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Luigi IX
di Ornella Mariani
Lo stemma dei Capetingi

Detto il Santo; primogenito di Luigi VIII e di Bianca di Castiglia; nato a Poissy il 25 aprile del 1214 e morto a Tunisi il 25 agosto del 1270; canonizzato nel 1297 da Bonifacio VIII, aveva solo dodici anni quando, succedendo al padre, fu consacrato Cavaliere ed incoronato a Reims mentre i fratelli Roberto, Carlo ed Alfonso venivano rispettivamente infeudati dell’Artois, dell’ Anjou e del Maine, del Poitou e dell’Auvergne.

Luigi VIII si era spento di malaria durante la crociata contro il Conte di Tolosa, protettore degli Eretici. Lasciava al giovane figlio una Francia forte e dotata di una efficiente macchina amministrativa e finanziaria, ma anche la guerra nella Contea di Tolosa e l’ingombrante reggenza materna, testimoniata come sua esplicita volontà dall’atto esibito dai Vescovi di Sens, di Charter e di Beauvais.

Non si comprende ancora se quel documento fosse autentico; se fosse un espediente di Bianca di Castiglia per impadronisi del potere; se, infine, fosse la risultante di una manovra attuata dalle Baronie capeggiate da Filippo Hurepel per influenzare la politica nazionale: sta di fatto che, contro ogni possibile previsione, la Reggente non si lasciò condizionare; gestì il potere con energica abilità ed uscì di scena solo in punto di morte.

Se l’insediamento del nuovo Sovrano fu salutato da amnistie che rimisero in libertà i Conti Ferrando di Fiandra e Rinaldo di Boulogne, restò invece aperta la querelle con Enrico III d’ Inghilterra, figlio di Giovanni senza Terre.

Sta di fatto che, in quel complesso contesto dinastico, politico e militare, la giovane età di Luigi parve l’occasione giusta a vari Signori per armarsi e, in nome di diritti perduti, mirare ad affrancarsi dal controllo del governo centrale: nel 1227, il Conte Filippo Hurepel, fratellastro di Luigi VIII, col Duca di Bretagna Pierre Mauclerc a Monthléry, sulla via da Orléans a Parigi, tentarono di rapire Luigi IX che fu, invece, protetto dai sudditi nella prima manifestazione popolare francese di lealtà istituzionale. Poco più tardi, ancora l’Hurepel animò una nuova rivolta fondata su accuse precise nei confronti della Reggente: appropriazione del denaro dello Stato a profitto dei suoi parenti castigliani; sabotaggio del matrimonio del figlio; licenziosità dei costumi, provata da una improbabile relazione col Cardinale legato Romano di sant’Angelo.

Ancorché solo sedicenne, il Sovrano decise di affrontare la situazione ponendosi alla testa dell’ esercito e in tre campagne sconfisse i nemici; piegò il Conte di Tolosa; estirpò l’eresia albigese misurandosi anche col duro sciopero degli studenti dell’università di Parigi.

Nel 1229 con estremo rigore, incaricò gli Arcieri reali di reprimere lo scontro dei chierici dei conventi della rive gauche della Senna con gli abitanti della città: la ferocia fu tale che alcuni studenti morirono; altri se ne andarono ad Angers; altri ancora animarono la secessione sfociata nella fondazione dell’ateneo di Orléans, mentre la Chiesa guardava con diffidenza sia l'insegnamento del Diritto accanto alla Teologia, interdetto fin dal 1219; sia la inquietudine degli iscritti alla facoltà delle Arti, ove dilagava un pensiero filosofico più libero.

Luigi placò le animosità pagando un’ammenda per le violenze esercitate dai suoi Sergenti; confermando i privilegi universitari; fissando un prezzo calmierato per gli alloggi; obbligando i Borghesi al risarcimento alle famiglie dellevittime; condizionando con estrema intransigenza gli abusi giurisdizionali dell’Episcopato; sostanzialmente costringendo il Papa ad emanare, nell’ aprile del 1231, la Parens Scientiarum: una sorta di carta di riconoscimento dell’autonomia studentesca.

Cronaca degli eventi fu tramandata da Guillaume de Nangis, monaco storiografo di saint-Denis che paragonò i tre gigli francesi alle tre Virtù praticate nell’Università di Parigi: Sapienza, Fede e Cavalleria!

