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Empress Maud
di Ornella Mariani

Nota anche come Empress Matilda o Empress Maud; nata nel castello di Sutton Courtenay il 7 febbraio del 1102 e morta il 10 settembre del 1167 a Rouen, nell’abbazia di Notre-Dame-du-Pré; figlia del Re Enrico I e di Edith di Scozia; infelice consorte dell’Imperatore Enrico V, Maud fu battezzata col nome di Adelaide e, per le politiche di alleanze del padre, già all’età di otto anni fu promessa all'Imperatore di Germania Enrico V, presso la cui Corte fu cresciuta ed educata. Assunto il nome di Maud, a dodici anni contrasse matrimonio e nel 1117 fu incoronata Imperatrice a Roma, assieme al marito.

Furono nozze infelici, mirate alla sola nascita di un erede: egli, maggiore di diciassette anni, aveva già una figlia illegittima quando la sterilità di lei divenne argomento di Corte e, forse, avrebbe chiesto l’annullamento del vincolo se non si fosse ammalato: le sue gravi condizioni di salute si rivelarono nel 1122 con il concordato di Worms, che sancì la sua rinuncia all’egemonia nei confronti della Chiesa, e con la sua succesiva incapacità a far fronte all’autonomismo dei grandi Feudatari, la cui ribellione fu causa della guerra civile amplificata nel 1125 dal suo decesso ad Utrecht. Poco prima di morire, designò alla successione il nipote Federico il Guercio Duca di Svevia cui i Principi tedeschi contrapposero Lotario di Supplimburgo, inasprendo un conflitto di potere protrattosi per diversi anni.

Quegli eventi, sottratta alla ventitreenne vedova ogni possibilità di esercitare il ruolo di Imperatrice, la indussero ad abbandonare la Germania e a rientrare in Inghilterra.

Anche suo padre viveva allora un difficile momento: cinque anni prima, nel naufragio della White Ship, aveva perduto l’amato figlio Guglielmo, fresco sposo di Isabella d'Anjou. Al dolore per la perdita dell’erede e del genero, si aggiungevano contrarietà politiche: il consuocero Folco V, rinchiusa la figlia in un convento, aveva ripreso a sostenere gli interessi francesi in danno della Corona inglese. Di più: certo della designazione di Guglielmo Clitone, Luigi VI gli si era imparentato e l'aveva infeudato del Vexin.

Il candidato si spense nel 1128 ed Enrico I, che non intendeva privare di alcun diritto la sua dinastia, sperando di poter ancora generare si risposò. La mancata paternità lo indusse a conferire al trentacinquenne figlio illegittimo Roberto la prestigiosa Contea di Gloucester non potendo destinarlo alla successione.

Nel frattempo, pur se invisa a Corte per la pretesa di essere chiamata Imperatrice e per la manifesta avversione ai Lord, colpevoli di rifiutare l’autorità assoluta del Re e di ritenerlo un Primus inter pares, Maud si era costruita la reputazione di persona energica e capace.

Normanna di temperamento e tedesca di educazione: perché non indicarla erede?

Il padre prese a guardarla con ammirato rispetto, pur nella consapevolezza di avviarsi ad una scelta difficile: in quel periodo, priva di dirette responsabilità di governo, una Regina era solo la consorte del Re o la Reggente di un figlio minore.

Presto, colpito dalla sua rigorosa attitudine politica, Enrico ritenne la figlia dotata dei requisiti necessari a guidare la Nazione. Gli restava solo da revocare la decisione precedentemente assunta di designare erede il nipote trentenne Stefano di Blois, figlio di sua sorella ed orfano dell’ omonimo padre caduto da eroe in crociata: gli avrebbe chiesto di diventare paladino della cugina, in previsione dell’opposizione alla sua investitura.

Stefano giurò due volte la fedeltà a Maud: nel privato e avanti all’Assemblea dei Lord del Regno. Ma Enrico aveva guardato oltre: persuaso che la figlia assicurasse nel tempo un erede alla dinastia, così regnando solo per il tempo utile all’abdicazione, ne decise nuove nozze e la destinò al quattordicenne Goffredo, figlio di Folco d’Anjou del quale avrebbe arginato le mire.

