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Mehmet II
di Ornella Mariani

Ritratto del sultano Maometto II eseguito da Gentile Bellini nel 1479


Mehmet II il Conquistatore, Fātih Sultan Mehmet, Bujuk, ovvero il Grande, figlio di Murad II e della cristiana Mara; nato ad Adrianopoli il 29 marzo del 1432; morto a Scutari il 3 maggio del 1481; settimo Sultano dell’Impero ottomano, fu detto anche Humkar: l’assetato di sangue.

Era coltissimo: parlava correttamente cinque lingue; conosceva la filosofia; amava la poesia e la letteratura; si compiaceva della sistematica lettura delle gesta di Alessandro Magno.

Trascorsa la prima infanzia in Adrianopoli, ad undici anni fu designato Governatore di Amasya: in parte per contrarre la prima formazione politica; in parte per essere preservato dalla prassi del fratricidio.

In quel periodo, mentre il Basileus Giovanni VIII Paleologo si recava al Concilio di Ferrara per ottenere l’aiuto della Chiesa contro l’espansione ottomana, Murad II si decise alla vita ascetica: siglata la pace con l'Emiro di Karaman nel sudest anatolico, lasciò il trono al figlio tredicenne dal quale, un anno più tardi, fu sollecitato a riassumere la guida di un Impero agitato dalla ribellione dei Giannizzeri e dall’incombente scontro con i Crociati: Eugenio IV aveva proclamato una sacra campagna a supporto dei Bizantini e favorito la costituzione di una Lega Cristiana, cui avevano aderito il Re d’Ungheria Ladislao III; il Vojvoda di Polonia Janòs Hunyàdi ed il Principe serbo Gjergj Brankoviç.

Rientrato nella carica, il vecchio Sultano restaurò l’ordine interno mentre i Crucisegnati, a marce forzate, avanzavano nei Balcani conseguendo successi militari; conquistando Nissa e Sofia; infliggendo dure perdite ai Turchi; obbligandoli ad una umiliante tregua decennale ed alla restituzione dei territori serbi e ungheresi. Ritenendo insoddisfacente il negoziato, Eugenio IV persuase il Sovrano d'Ungheria a riprendere la guerra ed anche Venezia pose in mare la sua potente Marina dislocandola tra i Balcani e l'Asia Minore, così da dividere in due l'Impero turco.

Quando però Murad II fu informato delle manovre cristiane, non esitò a coagulare tutte le sue risorse: il 10 novembre del 1444 combatté la epocale Battaglia di Varna, ove caddero in campo i Re di Ungheria e Polonia, ed annientò i Crociati capeggiati da Jànos Hunyadi e dal Godospar di Moldavia Vlad III di Valacchia, detto Dracul Cepelush. Vittorioso e deciso a riprendere la campagna di aggiogamento dell’area balcanica, egli respinse l'espansione bizantina condotta in Morea da Costantino IX; mise a sacco Atene, rendendone vassalli tributari gli Occidentali in essa residenti; nel 1450, infine, avanzò in Albania ed assediò invano la roccaforte di Krujë, sia per farla piattaforma del piano di occupazione dell’Italia, sia per piegarne il leader della resistenza nazionale Gjergj Kastrioti Skënderbeu. Tuttavia, il 3 febbraio del 1451 si spense a Edirne, senza potersi rivalere sul rivale che aveva rapito da bambino; che aveva amato; che aveva allevato nella sua Corte e del quale aveva vissuto come un tradimento la recuperata identità.

Mehmet divenne Sovrano effettivo.

Per garantirsi la sicurezza ed il controllo del Regno e prevenire eventuali pretese successorie, appena insediato eliminò tutti i fratelli e fratellastri, a partire dal neonato Ahmed. Poi, appena ventunenne, avviò i suoi travolgenti successi militari sfondando le resistenze del Principato di Karaman; impadronendosi di fortezze in Tracia; programmando l’assalto all’Impero d’Oriente e ponendogli spietatamente fine.

