la questione della ereditarietà dei feudi: un’aspirazione che, se da una parte indeboliva lo strapotere dei grandi feudatari, ostacolo alla autonomia del potere imperiale, dall’altra coincideva con gli interessi politici regi poiché, a partire, dal 951, il Re d’Italia era stato anche Re di Germania ed Imperatore, se consacrato dal Papa. Quella sovrapposizione, percepita in Lombardia come un’ipoteca sulla libertà, era degenerata in una polemica sul carattere vitalizio della concessione e della revocabilità dei beni fra alti Baroni di Chiesa e di Spada e vassalli di secondo livello di costoro, ovvero valvassori.

Nel 1035 il nodo si era trasformato in una brutale lotta di classe contro Ariberto: le parti avevano fatto ricorso al giudizio dell’Imperatore che, nel 1036, a margine della battaglia di Campomalo ove l’Arcivescovo era stato sconfitto, tornò in Italia e tenne a Pavia una Dieta di chiarimento delle ragioni del conflitto.

Leso nei suoi princìpi, Ariberto rifiutò di presentarsi al giudizio del Sovrano e, malgrado arrestato  assieme ai Vescovi di Cremona, Vercelli e Piacenza, riuscì a riparare a Milano ove fu sottoposto ad un lungo assedio. Nel frattempo, Corrado tenne una Dieta a Roncaglia ed il ventotto maggio del 1037 vi promulgò l’Edictum de beneficiis o Constitutio de feudis: un’ordinanza con la quale, anche in dispregio della politica favorevole alla inalienabilità dei beni ecclesiastici adottata dagli Ottoni, stabilì che tutti i benefici aventi per signore un capo laico, un Vescovo, una abbadessa o un abate, sarebbero stati ereditati dal figlio, o dal nipote, o dal fratello del vassallo deceduto; che i feudatari minori venivano posti sotto protezione e dipendenza dell’autorità centrale; che i motivi di revoca del feudo dovevano essere esaminati da un Tribunale di giudici della stessa casta sociale del soggetto sottoposto ad esproprio; che la sentenza doveva incontrare condivisione e ratifica imperiale; che la Corona avocava a sé il diritto di fodrum, ovvero le spese di mantenimento della Corte e del suo seguito in viaggio.

Si trattò di una spallata a quella prassi che, fino ad allora, aveva considerato l’eredità un favore e non un diritto. All’interno di quello stesso dispositivo, infine, veniva alienato il principio della cessione dei vassalli, da parte del Signore, senza il loro previo consenso, quando il feudo avesse cambiato mano.

In quei giorni, che segnarono una epocale svolta del costume feudale, Ottone fu richiamato in Italia per dirimere denunce contro Benedetto IX, che a seguito dei gravi tumulti, era fuggito. Nel corso del viaggio, non mancò di infliggere una esemplare punizione alla città di Parma, colpevole di averlo accolto con ostile freddezza; poi, giunto a Roma e costretti i ribelli alla resa, gli impose di riaccogliere il Papa che emanò un tempestivo anatema contro Ariberto d‘Intimiano.

Dopo una rapida sortita nel Mezzogiorno, nel corso della quale assegnò Capua a Guaimaro IV di Salerno, sottraendola al Principe beneventano Pandolfo III e concesse al normanno Rainulfo Drengot la Contea di Aversa, ebbe le truppe decimate da una epidemia che lo costrinse a risalire verso Nord ed a rinunciare all’assalto di Milano.   

Ingiunto ai feudatari minori di rinnovare ogni anno l’assedio al capoluogo lombardo e di devastarne il territorio circostante fino alla resa ed incaricato il Patriarca di Aquileia di sorvegliare la prigionia di Ariberto, rivalicò le Alpi e ad Utrecht il quattro giugno del 1039, improvvisamente si spense, all’età di quarantanove anni.

Ariberto si accordò col successore Enrico III ma, nel 1042, capeggiati dal notaio Lanzone, i Milanesi gli si ribellarono nuovamente, mettendolo in fuga dalla città e consentendogli di tornare solo due anni dopo, con una pace ed un governo su base comunale.

Bibliografia:

M. Bloch, La società feudale
C.Grimberg, Storia universale

Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre, per Mefite Editore "Matilde" -dramma in due atti

A gennaio, per Mefite Editore "Donne nella storia" 

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo)


Link Utili


La dinastia di Franconia
La Constitutio de feudis
L'Edictum de beneficiis
Badia di Taona: del 1026 è un documento con il quale Corrado II il Salico ratifica le proprietà dell’Abbazia
Corrado II (Wikipedia)

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