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Eleonora d'Aquitania
di Ornella Mariani
Enrico II Plantagento

Giudizi e pregiudizi pesano su Eleonora d’Aquitania, due volte Regina di due Regni importanti e due volte sposata a due mariti illustri, ma colpevole d’aver vissuto in un’epoca in cui le donne erano costrette al silenzio.

Coltissima; spregiudicata; stravagante e dotata di forte personalità, incarnò lo scandalo: scandaloso, il suo ingresso a Vézelay, ove nella Pasqua del 1146 si presentò a Bernard de Clairvaux a cavallo e vestita dell’armatura; scandalosa, la sua partecipazione alla II Crociata; scandaloso, il sostegno politico offerto allo zio Raimondo d’Antiochia, suo presunto amante; scandaloso, il suo divorzio da Luigi VII di Francia; scandalose, le successive nozze con Enrico II d’Inghilterra e la relazione precedentemente intrattenuta con il suocero; scandaloso, l’appoggio alla ribellione dei suoi figli contro il padre; scandalosa, la sua Corte d’amore a Poitiers.

Tuttavia, se solo pochissime donne dominarono il Medioevo, ella spiccò fra esse.

Regina di Francia dal 1137 al 1152 e Sovrana d’Inghilterra dal 1154 al 1204; nata intorno al 1122 dal Conte Guglielmo X d’Aquitania e da Aénor di Châtellerault; cresciuta nella raffinata Corte del nonno Guglielmo IX ove ricevette una solida educazione in latino, musica e letteratura; ad otto anni già erede delle Contea di Poitou, dei Ducati d’Aquitania e Guascogna e dei territori di Saintogne, Marche, Limousin, Périgord e Angounois per la morte del fratello maggiore Guglielmo l’Ardito e poi di entrambi i genitori, era stata promessa al futuro Re di Francia Luigi VII che, pur destinato alla carriera ecclesiastica, a causa del decesso del germano all’età di undici anni: il 25 ottobre del 1131, fu consacrato a Reims.

Si sposarono il 25 luglio del 1137 nel palazzo di Ombrière a Bordeaux: nel Natale successivo,  Eleonora fu incoronata a Bourges. Lo sposo, invece, pur investito dell’Aquitania nella cattedrale di Poitiers, ottenne il solo titolo di Duca consorte: il potente DUcato sarebbe stato annesso alla Corona quando e se fosse nato un erede maschio.

Guglielmo di Newburg testimoniò che egli era preso da amore ardente per la giovincella; tuttavia, fu presto evidente che la sua austerità non era compatibile col temperamento vivace e passionale della Sovrana cui la glaciale Aristocrazia francese manifestò tutta l’ostilità già tributata a Costanza di Arles un secolo avanti: a parte la propensione ai lussi e le presunte dissolutezze, infatti, le si imputò di esercitare sul marito quell’eccessivo e pericoloso ascendente causa di sconsiderate sviste politiche: la pretesa rivendicazione della Contea di Tolosa; il conflitto con Innocenzo II per la nomina di Pietro di Chartres a Primate di Bourges; la pressione esercitata su Rodolfo di Vermandois perché ripudiasse la moglie Eleonora di Champagne, preferendole Petronilla d’Aquitania; la conseguente scomunica a costui irrogata dal Papa; la guerra contro Tibaldo IV di Blois, presso il quale l’esule Prelato si era rifugiato; la conquista ed il sacco di Vitry-en-Perthois, risoltasi col massacro di oltre mille persone; l’interdetto abbattutosi sulla Francia.

Fu Bernard de Clairvaux ad indurre l’intrigante Eleonora a riconciliarsi con gli avversari e a guadagnarsi la revoca della scomunica.

Nel 1145, messa al mondo Maria, ella si dedicò al governo della turbolenta Aquitania incontrando le resistenze del Consigliere di Corte Abate Sugar, intollerante alla interferenze di una donna nella politica. In quel contesto, proprio il potente Abate cistercense di Clairvaux le chiese di persuadere Luigi a partecipare alla seconda crociata già bandita da Eugenio III, a seguito della caduta di Edessa.

Decisa a porsi al seguito dei contingenti del marito e dell’Imperatore Corrado III, Eleonora si presentò a Vézelay, per far voto di pellegrinaggio, in groppa ad un cavallo bianco e vestita dell’armatura, così suscitando l’indignazione della Comunità cristiana.