Consapevole dell’incombente pericolo, Costantino XI si era appellato alle altre Potenze cristiane e il Papa aveva preteso come contropartita la riunificazione della Chiesa d'Oriente a quella d'Occidente, ottenendola il 12 dicembre del 1450 contro il parere della popolazione bizantina.

Il 6 aprile del 1451, alla testa di centosessantamila uomini, il Sultano si presentò sotto le mura di una Costantinopoli difesa da soli diecimila Bizantini, supportati con drammatico e fatale ritardo da settecento Genovesi guidati dal Capitano di Ventura Giovanni Giustiniani Longo.*?

L’assedio di Costantinopoli era stato meticolosamente organizzato, col reclutamento di esperti europei ed arabi per la creazione di cannoni e con la costruzione della fortezza di Rumeli-Hissan avanti alla roccaforte di Anadolu Hisar, onde la potente artiglieria turca impedisse rifornimenti dal lato del Bosforo.

Il 5 aprile Mehmet inviò un ultimatum al Basileus: avrebbe risparmiato la vita a lui ed alla sua gente e non ci sarebbero stati saccheggi, se si fosse arreso.

Diversamente, si sarebbe combattuto fino alla fine dell’uno o dell’altro!

Costantino XI replicò con parole fiere e dignitose: …darti la città non è decisione né mia né di alcuno dei suoi abitanti. Abbiamo infatti deciso di nostra spontanea volontà di combattere e non risparmieremo la vita

Contestualmente, provò a corrompere invano Giovanni Giustiniani, per il quale nutriva sincera ammirazione. In seguito, informato della morte del coraggioso e leale combattente, ne volle la celebrazione dei funerali a Costantinopoli ove ne esaltò le doti affermando che, da solo, egli valeva più della intera Marina bizantina.

Il 6 aprile ordinò il bombardamento di Costantinopoli. A testare la potenza dei cannoni, fu la nave veneziana del Mercante Antonio Rizzo *?: la drammatica vicenda indusse la Serenissima a tenere la flotta ormeggiata a Negroponte e a lasciare ai suoi Commercianti la libera scelta fra partecipazione e neutralità.

L’assedio durò cinquantacinque giorni: la capitale fu attaccata da terra e da mare e, quando l’affondo nelle mura teodosiane si rivelò vano come i tentativi di penetrare il Corno d’Oro, Mehmet ordinò la costruzione di una passerella di legno sulla quale fossero spinte a forza di braccia le navi per raggiungere le acque dall'altra parte e prendere la città alle spalle.

Memori di un’antica profezia che annunciava la fine di Costantinopoli quando le navi avessero navigato sulla terra, gli assediati ne furono sconvolti: anche l'eclisse della notte del 22 maggio, interpretata come un cattivo presagio, concorse a consolidare la loro disperazione!

La sera del 28 in santa Sofia fu officiata l’ultima Messa, mentre il Sultano progettava l’assalto finale: il giorno successivo, i Turchi concentrarono tre assalti alla Porta d'Oro, nel vulnerabile settore del Mesoteichion.

Giustiniani, gravemente ferito, riuscì ad imbarcarsi per Chio; l’Ammiraglio Girolamo Minotto con le residue otto navi veneziane, sette genovesi e sei bizantine, portò in salvo i superstiti; Costantino si liberò delle insegne imperiali e seguitò a battersi valorosamente fino alla morte, con gli Spagnoli di don Francisco di Toledo: la Chiesa ortodossa lo proclamò martire e santo. Una volta nelle mura, Mehmet fece trasformare la basilica di santa Sofia in Moschea; fece intonacare gli stupendi mosaici del Cristo Pantocratore; consentì che violenze di ogni sorta fossero condotte sui sopravvissuti: furono massacrati bambini, stuprate donne, sgozzati sacerdoti, scempiate icone, arsi libri e distrutta anche la venerata immagine della Vergine Odigitria: era il 29 maggio del 1453.