Maud, fedele al suo titolo imperiale, ritenne quel matrimonio inadeguato ma non indugiò nel piegarsi per la seconda volta alla ragion di Stato. D’altra parte, andato in Outremer nel 1120, il suocero aveva maturato la convinzione di potersi procurare uno dei Regni sorti sulla attività crociata per dare lustro alla già potente casata: vedovo e titolare della Contea del Maine, non avrebbe avuto difficoltà a contrarre nuove nozze con qualche ricca Principessa orientale. In tal caso, la titolarità di tutti i suoi possedimenti francesi, sarebbero passata a Goffredo ed Enrico I avrebbe riunito nella persona di un comune discendente l'Inghilterra, la Normandia, l'Angiò e il Maine, mettendo in scacco la Corona di Francia.

Ignara dei reconditi piani del Sovrano, l’Assemblea dei Lord giurò solennemente la fedeltà a Maud ma la subordinò al previo consenso su un suo eventuale futuro matrimonio.

Segretamente, i due consuoceri si accordarono: nel 1128 in Anjou, i due promessi si sposarono e resero possibile l’ambizioso progetto dinastico mentre Folco, tornato in Terrasanta, vi impalmava la Regina Melesenda ed assumeva il titolo di Re di Gerusalemme.

Divenuto Signore dell’Anjou, Goffredo adottò lo stemma che valse a lui ed ai suoi discendenti l’appellativo di Plantageneto. L’Empress, invece, a smentita della asserita sterilità, fra il 1132 ed il 1136 mise al mondo tre maschi consolidando il futuro della dinastia inglese.

Nel 1135, quando era incinta per la terza volta, apprese che il padre era morto durante una battuta di caccia in Normandia e che suo cugino Stefano era stato indicato successore dall’ Assemblea dei Lord. Influenzato dall’Arcivescovo di Worchester Enrico di Blois, fratello del nuovo Sovrano, costoro si erano dichiarati esenti dal vincolo di fedeltà per il matrimonio contratto da Maud con l’Anjou, al di fuori del pur concordato loro consenso.

A Maud, dunque, concedevano il solo titolo onorifico di Lady of the English.

Il tradimento di Stefano fu sottoposto al giudizio di Papa Innocenzo II, che rigettò il ricorso solo nel 1137. Nello stesso anno, per accrescere la potenza della Corona e proteggerla dal sodalizio tra le casate di Anjou e di Normandia, Luigi VI fece sposare suo figlio con la assai avvenente Eleonora, quindicenne figlia del suo feudatario Guglielmo Duca d'Aquitania, di Poitou e di Guascogna ed erede di un imponente patrimonio territoriale.

Pochi giorni più tardi egli si spense e Luigi VII gli subentrò. Le posizioni di forza si erano ribaltate: ora, gli Anjou/Normanni erano minacciati seriamente dalla Corona francese malgrado Maud attendesse solo di pareggiare i conti all’usurpatore. Trascorsi tre anni dall'insediamento del cugino al trono, decise giusta l’ora della vendetta e del recupero dei suoi diritti ed incaricò il marito di condurre la campagna di conquista della Normandia, sbarcando in Inghilterra nel 1139 ella stessa, alla testa di una robusta coalizione intenzionata a deporre il Sovrano e composta dallo zio materno Re di Scozia Davide I e dal potente fratellastro Roberto di Gloucester.

La dura partita, nella quale grande ruolo esercitò il Clero inglese solidale con Stefano, degenerò in quello che fu definito il periodo dell'anarchia inglese, rappresentato da Goffredo di Mandeville: l'uomo più spietato dell'Inghilterra orientale. Maud lo designò Sceriffo ereditario ma il Sovrano lo corruppe nominandolo Giudice supremo dell'Essex. Egli fu il più disonesto dei Signori dell'anarchia, ma non l'unico: si era aperta la gara a chi pagava meglio e l’Empress  non aspettava che di vendicarsi, quando avesse cinto la tiara, dei mercenari della Nobiltà.