La Chiesa apprezzò lo zelo ma non l’offerta, pur condivisa da trecento signore, di assistere i feriti all’interno di una spedizione maschile ed anche le cronache coeve espressero durissimi giudizi, soprattutto per l’inopportuna scorta fornitale dal trovatore Jaufré Rudel.

Di fatto, maturò allora quella irreversibile crisi coniugale che la indicò responsabile della strage subìta dai Crociati al monte Cadmo nel 1148, quando l’avanguardia nella quale s’era posta col vassallo aquitano Goffredo di Rancon, contravvenendo agli ordini non attese il rincalzo delle retrovie guidate dal Re francese e fu decimata dai Turchi; responsabile dell’appoggio fornito all’ infausta decisione di riconquistare Edessa avanzata dallo zio Raimondo Principe d’Antiochia -col quale era accusata di intrattenere una relazione incestuosa fondata sulla comune memoria degli anni felici trascorsi a Poitiers- contro il programma di Luigi e Corrado III di puntare su Gerusalemme; responsabile, con la sua sconveniente condotta, della mancata conquista di Damasco e del complessivo esito negativo della crociata.

Di fatto, a spedizione conclusa, nel 1149 i coniugi approdarono in Italia su navi diverse recandosi nell’abbazia di Montecassino per chiedere il divorzio.

Di fatto, malgrado Eugenio III riuscisse a riconciliarli ed essi nel 1150 fossero allietati dalla nascita di Alice, la crisi si riacutizzò.

Di fatto, il 21 marzo del 1152, riuniti nel Sinodo di Beaugency, gli Arcivescovi di Bordeaux, Rouen, Reims ed il Primate di Francia, con l’assenso papale sancirono l’annullamento del vincolo nuziale per consanguineità di quarto grado, ambedue discendendo da Roberto II.

Conservando la legittimità, le due figlie restavano in quella Corte dalla quale si allontanava invece Eleonora, con i beni dotali d’Aquitania e Guascogna.

Ella s’era già invaghita del figlio della potente Empress Maud e del Duca di Normandia Goffredo il Bello: pur accusata d’essere già stata l’amante di costui, sposò Enrico il Plantageneto, di undici anni più giovane, il 18 maggio del 1152 a sei settimane dallo scioglimento del vincolo che l’aveva legata a Luigi VII. La sua cospicua dote, rendendolo padrone di gran parte della Francia, consentì al secondo marito di insediarsi al trono inglese nel 1154 col nome di Enrico II, quando Stefano di Blois firmò il Trattato di Westminster del Natale 1153, così risarcendo la usurpata cugina Maud e accettando di riconoscerne i diritti al figlio.

Se gli Inglesi indicarono il nuovo Sovrano come il Pacificatore, Eleonora fu addirittura celebrata nei Carmina Burana: entrambi furono incoronati il 19 dicembre del 1154.

A parte la prole femminile di primo letto: Maria, sposa del Conte di Champagne Enrico il Liberale e Alice, sposa del Conte di Blois Tibaldo V il Buono, Eleonora mise al mondo otto figli: Guglielmo Plantageneto, nato nel 1153 e morto nel 1156; Enrico il Giovane, nato nel 1155 e morto nel 1183, incoronato nel 1170 e coniugato a Margherita, figlia di Luigi VII di Francia; Matilda, nata nel 1156 e morta nel 1189, maritata al Duca di Baviera e Sassonia Enrico I il Leone; Riccardo Re, nato nel 1157 e morto nel 1199; Goffredo di Bretagna, nato nel 1158 e morto nel 1186, sposato a Costanza di Richemont; Eleonora, nata nel 1161 e morta nel 1214, impalmata da Alfonso di Castiglia; Giovanna, nata nel 1165 e morta nel 1216, moglie del Re di Sicilia Guglielmo II e poi del Conte Raimondo V di Tolosa; Giovanni senza Terra Re, nato nel 1166 e morto nel 1216. Tuttavia, l’infedele Enrico II predilesse; riconobbe ed allevò a Westminster il figlio naturale Goffredo di York, nato dalla prostituta Ykenai parallelamente al legittimo primogenito.