Il suono dei cannoni amplificò il passaggio di decine di migliaia di uomini che dal Bosforo al Corno d'oro, valicando le ripide alture di Galata, raggiunsero il mar di Marmara: la Seconda Roma divenne capitale del nuovo Impero col nome di İstambul, deformazione turca del greco stin bolin.

La caduta di Costantinopoli: un evento di portata epocale, spianò ai Turchi la via dei Balcani e segnò l’inizio del declino delle Repubbliche Marinare.

Lo storico ottomano Tursun Bey assume che, entrando nel Palazzo ove fino a qualche giorno prima aveva abitato Costantino XI Paleologo, il Sultano pronunciasse in tono dolente alcuni versi persiani: … Il ragno assolve alla funzione di portinaio nel palazzo di Cosroe. Il gufo suona la musica di guardia nella fortezza di Afrâsijâb

Fra il 1456 ed il 1457 i Turchi invasero la Grecia: Omàr Tourachàm conquistò Atene mentre un' altra Armata, muovendo da Tessalonica, risaliva fino a Belgrado donde era respinta dalle truppe crociate europee del Generale Giovanni Hunyadi e dal frate francescano Giovanni da Capestrano. In quei mesi si spensero il Despota serbo Giorgio Brankovic, referente della corrente magnatizia incline agli Ottomani contro la fazione della aristocratico/latifondista, e il Re d’Ungheria Ladislao Postumo. All’uno successe prima il primogenito Lazzaro e poi il fratello Stefano, esiliato quando Mehmet prese la fortezza di Semendria; all’altro, il figlio del Generale Jànos Hunyadi.

Conquistato tutto il territorio bizantino, intanto, il Sultano guardò all’Anatolia ove le diverse Signorie: Beylik, già unificate dal suo antenato Beyazit I il Fulmine, si erano frantumate a seguito della sconfitta inflittagli da Tamerlano, nella Battaglia di Ankara del 1402.

Acquisito il controllo di Semendria, la Serbia divenne Provincia dell'impero Ottomano. Nel 1460 massicci contingenti turchi occuparono il Despotato di Morea bizantina, o Peloponneso, vanamente difeso dalla Serenissima e nel 1461 si impadronirono anche dell'Impero di Trebisonda, sul mar Nero: il suo ultimo Signore, David, fu decapitato; i vari piccoli Stati anatolici furono riuniti e fu allora che Maometto II prese a perseguire l'idea di diventare un nuovo Cesare e di conquistare la Prima Roma: per gli Ottomani Kizil Elma, ovvero La Mela Rossa, così ricostruendo sotto il proprio dominio l’antico Impero romano.

Allarmato, Pio II bandì una crociata cui si rese disponibile la sola Venezia, mentre Mehmet occupava Argo e altri porti nella Morea e prendeva Corinto, recuperata e nuovamente perduta dai Veneziani.

Era ora di ritentare l’impresa balcanica, invadendo Kosovo, Serbia e Bosnia.

La tensione si fece altissima per le apprensioni della Repubblica veneta riguardo alla Dalmazia: la imponente presenza ottomana incombeva a Nord dei Balcani, in Boemia, e alle spalle di Venezia, nelle città portuali della Croazia.

Sempre più deciso, intanto, ad occupare anche l'Albania per vendicare il padre dall’affronto rivoltogli dall’Atleta di Cristo Skënderbeu; sempre più determinato a spazzare il Cristianesimo; sempre più risoluto ad espugnare l’Occidente e Roma, pur già sconfitto nel 1452 dagli eserciti di Vlad III di Valacchia il Sultano sferrò l'attacco alla fortezza di Krujë.

A fronte della ferma resistenza del Castriota, mandò Ambascerie a proporgli una tregua sulla base dell'uti possidetis, con la subdola intenzione di romperla nel momento in cui fosse stato in forze. Mentre la si discuteva, l’Ambasciatore Monsignor Giovanni Navarro informò il leader albanese dell’intento del Papa a porlo a capo della crociata: rassicurati, i Principi cristiani respinsero all’unanimità la proposta turca e ripresero la guerra.