Nel 1141, finalmente la Battaglia di Lincoln: l'esercito dell’audace ed abilissimo Roberto di Gloucester soverchiò gli avversari e catturò Stefano di Blois che, condotto alla presenza di Maud, s’inginocchiò e ne implorò il perdono impegnandosi a riconoscerla Regina  e ad accettare la pena dell’esilio.

Firmato l’atto di resa e di rinuncia al trono, egli ebbe salva la vita.

Amato dai Normanni al punto d’esserne definito The Fair Count, intanto, il Plantageneto aveva quasi completato la conquista della Normandia che, con l’Anjou ed il Maine, costituiva una organica opposizione alle spinte accentratrici del Re di Francia.

Davide I di Scozia non tardò ad assumere il controllo dell’isola: mancava solo di formalizzare l’incoronazione. Maud aveva trentanove anni quando marciò su Londra, ove l’ostile cugino  Arcivescovo Enrico le avrebbe unto la fronte col sacro crisma nell’abbazia di Westminster.

Fu in quel giorno che il suo trionfo scivolò nella deriva dell’odio vanificando i diritti pur guadagnati in campo: secondo il cronista Guglielmo di Malmesbury, un’Ambasceria dei Maggiorenti londinesi esigente conferma dei privilegi riferiti alla legislazione ed alla fiscalità locale fu malamente liquidata e la Regina si mostrò arrogante e offese il popolo di Londra.

Lo Sceriffo Goffredo di Mandeville non perse l’occasione per distribuire le armi ai cittadini e una folla inferocita puntò sull’accampamento reale: consapevole della impossibilità a battersi, Roberto di Gloucester badò a porre in salvo la sorellastra coprendole la fuga. Gli inseguitori però lo raggiunsero e lo arrestarono mirando a proporne  lo scambio con Stefano.

Il sogno di Maud era svanito proprio mentre stava per realizzarsi.

Non ebbe opzioni alternative: respingere la richiesta avrebbe provocato la morte del leale fratello e sarebbe stato considerato una violazione dell’etica feudale.

Il Conte di Blois fu liberato e reintegrato nelle funzioni di Sovrano e si preparò ad un’altra stagione di guerra, consegnando il Regno alla rovina. Sua moglie Matilda de Boulogne, intanto, per consolidare il fronte delle alleanze combinò il matrimonio del loro figlio Eustache con Costanza, sorella di Luigi VII nella prospettiva di farlo subentrare nel Regno d’Inghilterra.

La circostanza allarmò Goffredo di Normandia: egli non avrebbe potuto lasciare la Francia per accorrere in aiuto di Maud senza esporre il Ducato alla temuta invasione francese.

Ma la situazione era problematica per tutti: Roberto di Gloucester aveva perduto con la prigionìa il prestigio sufficiente a difendere la sorella e Stefano medesimo versava in aperte difficoltà politiche poiché suo fratello Enrico, ora Primate di Winchester e della Chiesa inglese, perseguiva una politica incline al Clero e di pregiudizio della Corona.

I Lord valutarono un'abdicazione a favore di Eustache, mentre la guerra civile si trascinava. D’improvviso, nel 1147, Roberto morì lasciando Maud priva di difese.

Ormai quarantacinquenne e sfinita dalla lotta, a fronte dello sgretolamento dell’arco alleato, ella stessa nel giro di un anno annunciò la rinuncia ai suoi diritti a favore del sedicenne primogenito Enrico e lasciò l'Inghilterra per mai più rivederla.

Il carisma del giovane Duca di Normandia indusse Stefano, già abbandonato dai Lord, a considerare la possibilità di cedere il trono al figlio della cugina che, detto FitzEmpress e preferito al rissoso Eustache, nel 1149 ottenne a Carlisle l'investitura di Cavaliere dal prozio Davide di Scozia.

Scandalizzando l’Europa, assieme alla moglie Luigi VII si era già avventurato in quella seconda crociata risoltasi in un immane disastro per la Corona francese: era appena tornato a Parigi, quando all'inizio del 1150 l’erede al trono inglese diventava anche Duca di Normandia per l’abdicazione del padre che, rifiutando di prestargli omaggio feudale, manteneva il titolo di Conte d'Angiò, del Maine e di Turenne riunificando le linee dinastiche anglo/normanne.