La vita privata e politica della coppia fu segnata da varie traversìe: il rifiuto dell’Aquitania a sottostare all’autorità del Sovrano; il fallimento dei tentativi di acquisire la Contea di Tolosa, attraverso la trasmissione ereditaria di Filippa di Tolosa; le nuove nozze di Luigi VII e il  matrimonio di sua figlia Margherita con Enrico il Giovane; il contrasto col Cancelliere Thomas Beckett, Arcivescovo di Canterbury, rifugiato in Francia nel 1166 ed assassinato poi nella cattedrale nel 1170; il conseguente interdetto scagliato dal Papa sull’Inghilterra; l’isolamento della Corona inglese dal contesto internazionale; la scandalosa relazione del Re con Rosamund Clifford; il trasferimento di Eleonora che dal 1167 tenne Corte a Poitiers con la figlia Maria di Champagne, protettrice di Chrétien de Troyes, dedicandosi alla politica aquitana ed ospitando artisti, musicisti e letterati concorrenti alla diffusione dell’Amor cortese: Bernard de Ventadour ed i Normanni Benoît de Sainte-Maure e Wace; l’arresto e la detenzione della Sovrana; la duplice ribellione dei figli all’autorità del Padre/Re; le mancate nozze di Riccardo con Alice di Francia.

A fronte della morte del primogenito, Enrico II aveva destinato al figlio omonimo l’Inghilterra, la Normandia e l’Anjou; a Goffredo la Bretagna; a Riccardo la Contea del Berry e i territori di Guascogna, Aquitania e Poitou quando l’Arcivescovo di Canterbury Thomas Beckett, non considerandosi più suo servitore ma leader della Chiesa, insorse; si oppose nel Concilio di Clarendon del 1164 ad una proposta riferita alle reciprocità dei diritti e dei doveri; accusato di vlipendio e di irregolarità finanziarie, fuggì in Fiandra; inasprì la disputa nel momento in cui il Primate Ruggero di York ebbe incarico di officiare a Westminster la cerimonia di incoronazione del quindicenne Enrico il Giovane, posto sotto tutela di Guglielmo Marshall.

Era il 14 giugno del 1170.

Nel novembre successivo, l’irriducibile Presule tornò in Inghilterra e, deciso a riaffermare le proprie prerogative, minacciò di scomunica quanti, con quella celebrazione, avevano usurpato un diritto per tradizione spettante al Metropolita di Canterbury.

Il Sovrano, che in quel momento era in Normandia per trascorrervi le feste di Natale, se ne adontò e, certi di compiacerlo, quattro suoi fedeli vassalli: Reginald Fitz Urse, Guglielmo di Tracy, Ugo di Morville e Riccardo di Brito, il 29 dicembre assassinarono nella cattedrale l’ingombrante personaggio suscitando l’esecrazione di tutto il mondo cristiano.

All’interdetto lanciatosull’intera Nazione e sul Re dal Papa che subordinò il perdono a tre anni di espiazione ed al finanziamento di una crociata, si saldò il disastro familiare: Eleonora si era già trasferita da tre anni con i figli a Poitiers quando, nell’ulteriore amaro Natale del 1172, con i Re di Francia e Scozia e i vassalli aquitani e guasconi, aizzò il giovane erede contro il padre.

La rivolta, cui parteciparono anche Riccardo e Goffredo, suscitò la violenta levata di scudi dell’ Arcivescovo di Rouen che pronunciò parole di fuoco:...La moglie è colpevole quando si allontana dal marito… ritorna da tuo marito, altrimenti, con il diritto canonico, ti costringeremo a tornare da lui...

Enrico II, che aveva nel frattempo conquistato l'Irlanda e sottomesso il Galles, in una manciata di mesi ebbe ragione della sedizione e, nell’estate del 1174, dopo la sottomissione dei figli, fece arrestare la moglie; la fece rinchiudere a Chinon lasciandole il solo conforto dell’ancella Amaria; la internò poi nel castello di Winchester ed ancora a Sarum, tenendola segregata per ben tre lustri ed accingendosi ad ufficializzare la decennale relazione con Rosamund Clifford.

Nel 1176, tuttavia, costei morì forse avvelenata.

