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Personaggi del Medioevo in pillole


Da Edoardo I ai Tudor

di Ornella Mariani

Lo stemma dei Plantageneti

Figlio e successore di Giovanni senza Terre a nove anni, Enrico III fu un Sovrano generoso ed incline alla cultura ed agli affetti familiari: il 14 gennaio del 1236 aveva sposato a Canterbury Eleonora di Provenza dalla quale aveva avuto Edoardo I; Margherita, sposa del Re di Scozia Alessandro III; Beatrice, moglie di Giovanni II di Britannia; Edmondo Crouchback e Caterina.

A margine di un governo di mediazioni e compromessi, revocando nel 1264 gli Statuti di Oxford approvati nel 1258, suscitò l’aspra reazione delle Baronie: fu il suo primogenito a stroncarla.

Nato a Westminster il 17 giugno del 1239; coniugato in prime nozze, nel 1254, ad Eleonora di Castiglia ed in seconde, nel 1299, alla diciassettenne Margherita di Francia, Edoardo I Gambelunghe fu spietato  e implacabile con i nemici, ancorchè stretti parenti: posta in essere una politica accentratrice già durante il governo paterno ed entrato in contrasto col riformismo baronale intransigente circa il limite dei poteri della Corona, per effetto della Magna Charta, fu sconfitto e tratto prigioniero da Simon de Montfort il 14 maggio del 1264 a Lewes, mentre la gestione del Regno veniva affidata ad un Gran Consiglio rispettoso delle vecchie e nuove libertà inglesi; proclive ad accettare i Ministri eletti dal Parlamento e disposto a consultare non solo l’Assemblea del Clero e dei Nobili, ma anche la Camera dei Comuni.

Tuttavia, il 4 agosto dell’anno successivo, evaso e postosi alla testa di un esercito di fedelissimi, Edoardo ebbe ragione degli insorti ad Evesham: vi uccise l’alfiere della rivolta; recuperò le prerogative  usurpategli; reinsediò il genitore nella dignità del trono; dette inizio ad un brutale regolamento di conti  risoltosi col Dictum of Kenilworth del 1266: un sostanziale riconoscimento definitivo del Parlamento.

Ristabilita la pace nel Regno e persuaso dal Legato pontificio Ottobono, nel 1269 partì crociato con Luigi IX indebitandosi con gli Ebrei e perseguendo l’obiettivo di liberare dall’assedio s. Giovanni d’Acri. In Outremèr, infatti, dopo aver vanamente tentato un sodalizio con i Mongoli contro il Sultano mamelucco Baibars, riuscì a stipulare con costui una tregua decennale.

Tornato in Inghilterra nel 1272 e legittimamente succeduto al padre, condusse una politica autocratica ma efficace riorganizzando la macchina burocratica ed attuando rilevanti riforme amministrative ed economiche grazie al sostegno anche delle Assemblee di Contea. Animato da tendenze progressiste, nel 1279 approvò gli Statutes of Mortmain per imporre la sua previa autorizzazione sulla concessione di terre ad enti religiosi, così limitando la giurisdizione ecclesiale al solo ambito spirituale ed alienandosi il consenso del Clero e, più in particolare, del Primate di Canterbury John Peckam. Nondimeno migliorò la legislazione vigente in materia di trasmissione ereditaria della terra; potenziò l’esercito; rafforzò la giustizia, delegata a commissioni itineranti; incrementò la finanza pubblica e regolamentò l’attività usuraria degli Ebrei.

Poi, si dette alla guerra.

Il primo successo militare fu la campagna effettuata in Galles a causa del rifiuto di Llywelynn ap Gruffydd, discendente di Llywelynn il Grande; erede al trono del Gwynedd ed alleato di Simon de Montfort, a rinnovare l’omaggio feudale in cambio del quale, col Trattato di Shrewsbury del 1268, Enrico III gli aveva conferito il titolo di Principe: dal 1275, dopo aver fatto rapire la fidanzata Eleonora, figlia unica del Montfort, per due anni Edoardo sottopose il territorio a tanto violente incursioni da indurre alla capitolazione il ribelle cui restituì ruolo e sposa.

Ma l’animosità seguitò a covare in Dafydd ap Gruffydd, che nell’estate del 1282 capeggiò una dura rivolta antinglese. L’11 dicembre del 1283 Llywelyn cadde in battaglia a Builth Wells, mentre suo fratello fu eliminato nel corso di una feroce campagna di rappresaglie valsa alla Corona londinese il diretto controllo della regione, annessa all’Inghilterra con lo Statuto di Rhuddlan del 1284. Nel 1301, così avviando una traduzione tuttora vigente, avrebbe assegnato al primogenito la qualifica di Principe del Galles.