I rapporti si tesero ancor più nel 1151, quando le truppe della Monarchia, dei Blois e dei Boulogne marciarono sulla Normandia, attesi da Enrico e Goffredo decisi a misurarsi: fu l’abile mediazione di Bernard de Clairvaux a sventare una guerra sanguinosa.

Luigi ed Eleonora, intanto, erano alle soglie della separazione e Maud suggerì a marito e figlio di rendere omaggio al Re e di restituire il Vexin: la manovra, rivelante tutto il talento politico e diplomatico dell’Empress, era propedeutica alle nozze fra il proprio primogenito e la disinvolta Eleonora. Enrico sarebbe divenuto Sovrano d’Inghilterra e padrone dell’immenso patrimonio territoriale della moglie.

Nel 1153 in forze, egli sbarcò in territorio inglese deciso a cingerne la corona.

Maud attuò allora il suo ultimo geniale atto politico proponendo a Stefano un patto d'onore: il figlio non si sarebbe battuto, se egli avesse davvero e concretamente rinunciato a designare Eustache ed avesse riconosciuto Enrico unico erede.

Si aprirono le trattative: nel luglio, a Wallingford, il Conte di Blois sottoscrisse un armistizio nel quale accettava le condizioni della cugina e si dichiarava pronto a lasciare il trono.

Meno di un mese dopo, l’inviso Eustache morì forse avvelenato.

Stefano, ormai distrutto e privo di speranza, in novembre incontrò Enrico a Winchester per definire i dettagli dell'accordo di Wallingford; lo adottò; lo dichiarò erede; impegnò le Baronie del Regno in suo favore e, il 25 dicembre del 1153, fece ratificare il trattato a Westminster, alla presenza di Clero e Nobili.

Il 25 ottobre dell’anno successivo si spense, dopo diciannove fra i più tormentati e turbolenti anni della Storia inglese: Enrico II il Plantageneto si insediò finalmente sul trono, facendo giustizia ai violati diritti della madre.

The Empress Maud, cui era stato negato di regnare, visto l’amato figlio alla guida dell’ Inghilterra, potette ritirarsi nell'abbazia di Notre-Dame-du-Pré a Rouen, ove serena si spense sessantacinquenne nel 1167.

Bibliografia:

C. Grimberg: La storia universale
R. Manselli: L’Europa medievale
C. Carozzi: Le Monarchie feudali: Francia e Inghilterra

Creative Commons License


Ornella Mariani

Ornella Mariani, sannita.

Negli anni scorsi: Opinionista e controfondista di prima pagina e curatore di Terza Pagina per testate nazionali; autore di saggi, studi e ricerche sulla Questione Meridionale.

Ha pubblicato: saggi economici vari e:

Pironti " Per rabbia e per amore"

Pironti " E così sia"

Bastogi "Viaggio nell' entroterra della disperazione"

Controcorrente Editore " Federico II di Hohenstaufen"

Adda Editore "Morte di un eretico" - dramma in due atti

Siciliano Editore "La storia Negata"

A metà novembre 2006, per le Edizioni Mephite: "Matilde" -dramma in due atti; a teatro interpretata da Manuela Kustermann e Roberto Alinghieri.

GIUDITTA (edizioni Mephite - 2006)

COSTANZA (edizioni Mephite - 2006)

Aprile 2007, "Profili di perle. Donne nella storia", Edizioni Mephite.

Collaborazione a siti vari di storia medievale.

Ha in corso l'incarico di coordinatore per una Storia di Benevento in due volumi, (720 pagine) commissionata dall'Ente Comune di Benevento e diretta dal Prof. Enrico Cuozzo).

L'11 agosto 2007 ha concluso un accordo di programma col Paleoantropologo Prof. Francesco Mallegni dell'Università di Pisa per pubblicare, assieme all'antropologo Giacomo Michelini, un gruppo di monografie in termini scientifico/storici. La prima riguarderà Enrico VII.



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