Mehmed si armò: pose Sinan Pascià, Hussein Bey, Jussuf Pascià, Karagià Pascià alla guida di un imponente esercito prima di chiedere ancora un armistizio, che gli Albanesi subordinarono  all'immediato abbandono di Sfetigrad e Berati.

Siglato l'accordo del 27 aprile del 1461 in accoglimento delle pressioni di Pio II e certo della ambiguità della Serenissima e della necessità di sostenere le ragioni ereditarie degli Aragonesi, già impegnati contro i Turchi ed ora nell'espulsione dei Mori dalla Spagna, Castriota salpò da Durazzo a borso dell'ammiraglia Drin in direzione delle coste italiane per sostenere Ferdinando di Napoli nella rivolta delle Baronie inclini al pretendente angioino al trono.

Il 18 agosto del 1462 ad Orsara di Puglia concluse la sua spedizione contro gli antagonisti di Ferdinando di Napoli ma fu raggiunto dalla notizia che due Armate turche, comandate da da Hussein-Bey e Sinan-Bey, si dirigevano sull’Albania: tornato in patria, le sconfisse a Skopjë, imponendo a Mehmed II il trattato di pace della primavera del 1463.

Il progetto di crociata, invece, fu avversato dal Consiglio di Guerra che non riteneva utile riattizzare l'ostilità turca; tuttavia, il Primate di Durazzo Paolo Angelo rilevò che al nemico non occorrevano pretesti per muovere una nuova guerra quando avesse ricompattato le energie necessarie: in quel caso, quali speranze di rivalsa avrebbe avuto l'Albania se anche Roma, come già Costantinopoli, fosse caduta?

Si trattava, dunque, non solo di una lotta per la Patria e per la libertà, ma anche di una lotta per la fede. Tuttavia il 14 agosto del 1464, lasciata Krujë e puntando su Durazzo per accoglievi il Papa in arrivo da Ancona, Castriota fu raggiunto dalla notizia della morte di Pio II.

La circostanza fu favorevole a Mehmed che, vista sfumata la progettata crociata, in settembre scatenò una dura offensiva attraverso Sceremet-Bey e il rinnegato albanese Ballaban Pascià. Anche questa impresa si risolase nella umiliante sconfitta al lago di Ocrida, reiterata da un nuovo tentativo di assedio di Krujë della primavera del 1466.

Furioso, allora, puntò su Sfetigrad ma fu circondato ed annientato mentre il suo Generale Jakup Arnaut Bey veniva decimato a Berati. Tuttavia, ancorché vittoriosa, l'Albania era in ginocchio e il Sultano, rinfrancato dai buoni risultati conseguiti in Serbia, Bosnia, Trebisonda, Morea, Romania, riorganizzò le fila: a metà giugno di quell’anno circondò di nuovo Krujë, affidando le operazioni di assedio a Ballaban Pascià e massacrando a Modriç circa trentamila persone senza distinzione di sesso ed età, mentre Castriota a Roma veniva accolto come un eroe da Paolo II che gli concedeva i richiesti aiuti.

Nel 1467, i Turchi incalzarono marciando su Alessio, Scutari e Durazzo per fiaccare Venezia e privare il leader albanese dell'ultimo alleato: furono ancora sconfitti. Ma per la piccola regione, arginare la incessante pressione era ormai sempre più difficile: l'ansia fu condivisa dal Doge veneziano, che incaricò Francesco Capello Grimani di trattare un'alleanza.

Non la si discusse.