Nel 1286, Edoardo si recò in Francia: vi giurò fedeltà a Filippo IV il Bello e vi si trattenne fino al 1289 occupandosi precipuamente dell’amministrazione della Guascogna. La lunga assenza dall’Inghilterra, però, aprì una stagione di crisi che lo costrinse al rientro ed alla irrogazione di esemplari punizioni a ministri e magistrati accusati di malversazione e corruzione. Quattro anni più tardi, incalzato dal Parlamento, dopo avergli confiscato i beni; dopo avergli imposto l’identificativa stella gialla; dopo avergli revocato il diritto al prestito attraverso lo Statuto di Jewry, il Sovrano espulse dall’Inghilterra oltre sedicimila Ebrei mentre, con un abile artificio diplomatico, Filippo IV si faceva cedere la Guascogna dal locale rappresentante della Corona.

Fu la guerra con la Francia.

Il deludente risultato conseguito dalla spedizione armata fu causato da nuove insurrezioni maturate nel Galles e da difficoltà di affermare la sovranità in Scozia ove ad Alessandro III era succeduta la minore Margherita di Norvegia. Per realizzare l’inglobamento del territorio, Edoardo dispose nozze fra la Regina/ bambina ed Edoardo di Carnavon, il maggiore dei figli sopravvissuti; ma in quello stesso anno anche Margherita mancò e la successione fu motivo di contesa fra vari pretendenti che si rimisero al suo arbitrato: nel 1292, invece di presentarsi come giudice imparziale, il Re varcò in armi il confine anglo/ scozzese e, annunciando il suo ruolo egemone a fronte dello Stato vassallo, designò al trono scozzese il fedele John Balliol che gli rese omaggio a Westminster nel 1293.

La scelta, in realtà, fu motivata dalla convinzione che costui appoggiasse l’auspicato dominio inglese sulla regione. Ma a sorpresa, nel marzo del 1296, parallelamente alla spedizione di Edmond di Lancaster in Guascogna, Balliol rifiutò di finanziare la guerra contro la Francia con la quale, anzi, si schierò.

Fu la scintilla di un nuovo conflitto: il Sovrano prese d’assalto Berwirck –upon- Tweed; ne massacrò gli abitanti; marciò su Edimburgo; si dette ad una cruenta campagna di saccheggi e nell’aprile, dopo aver sconfitto il traditore nella battaglia di Dunbar, lo depose suscitando le proteste delle Baronie locali e governando il Paese tramite la prepotenza dei suoi Viceré.

L’opposizione montò e fu in quella fase che, sul complesso scenario politico, fece il suo ingresso William Wallace. Animato da un profondo sentimento di avversione per il Re colpevole di avergli ucciso il padre, egli ne mise in fuga il referente e, abbandonata la sua base alloggiata nella foresta di Selkirk, si unì all’ esercito di Andrew de Moray affilando le armi per lo scontro campale: l’11 settembre del 1297, gli alleati riportarono una strepitosa vittoria a Stirling Bridge, mettendo in rotta le truppe inglesi. Parallelamente, l’Inghilterra era agitata da altre turbolenze che avevano opposto la Chiesa al Sovrano: Edoardo aveva  irrogato l’esilio a Winchelsea, nuovo Primate di Canterbury, poiché avvalendosi della Bolla Clerici Laicos di Bonifacio VIII, costui aveva rifiutato di corrispondere i tributi dovuti alla Corona. A margine di quella difficile situazione, egli aveva già stipulato con Filippo IV un trattato di pace fondato sul suo matrimonio con Margherita, la perla di Francia e sulla rinuncia alla Guascogna fino al 1303, anno in cui il Trattato di Parigi l’avrebbe ricondotta sotto la giurisdizione inglese.

Il 13 marzo del 1298 Wallace fu nominato Guardiano e Protettore di Scozia.

Tuttavia, il 15 giugno successivo, la situazione si ribaltò: il Sovrano prese Roxburgh ed attese il ribelle che si dette alla fuga perdendo gran parte della sua reputazione; rinunciando al prestigioso titolo, ceduto a Robert Bruce, fratellastro del Balliol; trasferendosi in Francia; tornando in patria e sottraendosi a lungo ai nemici ma cadendo, alla fine, in un’imboscata del maggio del 1305 quando John de Mentheit, leale alla Corona londinese, lo catturò sotto Glasgow. Dopo un processo sommario, il 23 agosto il leader nazionalista fu impiccato a Smithfield e poi squartato, secondo il rituale riservato ai traditori del Regno. La sua testa fu esposta sul London Bridge e le sue membra furono esibite come monito agli abitanti di Newcastle, Berwick, Edimburgo e Perth.

La sua eredità fu intanto raccolta da Robert Bruce, autoproclamatosi Re di Scozia.  Edoardo si dispose ad una spedizione punitiva ma, il 7 luglio del 1307 a Carlisle, la morte lo fermò senza consentirgli di portare a termine il progetto di ridurre la regione all’obbedienza.

Gli successe il quarto dei suoi nove figli: Edoardo II, nato nel castello di  Carnavon il 25 marzo 1284.