In quello stesso anno …nacque gran discordia a Parigi fra i chierici e i borghesi, e i borghesi uccisero alcuni chierici; avvenne allora che le università uscirono da Parigi e si trasferirono in alcune provincie. Quando il re si avvide che a Parigi cessava lo studio delle lettere e della filosofia in virtù della quale si acquisiscono i tesori dell’intelligenza e della saggezza… fu molto inquieto ed ebbe gran timore che sì grandi e ricchi tesori si allontanassero dal suo regno…  

Per parte sua, assumendo le redini del governo, Bianca affrontò energicamente l’ostilità dell’ Aristocrazia alla sua condizione di straniera; ricondusse all’obbedienza molti Feudatari ribelli; stroncò le velleità di Tibaldo IV di Champagne; annesse il Ducato di Narbona ed impose al pericoloso e potente Raimondo VII di Tolosa col Trattato di Meux la cessione della Languedoc e del Roussillon; favorì le nozze della figlia di costui, Giovanna, col proprio figlio Alfonso, garantendosi la successione della Contea di Tolosa e rilanciando gli interessi capetingi nel Mezzogiorno; appoggiò l’attività dell’Inquisizione e assegnò alla Chiesa l’Alta Provenza, consentendo ai Papi di affermare la loro sovranità su Avignone e Venosino.

Nel 1233, conferita stabilità al Paese, ella riunì all'Assemblea di Melun tutta la Feudalità del Regno perché rendesse omaggio al figlio ormai maggiorenne: il 27 maggio del 1234 a Sens, egli contrasse matrimonio con la tredicenne Margherita di Provenza che incoronò il giorno successivo e dalla quale ebbe poi varia prole: Blanche (1240-1243); Isabelle (1242-1271), sposata a Teobaldo di Navarra; Louis (1244-1260); Filippo III (1245-1285); Jean (1248-1248); Giovanni Tristano, Conte di Valois (1250- 1270); Pietro Conte di Alençon (1251-1284); un’altra Blanche (1252-1320), impalmata dall’Infante di Castiglia Ferdinando de la Cerda; Marguerite (1254-1271), maritata a Giovanni I di Brabante; Roberto Conte di Clermont (1256-1317); Agnese (1260-1327), coniugata a Roberto II di Borgogna.

Luigi assunse formalmente il potere solo al compimento del ventunesimo anno ma, di fatto, mantenne alla madre ampia partecipazione politica anche dopo quel quinquennio di benessere interrotto dai venti di guerra del 1242 ed esaltato dalla ricerca instancabile di reliquie affluite nel Tesoro regio ed offerte alla venerazione popolare, con grande prestigio per la dinastia.

Emblematico fu il recupero della corona di spine del Cristo che, custodita a Bisanzio, capitale di un Regno latino osteggiato da Greci e Islamici, fu ceduta da Baldovino II ai Mercanti veneziani in cambio di un ingente prestito. Il Capetingio la riscattò con centotrentacinquemila livres e ne dispose il trasferimento in Francia, ove giunse nell’agosto del 1239: per ospitarla degnamente, fece erigere nell'Île de la Cité la superba sainte-Chapelle. L’acquisto rafforzò la sua posizione di forza nella Cristianità occidentale e rese la Nazione meta di un attivo turismo religioso; tuttavia, al di là della mera devozione, il gesto fu dettato da opportunità politiche: egli mirava a trasformare Parigi in una nuova Gerusalemme, nella convinzione di incarnare quel Tenente di Dio sulla terra salutato durante l’investitura a Reims.

Nel 1240 aveva già creato un nuovo scalo ad Aigues-Mortes; aperto relazioni con l’Imperatore Federico II di Hohenstaufen ed il figlio Enrico VII; dispiegata tutta la sua energia egèmone anche in ambito ecclesiastico, attraverso l’assegnazione del primato dei Tribunali regi su quelli religiosi: all’asserita pretesa giurisdizionale del Vescovo di Beauvais, oppose la supremazia della legge nazionale su quella episcopale deportandolo a Parigi, insediando in quella cattedra un Primate più conciliante e sollevando la collera del Papa alle cui minacce di scomunica replicò difendendo la propria indiscutibile autonomia.