Il 17 gennaio del 1468 dopo aver tenuto in scacco i Turchi per vent’anni, Skanderbeu si spense ed i suoi partigiani ripararono in Italia mentre finalmente i Turchi prendevano gran parte dell’ Albania; si spostavano in Negromonte nel 1470, espugnandone la capitale ed uccidendone barbaramente il Governatore veneziano; irrompevano in Friuli nel 1472, con panico di tutto l’Occidente, battendovi le truppe austro/serbe; sfasciavano l’infelice sodalizio stipulato da Venezia col Sultano del Montone bianco Uzum Hasan per invadere il territorio anatolico; assoggettavano la Cilicia; con indicibili crudeltà ed orrori soverchiavano i Turcomanni di Persia nel 1473 e, malgrado sconfitti da Stefano il Grande nella Battaglia di Vaslui del 1475, l’anno dopo schiacciavano i Moldavi nella Battaglia di Valea Alba; espellevano nel 1478 la Serenissima da Scutari, imponendole ad Istambul il 25 gennaio del 1479, un disonorevole trattato di pace; avevano ragione definitiva di Krujë, mutandole il nome in Ak Hissar e massacrandone la popolazione.

Non c’erano, dunque, forze sufficienti a condizionare l’irriducibile Sultano, cui restava da realizzare solo il grande sogno di entrare in Roma ora che i confini del suo Impero avevano obbligato la frastornata e sbigottita Comunità internazionale a riconoscere lo Stato ottomano come la più straordinaria delle realtà politico/territoriali della Storia.

Dopo aver condotto, ancora nel 1479, una seconda incursione in Friuli rendendo drammatica la situazione dei Veneziani che, minacciati dalla insopportabile pressione sulle frontiere ed atterriti da una imminente invasione cedettero i loro territori albanesi, Mehmed mosse verso l’ Italia dal mare.

Il 28 luglio del 1480 occupò Otranto: da poco elevato alla carica di 'sançak bey' di Valona, il suo Generale Gedik Ahmed Pascià sferrò una violenta offensiva alle coste pugliesi, accampando pretestuosi diritti turchi sull'eredità dei Principi di Taranto, ma di fatto aspirando ad aprirsi un corridoio per raggiungere Roma e demolire il potere del Re Ferrante di Napoli.

La traversata del Canale fu garantita dalla cauta neutralità veneziana: il 29 luglio, il presidio militare e gli abitanti della cittadina si arroccarono nel castello opponendosi alla intimazione di resa. Tuttavia, l’11 agosto, colpita dalla formidabile artiglieria ottomana, dopo due settimane di eroica resistenza in vana attesa dei soccorsi del Re e del figlio Don Alfonso Duca di Calabria, Otranto fu espugnata: i Turchi vi consumarono un orrendo sterminio.

La più terribile delle carneficine avvenne nella cattedrale, dove Clero e fedeli si erano rifugiati; l’edificio fu sprezzantemente adibito a stalla e inumana fu la sorte assegnata all’arciVescovo Stefano Pendinelli e al Conte Francesco Largo, Comandante della guarnigione: segati vivi.

Il 12 infine, fu decapitato un migliaio di cittadini indisponibili ad abiurare.

Il mondo fu sconvolto da un fremito di orrore e ripulsa; tuttavia, la marcia di Mehmet era inarrestabile: malgrado gli sforzi di una Lega organizzata da Paolo II prima e da Sisto IV poi, egli sottrasse ai Genovesi Caffa sul mar Nero; insediò sul trono di Crimea un khan di suo gradimento; rese tributarie Circassia e Georgia e tentò l'assedio di Rodi, strenuamente tenuta e difesa dagli Ospitalieri.

Il 1° maggio del 1481, il Re di Napoli raggiunse la straziata Otranto e vi si acquartierò con solidi apparati di difesa congegnati da Pietro d’Orfeo e da Ciro Ciri, Maestro Ingegniere del Duca d'Urbino.

Il 3 maggio, intanto, benché il suo chiodo fisso fosse l’Italia, l’irriducibile Sultano attraversò il Bosforo per una nuova spedizione in Asia, forse contro i possedimenti egiziani dei Mamelucchi, mirando al controllo de La Mecca onde essere riconosciuto ufficialmente Califfo, ovvero Vicario del Profeta e Protettore dell’Islam.

Parallelamente, mentre per disorientare le truppe aragonesi del Duca di Calabria, Ahmed Pascià aggrediva le coste di Vieste e in ottobre ripassava il Canale, dopo una serie di scorrerie nei territori di Lecce, Taranto e Brindisi, Sisto IV proclamava la crociata antiottomana.