Dopo la morte dei fratelli maggiori, egli era stato obbligato a partecipare alla campagna scozzese nella diffusa convinzione che non avesse inclinazione per la politica né attitudine militare a causa della cattiva ed ambigua influenza esercitata dal cavaliere guascone Piers Gaveston, opportunamente bandito dal Regno. Non a caso, fra i primi atti del suo mandato, proponendo di rinunciare alla guerra contro la Scozia, egli ordinò il ritorno del suo favorito che, fra i vari e prestigiosi incarichi, ottenne terre e denaro; fu insignito del titolo di Conte di Cornovaglia; sposò Margherita di Glouchester entrando di diritto nella cerchia della famiglia reale, fino ad essere designato Reggente del Re recatosi in Francia per contrarre nozze con Isabella, figlia di Filippo IV il Bello.

Naturalmente l’arrogante presenza del Gaveston suscitò tali risentimenti, in particolare fra i Baroni di fatto esautorati rispetto a molte delle funzioni e prerogative, da essere di nuovo esiliato nel 1308. L’assenza però si ridusse ad una manciata di mesi poiché nel 1309 il Re lo richiamò a Corte inasprendo i rapporti fra Nobili e Corona al punto che nel 1312, dopo una nuova espulsione, un’altra fuga in Fiandra ed un nuovo rientro, cadde vittima di un agguato mortale.

Due anni più tardi: il 24 giugno del 1314 Robert Bruce, fondatore della dinastia degli Stuart, cacciò gli Inglesi da quasi tutti i presidi scozzesi e li sconfisse duramente a Bannockburn obbligando Edoardo II a riconoscergli la sovranità.

Della circostanza profittò Thomas di Lancaster: a fronte della grave crisi amministrativa e finanziaria che affilggeva il Paese, egli rivendicò i suoi poteri di Capo del Consiglio dei Baroni con tale protervia da essere accusato di complicità col Bruce dal partito moderato del Conte Aymer di Pembrocke. Costui, alleato della potente fazione degli Amministratori ufficiali dello Stato, non solo intendeva sabotare il Lancaster ma mirava ad imporre riforme amministrative di comodo.

Edoardo II, allora, ricorse all’appoggio dell’influente Barone Hugh Le Despenser, nuovo favorito, inviso all’ Aristocrazia per le sue tanto arroganti mire sulla Contea di Glouchester da indurre il Parlamento, nel 1321, a condannarlo ad espellerlo dalla Nazione. La reazione del Re fu scomposta: nel 1322, richiamò Hugh a Corte; mosse in armi contro le Baronie, che sconfisse a Boroughbridge; prese prigioniero il Lancaster e lo fece giustiziare a Pontefract.

Così, per un intero lustro, Hugh Le Despenser esercitò i pieni poteri arricchendosi; abrogando le decisioni delle Commissioni Amministrative; attuando innovazioni anche costituzionali e restaurando il Parlamento con lo Statuto di York, mentre gli Scozzesi alzavano ancora la bandiera della ribellione.

In questo precario clima, la Regina Isabella partì per la Francia con il figlio Edoardo III e, una volta alla Corte del fratello Carlo IV, allestì con il proprio amante Roger Mortimer di Wigmore un imponente esercito, sbarcando nel settembre del 1326 ad Essex, col deciso intento di eliminare il coniuge ed il suo Protegé.

Benché riparato in Galles, Edoardo II fu catturato il 16 novembre e deportato nella fortezza di Kenilworth mentre il Parlamento riunito a Westminster, nello stesso gennaio del 1327 in cui Le Despenser veniva assassinato, lo obbligava a rinunciare ai beni ed alla corona designando successore Edoardo III. Il 3 aprile infine, fu deportato nel Glouchetsershire ed eliminato nel castello di Berkeley il 21 settembre successivo, malgrado le fonti ufficiali ne sostenessero la morte naturale. 

Era l’inizio della decadenza del Medio Evo, amplificata dalle ostilità di Filippo IV il Bello contro i Templari; dalla debolezza istituzionale del Papato; da una crisi epocale al cui interno campeggiò la Guerra dei Cent’ Anni: un conflitto internazionale fondato su una causa economica, rappresentata dalla pressione francese sulle Fiandre; su una ragione politica, maturata in esito al sostegno fornito dai Francesi alla Scozia per l’indipendenza dall’Inghilterra; su una rivendicazione dinastica, espressa dalla asserita maestà di Edoardo III sulla Francia.

Fra alterne vicende ed alleanze che coinvolsero pressocché tutta l’Europa, Francia ed Inghilterra si lottarono nel periodo compreso fra il 1337 ed il 1453. La belligeranza, che concorse alla formazione di due Nazioni separate e dotate di consapevole coscienza nazionale, conobbe diverse tregue: Esplechin nel 1340; Malestroit nel 1343; Calais nel 1347; Mantes nel 1354; Valognes nel 1355; Bordeaux nel 1357; Pontoise e Londra nel 1359; Brétigny nel 1360; Avignone, Pamplona e Guérande I nel 1365; Vernon nel 1371; Trattato anglo/ portoghese del 1373; Bruges del 1376; Guérande II nel 1381; Leulinghem nel 1384; Tournai nel 1385; Hellinghem nel 1393; Chartres nel 1409; Bicêtre nel 1410; Bourges e Auxerre nel 1412; Pontoise e Arras I nel 1413; Arras II nel 1414; Pouilly-le-Fort nel 1419;Troyes nel 1420; Amiens nel 1423; Delft nel 1428; Compiègne nel 1429; Arras III nel 1435; Medina nel 1431; Arras nel 1435; Cusset nel 1440; Tours nel 1444; Picquigny nel 1475.