Proprio nella primavera di quell’anno di affermazioni personali e politiche, Luigi subì l’affronto di Isabella d’Inghilterra, vedova di Giovanni senza Terre, Contessa d'Angoulême e madre di Enrico III: ella indusse il secondo marito Ugo X di Lusignano e Raimondo VII di Tolosa a negare l’omaggio ad Alfonso Conte di Poitiers, trascinando nella sfida anche la Monarchia inglese.

Senza indugio, il Sovrano marciò sui ribelli e, occupate molte piazzeforti nel Poitou, li sconfisse nella Battaglia di Taillebourg del 21 luglio e nella Battaglia di Saintes del giorno successivo. Infine pretese che Ugo di Lusignano chiedesse perdono; che Enrico III firmasse la tregua di Bordeaux e che Isabella s’inginocchiasse al suo cospetto ed implorasse misericordia: furiosa, ella prese i voti e si ritirò nell’abbazia reale di Fontevrault ove si spense il 31 maggio del 1246.

Nel 1244 sullo sfondo del rinnovato conflitto col Conte di Tolosa e col Signore di Montségur e dei massacri in danno dei Catari, la scena politica internazionale fu dominata da tre pericolosi eventi: l’avanzata dei Mongoli in Europa; il massacro operato a Gerusalemme dai Kharizmiti, per conto del Sultano d’Egitto; la guerra ormai aperta fra Federico II ed il Papa, l’uno minacciando rappresaglie su Lione nella quale si era spostato l’altro.

Consapevole della delicatezza del momento, Luigi scrisse freddamente all’Imperatore che il regno di Francia non è ancora così indebolito la lasciarsi guidare dai vostri speroni! e, parallelamente, animato dalla velleità di convertire gli Islamici, decise di partire crociato.

Fu Genova a fornirgli il maggior numero di navi necessarie alla spedizione predicata da Eudes di Chatearoux, Cancelliere dell’Università di Parigi: i Crucisegnati sarebbero stati esentati dalle imposte e per il successivo quadriennio nessuna guerra avrebbe dovuto turbare l’impresa del Christianissimo Re.

La spedizione fu preceduta da minuziosi preparativi logistici, economici, diplomatici e religiosi. Fu, in sostanza, varata una sorta di politica penitenziale caratterizzata da durissime iniziative   in danno della Comunità ebraica e dalla grande inchiesta che il Capetingio affidò, nel 1247, a Domenicani e Francescani per riscattare i peccati della Amministrazione centrale con anche la restituzione delle esazioni e la riparazione degli abusi giudiziari.

Rimessosi da una dissenteria; ricevuti fascia e bordone; dispiegato l’orifiamma di san Dionigi, alla testa di trentamila uomini ed accompagnato dalla moglie e dai tre germani, il 12 giugno del 1248 Luigi IX partì da Parigi; salutò la madre a Corbeil; sostò a Sens; passò per Lione e a metà agosto fu ad Aigues- Mortes donde dal 25 veleggiò per l’Egitto.

Sbarcato a Damietta, si pose in marcia contro gli Ayyubidi ma, a causa della insubordinazione del fratello Roberto d’Artois, peraltro caduto in campo, l’11 febbraio del 1250 le sue truppe furono annientate dai Mameluchi nella Battaglia di al-Mansurah.

L’indecorosa ritirata fu enfatizzata il 6 aprile dalla sua stessa cattura per mano di Baybars I. Rilasciato il 6 maggio previa corresponsione di una ingente cifra raccolta dalla Regina Margherita, il Sovrano si trattenne in san Giovanni d’Acri ancora due anni per supportare le difese delle Autorità latine locali. Nella primavera del 1253 seppe che la madre si era spenta il 27 novembre precedente.

Era ora di rientrare in una Francia piagata dal massacro dei Pastoureaux: bande di contadini che la Reggente aveva favorito per recuperare il figlio dalla prigionia e delle quali, quando ne aveva perso il controllo, aveva ordinato l’eccidio per contenerne le inaudite violenze. Tuttavia, nei sei anni di assenza del figlio, sostenuta da un gruppo di esperti ella aveva reso lo Stato tanto solido da mostrare, come scrive Jacques Le Goff, di potersi staccare dalla persona fisica del Re.