Sfumarono, così, il progettato divorzio e l’intenzione di confinare Eleonora nel convento di Fontevraud, dopo averle imposto i voti di povertà e la rinuncia a titoli e beni.

Fu davvero la Regina, come si sostenne a gran voce, la mandante del presunto assassinio della favorita?

La turbolenta famiglia si consegnò alla disgregazione definitiva nel 1183 quando, infuriato dal rifiuto opposto alle sue mire sul Ducato di Normandia di cui pure nominalmente era titolare, Enrico il Giovane si armò ancora contro il padre tendendogli un agguato a Limoges con la complicità del fratello Goffredo e del cognato Filippo Augusto, a sua volta infuriato dalle mancate nozze di Riccardo con Alice di Francia.

Non a caso già nel 1177 a nome di Alessandro III Papa, il Cardinale Pietro di san Crisogono aveva minacciato l’interdetto se quel contratto nuziale non fosse stato applicato e se non fosse stata posta fine anche alle scandalose dicerie di una relazione di Enrico II con la giovanissima futura nuora.

Il discusso Sovrano rabbonì il rivale, ma trattenne la fanciulla a Corte scoraggiando il figlio dal rompere la promessa di fidanzamento per non perdere l’appetibile dote del Vexin; quanto ai ribelli recidivi, assediata Limoges li mise in rotta.

Epperò, ammalatosi di dissenteria; consapevole d’essere prossimo alla morte ed aggredito dai rimorsi, il giovane erede implorò il perdono per sé e per la madre. Il decesso, presagito in sogno da Eleonora che ne raccontò nel 1193 a Celestino III, indusse Filippo Augusto a reclamare per conto della sorella vedova Margherita alcune proprietà in Normandia.

Enrico II ne sostenne, invece, la restituzione alla Regina/madre che pose in libertà sorvegliata alla fine del 1183 e riammise in Inghilterra.

Tutt’altro che doma, da quel momento ella prese a tramare per garantire la successione al prediletto Riccardo dileggiato per la sempre più accreditata relazione del padre con la sua promessa sposa.

In quel torbido clima, il problema ereditario fu inasprito dalla rivendicazione, da parte del  nuovo candidato alla successione, dei territori dall’Inghilterra all’Anjou e dalla Normandia all’ Aquitania e al Poitou con esclusione del fratello Giovanni, cui il genitore intendeva assegnarli congiuntamente alla Corona d’Irlanda.

La contrapposizione padre/figlio coinvolse ancora la Corona francese e scatenò la guerra.

Quella violenta querelle, appesantita dalla scomparsa anche di Goffredo di Bretagna, si risolse solo il 6 luglio del 1189 con la morte dello stesso Re Enrico II.

Pur sospettato di averlo avvelenato, Riccardo ascese al trono e, incoronato a Westminster il 3 settembre, ordinò a Guglielmo Marshall il reintegro della madre in ogni sua prerogativa.

Parallelamente, Saladino metteva in ginocchio i Crociati ad Hattin: il nuovo Sovrano aderì al giuramento di liberazione del santo Sepolcro.

Il 2 febbraio del 1190 Eleonora si dette ad una serie di peregrinazioni nei suoi domini per raccogliere fondi utili alla crociata ed indennizzare il Re di Francia per le mancate nozze di Riccardo con Alice; poi, onde prevenire ulteriori pretese successorie, pur consapevole della omosessualità del figlio, si attivò per trovargli una moglie che individuò in Berengaria, figlia del Re di Navarra Sancho il Saggio. Prima di imbarcarsi da Marsiglia per l’Outremer, il promesso sposo affidò la reggenza del Regno alla ormai anziana Sovrana e designò Primate di York il fratellastro Goffredo.

Ella gli impose i voti, così condizionandone  ogni eventuale rivendicazione ereditaria e, una volta al governo, elargì amnistie; costruì ospedali; assegnò fondi ai conventi; obbligò l’Alto Clero e l’Aristocrazia al giuramento di fedeltà al Re; fronteggiò strenuamente i tentativi di usurpazione posti in essere dall’altro figlio Giovanni. Paralelamente, Berengaria raggiungeva Riccardo a Cipro e lo sposava a Limassol.