La intensa successione degli eventi delineò tre precisi periodi con i quali coincisero la Guerra di successione bretone; i fermenti della Jacquerie; la Guerra civile castigliana: fase Edoardiana, dal 1337 al Trattato di Brétigny del 1360; fase Carolina, dal 1369 al 1389; fase dei Lancaster, dal 1415 al 1453, malgrado la pace effettiva si siglasse solo nel 1475, per un totale di venti epiche battaglie: Sluis; Crécy; Calais; Poitiers; Auray; Nàjera; Montiel; La Rochelle; Agincourt; Rouen; Baugé; Meaux; Cravant; Verneuil; Orléans; Patay; Compiègne; Gerbevoy; Formigny; Castillon che schierarono con l’Inghilterra la Borgogna, la Bretagna, il Portogallo, la Navarra, le Fiandre, l’Hainault, l’Aquitania il Lussemburgo e, con la Francia, la Castiglia, la Scozia, la Repubblica di Genova, Maiorca, Aragona e Boemia con un ruolo di primo piano giocato da Edoardo il Principe Nero, Bértrand du Guesclin, Jacob van Artevelde, Giovanni V di Bretagna, Captal de Buch, Pietro I il Crudele, Carlo di Blois, Jean d’Arc, John Talbot, mentre ai rispettivi troni si avvicendavano Filippo il Re Trovato, Giovanni il Buono, Carlo il Saggio, Carlo il Folle, Carlo il Vittorioso; Edoardo III il Plantageneto, Riccardo II, Enrico IV, Enrico V ed Enrico VI di Lancaster.

Era cominciata nel 1314 con la morte di Filippo IV il Bello cui era succeduto il figlio Luigi X, deceduto due anni più tardi. Al trono francese, vacante per mancanza d’erede diretto, era stato insediato il parente più prossimo: Filippo V Conte di Poitiers, avveduto e moderato riformista che represse il brigantaggio; vietò le guerre private; coniò una moneta unica per tutto il Regno; adottò uniformità di pesi e misure. Nel 1322 anch’egli era mancato senza prole e la corona era passata a Carlo IV, coniuge di Maria di Lussemburgo, figlia dell'imperatore Enrico VII. La sua morte, anch’essa priva di discendenza, nel 1328 aveva registrato l’estinsione della linea capetingia. Pertanto, un'assemblea di Baroni e Vescovi, allo scopo di prevenire rivendicazioni inglesi, aveva rinnovato la legge salica: esclusa la successione femminile, in particolare di Isabella, figlia di Filippo il Bello, vedova di Edoardo II e madre di Edoardo III, aveva designato Filippo VI di Valois.

Nel 1331 il Sovrano inglese in carica gli prestò omaggio feudale per l’Aquitania; ma il controllo della regione opponeva all’espansionismo dell’Inghilterra il desiderio francese di recuperarla.

In definitiva, era in discussione la titolarità del territorio.

In quel tempo, in Francia vigevano quattro unità indipendenti: Fiandre, Borgogna, Bretagna ed Aquitania che Filippo aspirava ad acquisire senza il conforto di un progetto politico efficace. La sua prima spedizione militare fu condotta nel 1332 nelle Fiandre, in danno di Bruges e di Ypres, insorte contro lo strapotere aristocratico. In reazione alla circostanza, che aveva annesso la zona alla Corona franca, consapevole che l'industria manifatturiera fiamminga dipendeva dalle forniture inglesi, Edoardo III vietò l’esportazione della lana aprendo una seria crisi del commercio dei Paesi Bassi cui fecero seguito rivolte antifrancesi supportate dalla coalizione anglo/tedesca.

Era l’inizio di quella guerra della cui drammatica durata nessuna parte coinvolta ebbe presagio.

Nato a Windsor il 23 novembre del 1312, Edoardo III fu uno dei più potenti Sovrani del Medio Evo e governò l’Inghilterra per cinquant’anni, dalla deposizione del padre il 25 gennaio del 1327, alla morte il 21 giugno del 1377.

Titolare della Contea di Chester nel 1320 e del Ducato di Aquitania nel 1325, si era recato in Francia per rendere omaggio allo zio Carlo IV e per fidanzarsi con Philippa di Hainault. Tornato in Inghilterra con la madre e Mortimer, in occasione della spedizione contro Le Despenser ed Edoardo II, fu proclamato Re dal Parlamento. Tuttavia, per i primi quattro anni del suo mandato, impegnato nella infausta campagna di guerra contro Bruce; nelle nozze con Philippa e, dal 15 giugno del 1330, nei doveri della paternità, consentì al Mortimer e ad Isabella di amministrare il Regno. Poi, liberatosi della tutela dei due, condannati per alto tradimento l’uno alla pena capitale e l’altra all’isolamento perpetuo, fece erigere un imponente e pregevole mausoleo gotico in memoria del padre e si dette al governo della Nazione ampliando la sua  giurisdizione attraverso i conflitti franco/scozzesi.