Non la si combatté: il 4 di ottobre Mehmet morì.

La notizia fu accolta con unanime sollievo dei Cristiani, mentre nell’Impero turco esplodeva la guerra civile fra i due figli ed eredi: Cem, appoggiato dalla Corte e dal Gran Visir, contro Bayazid, sostenuto dai Giannizzeri e sospettato di parricidio.

Gedik Ahmed Pascià sostenne quest’ultimo e gli chiese supporto per la spedizione italiana; ma il nuovo Sovrano, diffidandone, lo richiamò a Costantinopoli; lo fece arrestare e giustiziare il 18 novembre del 1482.

Mehmed II, che con ferocia inumana aveva fatto assassinare anche il proprio primogenito, fu assai compianto dai Turchi cui lasciò notevoli testimonianze della sua attività amministrativa e politica: aveva aperto la Corte ad Artisti, Umanisti ed intellettuali; aveva lasciato in funzione la Chiesa bizantina e ordinò al suo Patriarca di tradurre in turco i testi cristiani, così dando prova di tolleranza religiosa, forse esito dell’estrazione religiosa materna; aveva fatto costruire la Moschea a lui intitolata: Fatıh Cami, e il Palazzo di Topkapi, realizzato dall'architetto Atik Sinan fra il 1463 ed il 1470; aveva voluto la veneratissima Moschea di Eyüp in fondo al Corno d'Oro già durante l'assedio di Costantinopoli, sul sito del presunto ritrovamento delle spoglie di Abu Ayyub al-Ansari, portabandiera del Profeta, morto nel 668 durante il primo assedio arabo alla città; aveva esteso le frontiere del suo Impero su gran parte dei Balcani, dell’Asia Minore e dell’Africa settentrionale, sulla Crimea, sulla Bosnia e sull’Albania; aveva liquidato la millenaria storia bizantina; aveva varato la riforma fondiaria e riorganizzato l’apparato burocratico e, pur zelante musulmano, aveva espresso fino alla fine crudelta, ambizione e bellicosità: tale da suscitare terrore nei nemici, nei sudditi e negli uffici di Corte; tale da atterrire l’intero mondo del tempo; tale da provocare i quattordici attentati cui sopravvisse; tale da non poter schivare il veleno propinatogli in quel fatale 3 maggio del 1481.

Note

*?) Antonio Rizzo, a capo di un vascello veneziano, era partito dal mar Nero per Venezia ma, sotto Costantinopoli, non  fermato al posto di blocco ottomano, fu cannoneggiato dalla terribile bombarda di Urbano di Transilvania. Raggiunta la costa assieme ad alcuni superstiti, egli fu catturato ed impalato, mentre i suoi uomini venivano massacrati dai Giannizzeri ottomani. La vicenda sconvolse ed indignò l’Occidente cristiano e il vacillante Impero d’Oriente e, a seguito di essa, la Serenissima intervenne in vavore dei Bizantini, pur mantenendo relazioni diplomatiche con i Turchi.

*?) Giovanni Giustiniani Longo, Podestà di Caffa ed Ammiraglio della Repubblica di Genova, trovò precoce morte l’11 giugno del 1453 a Chio, per le gravi ferite riportate durante la difesa di Costantinopoli e del suo amico personale Costantino XI.

Bibliografia:

F. Babinger: Maometto il Conquistatore e il suo tempo
S. Runciman: La caduta di Costantinopoli
J. P. Roux: Storia dei Turchi

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Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006)

Aprile 2007, "Profili di perle. Donne nella storia", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo).

L'11 agosto 2007 ha concluso un accordo di programma col Paleoantropologo Prof. Francesco Mallegni dell'Università di Pisa per pubblicare, assieme all'antropologo Giacomo Michelini, un gruppo di monografie in termini scientifico/storici. La prima riguarderà Enrico VII.

Ha inaugurato di recente il suo sito personale.



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