Cuor di Leone espugnò san Giovanni d’Acri ma legò il suo nome al terrificante massacro di migliaia di uomini donne e bambini, prima di risolvere la sua marcia trionfale in quell’immane disastro che lo indusse a desistere dall’impresa proprio mentre il fratello espugnava Londra con l’appoggio francese.

E le sue vicissitudini non erano ancora concluse: sulla via del ritorno fu arrestato da Leopoldo d’Austria, su mandato dell’Imperatore tedesco Enrico VI che intendeva punirlo per il tentativo di impadronirsi della Sicilia, sulla base dell’asserito diritto maturato dalla vedovanza della sorella Giovanna. Eleonora ottenne la sua liberazione previo pagamento dell’ingentissimo riscatto di centomila marchi d’argento, portati personalmente a Magonza.

Rientrato in Inghilterra, Riccardo spodestò Giovanni col quale si riconciliò su pressione materna così cessando anche il conflitto anglo/francese: fra le clausole della tregua accettò di inserire l’ unione del dodicenne Luigi VIII di Francia con Bianca o Urraca di Navarra, figlie di sua sorella Eleonora e di Alfonso VIII di Castiglia. Tuttavia, prima che il trattato trovasse concreta applicazione, il 6 aprile del 1199 egli si spense a Châlus e gli successe Giovanni senza Terre, contro le giuste aspirazioni di Arturo I di Bretagna, figlio postumo di Goffredo.

L’affranta Eleonora presiedette all’incoronazione avvenuta il 27 maggio di quello stesso anno; protesse il Re dalle reazioni del nipote e si recò poi in Castiglia per scegliere la sposa di Luigi VIII; ma lasciata Poitiers, fu catturata da Ugo IX di Lusignano, partigiano del pretendente al trono: liberata, proseguì il viaggio attraverso i Pirenei e giunse a destinazione nel gennaio del 1200. Due mesi più tardi rientrò a Bordeaux con Bianca di Navarra, sotto scorta del celebre Mercadier il cui assassinio la sconvolse al punto da ritirarsi nell’abbazia di Fontevrault dopo aver affidato la giovane al Primate di Bordeaux.

Alla ripresa della guerra franco/inglese, Arturo di Bretagna tentò ancora di assumere il controllo dell’Aquitania e, durante il viaggio verso Poitiers, internò la nonna nel castello di Mirabeau: fu Giovanni, ora sposo della tredicenne Isabella d’Angoulême, a soccorrerla e a sconfiggere ed arrestare il ribelle, morto avvelenato in carcere nel 1203 forse per suo stesso ordine. A quel punto, l’ottantaduenne Eleonora tornò nel convento di Fontevrault; vi prese il velo e vi si spense nel 1204, dopo aver dato sepoltura a ben otto dei suoi dieci figli e dopo una vita intensa e lunga, accompagnata alla definizione di donna/scandalo ma anche di leggendaria protagonista del secolo.

Il monaco Alberico scrisse della sua indomabile propensione alla lussuria propria del suo sesso ... Luigi l’aveva lasciata per la sua incontinenza, infatti questa donna non si comportava da regina ma piuttosto da puttana....

Molti, al contrario, la ritennero vittima della freddezza dell’inadeguato Luigi e della brutalità dell’intemperante Enrico.

In realtà ella fu una irriducibile anticonformista, ostile al Clero e ad ogni sorta di bigottismo ipocrita; abile diplomatica; Regina illuminata e rispettosa delle esigenze dei sudditi; raffinata, affascinante e sensibile mecenate, tale da dare propulsione al modello ed alle tematiche dell’ amor cortese che concorse a diffondere nel Nord della Francia ed in Inghilterra con intellettuali come Benedetto di Saint-Maure; Bernard de Ventadour e Chrètien de Troyes.

Bibliografia:

G. Duby: Medioevo maschio. Amore e matrimonio
J. Le Goff: L’immaginario medievale
J. Markale: Eleonora d’Aquitania, la Regina dei Trovatori

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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006)

Aprile 2007, "Profili di perle. Donne nella storia", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo).

L'11 agosto 2007 ha concluso un accordo di programma col Paleoantropologo Prof. Francesco Mallegni dell'Università di Pisa per pubblicare, assieme all'antropologo Giacomo Michelini, un gruppo di monografie in termini scientifico/storici. La prima riguarderà Enrico VII.



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