Il suo piano di riconquista della Scozia, resa indipendente dal Trattato di Northampton sottoscritto da Edoardo II nel 1328, era avvantaggiato dalla avvenuta morte di Robert Bruce e dalla ostilità espressa dalle Baronie locali nei confronti del figlio ed erede David. Di quella aggrovigliata situazione ereditaria profittò Edoardo Balliol che, con la vittoriosa battaglia di Dupplin Moor del 12 agosto 1332, si attribuì il titolo di Sovrano inimicandosi la Nobiltà e rendendo necessario l’intervento inglese: con lo scontro campale di Halidon Hill del 19 luglio 1333, Edoardo III sconfisse gli insorti e rafforzò la posizione del Balliol, impopolare fino ad essere cacciato e sostituito da David Bruce con la complicità della Francia con la quale erano nel frattempo sopravvenuti gravi contrasti per la Guascogna.

La regione, francese per tradizione e per posizione geografica, ricadeva sotto la giurisdizione inglese ma la solidarietà di Filippo ai Nazionalisti scozzesi e l’alleanza di Edoardo con le città fiamminghe inasprirono le tensioni latenti: già nel 1328, alla morte di Carlo IV, Edoardo aveva avanzato pretese di sovranità sulla Francia. Contro l’asserito diritto, enfaticamente rilanciato nel 1337, Filippo VI ritorsivamente sequestrò l’Aquitania.

Il Sovrano inglese non perse tempo: recatosi a Coblenza, rinnovò l’alleanza con l’Imperatore Ludovico il Bavaro e poi, emanate le Ordinanze di Walton con le quali sceglieva Ministri e Cancellieri tra i suoi Familiares, invase il territorio francese con grande pregiudizio economico per l’Inghilterra e senza apprezzabili risultati militari finché l’industriale tessile Jacob Artevelde fece schierare Gand dalla sua parte, favorendo il successo dello scontro navale del 24 giugno del 1340 a Sluys.

La vittoria fu esaltata da una visita nei Paesi Bassi ove, indifferente alle drammatiche condizioni economiche dell’Inghilterra, Edoardo fu munifico con la popolazione e, dichiarata la decadenza di Filippo, si proclamò Re legittimo di Francia: neppure l’insufficienza di risorse aveva arginato il suo impeto bellico, ora spostato sulla questione della sovranità bretone.

Il prosciugamento delle finanze; il pesante indebitamento anche personale; il fallimento delle banche creditrici, in particolare di quelle fiorentine dei Peruzzi e dei Bardi, alla fine concorsero sul morale delle truppe messe in scacco dall’insuccesso dell’assedio di Tournai, premessa all’armistizio di Esplechin.

La vanità militare del Re inglese era stata ferita. In conseguenza di tale evento, modificò le Ordinanze di Walton ed instituì un organismo espressivo della volontà dei sudditi: non essendo riuscito a delegittimare il governo che gli negava i fondi per ulteriori campagne militari, finì con il rimettersi alle decisioni di un Ministero pubblico benché ormai anche in pace gli fosse difficile amministrare il Regno con le sole entrate ordinarie.

Dei suoi figli, intanto, l’omonimo primogenito, detto Principe Nero, sposò l’ereditiera Giovanna di Kent; Giovanni di Gaunt prese in matrimonio Bianca dei Lancaster e Lionel impalmò Elizabeth de Bourgh, estratta da una delle più potenti famiglie inglesi. Ma non valsero gli impegni familiari e di politica interna: per cinque anni, Edoardo attese solo l’occasione propizia per incalzare i nemici e, fra il 1345 ed il 1346, mentre il Conte di Derby s’inoltrava in Aquitania, decise di sbarcare in Normandia.

Traversata Caen e battutosi con esito vittorioso nello scontro di Blanchetaque, si spostò verso la Senna per fissare un contatto con i Fiamminghi accingendosi all’epica battaglia di Crécy nel Ponthieu.

Era il 26 agosto del 1346: si trattò dello scontro più importante della Guerra dei Cent’Anni poiché il suo esito fu segnato dall’uso di nuove strategie e nuove armi che, a parere di molti Storici, indicarono una svolta sostanziale del costume e della dinamica militare.

Circa dodicimila Inglesi decimarono oltre trentamila Francesi, impreparati a sostenere l’urto della lancia, intesa come struttura unitaria d'utilizzo tattico e composta da una duttile cellula mista di combattenti; impacciati dalle loro stesse armature rinforzate con piastre; estenuati dalla lunga marcia sul terreno dell’ altopiano reso pesante dalla pioggia; indeboliti dal disagio di caricare in salita le avanguardie nemiche; frastornati dalla efficacia di un’arma sconosciuta in Europa: il longbow, un arco lungo e in grado di spezzare le unità di cavalleria con una gittata ed una forza di penetrazione tali da disorientare gli avversari, dotati d’una poderosa potenza d’urto ma limitati nella mobilità.