Il 24 aprile del 1254 Luigi, che vagheggiava la conversione del Gran Khan per averlo alleato contro i Musulmani e che pagò un altissimo pedagio alla crociata malgrado avesse saggiamente addebitato le maggiori spese alla Chiesa, le altre al suo fondo personale e ben poco al tesoro reale, si imbarcò a san Giovanni d’Acri: approdato alle saline di Hyéres, sulla via per Parigi ebbe un colloquio privato con Ugo de Digne, membro della corrente rigorista francescana, e fece sosta ad Aix- en –Provence, a sainte Marie Madaleine, ad Aigues-Mortes, a Nimes, ad Arlés ed infine a saint-Denis per restituire l’Orifiamma.

Riaffermata la propria autorità in Fiandra e Provenza, in dicembre con Jean de Joinville: amico, Consigliere, Siniscalco di Francia e agiografo, più che biografo, si dette ad un articolato piano di riforme legislative: pubblicò la Grande Ordinanza o Statuta Sancti Ludovici con la quale sancì l’eguaglianza di tutti i cittadini davanti alla Legge, fuori da privilegi di casta; prese sotto la sua protezione gli Studi, le Lettere e le Arti rilanciando la Sorbona, fondata nel 1253 dal Cancelliere Robert de Sorbon; favorì il Comunalismo; varò il conio degli scudi e dei tornesi: gli uni, le prime monete d’oro di Francia col motto Christus regnat, Christus vincit, Christus imperat e gli altri con impressa una croce e la dicitura Ludovicus Rex; emise rigide norme contro la prostituzione, la bestemmia, il gioco d’azzardo e l’usura senza risparmiare pubbliche esecuzioni in danno di membri della Comunità ebraica presenti nella speculazione finanziaria; contrastò spietatamente Albigesi e Valdesi; introdusse l’Inquisizione romana; raggruppò geograficamente i territori del Regno; ridefinì il ruolo del Parlamento e del Consiglio di Corte migliorando anche le Istituzioni deputate alle verifiche contabili e dichiarando inique le pratiche di giudizio esenti da esame delle prove; nel 1256, a vantaggio d’una amministrazione territoriale centralizzata, impegnò Funzionari salariati: Balivi, Siniscalchi, Viguiers insediandone uno per ogni circoscrizione territoriale e Prevosti in ogni capoluogo di rilievo; nel 1258, col Trattato di Corbeil sistemò le questioni di frontiera fra Francia e Aragona: Giacomo I lasciò Provenza e Languedoc in cambio della Catalogna e del Roussillon; col Trattato di Abbéville del 1259 regolò la querelle con gli Inglesi cedendogli il Limousin, il Quércy e il Périgord in cambio della rinuncia sulle pretese accampate in Normandia, Maine, Angiò, Turenna e Poitou: la Guyenne, restata sotto sovranità francese, fu attribuita all’Inghilterra; fece redigere tra il 1268 e il 1269, una imponente raccolta di Leggi e consuetudini corporative, nota come Livre des Mètiers: una sorta di testo/testimone delle attività artigianali, della normativa fiscale e dei poteri locali; fece costruire un ospedale per ciechi: les Quinze-Vingts; ripristinò la Quarantena del Re, già istituita dal nonno Filippo Augusto, fissando in quaranta giorni il periodo da intercorrere tra offesa e vendetta e concedendo ai contendenti il diritto a ricorrere alla Giustizia regia e a trasformare la faida in processo; interdisse il duello giudiziario; introdusse gli Enquéteurs royaux, incaricandoli di prevenire o reprimere abusi; incoraggiò le opere delle Congregazioni; diffuse l'architettura gotica conferendo al suo periodo la definizione di secolo dorato, per il credito politico, economico ed intellettuale conferito alla Nazione; protesse il Papa pur senza apertamente assumere atteggiamenti filo/guelfi; espulse dal Paese gli Ebrei dopo averli costretti alla umiliante esibizione del distintivo; infine si dedicò alla capitale la cui gestione, fino ad allora, era stata aggiudicata a Concessionari garanti del maggiore gettito possibile dall'esazione fiscale, mentre la regolamentazione del commercio era affidata in primo luogo ai cartelli di Mercanti-importatori: nel 1261 affidò l’incarico di Preposto con ampi poteri di polizia giudiziaria e commerciale al funzionario Étienne Boileau che operò con estremo rigore, ordinando l’arresto di molti impostori e criminali, organizzando la sorveglianza armata della città, assicurando il buon andamento delle attività produttive.