Edoardo aveva impegnato un’area pianeggiante, difesa ai lati da ostacoli naturali; aveva posizionato il suo Stato Maggiore su una collina che, proteggendo le spalle del fronte, gli consentiva il controllo delle manovre nemiche; aveva diviso l'esercito in tre divisioni, di cui una comandata dal Principe Nero; aveva schierato i suoi formidabili arcieri in formazione a V sulla sommità dell’altura; aveva fatto realizzare una serie di fossati per intralciare i cavalli nemici.

Filippo aveva schierato la Cavalleria alle spalle dei mercenari balestrieri, tutt’altro che in condizioni di competere con i longbowmens pronti a scoccare, contro le loro cinque/sei, da dieci a dodici frecce simultanee: alla fine, anche il disperato ordine di carica si risolse nel disastro causato dagli impedimenti artificiali e dalle asperità del terreno che impedirono lo sfondamento dello schieramento inglese.

Con le prime ombre della sera, ferito, il Sovrano di Francia ordinò la umiliante ritirata: i suoi uomini erano caduti a migliaia, assieme a Giovanni di Lussemburgo; a Carlo II di Alençon; a Luigi I Conte di Fiandra; a Rodolfo Duca di Lorena.

Edoardo III proseguì per Calais, tenuta sotto assedio per undici mesi, mentre i suoi eserciti mietevano nuovi successi anche in danno degli Scozzesi a Neville's Cross, ove fu preso prigioniero David Bruce, ed in danno del Conte di Blois in Bretagna.

Nel 1347 Calais cadde per fame; la popolazione fu cacciata e per due secoli gli Inglesi ne ebbero il controllo totale. Nondimeno, vi si sottoscrisse una debole tregua mentre Filippo guadagnava la regione alpina del Delfinato, appannaggio dell'erede al trono.

La guerra non tardò a riaccendersi, malgrado la Francia fosse attraversata da turbolenze sociali e civili e dal cambio della guida, poiché a Filippo era succeduto Giovanni II il Buono.

Convocati gli Stati Generali per ottenere ulteriori finanziamenti, egli incontrò resistente diffidenza dei sudditi ostili alla sua avventata politica ed aizzati da Carlo il Malvagio e dal prevosto dei mercanti Étienne Marcel, in rappresentanza della borghesia di Parigi. Ordinato l’arresto di costoro e l'esecuzione di alcuni notabili normanni, il Sovrano si accinse a pareggiare i conti al leggendario Principe Nero inoltratosi in Turenna.

E fu la battaglia di Poitiers del 1356 ove alla sconfitta si aggiunse l’umiliazione della cattura di Giovanni che, dopo la tregua firmata a Pontoise, fu condotto a Bordeaux e trattenuto in Ighilterra per tre anni.

Edoardo cercò di concludere un primo negoziato a Londra, mantenendo i diritti sul trono francese e subordinando il rilascio del prigioniero al pagamento di quattro milioni di libbre e alla cessione dell’ Aquitania. Poi, a fronte di una Francia messa in ginocchio dalla guerra civile; dagli intrighi di Carlo II di Navarra e di Étienne Marcel; dalla Jacquérie, alzò il prezzo e propose un secondo trattato comprensivo anche della Normandia.

Quando gli Stati Generali respinsero la proposta, egli marciò su Reims deciso ad esservi incoronato. La sua cavalcata si concluse, invece, in una débacle: l’esercito fiaccato dal gelo, gli impose di riattraversare il Canale della Manica e sedere al tavolo dei preliminari di Brétigny.

Giovanni II fu liberato, malgrado il riscatto fosse pagato solo parzialmente.

All’Inghilterra, reduce da una serie di piccole sconfitte, in cambio dell’abbandono di ulteriori pretese sul trono di Francia, fu riconosciuta la sovranità sull’Aquitania; su Calais; su Brest; su Bordeaux e Bayonne; sulla Guascogna; sul Ponthieu; sul Poitou, di cui era tuttavia Signore Giovanni di Berry; sul Périgord; sul Limosino; sull’Armagnac; sul Quércy; sull’Agenais e sulla Contea di Gaure.

Per contro, i Francesi mantennero il controllo della Normandia, della Touraine, del Maine e dell’Anjou, della Bretagna e delle Fiandre.

Gli accordi furono riassunti nella tregua di Brétigny che, l’8 maggio del 1360, segnò la fine dell’egemonia inglese sull’Europa occidentale.

Accantonate le armi, da quel momento, Edoardo prese ad occuparsi di politica interna non mancando di esibire alla Chiesa indisponibilità e diffidenza maturate quando Giovanni XXII si era proposto mediatore si pace, per prevenire il pericoloso sodalizio anglo/tedesco. Contro il più cauto atteggiamento di suo nonno Edoardo I, egli limitò il potere del Clero emanando i Praemunire e favorendo la dottrina di John Wycliffe.

Nuovi venti di guerra spirarono nel 1368, quando il Duca di Lancaster trascinò la campagna antifrancese verso l’armistizio siglato a Bruges nel 1375: forse il pugnace Sovrano avrebbe combattuto ancora, se non fosse stato angustiato dalla morte del quarantacinquenne Principe Nero, avvenuta a Westminster l’8 giugno del 1376.

Specialista della chevauchée: la terrificante e velocissima incursione a cavallo che, evitando la battaglia convenzionale, consisteva del rapido e brutale eccidio dei civili con devastazioni, saccheggi e stupri mirati a destabilizzare la fiducia dei sudditi nel Sovrano francese incapace a proteggerli, egli esibiva sul suo stemma, onde enfatizzare la reputazione di valente e feroce soldato, il motto Ich dien -io servo-.

Lo aveva mutuato dal Re di Boemia Giovanni del Lussemburgo, dopo averne vilipeso il cadavere; raccolto  l’elmo ed apprezzato le qualità di combattente: quel Sovrano aveva difeso i vessilli francesi a Crécy, pur essendo afflitto da totale cecità.

Reggente nel 1339, 1340 e 1342 ed incallito giocatore d’azzardo, distintosi per competenza militare anche a Poitiers, il Principe Nero aveva conseguito la fama per lo sprezzo del pericolo manifestato nel 1367 nella castigliana di Nàjera, combattendo accanto a Pietro il Crudele. Ma la definizione di Più grande soldato del suo tempo e la reputazione di coraggioso ed abile stratega era stata offuscata dalle tremende atrocità commesse nel 1370 a Limoges e a Caen, ove aveva massacrato oltre cinquemila civili, senza distinzione di sesso ed età.  

Il suo decesso concluse anche l’ultimo segmento esistenziale di Edoardo III, spentosi il 21 giugno del 1377 lasciando il trono al nipote Riccardo II, nel perdurare delle lotte fra Baronie e Chiesa.

Nato a Bordeaux il 6 gennaio del 1367 e morto a Pontefract il 14 febbraio del 1400; figlio di Giovanna del Kent e di Edoardo di Woodstock il Principe Nero, il decenne Re d’Inghilterra ereditò un Regno connotato da una crisi economica spaventosa, causata dalle spese di guerra contro Scozia e Francia, e dalle rivalità fra Edmondo Duca di York e Giovanni di Gaunt Duca di Lancaster, zio paterno e tutore.

Una volta insediato, espulse dal controllo degli affari politici Thomas de Beauchamp, Conte di Warwick; Richard Fitzalan, Conte di Arundel e Thomas de Woodstock, Duca di Gloucester optando per una selezionata cerchia di favoriti come Robert de Vere, Conte di Oxford e Michel de la Pole, Conte di Suffolk, promosso all’incarico di Cancelliere del Regno e col quale forse intratteneva una relazione omosessuale. Poi, a fronte della guerra civile esplosa nell’Essex; estesa a tutta l’Inghilterra meridionale ed inasprita nel 1380 dall’introduzione di una tassa di mezzo scellino procapite per ogni contadino di età superiore ai quindici anni, ancorché inesperto quattordicenne, avocò a sé il potere decisionale e, simulando la disponibilità al perdono, trattò con Wat Tyler e col prete John Ball, referenti della ribellione.

Nel 1381, promise loro il perdono in cambio della sospensione delle agitazioni degenerate fino alla occupazione di Londra; al saccheggio del Tribunale; alla devastazione della sede episcopale. Al contrario, quando i torbidi cessarono, fece irrogate pene capitali per tutti i protagonisti della insurrezione: Tyler, anzi, fu ucciso ancora nel perdurare delle trattative e la sua morte di saldò all’insurrezione dei Lollardi che, propugnando le idee di Jhon Wycliffe, dettero il colpo di grazia al servaggio in natura.

In quel contesto, Riccardo agì con spietata e lucida premeditazione o fu costretto dal Consiglio di Corte a ritrattare l’impegno assunto?

La Nazione era nel caos anche per la confusione amministrativa; la corruzione e la incapacità dei Ministri; gli effetti della estenuante Guerra dei Cent’anni: circostanze sulle quali incideva un Parlamento sostanzialmente impotente per la contrapposizione fra il Partito dei Costituzionali e la fazione dei Lancaster, capeggiati da Giovanni di Gaunt: di fatto, il giovane Sovrano riportò l’ordine e il 22 gennaio del 1383 sposò Anna di Boemia, figlia di Elisabetta di Pomerania e dell’Imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV. Epperò, il tentativo di governare fuori dal controllo parlamentare presto degenerò in una montante opposizione; nella condanna a morte di cinque dei suoi ministri e, nel 1387, nella richiesta di allontanamento di Michel De la Pole: se non avesse desistito dalle scandalose intemperanze, gli affari politici sarebbero stati delegati ad un Consiglio di Gabinetto

Riccardo non si lasciò intimidire: ordinò l’arresto del Conte di Arundel ed aprì un fronte di guerra interna; ma il suo esercito, guidato da De Vere, fu soverchiato ad Oxford ed otto dei suoi screditati consiglieri furono giustiziati.