L’infaticabile attività di riordino dell’edificio statale fu confortata da Familiares: il Canonico Roberto de Sorbon; Tebaldo V Re di Navarra, che sposò sua figlia Isabella, nel 1255; il Cardinale Guy Fulcois, poi arciVescovo di Narbonne e futuro Papa Clemente IV; il Guardasigilli Raoul Grisparmi; il francescano Simon Monpris de Brie, poi Pontefice col nome di Martino IV; Eudes Rigaud, Maestro del convento dei Cordeglieri di Parigi, docente universitario di Teologia all’Università e Primate di Rouen; il domenicano Goffredo di Beaulieu, suo confessore e suo primo biografo; il Balivo Pietro di Fontaines.

Il Re, in definitiva, si mostrò a pieno titolo inserito nella rete di relazioni e di vincoli propri dell’epoca fino a poter essere definito Padre dello Stato e simbolo di una Monarchia tanto efficiente da preferire, anche in politica estera, gli accordi alla belligeranza. Anche nell’aspra conflittualità fra Innocenzo III e Federico II di Hohenstaufen si astenne da posizioni nette, mostrandosi non incline alla Chiesa dai cui tentativi di interferenza con rigore difese l'autonomia politica del Regno, a conferma della distinzione fra devota professione di fede e intransigenza della politica.

Tale equilibrato condotta, valendogli la considerazione internazionale, lo deputò al ruolo di Arbitro sulle controversie territoriali tra le Dinastie comitali fiamminghe dei d'Avesne e dei Dampièrre e, in Inghilterra, sulla querelle tra le Baronie ribelli ed Enrico III. A distanza si tenne anche dalle pressioni esercitate dal fratello Carlo d’Anjou per incunearsi nella successione imperiale e sostituirsi agli Svevi: una cautela mirata a consolidare la propria solvibilità di Sovrano legittimato dalla continuità dinastica e a non esporre il Regno a questioni estranee alla sua realtà politica e territoriale.

Nel 1267, Luigi si decise ad una nuova Crociata, con l’obiettivo di convertire il Bey di Tunisi: anche questa volta l’allestimento fu minuzioso e, a parte il noleggio di navi genovesi, fece costruire una Flotta; istituì un Sigillo di Luigi; dettò il testamento; affidò il Regno ai fedelissimi Matteo di Vendôme e Simone di Nesle; conferì al Primate di Parigi l’autorità di designare in sua assenza Vescovi; si recò, il 14 marzo del 1270 a saint-Denis per prendere l’Orifiamma; andò da penitente in Nôtre-Dame e, salutata la moglie, raggiunse Aigues-Mortes donde si imbarcò il 1° luglio sulla Montjoie col figlio Giovanni Tristano.

Fatto scalo a Cartagine, fu stroncato dalla peste o forse dalla dissenteria assieme all’erede: era il 25 agosto del 1270: lo storico Alain Decaux assume che … Il suo corpo fu bollito nel vino per separare le carni dallo scheletro, le sue spoglie furono riportate in Francia…. E che il viaggio fu esaltato dal succedersi di miracoli utili a certificarne la santità.

La sua figura di Sovrano/penitente resta controversa: influenzato dalla invadente madre, che lo trattò come un bambino, e candidato già da vivo alla gloria degli altari, considerò le crociate come una sorta di devota e scrupolosa attuazione del mestiere di Re consolidando quella storica tradizione già istituita dai Franchi di una Francia figlia della Chiesa.

Egli stesso incarnò la figura del Rex christianissimus ma la Storia non può assolverlo dall’aver bruciato in piazza il Talmud, offendendo e schiacciando l’intera etnìa ebraica e dall’aver avallato le aberranti attività dell’Inquisizione.

Bibliografia:

J. Le Goff: Luigi IX di Francia: biografia di un Re santo
J. Richard: Saint Louis

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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006)

Aprile 2007, "Profili di perle. Donne nella storia", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo).

L'11 agosto 2007 ha concluso un accordo di programma col Paleoantropologo Prof. Francesco Mallegni dell'Università di Pisa per pubblicare, assieme all'antropologo Giacomo Michelini, un gruppo di monografie in termini scientifico/storici. La prima riguarderà Enrico VII.

Ha inaugurato di recente il suo sito personale.



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