In definitiva, nel 1388 l’incauto Re fu completamente esautorato. Così, negli anni successivi, adottò una condotta più consona, vestendo i panni del Principe Rinascimentale; trasformandosi in un colto e raffinato mecenate, amante della letteratura e dell’arte; consolidando la sua autorità in Irlanda; limitando le attività dei Lollardi. Una volta riaccreditato, però, assunse di nuovo un comportamento accentratore e tirannico che suscitò l’ennesima contestazione del cugino Enrico di Lancaster e del Parlamento, coalizzati contro i suoi arbitrari e generalizzati provvedimenti di esilio e di confisca patrimoniale.

Ma l’incompetenza e l’impopolarità del Sovrano si manifestarono in tutta la loro portata nel 1394 quando, preda di una crisi mistica, egli giustificò un’insurrezione irlandese imputandola alle soverchierie dei grandi terrieri inglesi. Sicché, sempre più emarginata dalle decisioni politiche, l’Aristocrazia di Corte si alleò nel compatto ed ostile nucleo dei Lords Appellanti, ove l’appello esigeva anche la prosecuzione della guerra contro la Francia in sprezzo del pacifismo codardo di quel Re che aveva irresponsabilmente concluso la campagna di Scozia del 1385 e stipulato con i nemici d’oltreManica nel 1396 una tregua di ventotto anni, senza alcun concreto vantaggio per la Nazione.

Il 31 ottobre di quello stesso anno, mentre L’Inghilterra era in frantumi, Riccardo festeggiò le sue seconde nozze con Isabella di Valois, figlia di Carlo VI di Francia e di Isabella di Baviera suscitando una violenta levata di scudi dell’Opinione pubblica, ostile ad un connubio anglo/francese ed ignara che egli, in quella unione, avesse investito un aiuto nel caso di ulteriori conflitti interni.

Il peggio doveva ancora venire.

Nel 1397, adducendo a pretesto una congiura in suo danno, il Sovrano si liberò dei Lords Appellanti esiliando Thomas de Beauchamp, Conte di Warwick; ordinando l’esecuzione di Richard Fitzalan, Conte di Arundel; governando senza il conforto parlamentare e allontanando dalla Corte quanti non propensi a credere che egli fosse il Principe eletto da Dio. Presto, infine, l’assenza di figli anche nel secondo matrimonio, gli pose il problema della successione orientandolo in direzione di Roger Mortimer, Conte di March, nipote di Lionel di Antwerp. Nel 1398, però, costui morì e la designazione si spostò sul figlio settenne Edmondo Mortimer: un male minore, rispetto all’ansia che sul trono inglese potesse sedere il detestato Enrico Bolingbroke, figlio ed erede di Giovanni di Gaunt. Così, quando nel 1399 esule lo zio si spense, confiscò i beni del cugino: un patrimonio tanto immenso da poter essere ritenuto uno Stato all’interno dello Stato e, come tale, ostacolo al progetto di unificazione nazionale.

L’ulteriore ingiustificata impennata autocratica produsse una drammatica svolta: quando Riccardo si assentò per una campagna in Irlanda, il Bolingbroke aiutato dai Francesi sbarcò nello Yorkshire deciso ad affermare i suoi diritti; a recuperare i suoi beni; ad assumere il conseguente il controllo di gran parte dell’Inghilterra meridionale ed orientale e a restaurare la dignità ed il potere dei Lords Appellanti. Ma la ribellione aveva già contagiato la Nazione, che lo esortò al colpo di Stato. L’avventato Sovrano fu pertanto catturato nel castello gallese di Conway e trasferito nella torre di Londra. Fra quelle tetre mura accettò di abdicare prima di essere condotto innanzi al Parlamento nella condizione di imputato di trentatre capi di accusa.

Gli fu negato ogni diritto alla difesa.

Parallelamente all’insediamento di Enrico, asceso al trono per successione legittima, per conquista e per elezione istituzionale, Riccardo fu processato; condannato e assassinato. Il suo corpo fu esposto nella cattedrale di s. Paolo; sepolto nella chiesa di Kings Langley e definitivamente alloggiato nell’ abbazia di Westminster nel 1413.

Bibliografia

C. Grimberg: La Storia universale  

M. Rossi: Storia dell’Inghilterra

R. Preston: Storia sociale della guerra

Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre, per Mefite Editore "Matilde" -dramma in due atti

A gennaio, per Mefite Editore "Donne nella storia" 

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo)

Per le edizioni Mephite ha appena pubblicato tre drammi in due atti ciascuno su tre avvincenti personaggi femminili del Medioevo: Matilde, Giuditta, Costanza


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